Appartenenti entrambi al genere dei racing games, MSR e LeMans 24H si discostano abbondantemente dai rigidi canoni della simulazione.

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Incrociamo le lame

Laddove MSR introduce brillantemente un sistema di gioco che tiene conto oltre che di una guida molto sportiva anche dei fusi orari e quindi dell’ora di svolgimento delle prove cittadine, LeMans sfrutta meravigliosamente la variabilità climatica con una resa della pioggia senza eguali a cui molto dovrebbero attingere le numerose e spesso mediocri simulazioni di guida per Pc. Analizziamo nel dettaglio queste caratteristiche. Al primo avvio di Metropolis Street Racer vi verrà chiesto di specificare l’ora esatta ed il fuso orario, rispetto al meridiano di Greenwich, della vostra città o nazione; ciò non è fine a se stesso ma fa sì che le gare si svolgano sempre in tempo reale rispetto al vostro fuso, perciò se dovete correre a Tokyo e in Italia sono le 22 correrete all’alba, mentre contemporaneamente, una gara a Londra verrà svolta quando nella capitale inglese sono le 21 e quindi di notte. Si può bene immaginare come questo aspetto, sebbene apparentemente banale, aggiunga un pizzico di realismo al gioco e renda ogni gara unica perché influenzata dalle condizioni di illuminazione e visibilità del momento (buono l’effetto nebbia nelle gare svolte all’alba). In LeMans invece il fattore tempo, inteso qui come condizione climatica, è si importante, perché con la sua variabilità influenza, seppure non in modo drastico, l’aderenza dei pneumatici e la visibilità del tracciato, ma gioca un ruolo maggiormente estetico, lasciando piacevolmente stupito il videogiocatore per la bellezza della resa grafica della pioggia (specie scegliendo la visuale “dal cofano”) e per gli stupendi effetti di luce di fari, lampioni e segnaletica stradale.

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Arcade vs simulazione

Prendendo in esame il sistema di guida si evidenziano subito le differenze radicali tra i due titoli. MSR richiede una guida veloce ma allo stesso tempo ricca di derapate e controsterzate al fine di guadagnare il maggior numero possibile di Kudos ossia gli agognati punti fondamentali per l’accesso ai capitoli successivi ed alle vetture nascoste (in tutto nel gioco ci sono oltre 40 modelli appartenenti a 13 costruttori). La maggior parte delle ore di gioco viene così spesa a cercare di migliorare le proprie prestazioni velocistiche con il dito sempre pronto sul freno a mano. Al contrario, LeMans richiede più semplicemente attenzione ai punti di staccata e quindi memorizzazione maniacale delle curve dei tracciati in quanto il livello di difficoltà è piuttosto alto, merito anche dell’ottima intelligenza artificiale degli avversari. Questi pur facendo di tutto per non farsi superare evitano, quando possibile, inutili collisioni e possono incorrere in fuori pista ed incidenti esattamente come noi. Tutto sommato ritengo che non sia sbagliato definire Metropolis Street Racer come un buon clone di Gran Turismo di cui però mutua, più che altro, la sezione delle patenti (composta per lo più da challenge contro il tempo) e la possibilità, qui limitata purtroppo a sole 3 vetture alla volta, di variare il parco macchine pur senza la necessità di upgrade e settaggi vari. LeMans è invece, il gioco a la Daytona USA, istantaneamente fruibile, velocissimo, ricco di tocchi di classe ed esuberanze grafiche (mirabile l’effetto scia tanto sull’asciutto quanto sul bagnato, le impronte dei pneumatici su asfalto ed erba, etc, etc) ma limitato da un sistema di guida molto semplificato. Un racing game, per così dire, rilassante.

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Grafica & Co

In apertura di articolo avevo citato il fatto che sia Melbourne House che Bizzarre Creations avevano spremuto al massimo la console Sega con questi due giochi. Se non avessi ben reso l’idea della complessità grafica di entrambi i titoli, sappiate che entrambi girano fluidamente (oltre i 30 fps MSR, al limite LeMans) e che in Metropolis è possibile ammirare grosse porzioni, riprodotte in modo fotorealistico, di metropoli come San Francisco, Londra e Tokyo con la possibilità di ascoltare mentre si guida, la radio locale con tanto di DJ giapponese! E’ addirittura possibile creare un cd virtuale da un gruppo di 25 canzoni di genere rock, pop e country. LeMans non presenta tante finezze, ma si fa perdonare con tocchi di classe quali i dischi dei freni che si arroventano in staccata, i riflessi del paesaggio (precalcolati come in F355) sulle carrozzerie e i favolosi scoppi delle marmitte nei cambi di marcia. Inutile dire che il motion blur ed il lens flare sono onnipresenti in tutti e due i giochi. In conclusione dal confronto emerge un solo vincitore, ossia l’utente Dreamcast che, spesso deriso dai possessori di PS2 per la grafica scarna e scattosa di molti videogame della console Sega avrà modo di passare delle ore di sano divertimento godendo di una grafica degna di una macchina a 128bit.

Dalle origini ad oggi

Bizarre Creations e Melbourne House. Non è un caso che due delle software house più prestigiose e capaci dei tempi di Amiga e Commodore 64 abbiano saputo spremere al meglio una console dal destino travagliato come il Dreamcast. Appartenenti entrambi al genere dei racing games o giochi di guida, MSR e LeMans 24H si discostano abbondantemente dai rigidi canoni della simulazione. Se ciò è più facilmente intuibile per MSR, dove lo scopo è quello di superare 250 challenge cittadini suddivisi in 25 capitoli di crescente difficoltà, non lo è altrettanto per LeMans il cui titolo riporta subito alla mente la estenuante gara francese che è ormai nella leggenda dell’automobilismo. Ma questo, per fortuna, non è un male, tutt’altro!