Teenage Mutant Ninja Turtles 2Speciale Turtles - Seconda Parte 

<i>La trilogia del NES</i>

TMNT 2: The Arcade Game (1990 NES)

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<i>La trilogia del NES</i>

TMNT 3: The Manhattan Project (1992 NES)

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<i>La trilogia del NES</i>

La trilogia delle tartarughe su NES è storicamente un po' "problematica". Il primo episodio era la versione di un titolo multipiattaforma specificatamente pensato per gli home computer, che abbiamo esaminato. Gli episodi 2 e 3 per l'otto-bit Nintendo, invece, sono rispettivamente la conversione del primo arcade (come esplicitato dal sottotitolo) e la pseudo-conversione del secondo arcade Turtles in Time, che entro il 1992 verrà anche convertito perfettamente per SuperNES e di cui anche Megadrive beneficerà di una pseudo-conversione, benché breve e un po' affrettata. La trilogia NES è così ricostruita. La conversione del primo arcade, vale a dire il secondo capitolo per la console Nintendo, risulta ben fatta, con la giocabilità pressoché intatta e grafica fedele allo stile dell'originale e anche l' intro, a risoluzione minore, del coin-op. Il terzo capitolo, invece, non è proprio una conversione di Turtles in Time quanto un sequel del secondo episodio per NES a cui è stata appiccicata l'intro del secondo arcade per renderlo più appetibile, sull'onda del generale successo delle tartarughe anche a livello cinematografico (nel 1991 esce il secondo film, The Secret of Ooze). La grafica è notevolmente migliorata, con grossi sprite colorati e fondali limpidi e divertenti, con tanto di interazione con i personaggi. La giocabilità è identica al predecessore ma più frenetica, e ha il solito peccato della ripetitività mortale unita, questa volta, anche a una notevole facilità. Questa la "trilogia". Sul NES le tartarughe ninja sarebbero tornate, come anticipato, con una versione del clone di StreetFighter2 Turtles: Tournament Fighters, per la quale vi rimandiamo all'ultimo paragrafo delle recensioni.

<i>Tartarughe nel tempo fra SNES e sala giochi</i>

TMNT: Turtles in Time (ARCADE 1991 – SUPERNES 1992)

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<i>Tartarughe nel tempo fra SNES e sala giochi</i>

Ispirato al terzo episodio cinematografico, Turtles in Time è certamente il titolo arcade della serie più ricordato e apprezzato. Alla notevole presentazione in termini audiovisivi, con ricchezza di parlato, animazioni varie e divertenti e bella resa cromatica, si uniscono un gameplay sempre molto semplice ma lievemente arricchito di particolari divertenti (come il lancio dei nemici contro lo schermo) e ancora più veloce e frenetico. Gli intermezzi sono particolarmente piacevoli e il brawler risultante è ancora la migliore incarnazione in un picchiaduro a scorrimento della banda di tartarughe. Fedelmente convertito per SuperNES al suo primo anno di vita (e capace anche grazie al mode-7 di riproporre le zoomate dei nemici che volano contro lo schermo, perdendo nel processo di conversione solo qualche animazione e frase digitalizzata), Turtles in Time è anche un piacevole arricchimento della softeca del 16bit Nintendo, con il suo gameplay plug-and-play-with-no-brain in multiplayer. E' anche il gioco che ospita il primo esempio storico di una pratica resa nota dai beat'em up Capcom nella seconda metà dei novanta, vale a dire la scelta del "groove" grafico: in Turtles in Time per SNES è infatti possibile determinare all'inizio della partita se giocare con personaggi dai colori più dark e forti dei fumetti oppure più chiari e neutri del cartoon.

<i>Anche il Genesis vuole la sua parte</i>

TMNT: The Hyperstone Heist (GENESIS 1992)

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<i>Anche il Genesis vuole la sua parte</i>

Nei primi anni novanta lo strapotere Nintendo era stato intaccato da una console nera e dal suo porcospino blu. Il Genesis (Megadrive in casa nostra) e Sonic si erano ritagliati ampie fette del mercato nella fase di transizione tra il NES e il SuperNES, gli sviluppatori una volta tiranneggiati da Nintendo avevano iniziato a produrre in massa per la console Sega e Konami decise di dotare anche il popolare sedici-bit di Sonic di un gioco "tartarugoso". Hyperstone Heist è un titolo passabile, ma nettamente inferiore a Turtles in Time per SuperNES e consistente in un amalgama di livelli dei due giochi da sala con parti estrapolate tematicamente da alcuni livelli degli episodi per NES, il tutto molto breve e arricchito dell'intro del coin-op di Turtles in Time per la gioia degli espositori.

<i>Alla conquista del PC</i>

TMNT, TMNT 2: The Arcade Game e TMNT 3: Manhattan Missions (89, 90, 92 PC)

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<i>Alla conquista del PC</i>

Il mercato dei Personal Computer non poteva certo essere ignorato: le tartarugone dovevano comparire su ogni formato immaginabile su si cui potesse essere lucrare. Così anche i PC ebbero la loro buona dose di Turtles, sotto la forma del primo episodio multipiattaforma (uscito, come abbiamo visto, su tutti gli home computer dell'epoca), della conversione del primo arcade game (quello chiamato Turtles 2: the Arcade Game su NES) e di un episodio inedito e specificatamente pensato per il mercato PC, vale a dire The Manhattan Missions. Rimandando alle presentazioni già tracciate sopra per la valutazione dei primi due, occupiamoci del terzo. Si tratta infatti del titolo più originale della serie, pensato per un gameplay più diluito, meno frenetico e con un minimo di strategia. Konami, per l'occasione, ha costruito un gameplay più complesso che prevede mosse esclusive per ogni personaggio, power-up, la possibilità di scegliere l'ordine delle località di battaglia e un training mode. Un buon titolo che soffre meno degli altri della ripetitività endemica della serie.

<i>Tartarughe Portatili: la saga su GameBoy</i>

TMNT: Fall of the Foot Clan (1990)

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<i>Tartarughe Portatili: la saga su GameBoy</i>

TMNT: Back From the Sewers (1991)

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<i>Tartarughe Portatili: la saga su GameBoy</i>

TMNT: Radical Rescue (1993)

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<i>Tartarughe Portatili: la saga su GameBoy</i>

All'inizio degli anni '90 il GameBoy era la console più desiderata da qualunque ragazzino, o comunque quella che non era possibile non avere per prima. Sorprende ben poco, ovviamente, che Konami abbia messo su ben tre episodi ispirati ai celeberrimi eroi in mezzo guscio. Se dal punto di vista commerciale l'operazione appare chiarissima, il discorso sul game design è meno lineare. Sicuramente debolissimo, il primo episodio appare come il titolo platform game in stile slash 'n jump assemblato con il primo engine di programmazione disponibile e "riempito" della colonna sonora e della grafica appropriata per sfruttare il merchandise. Esteticamente pulito, il titolo diventa anche impegnativo ma eccessivamente mnemonico. Se il suo seguito è una versione ritoccata e migliorata sicuramente più degna di acquisto, il miglior titolo della serie è il terzo. Radical Rescue sostituisce la struttura iper-lineare di Fall of the Foot Clan e Back From the Sewers con un vasto ambiente interconnesso da esplorare e ripulire dei nemici principali per guadagnarsi le chiavi necessarie a sbloccare altre aree e i personaggi del quartetto (si parte solo con Michelangelo). La proposta estetica migliora, la giocabilità funziona e il titolo si guadagna il giudizio di "più che discreto". Tuttora il miglior Turtle-game portatile.

<i>In the Golden Age of Street Fighter 2...</i>

TMNT: Tournament Fighters (NES / GENESIS / SUPERNES 1993)

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<i>In the Golden Age of Street Fighter 2...</i>

Nel 1992 il SuperNES, ancora intorno al suo primo anno di vita, si dotò di un titolo capace di arginare quasi con un solo colpo il terreno perso da Nintendo nei confronti di Sega e del suo Megadrive a cavallo tra gli ottanta e i novanta: Street Fighter 2. La conversione del rivoluzionario beat'em up a incontri, destinato a diventare un vero blueprint per innumerevoli cloni e a influenzare pesantemente la stessa storia dell'intrattenimento videoludico degli anni '90, era eccellente, e spinse le vendite di SuperNES oltre le più rosee previsioni. Non solo: SF2 e i suoi upgrade SFII Turbo, Super SFII e Super SFII Turbo (proprio questi i titoli) diedero vita a un mare di cloni e imitatori più o meno spudorati. Tra la ridda di cloni, Konami non poté astenersi dal proporre un proprio titolo "di genere", optando per le Turtles come personaggi-traino. Anche se stritolato dalla concorrenza con mostri sacri come SF2 e la saga di Mortal Kombat (per non citare molti altri titoli più o meno di successo), Tournament Fighters, uscito per Genesis e SuperNES, era un titolo ottimo, sopra la media di un genere saturo. Una buona profondità di gioco, molti personaggi e mosse speciali, un controllo più che decente e un comparto audio/video di ottima fattura rendono il titolo ancora appetibile per gli amanti dei picchiaduro a incontri "vecchio stile". Leggermente diverso il discorso sulla versione per NES. Sugli otto-bit, si sa, nonostante i tentativi di conversione, i picchiaduro a incontri di "nuova generazione" a sedici-bit non riuscirono mai a funzionare, soprattutto per limitazioni di carattere tecnico e per la carenza di pad dotati di un numero sufficiente di pulsanti, ma anche a causa di sforzi produttivi scarsi, orientati più a sfruttare il marchio di titoli famosi su sistemi ormai obsoleti, e relegati prevalentemente a un pubblico di giovanissimi, che a seri tentativi di costruire solidi gameplay su sistemi poco potenti. Tournament Fighters per NES rientra in questa categoria: la quantità di personaggi e colpi è decente e la proposta estetica e sonora è più che buona per un NES, ma il gameplay stenta decisamente a decollare. Ciononostante, ne circolarono pochissime copie e rimane una gran bella rarità per i collezionisti e gli appassionati.

Questa la storia videoludica delle Turtles prima del declino di fine anni '90. Prima di affrontare i nuovi episodi giocabili per le console contemporanee Sony, Nintendo e Microsoft e per PC, occupiamoci del resto della storia delle tartarughe mutanti, dando un'occhiata al loro declino prima del recente ritorno agli onori della cronaca.

<i>Shell Shock!!! Il viale del tramonto...</i>

Siamo alla metà degli anni novanta. Il mercato cinematografico ha dato alle tartarughe ninja tutto ciò che poteva dare. Il terzo episodio incassa molto meno dei precedenti, e anche l'ultimo capitolo videoludico, schiacciato dalla concorrenza di titoli più validi, stenta a impennare. Il mercato è saturo di tartarughe ninja, ma anche dei loro cloni. Senza entrare nel merito dei giocattoli, che vedono edizioni taroccate e imitatori di ogni genere fioccare sotto forma di pupazzi, gadget e tutto ciò che di giocabile è pensabile, gli imitatori sono parecchi e a tutti i livelli, dai cartoni animati ai videogiochi. Per quanto riguarda i cartoni animati, il clone più interessante è sicuramente la serie Street Sharks, che vede come protagonisti degli squali mutati e diventati supereroi alle prese con nemici come mante assassine, pesci-trivella e amenità del genere. La serie, degna del miglior B-movie della Troma e veramente eccessiva e delirante, vede gli squali su rollerblade (sic!) popolare gli schermi televisivi dal 1994 fino al 1999, quando viene cancellata e abbandonata perchè incapace di competere con le stesse Turtles, la cui serie animata raggiunge livelli qualitativi infimi ma rimane di maggiore attrattiva, e nuovi e agguerriti concorrenti. Sul versante videoludico, sono invece i Battletoads di una giovane Rare (appena ribattezzatasi dopo una lunga vita come Ultimate) a entrare prepotentemente negli slots delle console, con degli action game estremamente valevoli e ispirati al gameplay di classici come Double Dragon. I rospi di combattimento e i protagonisti di Double Dragon arrivano persino a incontrarsi in un incredibile crossover dal titolo, appunto, di Battletoads VS Double Dragon: un titolo altamente giocabile, ricco di trovate e spunti geniali e dal valido comparto grafico (derivato dalle stesse workstation Rare che faranno poi gridare al miracolo in Donkey Kong Country). Gli avversari più agguerriti delle tartarughe ninja, però, che le battono sul loro stesso livello nel settore dell'entertainment per i giovanissimi, sono I famigerati Power Rangers. Con il loro look eccessivo e demenziale e il citazionismo spinto nei confronti dei classici dei b-movies nipponici, i Power Rangers inanellano recordi di ascolto. Pur estinguendosi nel giro di un paio di anni senza raggiungere minimamente la longevità commerciale di un fenomeno come quello delle Turtles, i Power Rangers hanno l'effetto di spingere i produttori delle tartarughe mutanti verso un modello di telefilm analogo, ma anche di segnarne la fine: nel 1997, infatti, vede la luce un controverso telefilm prodotto con pupazzoni simili a quelli utilizzati per i film, destinato con il suo futuro abbandono a segnare la storia delle tartarughe . La serie, odiata peraltro dalla maggior parte dei fan, prometteva di rilanciare la Turtle-mania con la nuova tartaruga ninja donna Venus de Milo (separata alla nascita dalle altre quattro e dotata del nome di un'opera d'arte anziché di un artista) e una storyline più complessa e ispirata in parte ai fumetti, che prevedeva anche la morte di un personaggio e il ritorno di tutti i maggiori cattivoni della serie principale. Ninja Turtles: the Next Mutation (questo il titolo del telefilm) riuscì a battere i Power Rangers sul loro stesso terreno, l'audience, ma ben presto venne cancellata prematuramente dopo una sola stagione. La compagnia di produzione Saban Entertainment, infatti, che produceva anche i Power Rangers, ritenne poco conveniente farsi concorrenza da sola, con l'aggravante di dover pagare i diritti di utilizzo delle Turtles alla Mirage Studios. Alla cancellazione della serie si accompagnarono quella del quarto episodio cinematografico e di una parte di altri progetti, fumetti inclusi. Era l'inizio di un lungo periodo di silenzio dei personaggi sulla scena mediatica: anche se le serie di fumetti continuarono, le Tartarughe Ninja sarebbe state praticamente dimenticate almeno dal 1997 al 2003, anno dei nuovi capitoli videoludici e della nuova serie televisiva.

Chi non muore si rivede

Il ritorno delle Tartarughe Ninja è recente, ed è principalmente legato alla decisione della Mirage di dare il via a una nuova serie animata e nuovi episodi videoludici ispirati allo stile grafico della serie a fumetti iniziata dalla Dreamwave nel giugno del 2003. La Dreamwave ha dato vita a una serie di fumetti "nuova", con un tratto deciso e moderno, decisamente più cool e con ben poco di eighties-style rimasto, e un target di età leggermente spostato in alto rispetto alla media delle produzioni sulle tartarughe. La serie televisiva, che ha riscosso un discreto successo negli States, ha livelli di produzione decisamente alti, cosa di cui non c'è da stupirsi considerato il talento degli artisti della Dreamwave, responsabile tra le altre cose del ritorno dei Transformers, e del budget elevato. E' però chiaro che le Tartarughe non sono in forma come una volta o, quantomeno, non fanno più sul mercato la presa incredibile che le ha contraddistinte negli anni d'oro. Oltre al successo discreto ma non eccezionale della serie animata, che stiamo ancora aspettando in Italia, il termometro ideale per valutare lo stato di salute del brand, i videogiochi ad esso dedicati, restituisce un quadro non idilliaco.

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Chi non muore si rivede

Le tartarughe sono tornate, sempre per mano di Konami, su tutti i sistemi dominanti dell'epoca: dal PC al GBA, passando da tutti i 128bit domestici. Di questi titoli, prevedibilmente, solo quello per GBA, una console con una fascia d'utenza composta anche e soprattutto di giovanissimi, ha raggiunto la cima delle classifiche di vendite. Purtroppo, però, lo ha fatto del tutto immeritatamente, di luce riflessa destinata ad esaurirsi. Il nuovo capitolo videoludico delle tartarughe ninja, infatti, è decisamente sotto gli standard odierni di produzione dei titoli importanti e non raggiunge neppure i livelli di gameplay, non certo eccelsi, dei titoli classici. Se molti dei giochi del passato erano semplici picchiaduro ed action games messi insieme in non molto tempo, ripetitivi e con l'appeal dei personaggi famosi ma comunque, gli odierni capitoli ne hanno persino esasperato in peggio le caratteristiche. La proposta audiovisiva dei nuovi Turtles-games è valida ma non eccelsa, mentre il gameplay è sacrificato completamente e oppresso da gravi errori in sede di game design: come se la ripetitività incredibile di questi mediocri action/brawlers dai concept datatissimi non bastasse, i programmatori hanno criminalmente dimenticato la fondamentale modalità in multiplayer, capace di risollevare anche i più deboli episodi classici dallo status di "noia totale irreparabile" a quello di divertimento di un'oretta senza pensieri con degli amici. Più che di una Turtles-Reinassance, a conti fatti, sembra che ci si trovi di fronte a un'utopia commerciale, al tentativo di far tornare viva a basso costo una gallina dalle uova d'oro ormai quasi del tutto sterile. Lo spirito delle tartarughe ninja è del tutto inadatto a imporsi come una volta in un'industria dell'intrattenimento decisamente cambiata, intrisa di una voglia di cool factor e di temi più adulti che attirano anche i pubblici più giovani, caratterizzata da maggiore concorrenza e necessità di livelli qualitativi più elevati per sopravvivere, e soprattutto estranea a quel gusto del kitsch e del groovy tipicamente eighties che prosperava nei giocattoli con lo slime, nel cinema dei b-movies, nel fumetto underground e che si è del tutto esaurito oggigiorno nei suoi esiti commerciali, rimanendo nostalgico esito dei pochi appassionati. Uno spirito di cui le tartarughe ninja facevano indubitabilmente parte.

Commenti a marcobenoitcarbone@virgilio.it

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I Mighty Morphin' Power Rangers conquistarono il mondo con il loro omaggio spinto e naif ai classici dell'orrorifico psichedelico giapponese, con il loro gusto kitsch e gommoso che segnò l'ultimo grande outing dello spirito degli eighties. Anche se non raggiunsero la popolarità delle Tartarughe Ninja, divennero anch'essi un fenomeno, contribuendo tra l'altro al loro declino.

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Sicuramente la più psichedelica tra le imitazioni delle Turtles, la serie degli Street Sharks fu mandata in onda per qualche anno ma scomparve nel nulla a causa del tracollo dell'audience. Ancora più ridicoli di qualunque tartaruga, avevano un look minaccioso ma esilarante che ha generato una quantità elevatissima di giocattoli. Perfetti per la caccia dei collezionisti.

Detriti e citazioni...

Da buon fenomeno di pubblica notorietà, le Tartarughe Ninja hanno ricevuto un'immensa serie di citazioni, anche in ambito videoludico. La più simpatica è certamente quella di Paper Mario per Nintendo64, con i Teenage Mutant Ninja Koopas. Pochi sanno, infine, dell'esistenza di un'incredibile crossover in cui le tartarughe incontrano niente di meno che Superman: il titolo è TMNT Superman Legends, l'anno è il 1996 per questo OAV in due parti.

Riprendiamo il nostro speciale dedicato alle Ninja Turtles da dove lo avevamo lasciato: le maxi-tartarughe mutanti erano da tempo approdate nelle sale giochi, sugli home computers e sul NES, ma avrebbero popolato TV e monitor per molto altro tempo...

La prima parte del nostro speciale si trova a questo indirizzo.

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