Diario del CapitanoNo ai videogiochi 

Una legge può aiutare l'ignoranza

Le puntate precedenti del Diario del capitano

Se vi siete persi le puntate precedenti del Diario del capitano (oltre 1200 editoriali), ecco le coordinate per rintracciarle:

- successive al 3 maggio 2004
- dal 2000 al 4 aprile 2004

No ai videogiochi opo aver saltato gli auguri natalizi, fatto di cui non potrò mai perdonarmi, sono qua oggi in via del tutto straordinaria, a causa di un dibattito avvenuto in Parlamento, in cui è stato detto "no ai videogiochi nelle sale Bingo". Ammetto di essere trasalito nel leggere il titolo della notizia battuta dalle agenzie, per poi approfondire il tema, apparentemente scottante per il sottoscritto. Ecco un passaggio tratto da RaiNews:

"Esulta l'opposizione perché, come spiega il deputato della Margherita, Mario Lettieri, "da anni combattiamo contro la diffusione dei videogiochi". Soddisfatto anche l'autore della proposta emendativa, Buontempo, che ha spiegato che "nelle sale Bingo possono entrare liberamente i minorenni. Questa norma avrebbe dato quindi un segnale devastante al Paese, in un momento di recrudescenza del gioco"."
A parte la mia atavica insofferenza per le sale Bingo, ma de gustibus non disputandum est, nel leggere queste frasi ho trovato inizialmente una chiara dichiarazione di guerra a noi videogiocatori. Noi pochi, noi dieci/quindici milioni di italiani che ogni giorno accendiamo un PC/console/cellulare/televisione e ci intratteniamo con un innocuo giochetto.
Un simile affronto non sarebbe rimasto impunito, e già la mia penna si era fatta rovente, quando ho continuato a leggere il pezzo:
"L'emendamento, su cui il governo aveva espresso parere contrario, esclude la possibilità di mettere nelle sale Bingo i videogiochi, ovvero " apparecchi da divertimento e intrattenimento, nonchè biliardi, biliardini e apparecchi similari"."
Ora, a parte che con "similari" e "apparecchi da divertimento" potremmo far rientrare nel concetto anche un Game Boy e un gioco da tavolo di Harry Potter, il buon senso mi porta a pensare ai videopoker piuttosto che alla PlayStation. Ma la vergogna che ho provato nel leggere la parola "videogiochi" associata ancora una volta a cotanto scempio mi ha fatto rabbrividire. Laddove si presume che una legge possa portare chiarezza, ancora una volta si trova confusione. E la casalinga, madre di due figli, non starà lì a pensare che quando l'onorevole Buontempo diceva "segnale devastante" si riferiva probabilmente alla possibilità di trovare un videopoker o simili all'interno della Sala Bingo. Pensarà piuttosto che quell'apparecchio costato 149€, con un gioco e un pad incluso, ragalato a Natale ai propri figli, li trasformerà in zombi, piuttosto che assassini o pervertiti.
L'italiano è una bella lingua, offre mille e più aggettivi e sfumature. E allora signori politici e signori giornalisti del mondo, usiamoli per evitare di creare pericolosi fraintendimenti.

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