Warhammer: Battle March - Provato  0

Una delle conversioni più attese dagli estimatori degli strageci su console si appresta ad arrivare su Xbox 360. L'abbiamo provata per voi!

Battaglia senza fine

Il primo elemento a stupire di Battle March è l'enorme quantità di contenuti che saranno stipati all'interno del DVD di gioco: tre campagne e sei differenti fazioni controllabili – Impero, Chaos, Skaven, Elfi Alti, Orchi e Goblin ed Elfi Oscuri – per un totale di ben 83 mappe e circa quaranta ore di gioco. Un'esperienza complessa che raccoglie quanto già visto e provato su PC, andando a modificare solamente il multiplayer che perde ogni tipo di cooperativa ma si può comunque fare forte di offrire sfide per quattro giocatori – con l'intelligenza artificiale sempre pronta a sostituire gli utenti mancanti – su sei differenti modalità: oltre ai canonici Cattura la Bandiera, Faccia a Faccia e Assedio, ci saranno Reinforcement e Refil basati sulla conquista di punti di controllo in grado di garantire unità da combattimento supplementari e Staged Arena, disponibile unicamente su Xbox 360, in cui comandare solamente gli eroi in scontri a due all'ultima magia. A completare l'offerta c'è un editor degli eserciti, divisi per quantità di denaro massimo spendibile per allestirli e dotato di opzioni di personalizzazione tanto dedicati all'estetica delle truppe quanto alle loro abilità; insomma, se una cosa non c'è può ugualmente essere creata.

Preso in mano il controller l'impatto iniziale altrimenti un po' destabilizzante è attutito da tre tutorial specificamente creati: partendo dal controllo delle telecamere e dai movimenti del cursore, brillantemente adottati dai due stick analogici, fino ad arrivare alla consultazione dei menù radiali volti alla gestione delle unità quanto alla selezione di formazioni o abilità specifiche degli eroi, la materia propedeutica a incominciare a giocare viene risolta con chiarezza e, una volta passati alle campagne vere e proprie, non servirà aggiungere ulteriori conoscenze ma semplicemente perfezionare quelle di cui già si è in possesso. Se da una parte la validità dello schema dei controlli – e conseguentemente dell'interfaccia – è da imputarsi al buon lavoro svolto, dall'altra la natura stessa del titolo aiuta parecchio, non contemplando tutta la fase di raccolta e gestione delle risorse altrove presente. Le missioni saranno assegnate all'interno della già collaudata mappa, in cui selezionare a quali compiti primari o secondari aderire e decidere quando fermarsi presso le città per rifornirsi e spendere in potenziamenti i soldi guadagnati sul campo di battaglia. Ciò che più convince di Battle March è la velocità con cui ogni situazione e obbiettivo viene portato a termine o fallito, rendendo tutta l'esperienza una lunga scuola di tatticismo e capacità di comando senza però costringere a infinite maratone ma puntando piuttosto sull'immediatezza e la frenesia. Dopo quasi un'ora passata a sconfiggere sparuti gruppetti di avversari così come ad assediare enormi fortezze, conquistando gli edifici di strategica importanza e reclutando nuovi eroi, il giudizio sul gameplay è quindi positivo e non può che far sperare che il divertimento si mantenga elevato per tutte le molte ore previste davanti allo schermo,
Tecnicamente il panorama è meno roseo. Se è vero che il numero di modelli poligonali sempre sullo schermo è estremamente elevato e che ciascuno di essi può essere ammirato in una buona quantità di diverse animazioni, è anche doveroso notare come troppo spesso le superfici siano disegnate in modo non perfetto e quanto la risoluzione delle stesse dia più di una volta la sensazione di essere minore di quanto sarebbe lecito aspettarsi. Le impressioni sono comunque positive e non ci resta che rimandarvi ai prossimi appuntamenti con Warhammer: Battle March!

Games Workshop

Il marchio Warhammer e la sua controparte futuristica, Warhammer 40'000, fanno capo a un'azienda quantomai interessante, la Games Workshop Group PLC, fondata nel 1975 da Ian Livingstone – poi padre di Eidos Interactive – e Steve Jackson. Nel corso degli anni l'impresa inglese ha sviluppato i suoi due wargame con miniature in maniera sempre maggiore, facendoli diventare i più popolari al mondo e ricavandone molti spin off – Blood Bowl e Inquisitor tra gli altri – per poi riciclare l'esperienza ottenuta sulla milionaria licenza de Il Signore degli Anelli. Libri, riviste e videogiochi sono quindi arrivati come naturali sviluppi di un business che solo nell'ultimo hanno ha conosciuto la sua prima flessione.