Shenmue II - Retrocompatibilità 360  0

Microsoft ha aggiornato recentemente la lista dei giochi Xbox compatibili con Shenmue II, uno degli ultimi capolavori di Sega per Dreamcast. Inauguriamo una serie di speciali per parlare di quei giochi che un vero videogiocatore dovrebbe assolutamente giocare anche su Xbox 360.

Capolavori in Emulazione

Colossal di nicchia
Il progetto Shenmue è a tutti gli effetti una ridefinizione del film interattivo. Analizzandolo a posteriori, il titanico impegno targato SEGA appare come un passaggio tra film interattivo e videogioco libero senza la pretesa di entrare nel campo del gioco di ruolo, né di immischiarsi con il genere adventure nella sua accezione classica. Sotto questo punto di vista il Quick Time event come sistema di risoluzione delle azioni è stata quasi una scelta obbligata, con il pregio, per SEGA, di una realizzazione d'eccellenza in grado di dare dinamismo a un'opera che invero non è così dinamica quanto invece appare. Ciò che appare vale dunque 70 milioni di dollari? Al cinema, è comprovato, li vale, ma nel videogioco l'apparenza è solo una parte dell'equazione, un ingrediente della ricetta. Eppure quel modo di mescolare interazione e illusione ha garantito a Shenmue un posto nell'immaginario di una folta schiera di appassionati assoluti, un immaginario in grado di mantenere forte un ricordo e un'idea del videogioco che si è dimostrata commercialmente più debole rispetto a titoli sicuramente meno pretenziosi, rifiniti e imponenti. In questo si trova una particolarità di Shenmue, che è a tutti gli effetti, raro caso tra rari casi, un colossal di nicchia. Non stupisce il porting di Shenmue II su XBox, tentativo a due mani di aumentare il gradimento di una console emergente e riportare alla luce il secondo capitolo di una vera e propria opera magna. Quel che stupisce, nonostante vi sia un filmato introduttivo che mostra i principali accadimenti di Shenmue, è invece la mancanza di una conversione del primo capitolo, rimasto indissolubilmente legato al Dreamcast, ma nella suddivisione di due mondi apparentemente simili eppure così diversi, ogni capitolo di Shenmue mantiene un'identità propria e trova senso anche giocato singolarmente. E' comunque innegabile che la crescita di Ryo sia un processo che attraversa e lega i due titoli e lo stesso Shenmue II acquista potenza espressiva nel constrasto tra Giappone e Cina, i cui colori e le cui culture fanno da sfondo ad un epico viaggio che non riguarda solo lo spazio fisico.

Dentro un racconto

Shenmue II è una fiaba moderna che ci parla di potenziale umano e lo fa attraverso tre archetipi straordinariamente potenti: la vendetta, la lotta e la passione. L'immaginario orientale ne è la culla perfetta, e qui questi valori acquistano e mutano significato per ogni petalo che cade sul pianeta, senza per questo rinunciare alla marzialità e alla tradizione cui appartengono. Nel filmato che mostra gli avvenimenti rilevanti del primo Shenmue troviamo Ryo a Yokosuka e da qui, prendendone il controllo nel quartiere portuale Aberdeen, lo seguiamo attraverso due stati d'animo, due mondi e due titoli inscindibili che appartengono ad un'esperienza narrativa unica. Il meccanismo di collegamento tra noi ed il protagonista è quello classico dell'immedesimazione attraverso le vicende che ci accadono attorno, come narrativa comanda, ma al contrario di quanto accade nella maggiorparte dei videogiochi Shenmue rompe lo schermo che ci separa dal mondo digitale attraverso i meccanismi di gioco, utilizzando l'atmosfera ed il dettaglio ambientale come parti del gameplay. Dietro a questo meccanismo si cela l'importanza di avere un mondo apparentemente reale che renda la semplice esplorazione un oggetto meraviglioso, di per sé già abbastanza ricco da stupire ed impegnare l'immaginazione del giocatore. Una volta raggiunto questo obiettivo, già piuttosto imponente, non resta che inserire elementi appartenenti alla normalità come fossero segreti, in modo che ogni oggetto divenga una scoperta meravigliosa. Una volta creata la magia, a patto che il giocatore vi si sia addentrato, far sì che il giocatore capiti di fronte ai coin-op originali ed utilizzabili di Space Harrier, Out Run, Afterburner e Hang On è quasi un colpo di grazia. Ed anche le possibilità di guadagnare lavorando come scaricatore o manovratore oppure scommettendo o giocando a freccette, ad esempio, diventa un plus valore che aggiunge significato, e divertimento, a tutta questa serie di arricchimenti che in verità sono le vere e proprie fondamenta di Shenmue.

Problemi e soluzioni

Il mondo di Shenmue, però, manca di dinamismo e probabilmente l'opulenza emozionale e visiva sono costati parecchio in termini di intelligenza artificiale che purtroppo ricade sotto la voce "parti mancanti". Come evitare quindi che la magia si rompa? Che il passante riveli la sua stupidità? E che tanta magnificenza non venga rotta dall'implementazione di sezioni arcade o bestialità del genere? L'enorme grattacielo di Kowloon mette a nudo i suoi punti deboli, con le mille stanze tutte uguali e i mille abitanti che ripetono instancabilmente l'indicazione che ci è utile in quel dato frangente. Purtroppo legare un mondo qualitativamente cinematografico ad un engine ludico vario, dinamico e veloce è qualcosa che risulta difficile ancora oggi, una generazione dopo, e spezzare Shenmue II utilizzando due motori differenti, per quanto non avrebbe potuto alzare più di tanto i già mostruosi costi, avrebbe sicuramente ucciso l'esperienza emotiva che Shenmue voleva incarnare. La scelta più logica è quindi il Quick Time Event che, sin da Dragon's Lair, ha permesso ai programmatori di disegnare veri e propri film e di renderli giocabili. Parlo appunto di quella tecnica che lega un'animazione precalcolata, in 2 o 3 dimensioni, ad altre animazioni che intervengono quando il giocatore compie una scelta o deve compiere una particolare azione per non soccombere. La possibilità di interazione con l'animazione è segnalata da indicatori visivi come tasti, segnali luminosi o frecce che indicano appunto quale tasto premere o quale direzione scegliere. Una struttura certamente più limitata di altre, ma che permette di mantenere un tenore visivo eccellente, anche se dimanda tutte le sue potenzialità all'abilità del team di sviluppo di disegnare azioni e scene talmente spettacolari da cacciare i limiti intrinseci nel dimenticatoio. Fortunatamente Am2 si è dimostrata all'altezza del compito forgiando alcune tra le sequenze d'azione più spettacolari viste in un videogioco. E se il QTE ha radici antiche grazie ad AM2 e Yu Suzuki raggiunge, in Shenmue II, vette in grado di stupire il videogiocatore più smaliziato. Non si tratta di semplici corse lungo corridoi simili, ma di acrobazie sempre differenti che bucano letteralmente appartamenti, discariche e strade e che superano in varietà ed intensità sequenze viste in pellicole d'azione blasonate.

Innov'azione e sublimazione

Il sistema Quick Time Event fa da sfondo alle attività lavorative e ad alcune sessioni di allenamento dove ancora una volta gli sviluppatori hanno dimostrato di saper dosare i tempi di ogni azione in modo da renderla carica di realismo e armonia e se spostare casse dopo un pò diventa ovviamente un'attività piuttosto noiosa, durante alcune prove o allenamenti il livello di immedesimazione con il personaggio raggiunge vette incredibili, paradossalmente proprio in quei frangenti in cui Shenmue non lascia alcuna libertà reale. Il Quick Time Event di Shenmue II si stacca dall'essere una semplice risoluzione arcade delle situazioni concitate o una scorciatoia per la spettacolarizzazione del videogioco. L'appassionata ricerca di tempistiche tali da immergere il giocatore direttamente nell'azione di gioco, paradossalmente legata ad animazioni precalcolate, ha dimostrato che il sistema QTE può generare un legame viscerale tra il giocatore e ciò che accade sullo schermo, tanto da influenzare direttamente titoli di pura azione come God Of War o vere e proprie sperimentazioni sull'esperienza ludica come Fahrenheit. Il combattimento vero e proprio, che ricalca seppur in maniera semplificata il picchiaduro di stampo classico, è più una sublimazione degli allenamenti e dei progressi che un gioco vero e proprio. Ci troviamo di fronte all'attualizzazione di quella crescita faticosa e sofferta che disegna le giornate di Ryo Hazuki, finalmente libero di sfogare la sua forza e risolvere i conflitti che lo circondano e lo ostacolano attraverso le antiche tecniche che solo i più meritevoli possono acquisire. E che sono anche un modo per Suzuki di rovesciare sul piatto tutta la cicoplica esperienza maturata con lo sviluppo della serie Virtua Fighter, rendendola strumentale ad una narrazione emotiva di molto superiore.

Shenmue II, present day

Torniamo sul costo, da colossal appunto. Si parla di 70 milioni di dollari per l'intero progetto, una cifra ingente persino per una produzione hollywoodiana destinata a sicuro successo. Cosa ha portato SEGA, nella figura ormai mitica di Yu Suzuki, ad affrontare una spesa tanto superiore agli standard del mercato a cui Shenmue appartiene? Sicuramente tra i motivi c'e' la necessità di SEGA di riemergere dalla sconfitta del Saturn da parte del fenomeno PlayStation Sony, una console in grado di rimodellare l'immaginario e terrorizzare tutti i competitorsdi un mercato che, pur essendo in costante espansione, sottopone a rischi ingenti e poderosi investimenti continui. SEGA ha quindi preso il figlio ultimo del Saturn, che ha visto muovere i primi passi di Ryo, e ne ha fatto bandiera del futuro spremendo il Dreamcast fino all'ultimo chip. Ma una volta sparita la magia estetica scompare Shenmue? Shenmue è bandiera di un modo di pensare il videogioco e che sia straordinariamente potente se giocato da un buon conoscitore del mondo videoludico e soprattutto se giocato nel periodo in cui esce. Nello specifico i dettagli di Shenmue II non sono arricchimenti, sono il gioco; il gameplay di Shenmue non è il gioco è il collante dell'esperienza. Tutto il contrario di ciò che accadeva anni fa dove il gioco era per il novanta percento costituito da gameplay arcade le cui sessioni erano tenute insieme da filmati o animazioni designate a generare un senso narrativo d'insieme. In Shenmue la simulazione delle condizioni ambientali, lo sguardo dei personaggi che segue con attenzione il protagonista, le imponenti inquadrature a volo d'uccello ed il numero poderoso di dettagli e di elementi animati, non sono meri plus tecnologici, sono il cuore pulsante del gioco. Shenmue II compie un ulteriore passo, concentra l'esperienza, elimina parte dell'esplorazione ma dilata i tempi degli eventi, anche di quelli apparentemente superflui, e si svincola dalle necessità tecnologiche sfuggendo, in piccola parte, ai limiti della propria struttura, mettendo in secondo piano, almeno finchè la magia perdura, le limitazioni dell'intelligenza artificiale e mantenendo parte di quella potenza originale anche oggi, in piena rivoluzione tecnologica.

Leggenda di una leggenda

Shenmue II oggi se la cava, emerge ancora dalla corrente e merita il suo posto tra le schiere dei titoli retrocompatibili, forte delle difficoltà di sviluppo dei nuovi motori grafici e forte di una realizzazione accurata, che ha resistito ai campioni della scorsa generazione non solo per l'eccellenza tecnologica raggiunta a suo tempo, ma grazie alla cura del dettaglio, dei modelli e di un motion capture d'eccezione. Shenmue II resiste grazie a quella passeggiata superflua, completamente avulsa dal comune concetto di gameplay, che portava Ryo verso un finale che non si è mai veramente compiuto, attraverso le colline di un angolo sperduto della Cina. Shenmue II sopravvive grazie ai rossi petali di ciliegio che ci cadono lentamente attorno e grazie alle visioni romantiche che lo popolano e che possiamo giocare e vivere nella loro interezza. I primi segni di debolezza emergono dalle architetture urbane, da quei negozietti che cominciano ad apparire troppo uguali l'uno all'altro e così quel mondo che un tempo sembrava tanto libero, si popola di barriere e muri che oggi sembrano sempre più spessi ed elevati. Il mondo dei videogiochi pretende che il passante sia più intrigante del vicino di casa e più intelligente del politico che ci rappresenta, che ci faccia da alter ego e che faciliti il compito dell'immaginario. In questo senso Shenmue II appare limitato, ma al di fuori delle meccaniche di gioco, i cui limiti strutturali appartengono a scelte insindacabili dall'utente finale, offre sicuramente più testi, più pagine di lettura e più spunti della stragrande maggioranza dei mondi virtuali che oggi dominano le classifiche di vendita. La leggenda di Ryo Hazuki invece è forte più che mai. Ad ogni respiro di SEGA e ad ogni nuova console presentata emergono voci, petizioni e miti sul famigerato terzo capitolo, sempre meno probabile. Shenmue ha lasciato di sé l'immagine di un'esperienza unica, certo imperfetta e fondata su presupposti banali, i quali però sono sviscerati e sviluppati con tempistiche uniche in grado di regalare un vero e proprio respiro ad un videogioco. L'autentico lascito di Shenmue è il desiderio di perdersi nelle sue atmosfere e nel suo tempo alternativo che rapisce il giocatore non attraverso l'estremizzazione e l'alienazione, bensì attraverso la pura e semplice narrazione di un sogno che si fonda nella realtà, ma non pretende di rappresentarla.

Capolavori in Emulazione

Xbox 360 è compatibile con alcuni giochi Xbox grazie ad un software che emula il vecchio hardware e che viene aggiornato tramite Xbox Live. L'emulazione fa sì che i vecchi titoli possano girare sulla nuova console con alcune migliorie come la risoluzione a 720p per i fortunati possessori di schermi HD Ready. Lo svantaggio è che ogni gioco deve essere inserito nella lista di retrocompatibilità con un'apposita patch e che, a quanto pare, questa cosa non è sempre semplice, soprattutto per quei titoli che spremevano Xbox. Inauguriamo questo mese una serie di speciali per parlarvi di quei titoli per Xbox che pensiamo qualunque vero videogiocatore dovrebbe recuperare, prendendo a pretesto il loro inserimento nell'elenco dei giochi emulati su Xbox 360. Non è detto che siano videogame perfetti, ma hanno quel qualcosa di speciale che li ha fatti considerare veri e propri capolavori da tanti appassionati in tutto il mondo. Ci sembrava giusto iniziare da Shenmue II di Yu Suzuki, uscito originariamente su Dreamcast e poi pubblicato su Xbox da Microsoft stessa.