Red Dead RevolverRed Dead Revolver: Provato! 

Red Dead Revolver: Provato! Red Dead Revolver: Provato! Red Dead Revolver: Provato!

Spaghetti aglio, olio, peperoncino e polvere da sparo...

Al pari del personaggio creato da Remedy Entertainment, Red, figura centrale del gioco che porta il suo nome, è un eroe tragico, con un passato scritto col sangue e un futuro presumibilmente non molto dissimile. L'apprezzabile differenza è che per allora il sangue sarà quello dei suoi nemici, mentre quello iniziale apparteneva - ovviamente - alla sua famiglia.
Reso orfano, Red cresce con la sola compagnia di una pistola, diventando un temibile cacciatore di taglie dal grilletto infallibile.
Inultile dire che sarà nei suoi panni che ci caleremo per intraprenderne l'inevitabile spirale di vendetta, ma la sorpresa è che essi non saranno gli unici in cui sfoggiare la nostra vena interpretativa.
Come cortesemente illustrato dagli affabili Hamish Brown e Dean Evans, PR di Rockstar London per l'occasione spediti in Italia, Red Dead Revolver vanterà non meno di 7 personaggi giocabili, che si alterneranno nel raccontare una trama che va ben al di là della piccola sordida vendetta perpetrata dal protagonista.
E' divertente osservare come ad ognuno di di essi corrisponda uno dei classici clichè, o stereotipi che dir si voglia, del mondo Western: oltre al pistolero solitario infatti andiamo dal guerriero indiano specializzato in inseguimenti e imboscate (Shadow Wolf), all'ex militare messicano da quattro stelle dal carattere di granito (Generale Diego), all'apparentemente indifesa proprietaria di un ranch che non esita ad imbracciare un fucile per proteggere la sua casa dai banditi (Annie Stoakes). Per non dimenticare il gentiluomo inglese con bombetta sulle ventitrè (Jack Swift) e l'imponente e corrucciato soldato di colore dell'esercito americano (Buffalo Soldier).

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Spaghetti aglio, olio, peperoncino e polvere da sparo...

Il sistema di controllo è immediato quanto convenzionale: una manciata di tasti e gli stick analogici sono sufficienti per muoversi, mirare al bersaglio, fare fuoco e ricaricare, condendo il tutto con la giusta quantità di salti e capriole, che non possono mancare in un titolo arcade.
Chiudono la rassegna alcune mosse da corpo a corpo, utili contro i nemici a distanza ravvicinata quando non si ha il tempo di ricaricare (finire le munizioni è già ben più difficile, ne possiamo trasportare quantità preoccupanti), ma da quello sparatutto arcade che è, Red Dead Revolver pone al centro del gameplay gli scontri a fuoco e le incursioni melee risultano brevi e poco incisive.
Ciascun personaggio vanta poi la sua peculiare "mossa speciale" che lo rende particolarmente adatto a una determinata situazione. La più spettacolare (delle due che abbiamo sperimentato, almeno) si chiama Dead Eye e spetta naturalmente al protagonista, Red, che in un tripudio di visuale retrò in bianco e nero e di bullet time, è in grado di rilevare sei bersagli contemporaneamente per poi scaricare d'un colpo l'intero caricatore del suo revolver, con tanto di posa "alla Cocco Bill" di Jacovittiana memoria.
Una dose di sano divertimento deriva dal fatto che è il giocatore a decidere la posizione dei bersagli citati, il che consente di infilare agevolmente un paio di pallottole negli stivali di qualche desperado per vederlo saltellare.
L'altra "skill" speciale che abbiamo testato è stata quella del Generale Diego e consiste nel caricare il fucile con una sorta di razzo tracciante, il che si risolve in una repentina e devastante cannonata della nostra artiglieria nel punto in cui abbiamo colpito.
A giudicare dai tre livelli in singolo che abbiamo provato (su venti) il gioco sembrerebbe offrire una scelta abbastanza ampia di situazioni e ogni circostanza si accompagna a una gradevole sensazione di deja-vu.

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Spaghetti aglio, olio, peperoncino e polvere da sparo...

Se il primo livello testato, interpretato Red, altro non è se non la più classica delle sparatorie nella cittadina di legno in mezzo ad deserto, il secondo (featuring General Diego) ci ha catapultato nel bel mezzo di un assalto in stile Generale Custer contro un avamposto nemico, con decine di personaggi coinvolti e colpi di cannone che sfrecciavano in ogni direzione.
L'ultimo livello su cui abbiamo avuto il piacere di posare gli occhi era un'altro classico: l'inseguimento a cavallo di un treno in corsa, completo di "abbordaggio" e duello pistola in pugno sul tetto di una carrozza!
Dal punto di vista tecnico ci possiamo pronunciare solo sulla versione Ps2, che si attesta su livelli decisamente degni di nota: il numero di poligoni visualizzato dall'engine non è esagerato, ma le texture sono di buona qualità e il framerate sembra essere piuttosto generoso, pur non toccando i 60 frame al secondo promessi dalla versione Xbox.
Sicuramente un'ottima prova per l'hardware "stagionato" della vecchia macchinetta Sony che continua a tener banco nonostante l'età.
Una menzione finale la merita il multiplayer (split-screen fino a quattro giocatori, niente gioco online nè - sembra - connessione via cavo) che non abbiamo avuto il piacere di provare ma che si preannuncio appetitoso.
Nella fattispecie, pare che per ogni uccisione riceveremo una carta da gioco, e una volta che ne avremo raccolte cinque (tali da formare una mano a Poker), a seconda del valore ottenuto acquisiremo uno fra gli oltre 50 power-up disponibili, che andranno dai bonus all'energia alle ricariche con munizioni speciali, armature ecc.
A questo meccanismo dovrebbe essere legato anche il sistema di sbloccaggio dei contenuti speciali, che includono arene multiplayer agguntive e la possibilità di impersonare gli avversari del gioco in singolo nelle sparatorie fra amici, per un totale di circa 47 personaggi.

Ciò detto, non possiamo che ammettere che Red Dead Revolver si sia riveltato essere un prodotto quanto mai promettente, andando a premiare la lungimiranza che ha indotto Rockstar a resuscitarlo da limbo in cui Capcom l'aveva abbandonato.
Siamo ansiosi di testarne la versione finale.

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Spaghetti aglio, olio, peperoncino e polvere da sparo...

Un videogioco ambientato nel selvaggio West? Ecco qualcosa che non si vedeva da un po' di tempo.
A memoria del sottoscritto l'ultimo titolo ambientato nel medesimo setting dovrebbe essere Desperados: Wanted Dead or Alive del 2001... mentre il precedente esempio degno di nota risale addirittura al 1997, con il bellissimo Outlaws della Lucas.
Un genere poco sfruttato dunque, forse giudicato poco attuale per gli standard dei videogiocatori di oggi, ma di indubbio fascino, soprattutto per noi italiani data l'illustre tradizione cinematografica (e guarda caso il gioco è ricco di campionamenti delle immortali colonne sonore di Ennio Morricone).
Realizzato dall'ormai ex Angel Studios, che ne aveva iniziato lo sviluppo per conto di Capcom, Red Dead Revolver è passato nelle mani di Rockstar quando quest'ultima ha acquisito la software house texana (tosto ribattezzandola Rockstar San Diego, per l'appunto). Frenetico 3rd person shooter dall'animo arcade, Red Dead Revolver pare avere gli attributi giusti per essere la versione Wild West ideale di Max Payne. A partire dal protagonista.

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