Warcraft III: The Frozen ThroneRecensione di Warcraft III: The Frozen Throne 

Recensione di Warcraft III: The Frozen Throne Recensione di Warcraft III: The Frozen Throne

Squadra che vince non si cambia

Sono passati diversi mesi dalla leggendaria battaglia finale del monte Hyjal, al cospetto del gigantesco albero della vita.
Gli elfi della notte, guidati da Malfurion Stormrage si sono ritirati in solitudine per cercare di recuperare la natura, provata dagli enormi sforzi e torture subite dalla violenza dei nonmorti. Lo stesso vale per gli umani, guidati da Jayna Proudmoore, che devono ricostruire un regno ormai perduto e distrutto dalla corruzione. Gli orchi sono partiti per Kalimdor, dove cercheranno di costruire una patria da lungo tempo agognata, nel nuovo regno di Durotar, chiamato così da Thrall in onore di suo padre.
Chi manca all’appello? Il perfido Arthas, paladino decaduto, naturalmente… tormentato dalle visioni del trono ghiacciato che custodisce una reliquia di immenso potere, mentre il demone Illidan, una volta elfo della notte recluso in prigionia è ora libero di vendicarsi dei suoi fratelli che lo hanno emarginato in passato. Per farlo evocherà dalle profondità degli abissi degli alleati forti, spietati e minacciosi…chi saranno?
Gli ingredienti per un’espansione che tenga alto il buon nome del titolo maggiore ci sono tutti. Lanciamoci nella creazione di un nuovo profilo giocatore e via, che la campagna abbia inizio!

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A caccia di Demoni

Siamo alle prese con la caccia al demone Illidan, e ci viene data la possibilità di utilizzare la razza degli elfi della notte.
Inizialmente si parte un po’ in sordina, nel senso che ci sono alcune missioni conoscitive e poco coinvolgenti, forse per i ritmi troppo spezzati da frequenti cutscenes (a onor del vero però, arricchiscono la trama) e la presenza del nuovo eroe degli elfi, il warden, che ha un ruolo decisamente antipatico (indipendentemente dalle abilità in combattimento, che risultano poi utili). Fortunatamente proseguendo ci tendiamo conto che è stata mantenuta una varietà costante nella tipologia degli obiettivi da raggiungere, e in un battibaleno passeremo da un approccio freddino, alla frenesia pura. C’è sempre un alternarsi di livelli in dungeon, di scorta a qualcuno o da terminare in un lasso di tempo definito, fino a raggiungere il climax nelle ultime due missioni, decisamente coinvolgenti.
Prima ho menzionato le creature degli abissi, che si chiamano Naga. Lascio a voi scoprire le loro origini grazie a colpi di scena d’effetto, mi limito a dire per dovere di cronaca che nell’ultimo scontro potrete comandarli, (gestendo per la prima volta due schieramenti contemporaneamente) e la sensazione di avere una quinta razza in gioco ci sarà tutta, non si tratta cioè di una semplice accozzaglia di pixel messi lì per l’estetica fine a sé stessa. Sono potenti guerrieri sottoforma di tritoni, anfibi, sirene e tartarughe marine, con edifici dal sapore salmastro, oserei dire. Sono infidi, e i corsi d’acqua non li fermano neanche! Un gradito assaggio di quello che per mesi tutti i fan avevano pronosticato?
Tra le altre cose W3:FT segna il ritorno delle navi, espandendo anche le stretegie e l’esplorazione sulla superficie acquatica che costeggia le terre di Azeroth.

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Sangue e Maledizione

Segue a ruota la campagna dei Blood Elves, una minoranza degli elfi che calcano le terre presenti nel gioco.
Martoriati dalle ultime guerre, ora sono alla ricerca di una loro identità, servendo in piccoli gruppi l’Alleanza Umana.
Questa volta il nuovo eroe appare decisamente più simpatico, e non tarderemo a sentirci coinvolti nella sua perenne sensazione di sconfitto alla ricerca di un riscatto dell’onore della sua gente. Lasciatemelo dire: gli umani non hanno mai fatto una gran bella figura nel contesto Warcraft e anche questa volta il carattere despota e arrogante di questa razza (autocritica rulez) verrà fuori, non temete.
Da segnalare altra oggettistica molto utile, che va a inserirsi nella pletora di materiale a vostra disposizione in questa espansione. Sarà possibile infatti trovare risorse come oro e legname lungo il cammino, ben protette, che daranno un boost immediato alle vostre riserve. Non solo, potremo anche fregiarci di edifici portatili, preziosissimi per stabilire il più velocemente possibile un insediamento nei pressi della miniera più vicina.
Da citare anche le rune, oggetti magici che appena toccati sprigionano il loro potere, che può andare dalla carica di mana, alla cura dei punti ferita, delle malattie, o rune che potenziano velocità e altre caratteristiche.

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Sangue e Maledizione

La campagna della maledetta legione di nonmorti chiude in bellezza il tris di capitoli a vostra disposizione nel plot principale, elevando il gameplay di questa espansione verso nuove vette, sia di piacere nel seguire una trama ricca di colpi di scena, che come livello di difficoltà, aumentando la sfida fino a un finale magistrale.
La presenza del carismatico principe decaduto Arthas e la possibilità di poter reclutare creature immonde come il potentissimo eroe Crypt Lord, non vi faranno rimpiangere nemmeno un euro speso per l’acquisto di questa espansione.
Anche i nonmorti vengono bilanciati e si rinforzano diventando una minaccia ancora più terribile, con unità nuove come l’Obsidian Throne, una sorta di reliquia che è in grado di far recuperare sia vita che mana delle unità vicine…tremendo!

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Orco Bonus!

Oltre alle campagne principali che proseguono il filo conduttore della trama lasciata parzialmente in sospeso in Warcraft, i programmatori in casa Blizzard hanno pensato bene di dare il giusto spazio anche alla razza che forse è la più popolare tra i giocatori: gli Orchi.
Non essendo inseriti direttamente da protagonisti nel plot principale, le vicende di Thrall prendono forma non dico da zero, ma dalla ricostruzione di un regno che da troppi anni mancava nell’onorevole vita dei nostri bruti in verde.
La particolarità di questa campagna non sta solo in questo, ma anche nella piacevole sorpresa di trovarsi di fronte a una modalità di gioco che ricorda quasi un action/rpg piuttosto che uno strategico.
Sì, perché il protagonista degli eventi, che voi guiderete, è un beastmaster di nome [nome], una specie di incrocio fra un combattente e un evocatore di animali, affiancato dal fedele orso Misha.
Per guadagnarvi la permanenza alla corte di Thrall vi imbarcherete in diverse quest, assegnatevi da alcuni NPC sparsi per la mappa. Si comincia disinfestando tunnel da coboldi, raccolta di erbe medicinali nella valle delle lucertole giganti, fino alla visita di osservatori segreti.
Durante il percorso potrete imbattervi in avventori delle aspre terre che vi circondano i quali chiederanno il vostro aiuto, andando a rimpolpare una schermata degli obiettivi che ora non ha nulla da invidiare al Diario di un RPG con tutti i crismi!
E’ questo il potenziale di un engine come quello di Warcraft, unito ad aspetti legati al gameplay che danno libero sfogo alla fantasia, al punto di trasformare un titolo prettamente strategico in un gioco di ruolo (ovviamente non aspettatevi la profondità di un titolo che è RPG fino in fondo, ma vista la mole di materiale a disposizione nel nostro gioco, si fa quel che si può). Idea che in parte era già stata accennata più volte dalla community di Warcraft, un prezioso bacino d’utenza dal quale attingere idee, opinioni, e per correggere eventuali difetti di gioco.
A dimostrazione della flessibilità tecnica e di plot, questa volta non siamo di fronte a una successione di mappe ordinaria, ma le stesse sono collegate da “hotspots” creando di fatto una vasta porzione di territorio da esplorare, senza soluzione di continuità. Le ambientazioni vanno così ad alternarsi, creando un piacevole diversivo per il giocatore attempato e una sorpresa per chi delle avventure su Azeroth conosce ancora poco.

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Il reparto tecnico

Quello che non tradisce mai in casa Blizzard è il gusto del character design dei suoi giochi, un mix di creature dal sapore cartoonesco, ma non ridicolo. L’ironia shakerata con l’epica di ambientazioni, dialoghi e combattimenti raggiunge sempre livelli soddisfacenti sotto i nostri occhi.
I palati più fini potranno forse notare qualche accostamento cromatico un po’ troppo azzardato, almeno sotto il profilo stilistico, ma si tratta di poca cosa, in confronto al bengodi che si muove sul monitor.
Le nuove ambientazioni la fanno da padrone, presentando tra l’altro tileset nuovi come ad esempio la giungla o le isole dall’aspetto di atolli, per finire in templi misteriosi che ricordano alla lontana una qualche avventura di Indiana Jones o Allan Quatermain (il cugino povero di Indy). Senza esludere ovviamente i freddi ghiacci.
Da registrare un po’ di bagarre nelle situazioni convulse e negli attacchi di massa, ma penso sia ormai metabolizzato dal fans tipico di Warcraft, che non si farà spaventare per così poco, anzi, godrà delle innovazioni senza batter ciglio!
A tal proposito va segnalato che un passo avanti è stato fatto dal punto di vista dell’interazione tra eroi e inventario, al punto che mai come ora sei slot ci sembreranno poco più di un misero portamonete per i nostri euro. Sono stati aggiunti molti oggetti nel gioco, senza contare la possibilità di costruire in città un nuovo edificio fatto apposta per acquistarne.

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Il reparto tecnico

Come se non bastasse, l’introduzione dei nuovi eroi e di diverse unità neutrali da poter ingaggiare lungo la strada ha esteso parecchio la panoramica delle skill a disposizione del giocatore, che ora si trova di fronte a nuove scelte da operare spesso nell’arco di pochi secondi, per sfruttare al meglio tutte le combinazioni del vostro piccolo esercito.
Il gameplay dunque si fa frenetico in diverse situazioni, richiedendo oltre alla materia grigia, un sano tocco di coordinazione occhio/mano che non guasta.
Menzionare ogni singola feature o unità sarebbe un lavoro improponibile per me in termini esaurienti e tedioso per voi da leggere in questa sede. Lascio alle sapienti mani del nostro canale tematico di Blizzardplayer l’approfondimento di tali caratteristiche, centellinate con dovizia. Mi limiterò a dire che già solo per queste innovazioni, l’espansione andrebbe acquistata.
Anche le nostre orecchie hanno di che deliziarsi, dato che ogni effetto produce qualcosa di facilmente distinguibile nel marasma degli scontri o nell’inquietante silenzio di un dungeon. Il doppiaggio (almeno nella versione inglese che ho testato) è davvero soddisfacente, con voci perfettamente caratterizzate come nani e goblin, ma anche recitative e sentite nei momenti topici. Una cosa molto importante, visto che i numerosi click e ordini impartiti rischiano di far venire il nervoso al giocatore, se mal recitati. E’ vero che si possono eliminare, ma non è certo una scelta piacevole, diciamocelo.
Musicalmente siamo sui soliti standard epico-cavallereschi, ma occorre menzionare che non vediamo l’ora di avere sottomano anche questa colonna sonora?

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Conclusioni

Frozen Throne, nonostante tutto, rimane a mio avviso un’espansione studiata principalmente per soddisfare la comunità online che si diletta in scontri multiplayer.
Le caratteristiche aggiunte lasciano intuire che grande cura è stata riposta nell’espandere l’esperienza multigiocatore, considerando anche che è stato aggiunto il supporto dei Clan, tanto richiesto in passato, oppure la possibilità di generare automaticamente tornei grazie a Battle.net. Insomma il divertimento è destinato a continuare nella madre rete.
Un prodotto completo pur essendo “solo” un’espansione quindi, che sappia soddisfare il più vasto numero di giocatori che anche solo si interessano un pochino a questo gioco.
C’è chi si aspetta che la Blizzard fallisca un colpo ogni tanto, per dimostrare che anche loro sono nati su questo pianeta (passatemi la battuta) ma anche stavolta, con piacere, posso dire che i Californiani hanno fatto centro.
Molto semplicemente non avere FT significa restare indietro, senza godere di un aggiornamento da “piatto ricco”.
Una nota a margine: l’uscita di questa espansione coincide con lo shock causato dalla dipartita (solo societaria, tranquilli!) di una colonna portante come Bill Roper, che assieme ad altre teste di serie ha deciso di lasciare la Blizzard per percorrere un’altra strada, dopo anni di gloria.
Presagio? Segno del destino? C’è chi liquida la cosa facilmente, c’è chi evoca il disastro, anche se all’orizzonte si comincia a intravedere un altro capolavoro destinato a segnare il videogaming, stavolta puramente online, come World of Warcraft.
Io non posso che augurare a una delle migliori software house dell’ultimo decennio di continuare sulla strada del successo, rilasciando a testimonianza di ciò, a testa alta, questa espansione che sa di pietra miliare per una svolta.
E per un curioso scherzo del destino, o più semplicemente una scelta commerciale, un prodotto Blizzard viene distribuito per la prima volta nella confezione tipica in dvd-box, croce e delizia di mille dibattiti.
Io personalmente non adoro il formato amaray, ma devo dire che si infila alla perfezione negli scompartimenti della mia Collector’s Edition..eheh!

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Squadra che vince non si cambia

Un motto, una sicurezza. Se c’è una cosa che ha davvero reso la Blizzard Entertainment così popolare, acclamata e sempre sulla cresta dell’onda, è stata l’attenzione nell’accontentare e andare incontro ai gusti della maggior parte di persone possibili. Il che non significa necessariamente svendersi, tutt’altro, è piuttosto la capacità di essersi scollegati dal preconcetto che un gioco debba essere classificato a tutti i costi entro un determinato genere, magari a beneficio di una ristretta (si fa per dire) cerchia di utenza.
I puristi del/i gener/i hanno storto il naso più volte di fronte a tanto pressapochismo a sentir loro, ma io come tanti altri mi dissocio.
Diablo mi è piaciuto molto, e anche il suo seguito. Spegnere il cervello e giocare fantasy comunque, non è mai stato così divertente in passato, senza contare l’enorme numero di persone che non si erano mai avvicinate ad un gioco di ruolo per paura fosse complicato, e ora hanno scoperto un mondo nuovo, fatto di profonda dedizione e passione, sia di chi programma che di chi gioca.
Passando a Warcraft 3, vale lo stesso discorso che fanno alcuni scettici: non è uno strategico massiccio, non richiede ore e ore di faticosi arrovellamenti tattici come fanno altri esponenti del settore. Eppure ancora una volta ne esce vincente, perché là dove si pensa di trovare il punto debole, in realtà il gioco offre punti di forza: trama coinvolgente con personaggi carismatici, situazioni al cardiopalma con missioni a tempo e resistenze ad assedi e tante varianti rispetto a una partita classica.
Frozen Throne, espansione ufficiale di Warcraft: Reign of Caos non si discosta molto da questa filosofia, e fa bene. Anticipiamo un “More of the Same” ma con interessanti spunti che mi hanno portato a riflettere sul potenziale sempre nuovo di questo gioco. Vediamo assieme cosa ci offre questo add on.

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