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La petizione contro il DDL 3014 sui videogiochi va avanti.

RUBRICA di Andrea Pucci   —   16/01/2008

La petizione contro l'ingiusta proposta di legge 3014 in materia di videogiochi sta andando bene, non c'è che dire. Sono contento che i siti e le testate giornalistiche cartacee di videogiochi hanno reagito in modo più o meno compatto, superando, almeno per un momento, la tradizionale concorrenza che impone, più spesso che volentieri, di ignorarsi reciprocamente (vedi il bell'editoriale di Claudio Todeschini su TGMOnline). La cosa ha avuto anche un'eco interessante da parte dei giornalisti del mondo "esterno": La Stampa
, Il Corriere della Sera, Stefano Gallarini0, Radio We Blog, più decine e decine di altri siti che necessiterebbero una pagina a parte per essere elencati. Ci sono state anche delle critiche, per carità, sempre ben accette. A tal proposito mi preme riportare una lettera ricevuta da Marco Minoli, una persona che di acqua videoludica ne ha vista passare sotto i ponti, e ora ha fondato una sua società di consulenza, la Multipath. Marco in sostanza dice che ci sono altri esempi in Europa di doppia regolamentazione e che quindi l'enfasi data all'unicità della situazione italiana sarebbe inesatta. Tuttavia ci sono delle sfumature che rendono più unica che rara la nostra unicità:

1. In Germania il PEGI non ha valenza legale, e questa è pur sempre una scelta, in quanto hanno un loro sistema di classificazione proprietario. Questo ha generato come conseguenza negativa per i videogiochi, ad esempio, che Gears of War non è mai uscito ufficialmente. E altri giochi con temi "scottanti" per il territorio, come il nazismo, sono stati adeguatamente censurati (a Return to Castle Wolfenstein per esempio sono state tolte le svastiche). Questo per me non è un bene, tuttavia è una scelta netta e non c'è sovrapposizione.
2. In Gran Bretagna la sovrapposizione tra il PEGI e il sistema di rating nazionale (il BBFC) avviene solamente per la classificazione 16+, ovvero per quel limite in cui il giudizio potrebbe essere opinabile. In altre parole, viene recepito automaticamente il PEGI salvo per i giochi 16+ che vanno riclassificati. La cosa ha perfino un senso.
3. La Finlandia, che aveva un sistema nazionale di rating, dal 1 gennaio 2007 ha recepito completamente il PEGI, rendendolo legale a tal punto che in caso di PEGI 18+ è vietata la vendita a minorenni. Il "vecchio" sistema di rating entra in gioco solo in caso di assenza di classificazione PEGI.

Tre esempi, tutti coerenti. Di fatto l'Italia è l'unico Paese che vuole la botte piena e la moglie ubriaca, volendo gestire la doppia classificazione su tutte le fasce d'età (senza considerare la differente serietà e puntualità della burocrazia anglosassone rispetto a quella italiana).

"Ciao Cari,
Spero vada tutto bene e che abbiate iniziato bene l'anno. Due cose veloci, perché non voglio rubarvi troppo tempo.
La prima. I complimenti per la bella iniziativa della petizione 'NO al proibizionismo nei videogiochi'. La appoggio e la sostengo in pieno e in Gamestore stiamo anche muovendoci per dare un supporto concreto e fattivo alla cosa. Il nostro paese non ha bisogno 'anche' di questo, ma temo che ci dovremo accontentare di vivere in una terra in cui si debba lottare per la giusta dose di buon senso, invece di usare le nostre energie per farla crescere e prosperare. Ma nessuno di noi fa politica e possiamo solo fare del nostro meglio per non scivolare sulle bucce di banana che chi la fa ama spargere dinnanzi il nostro cammino.
La seconda. Una precisazione. Nel testo della petizione si segnala che: 'L'Italia potrebbe diventare l'unico paese in Europa, dove viene imposto un macchinoso sistema di doppia valutazione dei giochi'. Questa parte è tristemente falsa. Il primo mercato dei videogiochi d'Europa, già applica da tempo una doppia classificazione (da cui tra l'altro la nostra legge prende ampio spunto). In UK esiste l'organo denominato BBFC, che si occupa fin dal 1913 di classificare i film per il cinema e per l'HE e da tempo fa un'operazione simile nel mondo dei videogiochi. Tutti i prodotti che vengono classificati 16+ dal PEGI debbono passare dalla seconda valutazione di BBFC che, con una commissione, decide di confermare o riclassificare il prodotto con il bollino rosso chiaro (15+) o rosso scuro (18+). Il bollino rosso BBFC sostituisce il bollino PEGI.
Mi pareva doveroso segnalarlo. Lungi da me la volontà di puntualizzazione e pignoleria.
Vi leggo sempre con piacere.

Marco Minoli
Multipath
"

Sabato 19 Gennaio sarò presente alla puntata di Reporter Diffuso su Sky TG24 (canale 100 e 500 di Sky). Si parlerà di... petizione!