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Vecchio 31-03-2010, 13.02.04   #161 (permalink)
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Messaggio inviato da Wiz Visualizza messaggio
Oddio, che ha la sua firma che non va? Qualche messaggi satanico nascosto?
semplicemente tutta non va, qul tipo che non voglio nemmeno nominare non si può vede!!!

"I lunghi singhiozzi dei violini d'autunno/Feriscono il mio cuore con un monotono languore"

Ultima modifica di TheStig52 : 31-03-2010 alle ore 13.03.32
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Vecchio 31-03-2010, 18.27.06   #162 (permalink)
Tachikoma!
 
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Messaggio inviato da frank10 Visualizza messaggio
Il ruolo del genitore è si di formare il figlio. Ma un genitore deve anche presentare più punti di vista possibili così che sia il figlio a scegliere un orientamento. L'imposizione non porta a nulla di buono. Che ci sia un limite al diritto-dovere di formare un figlio è più che giusto. Per esempio se io educassi un ipotetico figlio a discriminare e ammazzare sarebbe giusto solo in nome di un illimitato diritto dei genitori nella formazione dei figli?
Il credo religioso non è necessariamente improntato a far violare le altre leggi dello stato. Formare quindi il proprio figlio secondo ciò che si ritiene giusto fintanto che questo non violi le altri leggi presenti (es: insegnare al bambino ad ammazzare o maltrattare il bambino) è un diritto/dovere del genitore. Insegnare al proprio figlio che uno o più dei esistono, non esistono, non gli riguarda non può quindi essere soggetto ad ulteriori restrizioni. Tale era il senso delle mie parole.

Poi posso concordare con te che l'imposizione non sia una via auspicabile (almeno non come consuetudine) per formare un figlio, qualsiasi sia l'ambito; e posso anche reputare giusto fornire al proprio figlio il maggior numero di punti di vista possibile. Ma questa è una mia opinione. Il discorso sarebbe diverso, ad esempio, nel caso di un genitore manesco: in tal caso il genitore starebbe oltrepassando i propri poteri ledendo il diritto alla salute ed incolumità del minore.
Ecco, se (ad esempio) il genitore fosse un testimone di Geova ed il figlio necessitasse per sopravvivere o per vivere bene di una trasfusione e questi glie la negasse, lì direi che si potrebbe avere una seria minaccia causata dalla religione imposta. Ma il semplice insegnamento di una (con relative cerimonie e quant'altro) no. Potremmo al massimo lamentarci di una formazione parziale.

Attendendo nell'ombra,
FALLEN ANGEL 664

Ultima modifica di FALLEN_ANGEL_664 : 31-03-2010 alle ore 18.28.38
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Vecchio 02-04-2010, 00.12.18   #163 (permalink)
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Cosa penso della bestemmia.
Io sono, come vi parrà ovvio, assolutamente a favore della bestemmia, ma con certe restrizioni che non tengono in minimo conto il fattore ontologico, ma solo quello pragmatico dei rapporti interpersonali; ovvero: in quanto spesso associate a termini volgari, le bestemmie vanno usate come tutte le altre parolacce, in modo da non danneggiare troppo la tua immagine.
Meglio piazzarle, secche e dissacranti, in particolari occasioni; ma è una tendenza, non certo un dogma.
Premesso questo, come già detto in apertura, sono assolutamente favorevole poiché, volgarità a parte, la bestemmia ha innanzitutto una valenza liberatoria e talvolta perfino apotropaica.
A differenza delle altre parolacce, essa ha la peculiarità di arrampiacarsi, spesso inavvertitamente, lungo la spiritualità per andare a scomodare gli "alti numi" del cielo.
Così facendo ha il potere sorprendentemente efficace di porre l'accento nei confronti di una situazione di particolare disappunto, e talvolta ingiustizia, in cui incorriamo.
Per esempio, in ambito lavorativo (e non solo), essa segna lo spartiacque fra la semplice scocciatura e la pesante rottura di coglioni, instillando nei colleghi il giusto grado di allarme.
È un po' come il "bollino rosso" che appare in basso a sinistra in TV, durante i film porni (plurale di porno).
Associata a una determinata intonazione, quando dunque non è semplice intercalare o quasi punteggiatura -come per noi veneti-, essa ha un potere catalizzatore nei riguardi dell'attenzione degli astanti e dà spesso rigore e potenza a un concetto in talune contumelie.
Da bambino, per esempio, siccome i miei non erano usi alla bestemmia, sapevo che quando scappava uno "Zio Cane" (ove la zeta venga dal lettore sostituita con la consonante d'uopo) avevo oltrepassato il confine fra la semplice marachella infantile e la grossa cazzata, andando così incontro a sanzioni (inevitabilmente fisiche, perché erano ancora quei meravigliosi anni '70) conseguentemente pesanti, proporzionali alla magnitudine dell'impropero celeste proferito dai miei educatori.

La bestemmia ha poi, più simpaticamente, un potere comunicativo molto penetrante.
In occasioni di stupore, ad esempio, il tintannare acuto di una "Marianna fontana" o anche il crasso scrosciare di un "Porcozzìo", permeano l'atmosfera già di per sé stupefatta, di quella nota tonale in più.
Insomma, nell'appunto e nel disappunto, la bestemmia ha l'innegabile caratterista di innalzare una questione, in quanto proprio l'Alto si impone di sfidare, o quantomeno pungolare.
È una specie di vertenza sindacale, un richiamo ufficiale all'Altissimo; un po' come quel campanello suonato all'ospedale, quando la flebo sta per finire per far accorerre l'infermiera: la prima volta un trillo discreto, la seconda un po' prolungato, nel caso la pavidità del primo lo avesse fatto confondere da altri rumori di sottofondo, e la terza isterica, prolungata, incazzata.
Questo se si è credenti e se si intende instaurare un rapporto diretto col Divino, non mediato da terzi, come invece prevederebbe il rito Cattolico.

Ma la bestemmia è anche, come visto, radicata nei dialetti, a prescindere dal grado di fede.
Rimarca le identità territoriali meglio di un leghista, contraddistingue le culture autoctone; con le sue infinite declinazioni traccia i profili caratteriali di interi popoli, se ne fa portavoce, distingue, nelle sue creative articolazioni, l'elaborato italianista toscano, dal più viscerale e istintivo veneto; più poetico e progettuale il primo, capace di componimenti -volgarità a parte- davvero degni della patria materna della nostra lingua, più nevrotico il secondo, che la usa quasi come una punteggiatura, dove lo ziocane ha l'innegabile valenza di virgola e serve a separare un periodo da un altro, consentendo al relatore un'adeguata respirazione, il porcozzio inequivocabilmente utilizzato come punto, e spesso piazzato alla fine di una farse per sottolinearne e rafforzarne il concetto inscritto, la Marianna Sultana a fungere un po' da punto e virgola, quando una frase si debba separare di netto da quella successiva, ma non con la determinazione del punto (o del porcozzio).
Insomma, la bestemmia ha una sua funzione espressiva; è liberatoria e auto-trainante, in situazioni di particolare difficoltà o tensione, è una richiesta di attenzione nei confronti della divinità, o la denuncia di un sopruso -qualora si creda-; è una specie di DNA dialettico che permette di riconoscere al volo una determinata regionalità, oggi così valorizzata dai dilaganti fenomeni legaioli.

Il BVZM e la bestemmia.
Sì, io bestemmio. Eccome.
Il mio passato calcistico potrebbe diventare, se non un'avvincente enciclopedia sportiva, dato che non ho giocato a livelli altissimi, un'indubbia ed esilarante raccolta di bestemmie.
Meriterebbero particolare citazione quelle lanciate nell'aria all'esplosione della mia capsula articolare della caviglia destra, durante uno scatto in allenamento, e quelle urlate a denti stretti, con le lacrime agli occhi, alla rottura del mio legamento del ginocchio sinistro, pochi mesi più tardi.
Evocative, bibliche, irripetibili, terrificanti e perfino struggenti.

Tuttavia, in ambienti particolarmente sereni, fra persone che potrebbero uscirne irritate, specie in presenza di gnocca (e qui la mia galanteria anacronistica del tutto latina), ho come un "fermo naturale" che m'impedisce di bestemmiare.
Non lo faccio sforzandomi, è come se si innestasse un filtro al mio interno.
Così come non rutto né scoreggio dinanzi a sconosicuti o a donzelle, allo stesso modo, in tali casi, la bestemmia subisce una forma di inspiegabile, e irrazionale, auto-censura.
Ma se pensiamo che tutti i nostri comportamenti in presenza del sesso opposto, sono condizionati dai meccanismi della riproduzione, ecco che queste limitazioni auto-imposte, non sono poi così inspiegabili.
Insomma: GNOCCA IMPERATRIX MUNDI.

Per concludere, considero la bestemmia, salvo qualcuno mi consegni la prova dell'essitenza di Dio, un crimine senza vittima, non essendo accertata l'esistenza di quest'ultima.
Detto questo ne riconosco, talvolta, l'inopportuna volgarità, ma non più di quella di qualsiasi altro elemento del turpiloquio.

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Vecchio 02-04-2010, 11.57.24   #164 (permalink)
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dove lo ziocane ha l'innegabile valenza di virgola e serve a separare un periodo da un altro, consentendo al relatore un'adeguata respirazione, il porcozzio inequivocabilmente utilizzato come punto, e spesso piazzato alla fine di una farse per sottolinearne e rafforzarne il concetto inscritto,
Ma sai che hai ragione? Non ci avevo mai fatto caso.

"Il sesso è come un quadro di Picasso: devi essere speciale per amarlo." Mario
"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario
"Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno." A. Moore
"Se leggere non è il tuo forte fanne il tuo debole." Corvorosso.it
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Vecchio 02-04-2010, 13.30.28   #165 (permalink)
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Ma sai che hai ragione? Non ci avevo mai fatto caso.
Eh, mica siam qui a smacchiare i leopardi, eh?

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Vecchio 04-04-2010, 19.02.32   #166 (permalink)
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Favorsca patente, libretto e porconi per favore.

Attendendo nell'ombra,
FALLEN ANGEL 664
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Vecchio 10-04-2010, 23.28.12   #167 (permalink)
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i videogiocatori sono blasfemi per natura.
Io no... Sarà che sono cristiano, sarà che fin da piccolo i genitori mi sgridavano per ogni bestemmia ma ora mentre gioco non bestiemmo mai (le bestemmie le penso tra me e me durante le ore di Tecnica... )
Le uniche cose diverse dalle bestemmie che dico sono naturalmente alle parolaccie e dire VAFFA...l'ovo a un nemico che ti sta sugli zebedei sin dagli inizi è veramente una goduria (sopratutto se hai una cuffia così può sentirti!!! )
Comunque non trovo il motivo di bestemmiare a cavolo davanti alle altre persone... Certe persone lo fanno solo per il gusto di vedere le altre persone (credenti) incavolarsi a morte... (e naturalmente è successo in classe nostra )
Quindi poi alla fine ho inventato le bestemmie contro gli Scienziati (è una guerra epica in classe dopo la prima bestemmia... ...... ....... ...... ....)
Questo diciamo che è un riassunto di quello che succede...

P.S. Scusate le varie ripetizioni...

Ultima modifica di Valdevil : 10-04-2010 alle ore 23.30.48
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Vecchio 11-04-2010, 18.22.40   #168 (permalink)
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Porcaccio Fermi cane!
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Vecchio 11-04-2010, 22.36.20   #169 (permalink)
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Porcopernico!



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FALLEN ANGEL 664
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Vecchio 12-04-2010, 01.58.43   #170 (permalink)
Di0
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Li mortacci del sistema eliocentrico!
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Vecchio 12-04-2010, 12.46.48   #171 (permalink)
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Cosa penso della bestemmia.
Io sono, come vi parrà ovvio, assolutamente a favore della bestemmia, ma con certe restrizioni che non tengono in minimo conto il fattore ontologico, ma solo quello pragmatico dei rapporti interpersonali; ovvero: in quanto spesso associate a termini volgari, le bestemmie vanno usate come tutte le altre parolacce, in modo da non danneggiare troppo la tua immagine.
Meglio piazzarle, secche e dissacranti, in particolari occasioni; ma è una tendenza, non certo un dogma.
Premesso questo, come già detto in apertura, sono assolutamente favorevole poiché, volgarità a parte, la bestemmia ha innanzitutto una valenza liberatoria e talvolta perfino apotropaica.
A differenza delle altre parolacce, essa ha la peculiarità di arrampiacarsi, spesso inavvertitamente, lungo la spiritualità per andare a scomodare gli "alti numi" del cielo.
Così facendo ha il potere sorprendentemente efficace di porre l'accento nei confronti di una situazione di particolare disappunto, e talvolta ingiustizia, in cui incorriamo.
Per esempio, in ambito lavorativo (e non solo), essa segna lo spartiacque fra la semplice scocciatura e la pesante rottura di coglioni, instillando nei colleghi il giusto grado di allarme.
È un po' come il "bollino rosso" che appare in basso a sinistra in TV, durante i film porni (plurale di porno).
Associata a una determinata intonazione, quando dunque non è semplice intercalare o quasi punteggiatura -come per noi veneti-, essa ha un potere catalizzatore nei riguardi dell'attenzione degli astanti e dà spesso rigore e potenza a un concetto in talune contumelie.
Da bambino, per esempio, siccome i miei non erano usi alla bestemmia, sapevo che quando scappava uno "Zio Cane" (ove la zeta venga dal lettore sostituita con la consonante d'uopo) avevo oltrepassato il confine fra la semplice marachella infantile e la grossa cazzata, andando così incontro a sanzioni (inevitabilmente fisiche, perché erano ancora quei meravigliosi anni '70) conseguentemente pesanti, proporzionali alla magnitudine dell'impropero celeste proferito dai miei educatori.

La bestemmia ha poi, più simpaticamente, un potere comunicativo molto penetrante.
In occasioni di stupore, ad esempio, il tintannare acuto di una "Marianna fontana" o anche il crasso scrosciare di un "Porcozzìo", permeano l'atmosfera già di per sé stupefatta, di quella nota tonale in più.
Insomma, nell'appunto e nel disappunto, la bestemmia ha l'innegabile caratterista di innalzare una questione, in quanto proprio l'Alto si impone di sfidare, o quantomeno pungolare.
È una specie di vertenza sindacale, un richiamo ufficiale all'Altissimo; un po' come quel campanello suonato all'ospedale, quando la flebo sta per finire per far accorerre l'infermiera: la prima volta un trillo discreto, la seconda un po' prolungato, nel caso la pavidità del primo lo avesse fatto confondere da altri rumori di sottofondo, e la terza isterica, prolungata, incazzata.
Questo se si è credenti e se si intende instaurare un rapporto diretto col Divino, non mediato da terzi, come invece prevederebbe il rito Cattolico.

Ma la bestemmia è anche, come visto, radicata nei dialetti, a prescindere dal grado di fede.
Rimarca le identità territoriali meglio di un leghista, contraddistingue le culture autoctone; con le sue infinite declinazioni traccia i profili caratteriali di interi popoli, se ne fa portavoce, distingue, nelle sue creative articolazioni, l'elaborato italianista toscano, dal più viscerale e istintivo veneto; più poetico e progettuale il primo, capace di componimenti -volgarità a parte- davvero degni della patria materna della nostra lingua, più nevrotico il secondo, che la usa quasi come una punteggiatura, dove lo ziocane ha l'innegabile valenza di virgola e serve a separare un periodo da un altro, consentendo al relatore un'adeguata respirazione, il porcozzio inequivocabilmente utilizzato come punto, e spesso piazzato alla fine di una farse per sottolinearne e rafforzarne il concetto inscritto, la Marianna Sultana a fungere un po' da punto e virgola, quando una frase si debba separare di netto da quella successiva, ma non con la determinazione del punto (o del porcozzio).
Insomma, la bestemmia ha una sua funzione espressiva; è liberatoria e auto-trainante, in situazioni di particolare difficoltà o tensione, è una richiesta di attenzione nei confronti della divinità, o la denuncia di un sopruso -qualora si creda-; è una specie di DNA dialettico che permette di riconoscere al volo una determinata regionalità, oggi così valorizzata dai dilaganti fenomeni legaioli.

Il BVZM e la bestemmia.
Sì, io bestemmio. Eccome.
Il mio passato calcistico potrebbe diventare, se non un'avvincente enciclopedia sportiva, dato che non ho giocato a livelli altissimi, un'indubbia ed esilarante raccolta di bestemmie.
Meriterebbero particolare citazione quelle lanciate nell'aria all'esplosione della mia capsula articolare della caviglia destra, durante uno scatto in allenamento, e quelle urlate a denti stretti, con le lacrime agli occhi, alla rottura del mio legamento del ginocchio sinistro, pochi mesi più tardi.
Evocative, bibliche, irripetibili, terrificanti e perfino struggenti.

Tuttavia, in ambienti particolarmente sereni, fra persone che potrebbero uscirne irritate, specie in presenza di gnocca (e qui la mia galanteria anacronistica del tutto latina), ho come un "fermo naturale" che m'impedisce di bestemmiare.
Non lo faccio sforzandomi, è come se si innestasse un filtro al mio interno.
Così come non rutto né scoreggio dinanzi a sconosicuti o a donzelle, allo stesso modo, in tali casi, la bestemmia subisce una forma di inspiegabile, e irrazionale, auto-censura.
Ma se pensiamo che tutti i nostri comportamenti in presenza del sesso opposto, sono condizionati dai meccanismi della riproduzione, ecco che queste limitazioni auto-imposte, non sono poi così inspiegabili.
Insomma: GNOCCA IMPERATRIX MUNDI.

Per concludere, considero la bestemmia, salvo qualcuno mi consegni la prova dell'essitenza di Dio, un crimine senza vittima, non essendo accertata l'esistenza di quest'ultima.
Detto questo ne riconosco, talvolta, l'inopportuna volgarità, ma non più di quella di qualsiasi altro elemento del turpiloquio.
best post ever.

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ps3 spenta dal 1-11-2009
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