Sniper Elite - Anteprima  0

Un uomo, un fucile. La solitudine e la guerra. Un colpo, un morto.

Il nemico è alle porte

Il "paradosso dello sniper rifle" è materia di studio da parte delle migliori menti del game design mondiale, fonte e causa scatenante di più di una crisi d'identità di giocatori chiamati per coscienza a non approfittare di un'arma quasi sempre sbilanciata, fatta apposta per "exploitare" le mogie intelligenze artificiali cui siamo abituati.
Come saprete, nella quasi totalità di giochi che ne paventano l'uso, il concetto di fucile da cecchino è facilmente assimilabile a una grossa pistola, le cui pallottole fanno in qualche modo molto più male.
In altri titoli un po' più fedeli e con qualche legittima pretesa di realismo, un America's Army o equivalenti ad esempio, scopri che magicamente i fucili da cecchino sono diventati molto più lenti e impari a gestire tutta una serie di variabili aggiuntive messe apposta per complicare la vita, come il ritmo della respirazione, la gittata massima e così via.
Magari hai anche visto in TV abbastanza puntate di CSI da sapere che le cose, in realtà, sono anche più complicate, ma sei convinto che, dopotutto, più di così non si possa pretendere da un videogioco.
Poi arriva Sniper Elite e ti si apre un mondo nuovo, soprattutto se casualmente ti ritrovi in tuta mimetica nella lussureggiante campagna londinese circondato da ex militari inglesi pagati per spiegarti come funziona il mestiere del franco tiratore, nonché le ragioni per cui il videogioco che hanno aiutato a creare lo simuli così bene.

Il nemico è alle porte

In Sniper Elite ogni proiettile viene influenzato dalla gravità (e quindi dalla distanza di tiro), dal vento (che cambia dinamicamente!) dalla posizione assunta per sparare, (accovacciato, prono...), dal battito cardiaco (!) e dalla respirazione.
Alla Rebellion sono accurati, ma anche furbi e hanno previsto vari livelli di difficoltà che prevedono la disattivazione di una o più di queste variabili per i giocatori meno motivati (al livello più semplice, è come giocare a Quake instagib) ma non si tratta di una scelta intelligente, ci si perde il meglio.
Tanto più che a piazzare un colpo fatale si viene ricompensati non solo da un voluttuoso, sanguigno, schizzo di fluido arterioso, ma anche da una breve sequenza in soggettiva del proiettile che, dritto come un fuso, raggiunge e infilza la sua vittima in un tripudio di blur e slow motion.
Un modo efficace e non troppo invadente di ricompensare le fatiche del giocatore.
Se poi il nostro colpo vincente viene effettuato dalla lunga distanza, magari da una posizione perfettamente protetta e nascosta e c'è caso che si riesca ad inforcare due o più soldati nemici con un solo proiettile, i punti si moltiplicano a vista d'occhio.
Non crediate però che Sniper Elite consista esclusivamente in lunghi appostamenti o tragitti compiuti strisciando, così come i fucili da cecchino non sono la nostra unica arma.
La dotazione anzi è sorprendentemente ricca, e a seconda dei livelli avremo a disposizione anche mitragliatrici, pistole con silenziatore, granate, mine e dinamite.

Il nemico è alle porte

Ambientato in livelli ampi e complessi, c'è infatti spazio anche per un po' di azione vecchio stile e il cecchino che non è in grado di difendersi prontamente se incappa in una guardia o se viene avvistato dopo aver messo a segno il suo colpo sull'obiettivo, è certamente un cecchino morto.
Di fatto però, la direttiva primaria è quella di non farsi scoprire, di penetrare il territorio nemico, compiere la missione e dileguarsi il più in fretta possibile. Come ci disse il nostro baffuto "istruttore" irlandese "l'arma migliore di un cecchino è la sua invisibilità! Finchè resta tale, è invincibile, ma nel momento in cui spara, ha perso tutto il suo vantaggio!".
Volendo inquadrare Sniper Elite in un genere, lo indicheremmo come una variante diurna di uno stealth game. Con in più le pallottole vaganti e i bombardamenti aerei da evitare (il contesto di una Berlino invasa e dilaniata è estremamente coinvolgente e suggestivo, al di là di un comparto tecnico non impressionante).
La campagna in singolo prevede 28 missioni discretamente intricate: restiamo in fervente attesa di testare il multiplayer, in particolare la modalità competitiva. La prospettiva di sfide uno contro uno in stile "Il Nemico alle Porte" è assolutamente elettrizzante.

Take position - aim - fire!

Cosa si saranno inventati i ragazzi di Rebellion per coinvolgere un volenteroso redattore che con ricco entusiasmo è andato a trovarli nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord?
Naturalmente organizzare una emozionante simulazione di infiltrazione in territorio nemico, completi di tuta mimetica, fucile a salve e binocolo, ma non è tutto.
Il momento più memorabile del pomeriggio trascorso in compagnia di questi torreggianti ex-militari (nonchè addestratori di "sniperaggio" di corpi di polizia) è stato quello del tiro al bersaglio con veri fucili della Seconda Guerra Mondiale, in particolare un SMLE Lee-Enfield e un Mauser K98, entrambi con i rispettivi mirini telescopici.

Che dire, dal vivo le cartucce da 8mm fanno davvero paura, per non parlare del vederle divorare i 60 metri che ci separavano dai bersagli, trapassandoli come coltelli roventi affondati nel burro!

Franchi tiratori alla riscossa

Ma come, un altro titolo d'azione ambientato nella Seconda Guerra Mondiale? 'Non se ne può più!', direte voi.
In verità Sniper Elite è ben altro che il solito FPS fracassone pronto a riproporci l'ennesimo rimpasto in chiave yankee del maggiore conflitto dello scorso secolo. Per due motivi. Innanzitutto è un gioco inglese, e in secondo luogo Sniper Elite è una simulazione di cecchino, forse la prima, di sicuro la migliore.
Nessun run&gun quindi, niente solitari assalti alla garibaldina contro orde di scomposti soldati idrofobi, niente armamentario e invulnerabilità schwarzeneggeriana.
Sniper Elite è un gioco serio, anzi serioso e, a diversi livelli, persino realistico.
In verità un pizzico di spirito da cowboy non manca (i videogiochi devono essere frivoli dopotutto, almeno quelli dove c’è da sparare) fosse anche solo per il plot, che ci pone nei panni di un cecchino americano, inviato senza alcun supporto in una Berlino in frantumi, per impedire ai sovietici di mettere le mani su segreti nucleari.
O magari per i menù di configurazione che ti permettono di settare il raggio di esplosione delle granate da realistico (8 yarde) a “hollywoodiano” (20 yarde)...
Ma la cosa finisce lì: vero, siamo soli ad affrontare una missione impossibile, ma questa è una delle ragioni per cui il gioco (di cui abbiamo visionato uno stabilissimo codice preview su PC e Xbox) sia soprattutto un esercizio di pazienza e precisione, tempismo e attenzione per i dettagli.