Underground Vol.1  0

Una nuova rubrica che si propone l'arduo compito di valutare mensilmente l'immensa mole di titoli che si muovono nell'underground videoludico, totalmente indipendenti dai grandi publisher e immersi nelle apprezzate formule freeware e shareware.

Cave Story – Doukutsu Monogatari

Sviluppatore: Pixel
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Link
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: il gioco è completamente in Giapponese, ma sul sito di riferimento è possibile scaricare una patch che lo traduce in Inglese. Non esiste una traduzione in italiano.

Di certi giochi ti fanno osservare uno o più screenshot e non riesci a vederci nulla di particolare. Prendiamo il caso di questo Cave Story: un platform bidimensionale dalla grafica minimale contenuto in un archivio grosso poco più di un megabyte; cosa aspettarsi con queste premesse? Si scarica il gioco e lo si avvia poco convinti ma spinti dalla curiosità dovuta ad alcuni passa parola letti su internet. C’è chi lo ha definito un capolavoro assoluto degno dei classici del genere. Certo, all’inizio si vedono solo sprite spigolosi che si muovono in ambientazioni estremamente stilizzate… Che abbaglio! “È brutto da vedere ma si lascia giocare” viene da pensare dopo qualche minuto passato a prendere confidenza con i pochi controlli. Ma basta andare avanti qualche altro minuto per trovarsi catturati in un’opera ludica curata e perfezionata in ogni dettaglio.
Cave Story è un capolavoro che intrappola il giocatore grazie alla sua capacità di essere moderno pur sembrando sputato fuori da una console ad 8 bit. La storia è inizialmente nebulosa (vi trovate su una strana isola in compagnia di strani animaletti dall’aspetto tenero, senza sapere bene perché siete lì e chi è che sta minacciando la vita della popolazione indigena) ma si sviluppa in modo coerente e ben architettato, stupendo a volte con colpi di scena ottimamente studiati. La struttura di gioco è quella di un normale platform: oltre ai tasti per muoversi ne servirà uno per sparare, uno per saltare, un paio per scorrere le armi, uno per l’inventario e uno per far apparire la mappa del livello corrente; ideale sarebbe utilizzare un joypad, anche se la tastiera svolge egregiamente il suo lavoro.

Era dai tempi di Super Mario World che non ci divertivamo così con un platform bidimensionale

Cave Story – Doukutsu Monogatari

Le armi a disposizione del nostro eroe senza passato sono varie. All’inizio avremo solo una pistola ma, con il procedere del gioco potremo ottenere altri strumenti di morte (un lanciamissili o delle palle di fuoco, tanto per fare due esempi) di cui alcuni fissi (servono per avanzare nel gioco) e altri nascosti. Ogni arma ha un suo livello di potenza base che è aumentabile raccogliendo i cristalli rilasciati dai mostri una volta uccisi. Parlando proprio di nemici è impossibile citare tutta la “fauna” dell’isola che vi si farà contro. Ogni livello ha un suo stile e una sua particolarità che si rifletterà anche nel tipo di nemico che dovrete affrontare. Ovviamente, come tradizione del genere vuole, ogni tanto dovrete scontrarvi con dei boss. Questi non sono difficilissimi da eliminare (tranne quelli finali che sono piuttosto duri) ma sono studiati bene e, soprattutto, non sembrano mai messi tanto per fare numero. Comunque non prendeteli sotto gamba in nessuna occasione: ognuno di essi ha una precisa strategia d’attacco che dovrete contrastare studiando le loro mosse e la morfologia del luogo in cui vi trovate.
Si parlava di capolavoro e non possiamo che confermare. Cave Story è un gioco eccellente. Non vorremmo fare paragoni azzardati, ma era dai tempi di Super Mario World che non ci divertivamo così con un platform bidimensionale (e qui parte qualche tappo di spumante). Dalla sua ha una giocabilità immensa, una grande quantità di segreti ben distribuiti e mai ridondanti, una storia di primo ordine migliore di quella della maggior parte dei melensi titoli main stream dello stesso genere e una longevità che si attesta sulle 8-10 ore (come Quake 4, tanto per fare un paragone recente). Anche tecnicamente se la cava bene (viste le sue ridotte dimensioni) con una grafica sicuramente essenziale ma piena di stile (notare il character design dei personaggi) e delle musiche semplici e bellissime. Consiglio di scaricarlo soprattutto ai giocatori di vecchia data che hanno vissuto l’epoca degli 8 - 16 bit: Cave Story è una grande manifestazione di amore per i videogiochi che non mancherà di stupirvi per la sua freschezza e per la capacità di farvi dimenticare che, nello stesso momento, avete installato su PC un pesante e noioso mattone da 3 e più GB.

Cave Story – Doukutsu Monogatari

a cura di Simone Tagliaferri

Maple Story

Sviluppatore: Wizet
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Link
Download del file: sezione "Download" del sito di riferimento. Per giocare è comunque necessario registrarsi gratuitamente cliccando su "Sign Up", sempre all'interno del sito di riferimento sopra indicato. Entrambi i link sono visibili nell'home page.
Da sapere per giocare al meglio: la comunità è composta per lo più da giovani adolescenti asiatici e come testimonia una versione del gioco realizzata in "Broken English", vi dovrete abituare a dialoghi frammentari e ridotti all'essenziale, che potrebbero inizialmente creare qualche difficoltà ai giocatori più maturi e meno esperti a questo tipo di linguaggio diffuso in alcuni ambiti della rete.

Dopo poche ore di gioco la domanda potrebbe essere "ma si tratta di un MMORPG o di un Tamagotchi?", oppure ancora come ha sintetizzato molto bene un utente nel vasto mare del web "is it fun or addiction?", vale a dire se è davvero divertente o se si perdono solo ore senza riuscire a smettere di giocare, senza una vera finalità (problema che in qualche misura si potrebbe estendere ad ogni MMORPG). Beh, innanzitutto Maple Story è una sfida vinta, non da un gruppo di sviluppatori indipendenti, ma pur sempre con in mente un prodotto che sorprende proprio per i diretti concorrenti commercializzati sul mercato che si trova a fronteggiare, trattandosi di un gioco di ruolo on-line totalmente realizzato in 2D. Le spese di gestione per un prodotto di questo genere e le competenze tecniche richieste non potevano eludere la presenza di una software house, ma il risultato finale è un prodotto piacevole e curato, in continua crescita e totalmente esente da pagamenti per il download o per la partecipazione. Resta da capire cosa aspettarsi veramente da Maple Story e per questo partiamo dal principio, ossia dalla creazione del personaggio, che vi richiederà giusto il tempo di scegliere qualche dettaglio relativo all'aspetto e dove spendere i punti iniziali tra le caratteritiche più vecchie nella storia dei GDR: destrezza, forza, intelligenza e fortuna. A questo punto sarete pronti per cominciare il vostro addestramento sull'isola di Maple, prima di potervi cimentare nel territorio di Victoria, vero e unico mondo di Maple Story, dove tra l'altro sceglierete finalmente la vostra classe di appartenenza tra quattro mestieri oramai arcinoti, che si fregiano di titoli evocativi quali mago, guerriero, ladro e arciere.
Fin qui siamo ben all'interno dei confini rassicuranti della tradizione fantasy, ma la grossa differenza con tanti capostipiti del genere risiede proprio nella bidimensionalità: ogni sezione di mondo è infatti composta da un numero di schermate a scorrimento orizzontale, dove l'accesso ad un edifico o ad un nuovo segmento di gioco è contrassegnato da un fascio di luce che vi condurrà verso una nuova locazione. Per il resto è come assistere ad una sessione di Ghost'n'Goblins, con personaggi che si chinano, che saltano da una piattaforma ad un'altra o che si arrampicano su per scali e funi. Lo stesso vale per i combattimenti, che avvengono in tempo reale come in ogni platform che si rispetti, mentre una serie di comodi menù vi permettono di monitorare l'avanzamento delle quest accettate, il vostro inventario e le statistiche del personaggio. Tutto avviene come in un qualunque MMORPG, potrete infatti mettervi in combutta con altri giocatori per affrontare i nemici più ostici, contrabbandare oggetti e parlare con i personaggi non giocanti semplicemente cliccando sopra di loro due volte con il mouse.

E' un prodotto piacevole e curato, in continua crescita e totalmente esente da pagamenti per il download

Maple Story

Se questo è il gioco di ruolo, dove sta il Tamagochi? Diciamo che questo secondo aspetto emerge dal fatto che salire di livello richiede moltissimo tempo e che fondamentalmente la quantità di ore investite nel gioco vengono ripagate per lo più con accessori nuovi di zecca, dal momento che un mondo bidimensionale non può certo offrire vaste pianure o castelli da esplorare. Si finisce quindi a coltivare il proprio personaggio in un mondo dall'aspetto fumettistico fortemente ispirato alla tradizione classica dei manga, più per il gusto di vederlo crescere che non per un fattore di vera e propria emozione. Non è un caso infatti se l'unico elemento del gioco che vi richiede denaro sonante (del tutto facoltativo), è la sezione dedicata allo shop, dove potrete acquistare simpatici accessori ornamentali per poter conferire un aspetto davvero unico all'eroe che impersonate, un po' come si faceva una volta con le bambole. Tenuta in debita considerazione questi elementi Maple Story offre tantissime distrazioni, tra le quali i pet, davvero divertenti e personalizzabili sotto tanti aspetti, nonché una infinità di eventi al'interno di un mondo accessibile anche al giocatore più inesperto, dal momento che vi bastano pochi concetti fondamentali per poter prendere parte all'avventura. Se amate il genere o se per timidezza non vi siete mai avvicinati ai vasti mondi delle comunità virtuali questo potrebbe essere un buon punto di partenza, semplice e ammiccante.

Maple Story

a cura di Andrea Rubbini

Fate

Sviluppatore: Wild Studios Production
Tipo di distribuzione: Shareware (la registrazione costa 19,90$)
Sito di riferimento: Link
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: sul sito ufficiale è disponibile un pacco che contiene texture più grosse e definite. Installarlo migliora notevolmente la resa visiva del gioco. È un’espansione gratuita consigliatissima se avete deciso di provarlo. È anche possibile scaricare direttamente la versione potenziata. E' stato inoltre pubblicato un pacco gratuito che aggiunge armi, armature e mostri. Lo potete scaricare dal sito ufficiale o direttamente da Multiplayer.it: Link

Fate è un action/RPG che ha ottenuto grossi consensi di critica e pubblico negli States. Avete presente Diablo (il primo)? Se la risposta è sì saprete sin da subito cosa aspettarvi da questa piccola ma validissima produzione. Fate riprende di sana pianta dal classico di Blizzard la struttura completamente verticale: si parte da un villaggio (la base del protagonista per tutto il gioco) e si dovrà scendere nelle profondità di un immenso dungeon composto da decine di livelli generati casualmente. Come tradizione vuole nel villaggio potrete svolgere varie e fruttuose attività: oltre a comprare armi, magie, pozioni e altro ciarpame di varia natura, potrete vendere gli oggetti trovati all’interno del dungeon, potrete curarvi, incantare qualche cosa (armi, amuleti, pezzi di armatura, anelli e altro) rimuovere gemme posizionate negli incavi di qualche oggetto e ottenere quest dai personaggi che ne hanno da proporvi (solitamente dovrete uccidere qualche boss o ripulire un livello da un singolo tipo di nemico, quando non dovrete trovare e riportare un qualche artefatto). I livelli di gioco sono piuttosto vasti e presentano stili differenti (si va da biblioteche dimenticate a caverne piene di lava… tutti gli stilemi del genere, insomma); anche i mostri sono quelli classici (troll, goblin, orchi, ragni giganti, topi inferociti, vermoni velenosi, dragi più molti altri che non vale la pena citare) e solitamente attaccano in gruppi corposi. Uccidendoli si otterranno i punti esperienza necessari per potenziarsi (si possono aumentare sia le caratteristiche che le abilità) e i punti fama che fanno aumentare la nostra notorietà (che fornisce qualche punto abilità in più). Tra i mostri si trovano i numerosi boss; solitamente avversari dall’aspetto normale ma con più energia e con attacchi più potenti (ce ne sono almeno un paio in ogni livello). Non mancano ovviamente tutti gli elementi caratteristici dell’arredamento di un dungeon: forzieri, altari, casse da rompere, fontane vivificanti, pozze e quant’altro. Fino qui niente di nuovo. Potete quindi immaginare tranquillamente come si svolge l’azione: si gira per i livelli massacrando in allegria tutte le bestiacce che tentano di farci continuamente la pelle accumulando punti esperienza per migliorare il proprio alter ego. Fosse tutto qui potremmo concludere che Fate è un titolo molto classico, con nessuna innovazione che, in virtù della sua realizzazione complessiva e del prezzo piuttosto concorrenziale, merita di essere provato soprattutto dai fan del genere. Fortunatamente qualche aggiunta originale c’è.

Fate non fa gridare al miracolo, ma è sicuramente un titolo validissimo, sia tecnicamente sia a livello di giocabilità e longevità

Fate

In primo luogo come non dire che non sarete soli nella vostra avventura? Durante la fase di creazione del personaggio dovrete infatti scegliere se portare con voi un cane o un gatto come alleato. Questo avrà varie funzioni. Principalmente servirà per darvi manforte in combattimento, anche se la sua attività più utile sarà quella del fattorino. Siete in giro per il dungeon e avete ormai l’inventario pieno di oggetti tanto che non riuscite più a raccogliere un singolo incantesimo? Nessun problema: aprite il vostro inventario, aprite quello del vostro animaletto e dategli tutti gli oggetti che volete vendere. A questo punto inviate il vostro amico a quattro zampe in città per vendere gli oggetti. In questo modo potrete continuare la vostra avventura senza dovere ogni volta tornare in superficie (le pergamene di Town Portal costano). Dopo un tempo variabile, determinato dalla profondità a cui vi trovate, l’animale tornerà portandovi la somma ricavata dalla vendita. Comodo, non trovate? Ma abbiamo parlato delle abilità combattive del seguace. Questo ci permette di introdurre la seconda novità di Fate: la pesca. Cliccando su di una pozza con sopra delle scintille luminose, avendo con voi una canna da pesca acquistabile in paese, potrete iniziare a pescare. Le cose che potrete tirare su dall’acqua sono di due tipi: degli oggetti (tra cui alcuni potenti artefatti) e, soprattutto, dei pesci di vario tipo. Questi hanno una funzione molto importante: se dati da mangiare al vostro animaletto lo trasformeranno per un breve periodo (ci sono comunque anche dei pesci che garantiscono un effetto permanente) in una creatura più potente e decisamente più utile in combattimento. Potrete così portarvi dietro un unicorno, una specie di beholder o un bel vermone (tanto per fare alcuni esempi). Fate non fa gridare al miracolo, ma è sicuramente un titolo validissimo, sia tecnicamente (soprattutto installando il pacco delle texture) sia a livello di giocabilità e longevità. L’unica grossa mancanza che si avverte è quella del multiplayer…

Fate

a cura di Simone Tagliaferri

Halo Zero

Sviluppatore: Dobermann
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Link
Download del file: potete scaricare il file direttamente dal sito sopra indicato, nella sezione "Download" raggiungibile dall'home page.
Da sapere per giocare al meglio: la comunità è ancora piccola e per giocare in multiplayer dovrete segnarvi l'indirizzo IP degli utenti che volete sfidare, contattandoli attraverso il forum presente sul sito ufficiale. Ogni volta che vi collegate vedrete in basso a sinistra sull'home page il vostro indirizzo IP, così da poterlo comunicare al giocatore che ospiterà la partita.

Siamo abituati a vedere principini vestiti di soli stracci divenire corpi saettanti armati di scimitarra, ma l'idea di scoprire il passato bidimensionale di un eroe onnipresente come Master Chief, dopo i fasti della terza dimensione, è un evento quanto meno rivoluzionario, se poi dietro a tutto questo c'è un prodotto indie che si è guadagnato l'attenzione della stampa specializzata statunitense vuol dire che qualcosa forse sta cambiando. Che si tratti solo di un caso o meno resta da vedere, quello che invece è già una realtà si chiama Halo Zero ed è uno shooter bidimensionale a scorrimento laterale totalmente incentrato sull'universo di Halo, ambientato prima degli eventi che hanno dato il via all'ossessione mondiale su Xbox. Il primo elemento che lascia esterefatti è la qualità con la quale sono stati riprodotti i modelli del marine mascherato, ultimo Spartan sopravvissuto e dei suoi detrattori Covenant, qui presenti in tutte le loro prime incarnazioni. Se l'abito non fa il monaco si aggiunge però un fattore di grande pregio che consiste nell'essere riusciti a riprodurre nella semplicità di questo Halo Zero gli elementi portanti della serie: troveremo infatti la stessa identica interfaccia con tanto di scudo e indicatore dei colpi, nonché l'intero arsenale già visto agli albori della serie. Per il fucile cecchino si è adottato un brillante stratagemma, permettendovi di sbirciare una porzione allargata di schermo, cosa che risulterà molto vantaggiosa nelle sessioni in multigiocatore (avete capito bene, anche il gioco on-line è stato implementato in questa versione). Il vero colpo di genio è però il puntatore affidato ai movimenti del mouse, così che potrete mirare i vostri nemici direzionando lo sparo come meglio credete, anziché dover dipendere dalla poszione del personaggio come in tutti gli shooter a scorrimento bidimensionali.

Se la confezione è assolutamente da elogiare il gioco in sé risulta un po' troppo semplice da portare a termine

Halo Zero

Se la confezione è assolutamente da elogiare il gioco in sé risulta un po' troppo semplice da portare a termine, considerando l'esiguo percorso di ciascun livello e la sostanziale ripetitività dell'azione: è vero che non manca lo scenario dove dovrete correre contro il tempo e le diverse sezioni a bordo di un veicolo, ma la sostanza è tutta nell'avanzare facendo piazza pulita dei nemici che vi si parano davanti, senza troppa convinzione per altro. Resta però il merito di essere riusciti a riprodurre il fascino di una serie così acclamata senza snaturarne la filosofia, accompagnando il giocatore con le stesse colonne sonore misteriose ed evocative che tanto hanno fatto emozionare i fortunati possessori di Xbox. Ad ogni modo una volta finito potete sempre cimentarvi nelle mappe dedicate al multiplayer, veloci da caricare, immediate da giocare e se non rappresentano certo un'alternativa ad Halo 2 sono comunque una bella brezza fresca per ogni vero fan del vecchio Chief. Decisamente consigliato a chiunque ami i videogiochi.

Halo Zero

a cura di Andrea Rubbini

Il voto di Underground

Considerata la particolare natura di questa rubrica il voto assume un significato diverso rispetto a quello tradizionale: ogni mese saranno infatti proposti titoli considerati di per sé più che meritevoli. Per questo motivo il punteggio da 1 a 5 non rappresenta una scala di valore che parte dalla mediocrità più assoluta per giungere alll'eccellenza, perché ogni gioco trattato si pone già una spanna sopra la media. Si tratta invece di rendere conto di quel valore aggiunto che gli sviluppatori sono riusciti a infondere nella loro opera e fornisce al lettore uno strumento aggiuntivo per approfondire la valutazione.

Verso lo zero ludico

L’industria dei videogiochi non ama parlare di sè stessa o meglio, nessuno sembra ancora molto interessato a parlarne, ma la tendenza sta cambiando. I fattori che premono per la partecipazione, anche accademica, ad un discorso sul videogioco e non sui videogiochi (con il quale molti contenitori editoriali occupano le pagine), sono molteplici: da un parte i costi di produzione in costante crescita, in vista dei quali per un Kojima che può esprimere il proprio genio, mille game designer si devono adeguare alle logiche di un mercato dove i profitti non hanno nulla da invidiare a quelli delle case cinematografiche. Dall’altra il fatto che il mercato stesso sembra preferire la costante proposta di nomi noti sui quali costruire infiniti sequel che non fanno altro che annacquare il genio della scintilla creativa originale.
Le problematiche nel bene o nel male sono tante, e forse non tarderà la nascita di una critica del videogioco: nel frattempo vorremmo dare un piccolo contributo parlando di un aspetto che riteniamo possa oggi assumere un grande valore e che riguarda il fertilissimo sottobosco delle produzioni undeground, che si distanziano dal mercato ufficiale per la loro natura indipendente o per il fatto di essere distribuite gratuitamente. Non mancheranno esempi molto diversi tra loro, alcuni più vicini al mercato ufficiale altri invece molto lontani dalla comune distribuzione. In ogni caso si tratta di videogiochi che non hanno dimenticato la qualità che più li contraddistingue dagli altri mezzi di intrattenimento, ossia un’interattività mirata al puro divertimento.

a cura di Andrea Rubbini