Sword of ManaSword of Mana 

L'epico, primo episodio della serie Seiken Densetsu di Squaresoft per Game Boy Classic rivive su Game Boy Advance con Sword of Mana. Scoprite se il remaking operato da SquareEnix ha avuto buon esito e se il ritorno dell'Albero del Mana sulla scena videoludica è stato clamoroso come ci si aspettava.

La Spada Magica e l'Albero Sacro

Narrano le antiche leggende che una dea, madre di tutte le cose, aveva dato vita al mondo e a tutti gli esseri viventi, mostrandosi ad essi come una splendida donna con una spada nella mano sinistra. Ma quando la dea intravide nel cuore degli uomini il seme del male, decise di proteggerli: lasciò cadere la spada, che si arruginì all'istante, e si trasformò in un enorme albero, fonte del potere del Mana, che torreggiando sul mondo lo avrebbe protetto. Ma un uomo malvagio, Vandhole, sfruttò il potere del Mana per dare inizio a un'era di orrore e paura, finchè un eroe, impugnando la spada della dea e aiutato da due fedeli compagni, non pose fine alla vita del tiranno, dando inizio a un'epoca di pace e prosperità. Adesso però una nuova minaccia attenta al perduto albero del Mana... il malvagio Dark Lord ha giurato guerra alla tribù del Mana, una popolazione in grado di manipolare il mistico potere della magia, dichiarandola eretica e dandole una caccia spietata. I protagonisti della nostra storia sono due, e benchè le vicende personali di entrambi si intreccino più volte, è possibile affrontare l'avventura nei panni di uno o dell'altro per coglierne le sfumature: l'eroe è un gladiatore, fatto schiavo da bambino nel tentativo di sfuggire allo sterminio della sua famiglia operato dal Dark Lord, e ora intenzionato a vendicarsi con le sue mani; l'eroina invece è una discendente della tribù del Mana, incaricata di portare a compimento una sacra e segretissima missione. Ma il male è infido e non sarà facile scovarlo e annientarlo una volta per tutte...

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The Mana Revolution

Fin dal primissimo episodio, del quale Sword of Mana è un remake, Seiken Densetsu si è sempre distaccata dal genere JRPG nel quale Square è maestra, strizzando l'occhio all'action-RPG e in più particolare alla saga di The Legend of Zelda. Il protagonista si muove in un unico mondo diviso in settori, combattendo i nemici in real-time e in modo particolarmente arcade, interagendo con gli abitanti di piccoli villaggi e risolvendo dungeon pieni di enigmi e pericolose creature sfruttando le abilità apprese man mano che l'avventura prosegue. Ciò che ha sempre maggiormente distaccato la saga di Nintendo da quella di Squaresoft è sempre stata, però, la componente narrativa, che in Seiken Densetsu è forza motrice degli eventi, benchè non raggiunga i livelli più complessi e profondi di JRPG creati appositamente per girarle intorno. Se il primissimo Seiken Densetsu poteva essere additato, quindi, come una sorta di Link's Awakening, questo remake si allontana ancora di più dall'accusa di imitazione, grazie all'influenza di tantissimi espedienti ludici e narrativi sperimentati da Square negli ultimi anni, che completano Sword of Mana e, a tratti, lo trasformano radicalmente. E' il caso, ad esempio, dell'inserimento di features presenti in Legend of Mana, come la possibilità di forgiare armi e coltivare oggetti, e sempre da Seiken Densetsu IV è mutuata l'esecuzione delle magie: una volta benedetti da uno spirito elementale (che peraltro presiedono ai differenti giorni della settimana, come in Legend of Mana, variando la potenza della corrispondente magia elementale), sarà possibile evocarlo per lanciare due tipi di magie, agendo sul tasto R in un determinato modo, aggiungendo alla componente arcade dei combattimenti anche un interessante fattore strategico e ragionato (il caricamento di una magia richiede un momento di pausa durante il quale si è indifesi agli attacchi nemici). Un'altra graditissima aggiunta al sistema di combattimento è... la sua stessa meccanica: se in Mystic Quest bastava agire sul tasto di attacco per colpire con l'arma equipaggiata, in Sword of Mana è possibile eseguire delle vere e proprie combinazioni di attacchi (benchè la precisa tempistica richieste ad effettuarle lasci un po' perplessi), eseguire delle supermosse letali e aumentare in questo modo l'abilità nell'uso dell'arma equipaggiata che, proprio come in Secret of Mana, può appartenere a diverse famiglie: si va' dalle spade agli archi, dai guanti alle lance e via dicendo. Interessante inoltre la rielaborazione del Class System sperimentato in Seiken Densetsu III: se nell'episodio mai tradotto era possibile cambiare il mestiere del personaggio seguendo una linea ben precisa data dalla sua identità (un guerriero poteva diventare gladiatore e poi cavaliere, ad esempio), in Sword of Mana ogni level-up permette di distribuire dei punti bonus per aumentare l'inclinazione dell'eroe o dell'eroina verso un certo mestiere piuttosto che un altro, agendo in questo modo sulle loro statistiche; per esempio, aumentando la classe di Mago il personaggio acquisirà punti in statistiche come l'intelligenza e la magia, mentre aumentando la classe di Guerriero saranno le statistiche fisiche ad aumentare al posto di quelle intellettuali. Nuovi di zecca, invece, sono i Field Command, abilità che permettono di intervenire sull'ambiente per risolvere enigmi o procedere nell'avventura: se in Mystic Quest il massimo che si poteva fare era distruggere blocchi di pietra con il piccone o spazzare via erbacce con la falce, in Sword of Mana è possibile saltare e incantare gli ostacoli sfruttando le particolari abilità precedentemente acquisite. A tal proposito, si rivela di estrema utilità il Ring Menu (così chiamato per la bizzarra forma anulare) che imitando quello di Legend of Mana consente non solo di monitorare gli status dei personaggi, le loro abilità e l'equipaggiamento, ma anche di informarsi sulle quest in atto, sulle informazioni vitali provviste dai personaggi, su tutti i mostri incontrati fino a quel momento (perfino sugli oggetti che lasciano una volta uccisi) e, ovviamente, sulla propria posizione sulla mappa del mondo; questo "Popoi Book" è peraltro fornito da una vecchia conoscenza dei giocatori di Seiken Densetsu IV, il coniglio Niccolò, che insieme a Lil'Cactus contribuisce ad aumentare il cast di Sword of Mana che adesso, oltre ai classici personaggi già apparsi nell'originale come il buon Willy o la bella Amanda, gode di una trama più complessa e coerente e soffre della mancanza di eventi più o meno epici, come le cavalcate sul Chocobo(t), creatura eliminata per differenziare maggiormente la saga del Mana Tree da quella della Fantasia Finale. Nel complesso, la strutturazione di Sword of Mana offre un'incredibile varietà di situazioni di gioco che di certo non mancherà di appassionare e coinvolgere tutti i giocatori che vorranno avventurarsi in questo fantastico mondo.

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Croce e Delizia

Tecnicamente Sword of Mana è uno splendido gioiello, ma esaminandolo più a fondo si notano dei difetti non proprio trascurabili. Graficamente ci troviamo di fronte a un vero capolavoro: gli sprite sono vari sia nell'aspetto che nella cromia, di grosse dimensioni e ottimamente animati, e si muovono in ambienti estremamente curati nel dettaglio e nella colorazione; insieme agli artwork particolarmente visionari, il gioco assume un aspetto decisamente fiabesco, contribuendo a immergere il giocatore nel mondo di fantasia di Sword of Mana, grazie anche alla bellissima colonna sonora: remix di quella già ascoltata nell'originale Seiken Densetsu, mantiene ancora un sapore epico e drammatico, alternandosi perfettamente a seconda della situazione, tra melodie tristi e tenebrose e accompagnamenti più ritmati e allegri. Esclusi quindi i meritatissimi elogi, vanno giustamente segnalati anche i difetti che, stranamente, SquareEnix non è riuscita ad arginare: in primis, i rallentamenti che spesso accusa il gioco nelle situazioni più caotiche, giustificati dal numero di sprite e la loro grandezza sullo schermo, ma troppo frequenti per passare inosservati; inoltre, gli effetti sonori, rozzi e acuti, minano la qualità musicale complessiva del gioco, ricordandoci tristemente le scarse performance del GBA nel campo (che peraltro possono essere tranquillamente arginate, come hanno dimostrato Mario & Luigi, Fire Emblem e Final Fantasy Tactics Advance). Non tutte le ciambelle riescono col buco, ma questa è particolarmente saporita...

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Commento

Fin dalle primissime immagini e dai filmati di SquareEnix, Sword of Mana prometteva un'esperienza audio-visiva senza precedenti: così non è stato, non pienamente almeno, benchè le mancanze tecniche siano veramente esigue e di certo non minano in modo particolarmente grave la valutazione finale. Ciò che realmente lascia perplessi sono due particolari che qua esponiamo: l'IA degli alleati e il sistema degli Amigos. Sulla prima c'è poco da dire: è terribile. Qualora ci si trovi ad affrontare l'avventura accompagnati da un secondo personaggio, si nota subito di come l'IA del compagno latiti in modo imbarazzante, portandolo a incastrarsi in posizioni amene dello scenario o a combattere in modo del tutto sconsiderato. Il sistema degli Amigos, invece, supplisce alla mancanza del supporto multiplayer: invece di consentire il controllo di un compagno a un altro giocatore, Sword of Mana permette di "scaricare" le informazioni relative ai salvataggi altrui, per potenziare un attacco speciale diventa più dannoso man mano che aumentano questi save. Benchè interessante, l'Amigos alla fin fine risulta superfluo e poco pratico. Sword of Mana ha comunque tantissime frecce al proprio arco, che si esprimono, oltre che nella lunghezza della quest principale (circa 25 ore, da giocare due volte per giunta), anche nel numero spropositato di segreti da scoprire e sub-quest da svolgere: oltre alle già citate possibilità di coltivare item e forgiare equipaggiamenti, ci sono gli spiriti elementali da potenziare e i nemici speciali da sconfiggere e una marea di altre task da compiere. In definitiva, Sword of Mana è il degno ritorno di Seiken Densetsu, e gratifica la ludoteca GBA in modo non indifferente, permettendo agli aficionados della saga di commuoversi rivivendo i ricordi del glorioso Mystic Quest e ai nuovi utenti di sperimentare una delle più famose saghe della storia dei videogiochi.

Pro Tecnicamente ottimo Vario e divertente Tantissime quest da svolgere Contro Qualche difetto audiovisivo IA degli alleati pessima Modalità multiplayer praticamente assente

Una delle più famose saghe videoludiche marchiate Square è senz'altro quella di Seiken Densetsu. Secret of Mana è ancora oggi una delle più note e blasonate cartuccie per SNES, ma non tutti sanno che non è l'unico episodio di quella che, altrimenti, non sarebbe una serie... Seiken Densetsu nasce infatti su Game Boy ma in America e Europa acquisisce una nuova titolazione: nel Paese a stelle e striscie diventa Final Fantasy Adventure, complice la fama dell'altra saga Squaresoft; in Europa, invece, arriva col nome di Mystic Quest. Il secondo episodio, Seiken Densetsu II, diventa in America Secret of Mana, appunto, ma non raggiungerà mai il nostro territorio. Sorte ancora più infausta tocca allo splendido Seiken Densetsu III, un vero gioiello per SNES che non uscì mai in versione occidentale, venendo relegato alla nicchia dell'emulazione, con patch amatoriali che ne traducevano i testi in inglese. L'ultimo episodio della serie uscito finora è Seiken Densetsu IV per PSOne, giunto in America con il titolo di Legend of Mana, altra splendida avventura non esente dai difetti ma all'altezza dei prequel. E questo nuovo capitolo, Sword of Mana, dove si colloca, che ruolo ha nell'economia cronologia della saga? Presto detto: il titolo originale giapponese di Sword of Mana è Shinyaku Seiken Densetsu e la cartuccia in questione non è altro che il remake, riveduto e corretto, dell'originale, primo Seiken Densetsu. Ma ogni remake comporta sempre degli scoinvolgimenti strutturali...

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