Un breve viaggio attraverso la confezione dei nostri videogiochi preferiti, come è cambiata nel corso del tempo e cosa ci spinge ad acquistare un prodotto ben presentato. Sentiamo anche il parere di alcuni esperti del settore.

Le protoscatole

Sin da quando mi sono avvicinato al mondo del videogioco per pc, una delle cose che mi affascinava di più (e lo fa tuttora) è quella di entrare in un negozio e trovare, a fianco di stampanti, vetrine hardware, listini e offerte anche un bell’angolo dedicato ai games. Se poi l’angolo diventa una parete, allora il godimento da “Pinocchio nel paese dei Balocchi” raggiunge livelli estremi.
Una volta per di più, il fascino era ancora più sentito, dato che l’immagine non era proprio tutto come oggi, nel senso che chi riusciva anche solo a presentare una confezione decente già aveva la possibilità di emergere dalla massa.

Ricordiamoci poi che i giochi di un tempo risiedevano addirittura su uno o pochi dischetti, quindi… una buona fetta dell’attenzione era dedicata all’involucro che custodiva i preziosi floppy, e tutti noi sappiamo quale misero grado di affidabilità ha questo supporto, oggi utilizzato sporadicamente per file e operazioni poco importanti (forse l’unico motivo importante è il boot di Win98).
Inoltre l’esiguo numero di titoli (paragonato a oggi ovviamente) ne faceva un chiaro segno distintivo, un asso nella manica per chi presentava il suo gioco, spesso pioniere nel suo genere.
Un’altra cosa carina da ricordare è che spesso la confezione entrava in simbiosi con il gioco stesso diventando parte dell’avventura. Come? Con codici e combinazioni, che comparivano a video e da ricercare girando tre cerchi concentrici (Monkey Island) o rimandi alle pagine del manuale (Indiana Jones and the Fate of Atlantis).
In realtà per certi versi era uno dei primi sistemi per proteggersi dalla pirateria, però era un’idea simpatica da applicare… forse un po’ meno quando la mamma faceva ordine in camera, nascondendo inconsapevolmente l’unica chiave di accesso ai nostri giochi!

Il Box gioiello

Con l’innovativa introduzione del supporto in cd-rom molte cose cambiarono. Prima di tutto l’enorme spazio a disposizione dei programmatori era uno stimolo troppo invitante per non essere sfruttato, poi l’affidabilità del supporto e la durata negli anni dei dati in esso contenuti ne ha fatto uno standard che tuttoggi resiste e imperversa in tutte le case.
Molte produzioni ambiziose contenenti filmati di alta qualità hanno trovato il giusto supporto per far spiccare al videogioco il balzo verso una qualità fino a quel momento inimaginabile. Ormai è all’ordine del giorno il supporto su cdrom multipli di quei titoli che, per maggior spessore dei contenuti, ne fanno utilizzo.
E le scatole nel frattempo? L’involucro dei nostri desideri? Loro hanno continuato per molti anni a essere il contenitore ideale fino ad oggi, epoca dello “scossone DVD-style”.

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Basta cartone: ora c'è la plastica!

Se entriamo in un qualsiasi negozio ci possiamo accoregere di un cambiamento radicale che sta avvenendo sui nostri scaffali preferiti. I distributori hanno scelto un nuovo formato (destinato prima o poi a prevalere, almeno nella distribuzione ordinaria dei titoli) costituito da un involucro di plastica, dalle dimensioni di certo più ridotte e compatto rispetto alle scatole di cartoncino. Il supporto tipico della distribuzione DVD, che rappresenta però una svolta significativa nel mondo dei videogiochi.
Innanzitutto l’imperativo è “omologazione”, ovvero uno standard di dimensioni uguale per tutti, un materiale robusto ma allo stesso tempo dai costi relativamente contenuti che può garantire una protezione migliore nel corso degli anni, e una razionalizzazione dello spazio sugli scaffali, sia in casa nostra che nel punto vendita.
Di contro uno spazio appena disponibile per il manuale (spesso molto stringato) riduzione del “materiale collaterale” (mini-poster, mappe in stoffa, cards o quant’altro) e in alcuni casi 2 cd-rom inseriti uno sopra l’altro.
Col senno di poi si può solo dire che ci sono i pro e i contro come in tutte le cose, e che ci piaccia o no, va accettato, perché a conti fatti ci si avvicina sempre più ad un’ottica di grande distribuzione del videogioco, sempre più mezzo di intrattenimento alla rincorsa dei mass-media più blasonati. In altre parole, in casa nostra troviamo ormai film in DVD e a fianco un bel videogioco (e non dimentichiamoci che in futuro il supporto DVD potrebbe diventare il nuovo standard anche per i VG, con tempi ragionevoli s’intende…).

Collector's Edition

Per fortuna che per i nostalgici rimangono sempre loro: le mitiche collector’s edition. Edizioni a tiratura limitata di quei titoli che possono vantare grazie al loro successo anche queste varianti. Varianti che spesso troviamo arricchite di materiale aggiuntivo che rende il videogioco una vera e propria “icona” dell’intrattenimento. Libri, colonne sonore su cd, magliette, e quant’altro.
Una volta pratica del tutto da fanatici del titolo in questione (soprattutto per i costi elevati e la scarsa reperibilità), oggi è opinione sempre più diffusa che spendere per spendere, ci si può orientare sulle collector’s dove disponibili. E la risposta dei distributori si farà sentire?

La situazione oltreoceano

Gli Stati Uniti offrono un panorama differente, un ragazzo in California si porta ancora a casa la sua confezione tradizionale in cartoncino, e se esiste uno standard nelle dimensioni, non esiste una rigidità nel rispettarlo. Mi è capitato di vedere una varietà di scatole da perdersi, quasi un trattamento assimilabile ai fumetti. Perché? Beh, c’è la sensazione che in america esista tranquillamente un’idea del collezionare i videogiochi, di meravigliarsi di fronte a copertine in rilevo al tatto, di loghi e scritte in materiale argentato… qualcosa che faccia dire: Wow! Amazing!
Inoltre il tutto è condito da un ricambio molto rapido, grazie anche alla mai troppo apprezzata pratica da noi della vendita di giochi usati (mi riferisco ovviamente al pc, le console sono un altro mondo, che lascio ai miei stimati colleghi di Joypad) e di prezzi decisamente inferiori.

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E i prezzi?

Ecco lo sapevo. Appena viene pronunciata questa parola si muovono le montagne! Beh, i prezzi negli States sono bassi, per loro. Un gioco in uscita costa in media tra i 40 e i 50 dollari. Noi non sentiremmo molto la differenza, anzi qualche liretta in più ne viene fuori. Per loro però non dico che siano bruscolini, ma poco ci manca.
E nel Bel paese? Com’è la situazione del rapporto prezzo/packaging?
Una cosa che in molti si sono auspicati con l’arrivo del nuovo formato con scatola in plastica (soprattutto i suoi detrattori) è una riduzione dei prezzi, perché quando sappiamo che benefici per i distributori a livello di costi fissi ce ne sono, non capiamo perché i prezzi rimangano invariati. Certo, non cambia il sistema a catena di distribuzione che dallo sviluppatore arriva fino nelle nostre case, ma è innegabile che qualcosa si può – si deve - fare.
Alcuni segnali confortanti arrivano da chi ha scelto coraggiosamente (e tendenzialmente controcorrente) di ribassare i prezzi di alcune novità in uscita e, anche se qualcuno può dire che sia un esperimento che potrebbe non dare frutti, quantomeno è un tentativo sensibile di invertire la tendenza di un mercato sempre flagellato dalla pirateria. E poi diciamocelo, la comunità di videogiocatori apprezza.

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Il verdetto finale...

Regna in generale l'ottimismo da parte dei distributori, seppur con alcune riflessioni degne di nota.
Pare che i costi più bassi della nuova confezione siano un comune denominatore, ma chissà perché non viene mai citato il punto di vista dell'acquirente... che dei costi di produzione si interessa fino a un certo punto... non c'è più il manuale bello grosso, non c'è più la scatola che sarà obsoleta quanto si vuole, ma quando si cacciano di tasca le 100 mila dava un senso di compensazione che ora non ci sarà più.

Sensazione identica a quella espressa da Lorenzo Ferrari Ardicini, Group Product Manager di Halifax che, nella sua anima di videogiocatore, riconosce che non ci si sente più soddisfatti e appagati come una volta. Una posizione ferma arriva inoltre da Federico Clonfero, Senior Product Manager Games di Vivendi, che ribadisce la loro intenzione di restare fedeli al "Sierra box" o scatola in cartone rigido, proprio per un'effettiva riduzione della percezione del valore del gioco, con il dvd-box.

Ritornando appunto a discutere di questo nuovo formato, va bene, risulta accettabile che il videogioco si evolva verso un aspetto più aperto al grande pubblico, e in un'altra parola più standardizzato, ma perché io videogiocatore mi sento insoddisfatto? Ma è naturale... vedere che fior di film e capolavori del media vengono immessi sul mercato a prezzi nettamente più bassi, spesso oltre la metà, godendo di supporti all'avanguardia come i DVD fa sinceramente pensare.

Non è forse il desiderio di tutti i publisher che il videogioco esca per sempre da quella stretta cerchia di appassionati e che venga sempre di più associato ai media considerati da molti "più nobili"? Bene, se si vuole avere la botte piena e la moglie ubriaca, ciò non è possibile. E gli appassionati collezionisti? Ce ne sono, e non sono certo pochi. Consideriamo per un momento la fascia di età del videogiocatore, che si è ampliata parecchio. Ora, i più attempati si sentono veterani del packaging, e corrono alla ricerca dell'edizione speciale, della confezione che brillerà sul suo scaffale per originalità e per presenza... e quante volte queste persone hanno rinunciato ad un acquisto perché pensavano che un titolo di un certo calibro, all'estero viene venduto in voluminosi e goduriosi pacconi- sorpresa mentre qui da noi ci si deve accontentare della versione slim?
Chi come Leader e Microsoft tiene in considerazione questo aspetto tra i suoi prodotti è da apprezzare, specialmente perché ciò rappresenta un premio per il consumatore più appassionato. D'altro canto chi non vede un grande business nelle collector's edition ha scelto argomenti più che fondati per la propria tesi. Mi riferisco a Pietro Vago, amministratore delegato di Cidiverte, autore di una minirivoluzione dei prezzi, segno di un impegno reale, dati alla mano, di voler smuovere acque che sono stagnanti fin da troppo tempo. E' il primo segnale di un avvicinamento concreto al grande mercato del videogioco. Ma facciamo che non sia un caso isolato...

In sostanza abbiamo bisogno di tutte e due le cose: coccolarci con edizioni speciali tutte da scoprire e dare più sfogo alla nostra voglia di giocare con titoli dai prezzi più accessibili.
Qualche spiraglio confortante arriva da chi tra i nostri intervistati prende coscienz ache non si può fare di tutta l'erba un fascio, e che occorre segmentare il prodotto, dal titolo novità al titolo budget cercando di soddisfare tutti. La speranza è che queste fasce di prezzo tendano sempre più a collimare verso un prezzo buono per tutte le tasche. Confido inoltre che ci si trovi in una fase di transizione, dove le decisioni definitive non siano state ancora prese, e attraverso la quale ne vedremo di cotte e di crude. L'importante è che infine potremo finalmente dare libero sfogo alla nostra passione, acquistando sempre più titoli originali in commercio, rendendo nel contempo giustizia prima di tutto a noi stessi e al nostro portafoglio (e ci mancherebbe anche!) ma anche a chi a chi lavora tutti i giorni in questo affascinante, ma volubile, settore.

Grazie a tutti coloro che hanno risposto all'intervista, chiaro segno che l'argomento sta a cuore!

Videogiochi in passerella

Stavolta parliamo di packaging, parliamo di come sfilano davanti ai nostri occhi decine, centinaia di videogiochi, di ogni genere e estrazione “economica”, di come in tanti anni sia cambiato il concetto di confezione che contiene il software vero e puro.
Scelte di marketing che spesso cambiano i nostri orientamenti all’interno del negozio, che ci spingono verso un acquisto piuttosto che un altro, che molte volte agiscono sui nostri istinti di acquirenti ma qualche volta ci spingono a riflettere sull’acquisto di un gioco piuttosto che un altro. Una strizzatina d’occhio alla questione prezzi poi non mancherà di certo… e allora via! Liberiamo la scatola dal cellophane…