Silent Hunter 4 - Hands On  0

Si torna alla scuola per ufficiali sommergibilisti!

Introduzione

Quando si parla di simulatori, una bella fetta di giocatori richiama alla memoria manuali spessi come libri universitari, assurde combinazioni di tasti per eseguire anche l’operazione più semplice e generalmente una grafica terribile.
Se poi si parla di simulatore di sottomarini della Seconda Guerra Mondiale, molto probabilmente non starete nemmeno leggendo più queste righe.
Nel caso qualcuno di voi fosse rimasto, bisogna ammettere che il pregio di Ubisoft dopo aver acquistato il brand Silent Hunter, è stato proprio quello di stravolgere tutti questi assiomi: con il terzo e rinomato capitolo, il genere dei simulatori ha definitivamente invertito rotta, divenendo accessibile a tutti e contemporaneamente restando complesso e completo.
Sebbene suoni contradditorio, la trovata geniale risiedeva nella possibilità di far scegliere all’utente come affrontare ogni partita, settando decine di opzioni che aumentavano o diminuivano il realismo: i più fanatici potevano decidere di spuntare l’opzione della benzina limitata, oppure quella che non fa scoppiare alcuni siluri all’impatto e via discorrendo; chi preferiva invece gustarsi il titolo alla leggera, era felicissimo di accogliere tutte le agevolazioni previste dagli sviluppatori.

Caricate i tubi (dei siluri)!

Silent Hunter 4, che abbiamo avuto modo di provare con mano, non si discosta da questo modus operandi, che tanto ha reso celebre il suo predecessore.
Nella versione fornitaci in prova, che richiede le librerie DirectX 9, abbiamo avuto modo di affrontare alcune missioni preconfezionate dagli sviluppatori, così da saggiare le meccaniche di gioco: per i fan della serie alla lettura, potete tirare un sospiro di sollievo, visto che queste ricalcano ampiamente quelle del precedente capitolo.

se poi si parla di simulatore di sottomarini della Seconda Guerra Mondiale, molto probabilmente non starete nemmeno leggendo più queste righe...

Caricate i tubi (dei siluri)!

Questa volta però non sarete un noto comandante di U-Boot, bensì un novello ufficiale americano intento a combattere i Giapponesi sul fronte occidentale, nella zona bagnata dall’Oceano Pacifico.
La struttura del gioco prevede non solo la classica campagna dinamica, dove ogni vostra azione avrà notevoli conseguenze sullo sviluppo del conflitto, ma anche la possibilità di affrontare lunghi tutorial introduttivi, missioni in singolo e la divertente modalità multiplayer.
Sotto questo aspetto quindi, Silent Hunter 4 non mira a proporre alcuna innovazione, riservandosi le sue cartucce migliori (pardon, siluri) per le meccaniche di gioco vere e proprie.

Chi abbandona la vecchia via...

Tuttavia è risaputo che, specialmente nei simulatori, non è la grafica a fare la differenza, anche se questa aiuta sensibilmente: sotto il profilo del gameplay, purtroppo, non ci è stato permesso di vedere all’opera le meccaniche della nuova campagna dinamica, e ci siamo quindi limitati a spolpare tutte le missioni offerte: queste, a differenza di quanto accadeva in Silent Hunter 3, non consistono più solo nel “raggiungi la posizione e affonda l’obiettivo”, ma si arricchiscono di nuovi obiettivi, come il fotografare unità navali nemiche nella più totale segretezza, oppure preoccuparsi di riportare a casa sani e salvi qualche superstite particolarmente caro ai capi dello Stato Maggiore.
Questo ampliamento degli obiettivi è sicuramente benvenuto, riducendo il rischio di cadere nella monotonia dopo aver terminato la campagna principale: interessante soprattutto la possibilità di salvare gli uomini nemici dei vascelli affondati, che supponiamo si trasformino in utilissimi crediti, permettendoci così di apportare miglioramenti al nostro piccolo sommergibile.
Come se non bastasse, gli studios rumeni di Ubisoft hanno voluto proprio esagerare, migliorando la già ottima intelligenza artificiale: un vostro singolo errore, in questo quarto capitolo, può portarvi rapidamente ad una morte particolarmente triste (vi rimandiamo al box), visto che le navi nemiche sono diventate incredibilmente più astute: la strategia del silurare e poi immergersi quanto più possibile non funziona più come un tempo; adesso le navi nemiche faranno particolare attenzione alle scie di bolle lasciate dall’elica dei vostri siluri e sapranno immediatamente risalire alla vostra esatta posizione; e non pensate che il lancio di esche possa salvarvi: la presenza costante di Zero che vi sorvolano lanciando siluri sarà un vero e proprio tormento, specialmente se il vostro cannone antiaereo sarà distrutto…

Tirando le somme

L’impresa non era facile: con Silent Hunter 3, apprezzato sia da un vasto pubblico che dalla critica, Ubisoft aveva fissato dei nuovi criteri di valutazione del genere e tentare il colpo grosso una seconda volta non è propriamente una passeggiata.
Il quarto capitolo di questo brand non mira quindi a rivoluzionare nuovamente il genere, ma solamente a cesellarlo quanto basta per renderlo ancora più godibile e piacevole ad una fetta sempre più grande di giocatori: e, da quanto abbiamo potuto provare, siamo sulla buona strada per riuscirci.
Allagate le sentine!

La Triste Fine

Vi capiterà, prima o poi, di venire affondati.
Mentre in Silent Hunter 3 la fine arrivava immediatamente, mostrandovi subito una schermata di game over, in Wolves of The Pacific la situazione cambia radicalmente: se siete fortunati, il vostro sommergibile esploderà per i troppi danni subiti, ma molto più probabilmente andrete a fondo assai velocemente, trovandovi incagliati a 250 metri sotto il livello del mare, con metà equipaggio morto asfissiato e i vostri ufficiali morti assiderati; se qualcuno dell'equipaggio riuscirà a sopravvivere, la sua fine arriverà per intossicazione da anidride carbonica o per l'eccessiva pressione esercitata dall'acqua, che stritolerà il sottomarino come una scatoletta.
Questo game over resterà giocabile fin quando la vostra imbarcazione non collasserà, e possiamo assicurarvi che sentirete una forte angoscia e senso di impotenza a pensare che, nella realtà, qualcuno è realmente andato incontro ad una fine tanto orribile.

Evvai di Bump!

Si comincia con l’aspetto grafico, decisamente migliorato rispetto al precedente capitolo: in primo luogo, ora i vostri siluri andati a segno lasceranno davvero “il segno” (che giocone di parole… adesso mi licenziano in tronco), mostrando sui modelli delle navi e sommergibili le profonde voragini delle esplosioni, esattamente dove il colpo ha impattato: si tratta di un’aspetto assolutamente secondario e privo di qualsiasi ritorsione sulle meccaniche di gioco, ma senza dubbio contribuisce ad aumentare la sensazione di realismo, come anche la renderizzazione del fondale marino, ora arricchito di rocce, alghe e qualche simpatico pesciolino (e vi assicuriamo che avrete modo di visitarlo spesso).

Silent Hunter 4 - Hands On
Godetevelo questo momento: non capiterà spesso...

Come ci si aspetta quindi da un sequel, Silent Hunter 4 appare decisamente migliore rispetto al suo predecessore, anche se alcuni elementi ci sono sembrati ancora piuttosto acerbi: la spuma alzata dalla vostra prua, ad esempio, è realizzata sommariamente, richiamando alla mente quei terribili sprites di Dungerous Water; si tratta, ovviamente, di inestetismi grafici facilmente risolvibili, o dagli sviluppatori, o dalla prolifica comunità di modders.
L’utilizzo delle vecchie librerie DirectX inizia a mostrare qualche limite, specialmente dopo le meravigliose tech demo presentate da Nvidia, ma il retro della medaglia, questa volta positivo, è dato dal fatto che SH4 sarà godibile anche su computer meno aggiornati, a patto di sacrificare qualche aspetto grafico più complesso.
In merito a questi dobbiamo muovere una piccola annotazione: tra le opzioni grafiche avanzate c'è la possibilità di attivare un filtro che sfoca l'immagine come se si trattasse di una pellicola d'epoca; malgrado l'idea tutt'altro che antipatica, attivando questo effetto dovrete sforzare notevolmente la vostra vista, nel tentativo di identificare correttamente gli elementi del gioco.