Nstory: from Nes to WiiNstory presents: The Legend of Zelda + Zelda: Link's Adventure 

'Nstory: from NES to Wii' vi riporta alle origini della leggenda: quella di Zelda...

Wii è la console Nintendo che più di ogni altra abbatterà i confini tra giochi “vecchi” e “nuovi”: la Virtual Console di Wii potrà connettersi a un network ufficiale, offrendo ai giocatori tutti i più grandi hit della storia di Nintendo. Alla faccia degli anni trascorsi, i classici Nintendo non hanno un valore puramente nostalgico, legato ai ricordi di un giocatore, proprio come un bel film non ha soltanto un valore affettivo per lo spettatore. Si tratta di giochi il cui valore in termini di divertimento e il cui fascino di piccoli mondi giocabili rimane intatto per qualunque videogiocatore. Nintendo si è dimostrata la più fervente tra le compagnie decise a fare fruttare il proprio catalogo: enorme, variegato, e che annovera titoli che hanno fatto la storia dell’avventura videoludica. Presto, questo catalogo sarà disponibile per tutti i possessori di Wii. I tempi sono maturi perché tutti i giocatori riscoprano questi titoli, non solo gli appassionati di retrogaming alla caccia di console d’epoca e cartucce da collezione: giochi capaci di divertire e affascinare quanto – e spesso di più – di molti giochi contemporanei.

Volume VIII - The Legends of Zelda


THE LEGEND OF ZELDA(1987 NES)

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Volume VIII - The Legends of Zelda

The Legend of Zelda è un gioco dei record. Primo, vero RPG a scorrimento multidirezionale e con interfaccia grafica e testuale; primo gioco per NES a contenere una batteria al litio per consentire il salvataggio di tre avventure; titolo che rende necessario l’impiego di duecento centralinisti delle help line Nintendo negli USA, a rispetto agli usuali quattro impiegati; primo gioco a superare il milione di cartucce vendute per NES. Altri se ne potrebbero trovare, ma Zelda è, soprattutto, il primo capitolo di una saga divenuta una parte immensa e fondamentale dell’intera cultura videoludica. Al di la dei dati storici, Zelda rimane un RPG incredibilmente affascinante, minimale e perfetto, che nella mente del videogiocatore di oggi riesce incredibilmente ad affiancare al fascino dei primitivi prodromi videoludici del genere avventuroso un inaspettato senso di attualità rispetto all’enorme schiera di titoli che, da Zelda, in poi, avrebbero proseguito sulla strada gettata dal titolo Nintendo. Zelda, insomma, non invecchia. La fantasia completa la sua grafica minimale, l’orecchio è sempre rapito da quei jingle rimasti leggendari e invariati, e quel mondo da conquistare progressivamente ha sempre la stessa capacità di intrappolare chiunque inizi ad avventurarvisi. La forza della meccanica di gioco di The Legend of Zelda - terza, immensa conquista di Shigeru Miyamoto come game designer – è quella di fondere con eleganza l’elemento esplorativo del leggendario Adventure con le battaglie frenetiche introdotte da un altro, importantissimo classico: Gauntlet. Il protagonista, Link, incarna con il suo stesso nome il principio del collegamento, dell’eroe risolutore della fiaba: vaga per Hyrule alla ricerca dei frammenti della Triforza, elimina orde di nemici, risolve enigmi, utilizza armi, strumenti e oggetti conquistati durante l’avventura per accedere ad aree sempre più remote e inaccessibili di un mondo da un paio di centinaia di schermate, e infine libera la principessa Zelda dal malvagio Ganon. E in tutto questo, costringe il giocatore a confrontarsi con un mondo in cui la conquista di una nuova abilità o di un nuovo oggetto consente l’apertura a nuove zone da esplorare, in una continua espansione all’interno di un unico, grande mondo.

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Volume VIII - The Legends of Zelda

The Legend of Zelda è un gioco che conserva un’incredibile capacità di coinvolgimento del giocatore. Con la sua stilizzazione totale – dall’estetica al suono, dalla narrazione fiabesca e priva di inutili fronzoli alla asciuttezza ed eleganza delle missioni e degli strumenti – Zelda incarna il grado zero dell’RPG in tempo reale, tanto più piacevole da ripescare anche per gli amanti del genere quanto più è lontano dall’ipertrofia dialogica, fumettistica e narrativa di molti dei titoli di genere oggi ancora in voga. Nella serie di Zelda, alcuni titoli hanno avuto la capacità di rivoluzionare il modo in cui i videogiochi, di questo genere e non solo, venivano giocati. The Legend of Zelda è certamente tra questi, e qualunque appassionato di videogiochi dovrebbe tornare a esplorare le terre di Hyrule quando, prima che l’estetica e la narrazione prendessero il sopravvento sul senso labirintico dell’avventura, esse erano ancora che un vasto spazio magico da percorrere e completare con la propria fantasia.

I luoghi della memoria

Quella di Zelda non è una serie dotata di un vero e proprio sviluppo cronologico-storico, un procedimento tipico delle serie Square e che avvicina gli RPG al dominio del romanzo fantastico o della saga fantasy. L’universo di Zelda è, piuttosto, un archetipo della fiaba, in cui l’eroe – il missing Link – è risvegliato e attivato dalle condizioni negative stesse del mondo che abita. Ciononostante, Nintendo ha spesso disseminato di corrispondenze tra i vari e diversi mondi di questa serie: molti nomi di personaggi e di luoghi ricorrono in titoli distanti molti anni tra loro.


ZELDA 2: THE ADVENTURE OF LINK (NES 1988)

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The Legend of Zelda 2 è, come Super Mario Bros 2, un titolo altamente sottovalutato. Entrambi i titoli hanno avuto la sfortuna di seguire a un capostipite rivoluzionario, ai limiti tra la metamorfosi totale di una categoria videoludica e la fondazione di una completamente nuova. In entrambi i casi, sotto la pressione di aspettative enormi, alla Nintendo si decise di prendere tempo, di continuare a sperimentare nuove formule e soluzioni laterali per gli immediati sequel. Nel frattempo, le formule collaudate venivano perfezionate in sordina, impiegando il tempo necessario in attesa di tecnologie, di lavoro, di preparazione per il loro recupero. Non è un caso che il successivo, deflagrante, vero ritorno di queste formule avrebbe poi coinciso con pesi massimi come Super Mario Bros 3 e Zelda: A Link to the past.

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Link’s Adventure, allora, deraglia completamente e volontariamente, a livello formale e di contenuto ludico, rispetto ai binari del primo Zelda. Innanzitutto Nintendo introduce il principio tipicamente RPG di avanzamento di livello assente nel primo episodio, lasciando qui al giocatore la possibilità – ogni volta raccolti punti esperienza sufficienti - di accrescere a scelta un parametro vitale di Link. Gli scontri con i nemici, che garantiscono i punti di esperienza, sono caratterizzati con una visione di combattimento laterale, in pieno stile platform game, e Link può anche saltare. Anche le sezioni di dialogo nei villaggi, gli acquisti di beni utili e la componente narrativa prendono luogo in questo stile, che dona al gioco una connotazione estetica più profonda e descrittiva, anche se decisamente minimale, rispetto al primo capitolo. La sezione di esplorazione ritorna a una visuale molto allargata, e si svolge su una mappa decisamente vasta in cui i pochi percorsi sicuri sono tracciati su un mondo sostanzialmente intriso di nemici erranti, una volta toccati i quali si rientrerà alla visuale di combattimento. Link, per combattere i nemici, potrà utilizzare una serie di magie difensive e offensive, a patto di riuscire a mantenere piena una barra di energia magica che va costantemente ricaricata raccogliendo pozioni: proprio come quella vitale, che si sostituisce ai cuori del primo episodio nel rappresentare la salute dell’eroe.

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Nonostante le differenze notevoli sul piano della meccanica e dello stile di combattimento e una difficoltà decisamente elevata, che rischia spesso di tradursi in vera e propria frustrazione, Zelda 2: Adventure of Link mantiene intatto il principio di avanzamento e di scoperta progressivi tipici del primo episodio e dell’intera serie. La roccia che ostruisce il cammino sulla mappa e la sezione al buio impossibile da percorrere senza una lampada da procurarsi sono strutture di impedimento tipiche dei mondi di Miyamoto, che in questo capitolo si fondono perfettamente ai nemici troppo forti da sconfiggere senza fare pratica ed esperienza con tipi meno coriacei. I critici potranno prendersela con l’eccessiva difficoltà o rivendicare la maggiore bellezza dell’approccio classico con visuale dall’alto, ma Zelda 2: Adventure of Link rimane un titolo eccellente, originale, incredibilmente impegnativo, e capace di offrire una vastissima quantità di ore di impegno senza mai far calare la tensione e la passione del mondo oscuro e fiabesco in cui il giocatore diventa l'eroe risolutore.

Nella prossima puntata di Nstory: from NES to Wii...
THE GOLDEN AGE OF PUZZLE GAMES

Nel frattempo non perdetevi tutti i numeri di RETROLUDICA, la nostra rubrica dedicata al retrogaming e alla storia videoludica.

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