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Vietato Leggere Vietato Leggere...ok, stavamo scherzando, maniaci letterari che non siete altro!

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Vecchio 11-12-2006, 14.15.13   #61 (permalink)
#1 Vascomane
 
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Il sole scomparve infine dietro il Mindolluin empiendo il cielo di un grande incendio, e tingendo tutti i colli e le montagne di un rosso sangue;
il fiume ardeva come fuoco, e l'erba del Pelennor si stendeva rossa nel crepuscolo. A quell'ora terminò la grande battaglia del campo di Gondor, ed entro la cerchia del Rammas non rimase un solo nemico vivente. Erano stati uccisi tutti, eccetto quelli fuggiti in cerca della morte, o destinati ad affogare nella rossa schiuma del fiume. Ben pochi tornarono a Morgul o a Mordor, e nella terra degli Haradrim non giunse che una lontana storia:
l'eco della collera e del terrore di Gondor
J.R.R. Tolkien
"Il signore degli anelli"

Qualsiasi colore vi piaccia.
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Vecchio 13-12-2006, 12.17.19   #62 (permalink)
Rayuela
 
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Laika.
Non so se cogli l’incredibile assurdità di tutto questo. Il primo essere vivente a superare le fasce di Van Allen, a bordo di un veicolo propulsato da un razzo vettore R-7, con un’orbita ellittica che andava tra i 225 e i 1670 chilometri: non era un uomo – era un cazzo di cane. Un cane di due anni. Diciotto chilogrammi, pesava. Le hanno piazzato una ciotola con il cibo per cani. Era stretta da cinture spaziali. Mangiava. Guardava: le stelle. Una visione allucinatoria. Potevano averle messo lsd nel cibo. Vedeva lo spazio interstellare. Mugolava. La temperatura è andata alzandosi. Sudava, le fauci si disseccavano, non riusciva più a mangiare dalla ciotola. Kruscev gongolava. Lo Sputnik pesava 108 chilogrammi. Le pulsazioni cardiache di Laika erano triplicate, venivano trasmesse nell’etere, intercettate da radioamatori e ingegneri sovietici. Laika soffriva di panico, lo sapevano i sovietici, in addestramento impiegava il triplo degli altri cani a riprendere il normale battito cardiaco. Soffriva di solitudine. Adesso viene fuori che non era cibo per cani, quello nella ciotola: era una gelatina, Laika aveva appreso a leccarla. Leccava questa gelatina fissando nel panico lo spazio interstellare, con il pianeta alle spalle, spinta dalla propulsione. C’era un ventilatore nell’abitacolo: smise di funzionare alle prime vibrazioni del decollo. Durò cinque ore, la fibrillazione del cuore di Laika. Non sette giorni: cinque ore. Un cadavere di cane con la gelatina nella ciotola sparato nello spazio atmosferico. Sei mesi di permanenza, 2.570 orbite, prima di schiantarsi nuovamente sul pianeta.
Laika sei tu.
Giuseppe Genna - L'anno luce
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Vecchio 13-12-2006, 12.21.58   #63 (permalink)
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“Volo da mio padre in motorino e lo trovo seduto in cucina, i mobili e le piastrelle di un bianco accecante, il braccio scoperto, pronto per l’ipodermica di globuli bianchi, l’iniezione che ristabilisce l’equilibrio ematico tra un ciclo e l’altro di chemioterapia. Al solito, non parla, non parla di me, tiene tutto dentro, compresso, in circolazione insieme agli elementi metallici antitumorali, l’affetto che prova per suo figlio e che non trova parole, seppellito in questa concentrazione abnorme su di sé e sulla sua esistenza, come una persistenza di bilancio che non confida ad anima viva, se non a noi figli nei rarissimi momenti di sconforto che costringono il corpo a piegarsi e l’anima a soffrire, rarissimi. Come se non capissi, come se non capissimo. So tutto, di lui? Altrimenti è trattenuto dentro, la covata di uova livide in cui crescono larve neroviola né vive né morte, immagini che gli risalgono la carotide e gli offuscano la vista, da anni. Ripulisciti, papà. Ti amo.
Questo abbraccio protratto senza che il corpo fisico venisse piegato, senza che il tatto venisse convocato nella sua sede più opportuna, senza che si sciogliesse la glaciale stalagmite interna. Un uomo solo in casa, che tira con i denti posticci brandelli di vita e attonito osserva (questo me lo confessa con una frequenza significativa) la trasformazione di un Paese che è molto diverso dal Paese che ha visto in tanti decenni e che ora è appiattito in una landa devastata, che lui non riconosce, si trova a disagio. Fa perno sui residui, con queste rovine puntella la sua vita ora. I suoi amici se ne stanno andando e lui trascorre pomeriggi tra gente della zona, Calvairate che, da quando me ne sono andato, è diventato un quartiere vortice, percorso da volanti e ambulanze più volte al giorno. La sua esperienza è finita
Giuseppe Genna - Dies Irae
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Vecchio 13-12-2006, 12.27.26   #64 (permalink)
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“Alla fine ciò che resta sono i denti.
Anni prima, durante una notte che si ricorda freddissima, tutti i fratelli parteciparono al lutto di mio padre: se lo portava in bocca. Un dente morto intollerabile che ancora pulsava, senza cedere, squarciandogli la mente per acutissimo dolore. Stava lì, il cadavere, e non usciva. Aveva scelto una notte importante. Il giorno successivo erano gli esami di ammissione alla prima liceo. Quando perfino i fratelli furono sconfitti da quel male, addormentandosi tutti e quattro nella stanza buia, mio padre sedicenne uscì in una Milano lunare, mutissima, deserta. Dalla via degli Etruschi camminò lentamente, aprendosi al freddo, cercando di stordire il morto sepolto nella sua bocca. Il nervo pulsava ugualmente, nonostante mio padre sembrasse volere mangiare le stelle, aprisse la bocca al cielo. Arrivò fino ai giardini di piazza Martini, fino alla fontana dalla testa di drago lucente, che sputava un getto discontinuo di acqua gelida. Mirò, cercò di annegare il carnefice morto. Non ci riuscì.
Gonfio, tumefatto, irretito dal sonno e da un dolore continuo che non lo faceva sognare, il mattino seguente superò l’esame.

I denti dei poveri alimentano le disgrazie del destino., caricano di nuovi pesi le spalle già magre, esigono soldi non posseduti. Per arricchire di ceramiche e ori la bocca, ci siamo svenati. Era un togliere, un avere, un transito di valori: esce il sangue, entra il metallo, escono soldi in cambio di oro, di paste ammoniacali. La bocca andava chiudendosi al mondo, vestendosi di cuti non sue, trascinandosi in una fame inorganica, minerale, che chiedeva di essere otturata. Dove prendere i soldi quando il dentista di via Larga vaticinò a mia madre: “Signora, a suo figlio dobbiamo estrarre otto denti”?
Infatti non li trovammo
Giuseppe Genna - Assalto a un tempo devastato e vile
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Vecchio 13-12-2006, 20.56.17   #65 (permalink)
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Notte fonda ,un uomo cammina attraversando la città ,composta da piccole strade acciottolate,scivolose e consunte dal transito centenario di carrozze , rese ancora più pericolose dalla pioggia appena terminata…gli abiti zuppi ,mantiene una camminata irregolare, alla vista dei più parrebbe quasi ubriaco ,il viso… scarsamente illuminato dalle fiamme delle torce ,di cittadini distratti, che incontra sul cammino, lo rendono ai loro occhi ancora più goffo di quanto non sembri.
In realtà e’ stanco,o meglio stufo, il Duca ,ancora una volta ,con quel suo parlare per aneddoti lo intristisce sempre più ,avvilendo la genialità del suo lavoro,non comprende, si rifiuta di comprendere……ecco, il portone di casa, usa il batacchio, la moglie Anna dovrebbe essere in casa l’ora e’ tarda il campanile ha già scoccato le due ……accidenti! le due ,i bambini dormono mi farà la solita lavata di testa….uno scatto improvviso, secco, inaspettato, lo sveglia dal torpore che gia’ gli copre la mente …54 anni sono tanti ….triste, ma mai domo, adora il proprio lavoro lo ha sempre amato da quando il fratello gli ha insegnato i suoi rudimenti…Anna ….Annaaaaaaaaa !!!sono tornato………………………………………………………………………………………………..
Shhhhhhhhhhhhh…….vuoi svegliare i bambini? .maldestro !!! …entra e non fare rumore……RUMORE ……………………………………………………………………………..
come suona dissonante questa parola ,quasi una beffa per il proprio orgoglio… “rumore”, lui adora il rumore…. vive di rumore.
La casa ,severa…poche stanze ammobiliate col gusto civettuoso della moglie ,ninnoli Francesi e Putti Fiorentini in ogni dove …..il suo regno, una stanzetta piena di carte e soprattutto spartiti posati dappertutto sulle sedie, sul comò del suocero,regalo di nozze, pieno di tarli ,datato 1680 costruito prima che lui nascesse ………….lo odia… noce scuro …scuro come quel vecchio rompiballe, devoto trombettista del Duca…..DEVOTO….,si dovrebbe dire sciupa femmine invertebrato o meglio Puttaniere ,orchestrale leccaculo “Mia figlia così dolce così devota (parola che ama, ma che sente di odiare sempre più ,quando la sua voce gli rimbomba nel cervello) sarà un affare per lei Kappelmeister i Wulken sono da sempre considerati persone dabbene ,devoti servitori di Cristo e di sua Grazia Illustrissima il Duca “……
FortePiano nel mezzo della stanza ,ha sonno, dovrebbe andare a letto ,la moglie dorme e russa rumorosamente, da cantante senza talento qual’è ……tasti …note ….note …sol….niente, la nenia della moglie non accenna a diminuire …………..note , notte fonda, le due …..sonno ma………note ancora note……….il Duca ,“Kappelmeister !!!dovrebbe adattare la sua musica ai canoni religiosi,le sue composizioni devono rendere al popolo la severità di nostro Signore in maniera più consona più ……..composta, non viaggiare per terre inesplorate e udibili solo da lei ..…………..KAPPELMEISTER, lei deve rendere gloria a DIO a DIO soltanto ,l’Arcivescovo e’ irritato”
“Ma faffac….a te e pure……”…note ….note …ancora note ……solo per me e Dio, la mia vita i miei sogni,la nascita, i miei genitori…..note ancora note, la moglie russa più di prima, fa da contrappunto, cantante senza talento …..russa senza talento….note, più veloce, più veloce, tutto me stesso, io solo, io e lui, i miei amori di gioventù ,mia moglie ,la mia vera moglie, morta senza preavviso, mentre suonavo in chiesa per quello stronzo ……note. ,amore per il vero contrappunto Vivaldi, Frescobaldi questi sanno comporre la musica ……la musica ….note ….silenzio, lamento Maria dove sei ?non più non qui …..Anna russa con metodo, ora alterna soffiate più audaci a rumorosità indecifrabili ,storpie ……note, note ..tristezza ,l’età matura ,il disicanto ma anche la dolcezza …………lentamente ,la musica assume una sonorità più triste più riflessiva, sino al punto che la cadenza assume la forma di marcia….la forma ,solo la forma,termine….movimento simile all’inizio, ma più legato,meno dolce, più determinato nel suo sogno…..morte che si avvicina,la morte in sè ,la morte di tutti prima o poi….LE VARIAZIONI DI GOLDBERG…H.S.BACH.
G.G - Appunti di Lavoro
Ciao a tutti
Deep61
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Vecchio 05-01-2007, 21.59.17   #66 (permalink)
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Archie Jones aveva tentato di suicidarsi perché di recente sua moglie Ofelia, un' italiana dagli occhi viola e dai lievi baffetti, aveva divorziato da lui. Ma non era stato per amore che aveva passato la mattina dell'Anno Nuovo attaccato al tubo di un aspirapolvere. Piuttosto, l' aveva fatto perché aveva vissuto tanto a lungo con sua moglie senza amarla. Il matrimonio di Archie era come quando si compra un paio di scarpe, le si porta a casa e si scopre che sono strette. Archie le aveva tollerate per via delle apparenze. E poi, all'improvviso e dopo trent'anni, le scarpe si erano mosse da sole ed erano uscite di casa. E addio Ofelia. Trent'anni.
Zadie Smith, Denti bianchi

"Il sesso è come un quadro di Picasso: devi essere speciale per amarlo." Mario
"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario
"Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno." A. Moore
"Se leggere non è il tuo forte fanne il tuo debole." Corvorosso.it

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Vecchio 27-01-2007, 17.52.57   #67 (permalink)
Wiz
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Citazione:
C'è un paio di scarpette rosse
Numero 24
Quasi nuove
Sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco"
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenvald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano i suoi occhi?
Bruciati nei forni
Ma il suo pianto lo possiamo immaginare
Scarpa numero 24
Per l’eternità
Perché i piedi dei bambini morti non crescono
C’è un paio di scarpette rosse a Buchenwald
Quasi nuove
Perché i piedi dei bambini morti non consumano le suole.
Joice Lussu
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Vecchio 13-02-2007, 21.20.55   #68 (permalink)
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Mi si perdonaranno due citazioni.
Wilde, entrambe.

Da Il ventaglio di Lady Windermere
Citazione:
LORD DARLINGTON: La mia vita - tutta la mia vita. La prenda, e ne faccia quel che vuole... L'amo - l'amo come non ho mai amato nessun'altra cosa al mondo. L'ho amata da quando l'incontrai, l'ho amata ciecamente, con adorazione folle! Lei non lo sapeva allora - ora lo sa! Lasci questa casa subito, questa notte. Non le diro' che non conta l'opinione del mondo o la voce della societa'. Contano molto. Contano troppo. Ma ci sono momenti in cui uno deve scegliere fra vivere la propria vita pienamente, intensamente, completamente - o trascinare quella specie di esistenza falsa, superficiale, umiliante richiesta ipocritamente dal mondo. Per lei, questo momento e' arrivato, adesso. Scelga! Oh, amore mio, scelga.
La seconda non ricordo piu' da dove. Sul bene e il male, alla faccia di chi pensa che sia cosi' facile dividere il mondo tra buoni e cattivi.
Citazione:
C'e' un solo mondo per tutti noi e il bene e il male, il peccato e l'innocenza lo attraversano di mano in mano. Rifiutare di guardare meta' della vita per vivere tranquilli e' come accecarsi per poter camminare con maggior sicurezza in un terreno pieno di fosse e precipizi.
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Vecchio 15-02-2007, 10.27.27   #69 (permalink)
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... ed afferrare e rendere ciò che vi è in un volto di donna oltre all'apparenza visibile, quella emanazione di ideale bellezza, quel riflesso di qualche cosa che non si sa, l'intima e temibile grazia di ognuna, la quale fa sì che questa o quella sarà amata perdutamente dall'uno e non dall'altro.
Guy de Maupassant (un racconto ma non ricordo quale : look :)
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Vecchio 16-03-2007, 22.58.38   #70 (permalink)
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Il nonno mi sollevò da terra.
Ti butto dentro, eh? Ti butto nell'acqua?
Io scrollai la testa.
Gli adulti sono creature minacciose.
Ti butto nell'acqua?
Ti butto nel bidone della spazzatura.
Ti mangio.
Ti riporto indietro e prendo un altro bambino.

Ecco quello che dicono. E per quanto tu ti ripeta che stanno mentendo, o che ti stanno prendendo in giro, c'è sempre una possibilità. Magari stanno dicendo la verità.
Avevo una zia che sosteneva di avere una coda, sotto il vestito. Io assumevo un'aria di superiorità, per farle capire per certo che sapevo che stava mentendo: ma segretamente mi restava sempre una minima parte di dubbio.

Gli adulti mentono,
ma non sempre.
Neil Gaiman, La comica tragedia o la tragica commedia di Mr. Punch

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"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario
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"Se leggere non è il tuo forte fanne il tuo debole." Corvorosso.it

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Vecchio 24-03-2007, 01.47.03   #71 (permalink)
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And if you go
I wanna go with you
And if you die
I wanna die with you
Take your hand and walk away
ehm..... Lonely Day - System Of A Down

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Vecchio 29-03-2007, 22.58.26   #72 (permalink)
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- Donna adamantina, questa volta le consiglio d’essere un po’ più ragionevole. Altrimenti sa, la fortuna potrebbe anche sfuggirle.
- Voglio che subito, in quest’attimo stesso, mi venga restituito il mio amante, il Maestro, - disse Margherita, e uno spasimo le contrasse il viso.
Allora una folata di vento irruppe nella stanza, cosicchè la fiamma delle candele nei candelabri si smorzò, la tenda pesante davanti alla finestra si scostò da un lato, la finestra si spalancò e lontano, su in alto si scoperse la luna piena, ma non quella del mattino, bensì quella di mezzanotte. Dal davanzale cadde sul pavimento un drappo verdognolo di luce notturna, e in esso apparve il visitatore notturno di Ivanuska, che aveva detto di chiamarsi il Maestro. Era vestito come all’ospedale, in vestaglia, pantofole e col berrettino nero dal quale non si separava mai. Il suo volto non rasato era contratto da una smorfia, egli storceva gli occhi, pieni di un dissennato timore, verso le fiamme delle candele, mentre un torrente di luce lunare ribolliva intorno a lui.
Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov
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Vecchio 30-03-2007, 21.16.24   #73 (permalink)
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Recordo poi che era propia il ciorno di Natale, e propia quella notata si aveva presentato alle nostre posezione un soldato austrieco che parlava italiano, e forse era di Trieste, e disse che ci voleva rentere priocioniere, e così la sentenella non ci ha sparato. E io lo tenenva in consegna.
Propria quella ciornata era di dominica e il prete ci ha portato sotto li albere per farene sentire la messa, come tante domeniche. E così ci ha venuto il pricioniere pure, alla messa.
Così, quanto il prete aveva fenito di dire la messa, e come tante volte repeteva che il Dio ni doveva dare la crazia di vincere questa sanquinosa querra e scacciare il nostro potente nimico, che come il pricioniere intese quella parola del prete, che "il Dio ni doveva fare la crazia di scacciare il propotente nimico", si ammesso a ridere e senza tremare ha detto : - Qualda che sono tutti li stesse li prete, che la domenica passata il nostro prete ci ha detto, quanto ci hanno portato alla messa, ci ha detto propia li stesse parole, che il Dio ci aveva a fare una crazia, che l'Austria doveva "scacciare il suo potente nimico", che ene l'Italia, e "vincere questa sanquinosa querra"... - E il triestino redeva, e non sapiammo perché redeva e ni pareva che era pazzo, e poi ni ha detto perché rideva e ha detto che forse ci sono 2 Patre Eterne, uno è in Italia, e uno ene in Austria, e non ci capeva niennte, e rideva e fece ridere a tutte, che il prete si aveva compiato li coglione e ni ha detto: - Che ci l'ha portato a questo che va contra la relicione? Portatolo fuore della messa!
Così, io mi ne sono antato, perché il prete si aveva innervosito. E poi lo hanno portato al campo di concentramento ma era uno che diceva la verità.
Vincenzo Rabito, Terra matta
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Vecchio 30-03-2007, 22.12.21   #74 (permalink)
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La piccola ebrea guardo Yvette con gli occhi dilatati dallo stupore.
"Non sarà innamorata di quello zingaro!", disse.
"Bè", fece Yvette. "Non lo so. É l'unico che mi fa sentire diversa. L'unico!"
"Ma come? Come? Le ha mai detto qualcosa?"
"No! No!"
"Allora come? Che cosa ha fatto?"
"Oh, mi ha guardata!"
"Come?"
"Bè, non lo so. Ma in modo diverso! Sì, diverso! Diversamente da come mi abbia mai guardata un uomo"
"Ma come l'ha guardata?", insistè l'ebrea.
"Come... come se desiderasse davvero me", disse Yvette, con il viso pensieroso che sembrava la gemma di un fiore.
[...]
"Io credo", disse il maggiore, togliendosi la pipa di bocca, "che il desiderio sia la cosa più bella del mondo. Chiunque lo provi è un re, e io non invidio nessun altro!" Si rimise la pipa in bocca.
L'ebrea lo guardò stupefatta.
"Ma Charles!", esclamò. "Tutti gli uomini comuni e volgari di Halifax lo provano!"
Lui si tolse di nuovo la pipa di bocca.
"Quello è soltanto appetito", disse.
D. H. Lawrence, La vergine e lo zingaro

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Vecchio 31-03-2007, 01.04.47   #75 (permalink)
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Rammento di essermi recato, un giorno, al Museo Britannico per leggere come si curasse una lieve indisposizione dalla quale ero stato colpito in forma leggera: la febbre del fieno, mi sembra che fosse. Ritirai il libro e lessi tutto quel che v'era da leggere; poi in un momento di balordaggine, sfogliai pigramente le pagine e cominciai, con indolenza, a studiare le malattie in generale. Non rammento quale fu il primo morbo nel quale mi immersi - qualche flagello pauroso e devastatore, questo lo so - e prima ancora di essere arrivato a metà dell'elenco dei "sintomi premonitori", sorse in me la persuasione di esserne affetto in pieno.

...

Continuai coscientemente per tutte le ventisei lettere dell'alfabeto, e la sola malattia che riuscii a concludere di non avere fu il ginocchio della lavandaia.

...

Ero entrato in quella sala di lettura sano e felice; quando ne uscii, sembravo un decrepito relitto umano. Mi recai dal mio medico. E' un vecchio amico che mi tasta il polso e mi esamina la lingua e parla del tempo, tutto gratis, quando immagino di essere malato; pensai pertanto che gli avrei fatto un piacere rivolgendomi a lui adesso.

...

Così andai diritto filato nel suo studio e lui disse:

- Bene, cos'hai che non va?
- Non ti farò perdere tempo, caro figliolo, dicendoti tutto quello che ho -
...

E gli spiegai come avessi scoperto ogni cosa.

...

Dopodichè si mise a sedere, scrisse una ricetta, la piegò, me la diede ed io me la misi in tasca e uscii.

Non guardai la ricetta. La portai dal farmacista più vicino e gliela consegnai. L'uomo la lesse; poi me la restituì. Disse che non aveva quella medicina.
...

Lessi la ricetta. Diceva:

1 bistecca da quattro etti, con
1/2 litro di birra amara ogni sei ore.
1 passeggiata di 15 chilometri ogni mattina.
1 letto alle 23 in punto tutte le sere.
E non imbottirti la testa con cose che non capisci.

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E' stranissimo il fatto che i nostri organi digerenti dominino a tal punto l'intelletto. Non riusciamo a lavorare, non riusciamo a pensare se il nostro stomaco non lo vuole. Ci impone gli stati d'animo e le passioni. Dopo le uova e pancetta, dice:
-Lavora!-
Dopo la bistecca e la birra scura, dice:
- Dormi!-
Dopo una tazza di tè (due cucchiani per tazza, da non lasciare nell'acqua per non più di tre minuti), dice, rivolto alla tua mente:
- Ora alzati e dimostra quanto sai essere forte. Sii eloquente, e profondo, e tenero; contempla con occhi limpidi la natura e la vita; apri le candide ali del pensiero e innalzati (spirito che ha del divino) sopra il turbine del mondo, sempre più in alto, attraverso infinite distese di stelle fiammeggianti, fino alle porte dell'eternità!-
Dopo le focaccine calde, dice:
-Sii ottuso e senz'anima come una bestia dei campi...un animale senza cervello, dagli occhi indifferenti, senza un solo barlume di fantasia, di speranza o di timore, di amore o di voglia di vivere.-
E dopo il brandy ingerito in quantità sufficiente, dice:
- Suvvia, sciocco, sogghigna e cadi, affinchè i tuoi simili possano ridere... Sbava nella follia, farfuglia suoni insensati e dimostra quale imbecille impotente è il pover' uomo il cui intelletto e la volontà affogano, come gattini, in due centimetri d'alcool!-
Siamo gli schiavi più disperati e più assoluti del nostro stomaco. Non cercate la moralità e la virtù amici miei; tenete d'occhio, vigili il vostro stomaco, alimentatelo con cautela e discernimento. Allora virtù e contentezza verranno a voi e regneranno nel vostro cuore, senza che abbiate dovuto compiere alcuno sforzo per conquistarle; sarete un buon cittadino, un marito affettuoso, un tenero padre... un uomo nobile e pio.
Tre uomini in barca di J.K. Jerome

Un muto dice a un sordo: "c'è un cieco che ci spia"
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Vecchio 12-04-2007, 19.57.33   #76 (permalink)
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Ascoltate un po' le clienti,seguendo i marciapiedi,i negozi ....si parla di un giovane collega (medico)..."Oh ,sa signora!...signora! che occhi ! che occhi,questo dottore ....ha capito immediatamente il mio caso !...mi ha dato certe gocce da prendere ! mezzogiorno e sera !...che gocce ! questo giovane dottore è una meraviglia ..." Ma aspetta un po' per te ....che si ragioni di te ! .."Scorbutico,sdendato ,ignorante scaracchioso,gobbo...." il tuo conto è chiuso ! ....la parlantina delle donne è sovrana ! ...gli uomini rigirano le leggi,le donne si occupano solo che di cio ' che è serio :L'Opinione ...una clientela medica è fatta dalle donne!...non le hai dalla tua ? ....corri ad annegarti....le tue signore sono ritardate mentali, idiote da urlo !.....tanto meglio ! piu' poi sono limitate,cocciute,§§§§§§e da restituzione legale, piu' la fanno da sovrane! ....rimetti via il tuo camice e il resto !.........
Cèline -Da un castello all'altro



Deep
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Vecchio 13-04-2007, 11.07.53   #77 (permalink)
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"Ci sono centinaia di buoni motivi per combattere" - dissi - "ma neanche uno per odiare senza riserve, e per far credere che Dio onnipotente sia d'accordo con noi. [...]"
Kurt Vonnegut - Madre Notte
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Vecchio 05-05-2007, 02.12.53   #78 (permalink)
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si ha un bel darsi da fare, si scivola, si sbanda, si ricasca nell'alcool che conserva i vivi e i morti, non si arriva a niente. E' assolutamente provato. E' da tanto di quei secoli che possiamo guardare i nostri animali che nascono, faticano e muoiono davanti a noi senza che a loro gli sia mai capitato nient'altro di speciale che non fosse ricominciare lo stesso insulso fallimento là dove tanti altri animali l'avevano lasciato. Avremmo dunque dovuto capire quello che capitava. Ondate incessanti di esseri inutili vengono dal fondo dei tempi a morire in continuazione davanti a noi, e tuttavia restiamo lì, a sperare qualcosa... Nemmeno capaci di pensare la morte che siamo."
Celine -Viaggio Al Termine Della Notte
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Vecchio 05-05-2007, 02.21.38   #79 (permalink)
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Eccoci qui, ancor soli. C'è un'inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto un gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo.
Ieri alle otto la signora Berenge, la portinaia , è morta. Si sta schiodando dalla notte un gran temporale. Quassù in cima dove stiamo noi il casamento trema. Era una cara e gentile e fedele amica. Domani la sotterreranno in Rue des Saules. Era proprio vecchia, allo stremo della vecchiaia. Io gliel'avevo detto fin dal primo giorno che s'era messa a tossire: "Non si sdrai, soprattutto!… se ne resti a ceccia nel suo letto!" Non ero affatto tranquillo. E infatti ecco qua… E infatti, al diavolo…
Mica l'ho praticata sempre, 'sta merda di medicina. Ora glielo voglio proprio scrivere ch'è morta, la signora Berenge, a tutti quelli che m'han conosciuto, che han conosciuto lei. Ma dove saranno?
vorrei che il temporale facesse ancor più baccano, che i tetti sprofondassero, che la primavera non ritornasse più, che casa nostra sparisse.
lei lo sapeva, la signora Berenge, che tutti i dispiaceri arrivan per lettera. Ma mica so più a chi scrivere… E' tutta gente lontana… Si son cambiati l'anima per tradir meglio, scordar meglio, parlar sempre d'altro…
Vecchia signora Berenge, il suo cane strabico se lo prenderanno, se lo porteranno via…

Celine - Morte a Credito-incipit
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Vecchio 07-05-2007, 01.26.29   #80 (permalink)
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” Non è colpa loro... non ci han colpa, questi grandi scrittori... Sono votati, sin dall’infanzia, sin dalla culla per così dire, all’impostura, alle pretese, agli arzigogoli, alle imitazioni... Sin dai banchi di scuola, hanno cominciato a mentire, a pretendere di aver personalmente vissuto ciò che leggevano... a considerare l’emozione “letta”, emozioni di seconda mano, come emozioni personali! Tutti gli scrittori borghesi sono originariamente degli impostori! ladri di esperienze e di emozioni altrui!... Sono partiti verso la vita sulla carrozza dell’impostura!... Continuano... Hanno cominciato la vita con l’impostura... con gli studi classici... [...] Si sono sentiti superiori, nobili, , “chiamati” speciali, sin dal sesto anno della loro età... Tutto un mondo emotivo, tutta una vita, tutta la vita, separa le scuole comunali dagli studi classici... gli uni andranno sempre di pari passo con l’esperienza, gli altri saranno sempre istrioni [...] Non hanno mai visto nulla... umanamente parlando... hanno imparato l’esperienza sulle traduzioni greche, la vita sulle versioni latine”.

Celine - Pensieri Sparsi-
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