7.2

Redazione

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The Last RemnantThe Last Remnant - Provato 21

In un mondo dilaniato dalle guerre per il controllo di antichi artefatti, un ragazzo è costretto a lottare per sopravvivere e salvare la sorella. Ed è solo l'inizio per The Last Remnant...

Il mistero dei Remnant

Non sono molti i dettagli diffusi da Square Enix sulla trama, e ovviamente la build visionata mostra solo una piccola parte della storia complessiva, che probabilmente sarà vasta e articolata, ma l’ambientazione di partenza sembra subito particolare. Da migliaia di anni, i Remnant giacciono sparsi per il mondo, testimonianza di un’antica e misteriosa civiltà scomparsa. Si tratta di antichi artefatti dotati di un potere misterioso, circondati da un’aura magica e presenti in varia foggia e misura: enormi spade, oggetti rilucenti, armi da fuoco ma possono essere anche animali, o insetti, anch’essi infusi di un potere particolare. Questo potere è ovviamente bramato dagli abitanti del mondo in questione, e per migliaia di anni le guerre hanno infuriato sui continenti e tra le quattro razze presenti nell’universo del gioco. Ogni civiltà ha costruito enormi città intorno ai Remnants, adorati come oggetti divini, considerati capaci di difendere la gente con la loro stessa presenza.
Su questo sfondo s’innesta la storia del protagonista, Rush Sykes: un ragazzo vissuto sempre relativamente isolato e lontano dalle guerre che infuriano nel continente, essendo sempre rimasto su Eulam Island, in compagnia della sorella minore. Ovviamente, non si tratta di un ragazzo qualunque, ma questo si scoprirà solo andando avanti nella storia: all’inizio sappiamo soltanto che i genitori dei due ragazzi sono dei ricercatori impegnati su un’importante scoperta che riguarda l’utilizzo dei Remnant. Proprio dopo aver ricevuto una comunicazione da parte dei due scienziati, un gruppo di misteriosi soldati in armatura irrompono sulla scena e rapiscono la sorella Irina, spingendo Rush ad un disperato inseguimento. Durante questa corsa alla ricerca di Irina, il ragazzo si imbatte nel bel mezzo di una battaglia, durante la quale farà la conoscenza dei primi compagni e da cui inizierà la sua avventura.
La struttura di gioco si sviluppa secondo la classica cadenza: alle fasi “tranquille”, all’interno delle città e dei villaggi, nelle quali è possibile fare conoscenze, dialogare con gli abitanti, attivare quest e comprare equipaggiamenti, si alternano quelle più propriamente d’azione, all’interno dei vari dungeon o locazioni nelle quali verremo spediti a compiere le missioni, con tutte le zone accessibili attraverso una mappa (enorme, peraltro) nella quale compariranno via via i punti d’interesse.

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Combat System

Il primo impatto con il sistema di combattimento può essere disorientante, per chi è esperto della struttura classica dei JRPG: a grandi linee, infatti, il meccanismo elaborato da Square Enix non è molto distante dal combattimento a turni a cui ci ha abituato Final Fantasy (tra gli altri), ma il fatto di non controllare singolarmente i personaggi del party rappresenta un cambiamento radicale, per quanto riguarda il segmento di gameplay che prendiamo in considerazione. Se a prima vista può sembrare una semplificazione, in verità il sistema raggiunge un grande spessore strategico quando si iniziano ad avere più personaggi a disposizione per il combattimento, che dovremo organizzare in gruppi. Il party è infatti composto da una sorta di mini-esercito, formato da diverse squadre che a loro volta possono essere composte da un massimo di 5 personaggi. Ogni “unione” (gruppo) agisce in sostanza come un’unica unità, a cui va impartito l’ordine ad ogni turno di combattimento: è chiaro che, agendo all’unisono, è meglio creare unioni quanto più compatte possibile, assortendole in maniera bilanciata all’interno del macro-party con cui affronteremo le battaglie (attaccanti robusti in prima linea, attacchi magici e guaritori in seconda, ad esempio). I comandi possibili sono praticamente quelli classici (attacco, difesa, magia, oggetti) ma assumono in certi casi delle sfumature diverse, a seconda del contesto, e comprendono il ricorso a varie abilità speciali caratteristiche dei personaggi principali. Un altro elemento strategico è dato dalla disposizione in campo dei vari gruppi, e dalle situazioni in cui questi si trovano: c’è una grossa differenza tra gli attacchi frontali e quelli portati dai lati (più potenti), cosa che comporta una certa attenzione allo schieramento; allo stesso modo bisogna stare attenti a porre le unioni comprendenti unità più resistenti agli attacchi in prima fila, e le più deboli in seconda. Inoltre se un’unione si trova in difficoltà, sarà possibile concentrare gli sforzi degli altri per proteggerla, tralasciando altri obiettivi. Da notare la presenza di alcuni “quick time event”, che compaiono sporadicamente durante i combattimenti e stimolano a rimanere concentrati sull’azione anche dopo aver impostato l’attacco per tutte le unità, richiedendo la pressione di un tasto entro un limite minimo di tempo per poter contare su un bonus di attacco o difesa. Una barra posta in alto sullo schermo mostra la situazione del “morale” per entrambi gli schieramenti in battaglia, che chiaramente sarà influenzata dalle azioni effettuate e a sua volta modificherà in parte l’esito degli attacchi.
L’approccio ai nemici ricorda da vicino quello visto in Blue Dragon: non ci sono attacchi casuali e gli avversari sono sempre chiaramente visibili su schermo, sta a noi decidere quando attaccarli, controllando il loro stato (segnalato da simboli che compaiono sulla loro testa) e cercando di coglierli di sorpresa per sfruttare il bonus d’attacco. E’ anche possibile attivare un’opzione speciale che consente di lanciare l’attacco a più nemici insieme, puntando così ad una ricompensa più preziosa.

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Un look occidentale

L’impianto grafico di The Last Remnant è stato costruito sfruttando la rodata base dell’Unreal Engine 3, e i risultati sono buoni. Gli scenari appaiono molto vasti, sebbene non si distinguano per quantità di particolari e, soprattutto, per varietà, ma almeno le sezioni visionate sono apparse suggestive. Colpisce la caratterizzazione dei personaggi che, nonostante non si discostino eccessivamente da certi stereotipi nipponici, sono disegnati con tratti meno marcatamente “animeggianti” e dallo stile un po’ occidentalizzato, segno anche questo, probabilmente, della volontà di rendere il gioco più adatto a tutti i palati. Le cutscene, almeno quelle presenti nella build di prova, sono ovviamente presenti in grande copia, utilizzate per sostenere tutto l’imponente impianto narrativo del gioco, e sono per la maggior parte costruite sullo stesso motore grafico delle sezioni propriamente in-game, contribuendo a mantenere una continuità tra le fasi di gioco e quelle dedicate alla storia. Particolarmente spettacolari risultano i combattimenti, durante i quali i movimenti di camera contribuiscono a creare un clima epico, data anche la scala degli scontri che comprendono una grande quantità di combattenti. Anche la colonna sonora concorre a sottolineare bene quello che accade sullo schermo, con opportune accelerazioni e brani potenti nei momenti più concitati, e tracce più tranquille e auliche nei momenti di calma ed esplorazione tranquilla. Da rivedere, almeno in questa build, le animazioni dei personaggi nelle città e i tempi di caricamento, che hanno bisogno di una bella sforbiciata.

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Un look occidentale


Non manca ormai molto all’uscita di The Last Remnant su Xbox 360, e fra poco i dubbi saranno finalmente sciolti: al momento, il gioco si presenta come un RPG di stampo nipponico che, almeno dal punto di vista del combat system, propone davvero qualcosa di nuovo e interessante. Resta da valutare, soprattutto, il reale valore della trama e lo sviluppo di questa - fattori fondamentali per il successo di un titolo del genere - e la capacità di mantenere alta l’attenzione fino alla fine. Quanto visto finora, in ogni caso, fa ben sperare.

The Last Remnant è in arrivo il 20 novembre su Xbox 360, successivamente su PlayStation 3 e PC.
La versione testata è quella per Xbox 360.