Spirit: Stallion of the CimarronSpirit: Stallion of the Cimarron 

Il film ha riscosso giudizi contrastanti, quello che è certo è che il gioco non gli rende onore...

Ho un’Idea!

Parlando di puntualità… Del film di Natale non può mancare il tie in, e THQ dopo essersi assicurata i diritti del lungometraggio ha pensato al GameBoy Advance come alla piattaforma più adatta per il videogioco. Furboni…
Quando apparvero le prime notizie di questo Spirit, una cosa subito colpì l’attenzione del sottoscritto: c’era alla base del titolo un’idea che non era proprio nuova, ma quantomeno insolita e che certamente faceva sperare in un titolo diverso dal solito tie in che punta solo sulla licenza per vendere qualche copia. In pratica, nei panni di un membro della succitata tribù (Potrete scegliere tra un uomo e una donna all’inizio del gioco. Differenze pratiche tra i due: nessuna) non dovrete semplicemente trovare i cavalli e riportarli nella loro terra, ma anche guadagnarvi la loro fiducia in modo da convincerli a seguirvi o da poter addirittura cavalcarli. Un’idea fresca, insomma; come sia stata poi implementata, è tutto un altro discorso…
Il titolo inizia all’esterno del ranch dove è stato rinchiuso Spirit. Qui troverete vaganti i vari destrieri, da riportare uno ad uno sulle rive del fiume Cimarron: i cavalli hanno però vari bisogni, il soddisfacimento dei quali riempirà la barra della “fiducia” della bestia nei vostri confronti. Potrete quindi alleviare la fame e la sete dell’animale, nonché evitare che si senta solo e triste; sono varie le azioni a vostra disposizione: potrete accarezzare il cavallo, spazzolarlo, cantargli una canzone nonché nutrirlo e abbeverarlo con il cibo e l’acqua che troverete sparsi per i livelli. Non è affatto difficile intuire i bisogni del cavallo: c’è una schermata apposita che ve li comunica… Una volta ottenuta la fiducia dell’animale, potrete entrare negli stage veri e propri che vi condurranno alle praterie natie: vari e classici sono gli ambienti che affronterete, la foresta, il canyon, il deserto, tutti inquadrati con una visuale dall’alto. Potrete scegliere di andare a piedi (il cavallo vi seguirà) o di cavalcare il vostro animale, la qual cosa vi permetterà di andare più veloci, di saltare gli ostacoli e di affrontare gli animali che, chissà per quale ragione, si frapporranno tra voi ed il vostro obiettivo. E arrivano le prime magagne…

Peccato, Era Buona...

La barra che rappresenta la fiducia del cavallo verso di voi va progressivamente diminuendo, richiedendovi quindi di compiere ogni tanto tutta una serie di azioni volte a far sentire la bestia a proprio agio. Ma queste azioni, così come la raccolta di cibo e di acqua, le potrete fare solo una volta scesi da cavallo, per cui sarete costretti, considerando che gli stage sono vasti e che la vostra velocità a piedi è risibile, a salire e scendere da sella numerose volte all’interno di uno stage, e già questo è noioso. Aggiungete poi che tutta la storia del guadagnarsi la fiducia non si risolve altro che in un continuo ripetersi della stessa identica sequenza di azioni (dai da mangiare, dai da bere, spazzola e canta una canzone, dai da mangiare…) e vedrete così una buona idea andare miseramente in fumo, travolta dalla noia e dalla banalità. Non basta: magari, penserete, cibo e acqua sono difficili da trovare… Nient’affatto. Ne avrete quasi sempre il massimo che potete portare, salvo nello stage del deserto dove la scarsità diviene addirittura frustrante! Il gioco ci invita a razionare per bene le risorse, ma come si fa quando la barra della fiducia diminuisce a velocità sorprendente?
Una delle frecce che Spirit aveva al proprio arco si rivela alla prova dei fatti spuntata.
Ma non finisce mica il cielo: se anche l’idea del team fosse stata implementata per bene, difficilmente avrebbe risollevato il gioco dalle nebbie dell’insufficienza. Spirit è semplicemente un brutto gioco, dal gameplay noioso e per niente ispirato. Il level design è assolutamente blando, non offre sfida, non spinge ad andare avanti, e anche quando inserisce degli elementi più complessi, bivi e oggetti da raccogliere per un animale che vi sbarra la strada, non riesce che ad andare poco oltre la semplice idea; gli stage sono piuttosto ampi, ma questo non fa altro che amplificarne l’anonimato e la noia E i nemici… Gli animali che per motivi loro vi sbarrano la strada possono essere eliminati semplicemente piazzandocisi di fronte e premendo ripetutamente uno dei due tasti deputati all’attacco, una semplice perdita di tempo. E poi una magagna grossa come una casa, un problema di collisioni che semplicemente vi impedirà di proseguire in certi punti se non a piedi; nell’ultimo stage, però, dovrete per forza essere a cavallo e superare burroni e precipizi, risultato? Il sottoscritto, che non era mai morto lungo tutto il facilissimo gioco, nell’ultimo percorso ha visto una ventina di volte la schermata del Game Over.
Tecnicamente, restiamo sugli stessi livelli: grafica e sonoro sono ai livelli del Game Boy Color, fatta eccezione per alcune rare animazioni e per le schermate d’intermezzo tratte dal film. Gli stage sono assolutamente poveri di elementi e di colori, gli sprite, cavalli a parte, fatti male ed animati peggio, le musiche fastidiosissime, poche e sempre uguali. Neanche la longevità si salva dal disastro: stage ampi ma facilissimi (e noiosi) da attraversare, gioco in definitiva corto e privo di sfida. Rigiocando più volte però si ha accesso a nuovi cavalli e nuove ambientazioni, se ve la sentite…

Commento
Dal design, dai personaggi, dalla facilità del tutto si capisce che Spirit: Stallion of the Cimarron sia stato pensato per un pubblico infantile. Questo però non giustifica affatto la blandezza del tutto, l’inesistente studio dei livelli e del gameplay più in generale, la scarsa attenzione riservata all’aspetto tecnico e l’aver lasciato passare dei veri e propri bug come quello delle collisioni del cavallo con l’ambiente circostante.
Di positivo nel titolo delle Hyperspace Cowgirls (che poi son quasi tutti uomini…) ci possiamo trovare un’idea non ritrita e il fatto che, comunque, la licenza è buona. Per il resto, alla larga!

Pro
+ Tie in di un film interessante
+ Un’idea non ritrita…

Contro
- … ma gettata alle ortiche
- Tecnicamente ai minimi
- Gameplay blando, noioso, per niente bilanciato
- Difetti vistosi lasciati passare

Al Cinema col GBA

Puntuale come ogni anno, arriva Natale. E puntuale come ogni Natale arrivano i film di Natale: se Disney rivisita in chiave fantascientifica un classico della letteratura quale L’Isola del Tesoro, la spielberghiana Dreamworks rimane coi piedi ben piantati nella storia e nell’epopea americana con Spirit: Stallion of the Cimarron, una storia dalla parte degli Indiani e della natura ambientata durante la controversa Conquista del West.
Spirit è uno splendido stallone, un mustang, che scorrazza libero e felice con la sua mandria nelle vaste praterie intorno al fiume Cimarron, in un rapporto di reciproca convivenza e reciproco aiuto con una tribù indiana. Ma i tempi stanno cambiando, sta arrivando l’uomo bianco e con lui la sua avidità e il suo sentirsi estraneo e superiore all’ambiente che lo circonda: durante una forte tempesta, una banda di fuorilegge cattura l’intera mandria, e con essa il fiero Spirit. I pellerossa, però, stavolta non rimarranno a guardare.

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