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#101 (permalink) | |
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MILF!
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Citazione:
![]() "Il sesso è come un quadro di Picasso: devi essere speciale per amarlo." Mario
"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario "Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno." A. Moore |
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#102 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Deep |
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#103 (permalink) | |
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MILF!
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Citazione:
![]() "Il sesso è come un quadro di Picasso: devi essere speciale per amarlo." Mario
"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario "Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno." A. Moore |
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#104 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
L.F. Celine Viaggio al Termine della Notte Deep |
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#105 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
I QUADERNI DI MALTE LAURIDS BRIGGE Deep |
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#106 (permalink) | |
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Nuovo arrivato
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Anche per me, quasi dall'inizio.
Citazione:
Ultima modifica di Faustroll : 14-04-2008 alle ore 00.41.25 |
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#107 (permalink) |
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Nuovo arrivato
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Se si dovesse considerare solamente il valore letterario questo pezzo non meriterebbe di stare qua, ma penso che molti in questo forum potranno apprezzare e inoltre avevo comprato questo libro per una persona che chissà se li leggerà mai, tanto vale inizio a copiarne un pezzo qui.
E' un'opera teatrale dell'altro anno di Dennis Kelly dal titolo "After the end". I due soli protagonisti sono Mark e Louise. Mark salva la vita a Louise portandola nel suo rifugio anti atomico dopo un sedicente attacco radioattivo terroristico. Louise in realtà era sbronzissima durante l'attacco e non ricorda nulla. I due devono convivere e passare il tempo necessario e a tal scopo Mark è ben organizzato e obbliga Louise a partecipare ricattandola con il cibo. Stanno giocando a Dungeon and Dragons. Lui legge. Mark “Esci dalla foresta e all'improvviso hai davanti il torrione, come un dente antico e malandato che si staglia sulla collina e sconfina nel cielo notturno. E' coperto di rampicanti, edera, con pezzi che si sgretolano, e l'antico sentiero sale su fino alla saracinesca. Su ciascun lato della saracinesca ci sono due truci statue di guerrieri, che ricordano l'antica civiltà che un tempo abitava il torrione, da molto tempo scomparsa. Un misterioso bagliore emana da queste statue e inonda l'ingresso di una luce tenue, e c'è anche lo scintillio della luna -” Louise Che significa “come un dente”? Mark Che somiglia ad un dente. Louise Sembra un dente? Mark Sì Louise Come un dente? Mark Non è bianco, è solo che la forma è Louise Appuntita? Mark No, non appuntita, non è una zanna, non ho detto zanna Louise Non sono solo le zanne a Mark Come un dente incisivo, un incisivo inferiore. Louise Giusto. Ma ancora non ho capito. Mark Capito cosa? Louise Perché lo hanno fatto come un dente? Mark Non lo hanno fatto come un dente, è solo un modo per descriverlo. Louise Tu hai detto - Mark E' solo una descrizione, è solo una vecchia torre, è solo questa vecchia torre. Louise Va bene, ho capito. Mark è una vecchia torre che spunta Louise Ho capito va bene Mark E' la vecchia torre di una vecchia civiltà abbandonata da tanto tempo - Louise Abbandonata? Mark Be', questo è quello che devi scoprire. Louise Non lo posso scoprire chiedendolo a te? Mark No, devi entrare - Louise Va bene, entro. Mark Non puoi semplicemente entrare. Louise Non puoi. Mark Non così, Louise, non puoi semplicemente Louise Ma che cazzo, non puoi Mark entrare, perché devi usare ogni cautela e io non ho finito di descrivere quello che vedi piccola pausa Louise va bene, finisci di descrivere quello che vedo. piccola pausa Mark “ -e c'è anche lo scintillio della luna sui bastioni”. Louise Finito? Mark Sì. Louise Io entro. Mark Non puoi semplicemente entrare. Louise Perché no? Mark Perché potrebbe essere pericoloso. Louise E' pericoloso? Mark E' quello che devi scoprire. Louise Non me lo puoi dire tu, cazzo? Mark No, perché lo devi scoprire tu. Louise Che cazzata. Mark Non è una cazzata. Louise Non è una cazzata, Louise. Mark Devi scoprire se è pericoloso da quello che ti dico io, dalla mia descrizione, da Louise Va bene. Mark da quello che ho detto Louise Va bene, va bene! Posso chiederlo al folletto? Mark piccola pausa Lei è un elfo. Non ci sono i folletti in questo gioco. I folletti sono nelle fiabe dei bambini e questo non è - Louise Posso chiederlo all'elfa? Mark Puoi chiedere all'elfo. pausa Louise Va bene, allora. Mark Cosa? Louise Chiedere a quello cazzo di elfa! Mark Cosa, cosa le chiedi, cosa - Louise Mi rivolgo all'elfa e le chiedo “E' pericoloso?”. Mark Lei dice:”Non lo so”. Louise Vaffanculo Mark ma dice:”Non sarebbe troppo saggio camminare in quella luce” Louise Che significa? Mark Senti, Louise, non ti posso mica dire tutti - Louise Dammi la descrizione un'altra volta. piccola pausa Mark “Esci dalla foresta e all'improvviso hai davanti il torrione, come un dente antico e malandato che si staglia sulla collina e sconfina nel cielo notturno. E' coperto di rampicanti, edera, con pezzi che si sgretolano, e l'antico sentiero sale su fino alla saracinesca. Su ciascun lato della saracinesca ci sono due truci statue di guerrieri, che ricordano l'antica civiltà che un tempo abitava il torrione, da molto tempo scomparsa. Un misterioso bagliore emana da queste statue e inonda l'ingresso di una luce tenue, e c'è anche lo scintillio della luna sui bastioni”. piccola pausa Louise E' questo il sogno che facevi? Essere in una roulotte con questa roba? Una nana, un folletto e una torre a forma di dente? pausa Mark Lei è un elfo. Lei è un elfo e tu lo sai che è un elfo. Dici folletto solo perché vuoi sabotare il gioco. Se non hai intenzione di giocare correttamente, allora non devi - Louise Per costringermi a giocare, mi stai facendo crepare di fame! Mark Per aiutarti, per prendermi cura di te! Louise Per prenderti cura di me? Mark Tu dici: “Sì, gioco”, ma non ce la fai, non riesci semplicemente ad accettare la cosa e a giocare, devi chiamare un elfo folletto solo per ricordarmi che tu sei meglio di me. Louise Chi cazzo -? E tu ti stai prendendo cura di me? Mark Hai intenzione di giocare correttamente? Louise Tu ti stai prendendo cura di me, Mark? Mark Louise - Louise Giochiamo. piccola pausa Mark Correttamente. Louise Giochiamo. Mark Louise, voglio che andiamo d'accordo. piccola pausa Louise Va bene, dammi la descrizione un'altra volta. Mark “Esci dalla foresta e all'improvviso hai davanti il torrione, come un dente antico e malandato che si staglia sulla collina e sconfina nel cielo notturno. E' coperto di rampicanti, edera, con pezzi che si sgretolano, e l'antico sentiero sale su fino alla saracinesca. Su ciascun lato della saracinesca ci sono due truci statue di guerrieri, che ricordano l'antica civiltà che un tempo abitava il torrione, da molto tempo scomparsa. Un misterioso bagliore emana da queste statue e inonda l'ingresso di una luce tenue, e c'è anche lo scintillio della luna sui bastioni”. Louise Cammino, esco dalla foresta. Mark Non credo che sia Louise Posso fare quello che mi pare no? Mark Sì, certo sì. Louise Cammino, esco dalla foresta, molto lentamente Mark Ariel ti sibila di tornare indietro - Louise molto lentamente, togliendomi la camicetta Mark piccola pausa Cosa? Louise Mi tolgo la camicetta e cammino molto lentamente nella luce. Mark Questo è Louise Mi sfilo la camicetta dalla testa e faccio vedere il reggiseno. Mark Non avevano Louise La mia biancheria intima, mi sfilo la camicetta dalla testa Mark E' proprio una cosa stupida, Louise. Louise e faccio vedere la mia biancheria intima, e continuo ad avanzare Mark Questo è Louise E continuo ad avanzare Mark piccola pausa La luce della luna, vedi la luce della luna che si muove sul bastione Louise Continuo a camminare e lascio cadere la camicetta a terra Mark la luce della luna si muove, Louise. Louise e comincio a slacciarmi la cintura Mark Louise - Louise Opps: la gonna mi è caduta a terra. Mark Senti un grido nella lingua degli orchi che arriva dal bastione e ti rendi conto all'improvviso che la luce della luna era in realtà lo scintillio emanato dal metallo di una truppa di orchi emanato fino ai denti Louise Avanzo molto lentamente nella luce, togliendomi la biancheria intima Mark Louise - Louise me lo sfilo dalla testa, scoprendo i miei seni perfetti da elfa Mark Tu sei una nana. Louise scoprendo i miei seni perfetto da nana Mark lanciando un dado La freccia di un orco di sfiora, sibilando Louise ora sono nuda e saluto gli orchi con la mano Mark Okay, Ariel si lancia in avanti per difendere - Louise La colpisco con la mia spada. Mark Cosa? Louise In faccia. Mark lanciando un dado L'hai uccisa Louise Lascio cadere la spada e mi afferro le tette Mark Cominciano a sparare Louise e agito verso di loro le mie tette perfette da elfa e All'improvviso lui scompiglia tutte le carte, le getta sul pavimento e si volta verso di lei. C'è una frazione di secondo in cui un'esplosione di violenza sembra possibile. Poi passa. Mark Se vuoi darmi del coglione, dimmi coglione e basta. Louise Sei un coglione. |
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#108 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Deep |
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#109 (permalink) | |
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MILF!
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Citazione:
![]() "Il sesso è come un quadro di Picasso: devi essere speciale per amarlo." Mario
"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario "Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno." A. Moore |
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#110 (permalink) | |
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MILF!
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Citazione:
La grafia e l'impaginazione rispecchiano quelle originali del testo; il testo si adatta perfettamente al mio avatar. Ciao, Death ![]() "Il sesso è come un quadro di Picasso: devi essere speciale per amarlo." Mario
"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario "Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno." A. Moore |
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#111 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Deep |
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#112 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Deep |
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#113 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Deep |
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#114 (permalink) | |
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MILF!
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Citazione:
![]() "Il sesso è come un quadro di Picasso: devi essere speciale per amarlo." Mario
"È vero che avere un figlio ti cambia la vita. Sì, ma in meglio." Sempre Mario "Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno." A. Moore |
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#115 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Wu Ming Asce di Guerra Deep |
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#116 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Deep |
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#117 (permalink) |
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Rayuela
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A Parigi, stamane, il sole va e viene, grandi occhi azzurri si aprono e si chiudono su nel cielo, le foglie degli alberi sembrano di vetro, un mare di tetti celesti brilla come in una cartolina lontana, la cartolina che tutti abbiamo ricevuto da luoghi di vacanze.
Mi domandavo per quale motivo Parigi non è una città di vacanze, intendo vacanze d'estate, e ieri sera, stamane, il treno che viene dall'Italia non caricò che me e uno studente diretto a Le Havre, e perché il cuore dello studente era così pieno di amaro risentimento, di una così eloquente diffidenza verso Parigi e la Francia in genere. In verità, se ci penso, mi sembra di capire: lo studente andava a Le Havre, per imbarcarsi, andava a New York, dove aveva trovato un lavoro, e si capiva che non aveva ancora accettato nel suo inconscio di dover andare a New York piuttosto che a Parigi. Perché New York e non Parigi? Perché l'avvenire, oggi, è più a New York che a Parigi? - sembrava si domandasse, e, alla risposta che era così perché il tempo passa, non si poteva certo rassegnare. Di tutto quanto mi ha detto, questa notte, mentre la pioggia picchiava sui vetri, e passavano lumi - Domodossola! Losanna! - e il treno dondolava entro montagne pallide, dondolava e fuggiva, porto un'impressione di freddo, di panico, ch'è quella che mi accompagna ancora adesso, mentre guardo Parigi. Ma forse, questa non è Parigi, è appena la Francia, oppure io sono molto stanca. Se non avessi incontrato questo studente, se avessi fatto il viaggio da sola, io sola in uno scompartimento, e il macchinista all'estremità remota del treno, certo starei meglio. Ma c'era lo studente, e non taceva un momento, la notte, e poi l'alba, e ancora parlava della Francia, di quanto sia sgradevole e vuota la Francia, e intanto la Francia veniva avanti, e pareva ci ascoltasse, e un pallore tenuissimo copriva il suo cupo volto. Chi non l'ha vista, chi ci viene la prima volta, sappia che la Francia, all'alba, s'accosta ai treni che marciano verso Parigi, e offre di contrabbando, avvolto in un fazzoletto di nebbia, il suo cuore rosso e azzurro. Non sale nessuno, sul treno, a offrirvi caffè, tè, cioccolata, come in Italia, in Inghilterra, in Russia - potreste anche morire - ma la Francia in persona si accosta ai lunghi convogli coperti di fumo e di freddo, e offre il suo cuore rosso e azzurro. Non saprei in quale modo chiamare il verde delle sue foreste e il rosso dei suoi tetti, che sono verdi e rossi per modo di dire, sono soprattutto azzurri (rosse sono le finestre, all'alba); è forse il gesto, che lo suggerisce. L'avanzare, avvolta nel baracano dell'alba, di questa terra tutta morbida di prati, tutta misteriosa di foreste, tutta rilucente di acque, tutta aureolata di nuvole bianche. Lo studente parlava, e la Francia era vicino, sui vetri del treno, con la sua fronte prima bianca di nuvole, poi turchina di cielo, poi dorata di nuvole (perché sorgeva il sole), poi dorata di boschi, poi grigia di acque, poi rosata di fieno, infine blu e nebbia, che sono i suoi grandi colori, per tutto il suo antico corpo. E a questo punto, quando in una luce vivissima apparve il sole, questa Idea, o Patria-di-Ieri, si allontanò, si confuse, e scorgemmo la periferia. Una periferia come qualsiasi periferia di una città industriale del Nord, senza voci, con un dedalo di tettoie, binari, binari morti, comignoli, orti, vetrate di rame scintillante, muri spettrali, fumo, silenzio, cenere. Alla fine, mosche. E queste erano alla Gare de Lyon. Lo studente sembrava fuori di sé. Credo fosse il sonno perduto, ma certo era anche qualche altra cosa. Alto, un po' gobbo, con gli occhi dolci-freddi dietro gli occhiali montati in tartaruga, sembrava volesse piangere. Per me, non era molto diverso: e perciò non parlammo più: si andava qua e là, per la stazione, in cerca di un telefono. Che telefoni ce ne fossero solo tre, non l'avremmo sospettato. Pioveva dalle tettoie una luce torbida su una folla sciatta e silenziosa, in partenza o da poco in arrivo, su facce assorte, seminascoste da fazzoletti o berretti o semplicemente capelli, o da una mano, perché di gente intenta a leggere. E telefoni, niente. Mosche, giornali, un disumano e stinto caffè consumato a certi tavolini verdi, in mezzo a viaggiatori in attesa di chissaché, freddi, indifferenti, con gli occhi ai marciapiedi, alle mosche, ai giornali. In una cabina, un giovane parlò oltre mezz'ora (era un giovane obeso) ansiosamente. In un'altra, una vecchietta con cappello di velo, e ombrello, non si mosse per altrettanto tempo. Entrammo in un ufficio, barcollando, e facemmo presente il nostro caso: un telefono qualsiasi, con gettone o senza, da-pagarlo-qualsiasi-cosa. A questo punto, nell'ufficio tappezzato di manifesti vivacemente colorati, con navi gialle che andavano su un mare blu, o treni che apparivano nelle pieghe di montagne nevose - e tutto invitava al viaggio, alla bellezza, alla fantasticheria - scattò un qualche meccanismo nascosto sotto il banco, e apparve il diavolo. Per dirla semplicemente, era un impiegatino francese, pallido, con le orecchie ancora più pallide, a punta, piantate orizzontalmente ai lati del viso, il che gli conferiva quell'aria metafisica, e sentenziò che Parigi era piena di telefoni, mentre lui era pieno di cose da fare, e cercassimo di adoperare la nostra intelligenza. E il modo, e il gesto che fece indicando l'uscita, e il palpito delle orecchie, e il freddo degli occhi, erano così straordinari, sotto quelle navi e quella pubblicità romantica, che credemmo di sognare, e di nuovo tornammo verso la luce torbida delle tettoie, a cercare un altro caffè. Ragionammo un poco, come possono ragionare uno studente disperato e un viaggiatore casuale, tutti e due pieni di sonno e di angoscia, e la conclusione fu che dovevamo assolutamente raggiungere l'unico luogo noto a uno di noi, e questo luogo era un alberguccio ai piedi di Montmartre, supponendo, come mi pareva di poter supporre, che Montmartre fosse una collina. Là, conoscevo il padrone (lo avevo conosciuto in Italia qualche anno prima), un ometto in tutto e per tutto simile a un funzionario delle pompe funebri, e pure, in qualche modo, rassicurante, Sarebbe stato ragionevole prendere una macchina, ma lo studente, uscito dallo stato di eccitazione, e caduto in una specie di sbalordimento, sembrava ancora più inasprito che nel corso della notte, e deciso a non regalare a Parigi un franco più dell'indispensabile. O che volesse portare il suo tesoro, intatto, a Le Havre, o che odiasse irrimediabilmente Parigi, o preferisse non vederla affatto, infilò le scale del métro, e dovetti seguirlo. E così se ne passò dell'altro tempo correndo sotto Parigi, invece che sopra, in una luce bianca di mattonelle, in un odore dolciastro di disinfettante, tra i poveri diavoli che si servono di questo mezzo, in questa ragione. E colpiva il comportamento, e non so che estatica disattenzione, di tutti quei volti, quegli occhi intensi, alcuni dei quali non si alzavano mai dal giornale, sul libro, sembravano seguire un discorso interno. E se per caso incontravano le nostre figure, subito spostavano lo sguardo, educatamente, ma anche sconsolatamente. Come la gente vecchia, cui tutto dà noia. E, infine, Montmartre. E qui passa un'altra ora per avere la stanza, e quando infine posso cominciare a scrivere queste note, è mezzogiorno, e bisogna andare a mangiare. E, a un tratto, mi accorgo che lo studente, in sala, non c'è più. Poi lo vedo di spalle, sul marciapiede, che guarda intorno con un che di folle. Due passi, e sono anch'io fuori, e anch'io devo avere qualcosa di matto: è che questa non è una città: questo è un balletto, una stregoneria, un sogno. Ma non è un sogno di oggi: è la somma di tutti i sogni della nostra infanzia. Parigi! Ecco Parigi! Il mormorio di Parigi di Anna Maria Ortese Deep |
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#118 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
[estratto da "Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne", Deep |
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#119 (permalink) | |
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Rayuela
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Citazione:
Appunti dal Paese Semplice Deep |
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#120 (permalink) | |||
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Rayuela
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Deep |
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