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Vecchio 02-11-2011, 15.05.24   #1 (permalink)
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Predefinito We Need To Talk About Kevin

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Uscita italiana: ancora ignota.





Trama: un ragazzino causa una strage nella sua scuola. Sua madre si sente responsabile e cerca di convivere con il dolore.

La regista mi era assolutamente ignota, ma mi sembra abituata a storie "toste". Questo film mi intriga, e' stato accolto molto bene in patria e uscira' solo fra qualche mese. Stay tuned.
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Vecchio 04-02-2012, 15.11.27   #2 (permalink)
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Lo si sogna per anni, lo si aspetta per nove mesi, lo si immagina in ogni suo particolare. Poi, finalmente, eccolo lì quell’esserino che è nostro figlio. Roseo, scalpitante, proprio come lo si era immaginato. Tranne che per un dettaglio: quel sorriso che doveva portarci in paradiso, non arriva. Nessun risolino, nessun gridolino di gioia nel vedere la sua mammina. Il bebè resta ostinatamente serio, accigliato, pronto, appena lei si avvicina, a scoppiare in un pianto dirotto. Tanto più rabbioso e violento se poi tenta di prenderlo in braccio, coccolarlo, carezzarlo. Quella fusione iniziale prevista da tutti i manuali di psicologia non è scattata. Madre e figlio separati alla nascita, allontanati da un’ostilità oscura, da un’antipatia innata.

Un’ipotesi assurda, da brivido. Istintivamente e razionalmente non accettabile. L’amore materno e filiale è il cardine di ogni società, di ogni cultura. Metterlo in discussione significa andare contro natura. Ma il termine «natura» è quanto di più ambiguo e insidioso possibile.

Il mondo animale è pieno di femmine che ricusano i loro cuccioli, li allontanano, li lasciano morire. E ci sono cuccioli che rifiutano l’allattamento, si sottraggono all’imprinting a costo di morire… Situazioni limite, fortunatamente rare. Ma non per questo meno reali. Ne sa qualcosa Eva, la protagonista di «… E ora parliamo di Kevin», con Tilda Swinton nei panni di una madre rifiutata fin dal primo vagito dal suo bambino, che poi crescendo si rivelerà un adolescente terribile, vero genietto del male. Un film shock, che ha turbato le platee del Festival di Cannes, dal 17 febbraio nei nostri cinema, regia di Lynne Ramsay, dal romanzo omonimo di Lionel Shriver. Che, nonostante il nome, è donna, sposata, ma rigorosamente senza figli.


«Ho scritto questa storia per fare i conti con le mie paure sulla maternità e per esplorare l’incubo peggiore per una donna: dare la vita a un essere che non ti ama — confessa Ramsay —. Personalmente non ho mai desiderato diventare madre, ma ammiro la fiducia e il coraggio di chi decide di perpetuare la razza umana».

«Chi non se la sente, fa benissimo a sottrarsi alla maternità», interviene Lella Ravasi Bellocchio, psicanalista junghiana e autrice di un libro, di imminente uscita da Mondadori, «L’amore è un’Ombra», il cui sottotitolo ben si addice al nostro tema: «Perché tutte le mamme possono essere terribili».

«Essere madri non è un obbligo e l’istinto materno non è qualcosa di così scontato — riprende —. Solo dall’800 in avanti, con la decrescita delle nascite, la maternità è diventata quasi un’imposizione. Se vuoi essere donna pienamente, la tua vita deve passare da lì, è il messaggio. Da qui l’accanimento a restare incinta, oggi arrivato a parossismi che rischiano la patologia. In più, per essere madre perfetta, bisogna nascondere rifiuti e ambivalenze. Ma tanto meno riconosci le tue zone oscure, tanto maggiore sarà il rischio di farle pagare ai figli».

“La maternità rosea come viene mostrata in tv è fasulla — rincara Tilda Swinton, che pure ha messo al mondo due figli, Xavier e Honor —. La Terra è un luogo violento e niente è più spaventoso che partorire un essere che incarna tanta violenza, anche quella nascosta dentro di te». Perché il piccolo Kevin, dietro il bel volto sembra celare un animo demoniaco, degno del piccino satanico di «Rosemary’s Baby» di Polanski. Per la serie, Piccoli Mostri Crescono, dopo una prima infanzia passata a rifiutare il seno e strillare notte e giorno, inizia la sua perversa carriera di nemico giurato della madre, disobbedendole in modo sistematico, provocandola in ogni modo. In un crescendo horror, insozza la casa, mette nel tritarifiuti il coniglio della sorellina, la acceca, le tira i capelli con l’aspirapolvere… E intanto si allea furbescamente con il padre (John C. Reilly), sempre pronto a scusarlo. E che commette l’errore fatale di regalargli per i suoi 16 anni una balestra. Di cui Kevin farà un terribile uso improprio… Gli effetti primari e collaterali ricadranno sulle spalle della madre. Accusata dalla società di aver allevato quel killer in erba, messa al bando, insultata, travolta da sensi di colpa senza redenzione.

«Eva si rimprovera la sua ambivalenza nei confronti della maternità, l’averla vissuta in modo tormentato, come rinuncia alla sua carriera — conclude Swinton —. Ma una madre può provare sentimenti contrastanti senza per questo essere cattiva».

Madre e figli nemici di sangue. Un tema da tragedia greca o da cronaca nera quotidiana, sempre più affollata di giovani angeli sterminatori delle loro famiglie. «Diciamocelo, esistono bambini dall’aria un po’ “maligna” — ammette Lella Ravasi Bellocchio —. Nella struttura della personalità del bambino non tutto è legato all’educazione. E alla fine un figlio è sempre un “altro da te”. Può non rispondere alle proiezioni della madre, buttarle all’aria il progetto narcisistico di prolungare la sua esistenza attraverso lui…».

Procreare per garantirsi una «non fine». Un tentativo di immortalità illusorio quanto insidioso.
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