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La teoria dell'evoluzione di Darwin applicata da Will Wright

Nella partita di dimostrazione all’E3 il gioco cominciava, appunto, con un organismo monocellulare che nuotando nel brodo primordiale deve cibarsi con creature più piccole ed evitare le forme di vita superiori, che possono attaccare e mettere a serio rischio l’esistenza del microrganismo. Una volta divorati abbastanza microbi subentra la possibilità di evolversi, controllata tramite una sorta di pannello di editing evolutivo. L’evoluzione non implica subito il passaggio ad una specie superiore, ma in alcuni casi, come in questo iniziale, permette di potenziare la creatura attuale con add-on che migliorano abilità come resistenza, intelligenza o velocità.
Una volta arrivati a forme di vita superiori comincia la vera e propria creazione di razze e caratteristiche delle varie creature (tutte piuttosto fantasiose e bizzarre), meccanismo che, per quanto si è visto, è piuttosto profondo e ben congeniato. Oltre alla possibilità di scegliere il tipo di alimentazione, le caratteristiche fisiche ed evolutive di queste forme di vita, è possibile insegnare loro nuovi comportamenti usando combinazioni di quelli già esistenti, ed inoltre l’atteggiamento tenuto (più o meno aggressivo, impegnato nel progresso tecnologico o nelle tecniche di guerra, etc. etc.) influenza l’attitudine generale delle specie future, con risvolti visibili addirittura nello stile delle costruzioni e nei gadget che si avranno a disposizione. Punti di forza e debolezza variano sensibilmente da creatura a creatura, non permettendo di avere un esemplare migliore degli altri in senso assoluto.
Più avanti nell’evoluzione si assisterà alla riunione di più creature in tribù primitive, che man mano si contenderanno il territorio e dovranno scontrarsi con tribù rivali. Col passare del tempo le forme di vita e la tecnologia a loro disposizione diverrà sempre più complessa, fino ad arrivare ad una sorta di astronave che permette di girovagare in lungo e in largo per il pianeta, o addirittura compiere viaggi interstellari allo scopo di colonizzare altri pianeti, magari di sistemi solari creati da altri giocatori (parleremo fra poche righe dell’aspetto multiplayer). A questo punto del gioco, come spiega Wright, lo stile del gameplay sarà molto simile a quello di Grand Theft Auto, dove si può vagare liberamente a destra e manca senza particolari restrizioni. Per l’espansione ed il benessere il giocatore non avrà la sola opzione della conquista, ma potrà anche usare la diplomazia e stringere alleanze.
Nonostante Spore non sia pensato per essere un gioco prettamente multiplayer, proprio dal punto di vista dell’interazione con altri giocatori il titolo della Maxis sfodera una delle sue features più intriganti. Un server centralizzato online, infatti, si prenderà la briga di catalogare tutte le diverse creature create dai giocatori di tutto il globo, e popolare il mondo virtuale con quelle più adatte alle condizioni di gioco, calcolando i diversi fattori dell’ambiente nel quale si trova il giocatore. In parole povere, il server centrale riesce a calcolare rapidamente le caratteristiche delle creature necessarie per completare un particolare ecosistema, cercare nel database quelle che maggiormente corrispondono a tali caratteristiche ed infine inserirle nel gioco.
Non c’è dubbio che Spore sia uno dei titoli più intriganti degli ultimi anni, soprattutto grazie ad un sistema di evoluzione altamente complesso che permette di conquistare galassie intere partendo da un semplice microbo. Il solo nome di Will Wright, genio indiscusso dell’industria, è una garanzia più che valida per scommettere sulla buona riuscita del progetto. Se siete interessati, vi consigliamo di aggiungere Spore alla vostra lista dei giochi favoriti, per poter ricevere tempestivamente ogni nuova notizia disponibile.

In trenta e più anni di storia videoludica ne abbiamo certamente viste di tutti i colori, ma non credo che, almeno fino a qualche anno fa, quando ancora non si avvertiva il forte bisogno attuale di originalità ed innovazione, qualcuno avrebbe mai pensato che giocando col suo PC si sarebbe ritrovato ad impersonare un microrganismo che nuota spensierato nel brodo primordiale.
Detto così tutto ciò potrebbe sembrare bizzarro ed improbabile, eppure la mente dietro a Spore, il titolo in questione, è nientemeno quella di Will Wright, creatore di numerosi best-seller che hanno fatto la storia dei videogiochi come Sim City o il più recente The Sims. Naturalmente Spore non si limita alla simulazione della vita di un microrganismo, anzi è un gioco di ampissimo respiro che spazia ben al di là di quanto sia mai stato fatto in precedenza, permettendo al giocatore di ripercorrere numerose tappe dell’evoluzione della vita sul pianeta terra e spingendosi anche oltre, arrivando in un futuro remoto dove entità ultra-intelligenti si lanciano alla conquista dello spazio. Presentato prima al GDC e successivamente all’E3 2005 in versione giocabile, Spore ha subito suscitato un notevole interesse da parte di tutta la stampa specializzata, vuoi per la grande ambizione del progetto, vuoi per l’indubbia dose di originalità che promette di regalare. All’esplicita idea di evoluzione della vita si accompagna il concetto più nascosto di progresso dei videogame, e ciò è reso palese dalle dichiarazioni di Will Wright, che afferma di aver differenziato il gameplay delle varie fasi di evoluzione ispirandosi fortemente a capolavori del passato come Pacman, Populous e Civilization.