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Vietato Leggere Vietato Leggere...ok, stavamo scherzando, maniaci letterari che non siete altro!

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Vecchio 05-11-2011, 16.11.41   #41 (permalink)
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Mah, io non sono d'accordo su varie cose. Quanti leggerebbero la Divina Commedia se non la si studiasse a scuola? Probabilmente meno di quanti la leggono ora.

Comunque, prima di andare avanti, vorrei capire di che cosa stiamo parlando: anche dei brani antologici dei vari Petrarca, Leopardi, Montale e praticamente qualunque autore studiato decentemente in letteratura? Dello studio esteso di Eneide, Promessi Sposi e Divina Commedia? Degli extra tipo i vari Malavoglia, fu Mattia Pascal e quant'altro viene fatto leggere occasionalmente a discrezione dei professori?

Inoltre trovo anche io che abbia nessun senso far leggere libri che si accordino col gusto del regazzino L'istruzione, per definizione, deve guidare, non seguire. Che poi lo scopo del farti studiare la Divina Commedia non è quello di farti appassionare alla lettura, ma di farti conoscere la Divina Commedia, con tutti i suoi corollari, conseguenze e attributi: conoscere la Divina Commedia è il mezzo per un'elevazione culturale che deriva da tale conoscenza, non il mezzo per farti appassionare alla lettura.
Poi, personalmente, non mi sono mai lasciato influenzare da fattori circostanziali, anche magari quando quello specifico libro per l'estate non lo volevo leggere: ma che diamine, trarre qualcosa dalla lettura di Apuleio può ben prescindere dalla circostanza che magari, in quel momento, volessi leggere o fare altro. Forse si dovrebbe educare alla lettura prima di far leggere determinati libri, anziché limitarsi a eliminare la lettura dei medesimi.

Poi molto può anche dipendere dai professori: ho avuto un professore di italiano fantastico durante il triennio, e persino i miei compagni di classe più ignoranti apprezzavano Dante.

Dante, comunque, è un'istituzione fondamentale. Che nessuno provi a toccarlo.

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Vecchio 05-11-2011, 21.23.05   #42 (permalink)
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Comunque, prima di andare avanti, vorrei capire di che cosa stiamo parlando: anche dei brani antologici dei vari Petrarca, Leopardi, Montale e praticamente qualunque autore studiato decentemente in letteratura? Dello studio esteso di Eneide, Promessi Sposi e Divina Commedia? Degli extra tipo i vari Malavoglia, fu Mattia Pascal e quant'altro viene fatto leggere occasionalmente a discrezione dei professori?
L'ultima che hai detto.
Infatti non parlo dello studio della letteratura e tutte le sacrosante tappe che percorre nella scuola, da Dante-Petrarca-Boccaccio fino a Leopardi passando per l'Ariosto con in mezzo i Verga e gli altri (con tutti i giusti excursus negli autori esteri.
Parlo di prendere un ragazzì, ficcargli in mano anche qualcosa di fresco come un Pirandello e dirgli di andare per la sua strada. A me piaceva anche, PIranello, ma mentre lo leggevo pensavo che avevo un'infinità di cose da leggere al posto di Pirandello che con Pirandello non c'entravano niente. E questo mi irritava.
Oggi potrei comprarmi tutti i Pirandello e leggermeli, perché magari oggi trovo sia il mio momento per leggermelo, ma è una scelta mia.

E poi queste letture per casa sono sempre un momento di grande solitudine, senza il sostegno del professore. Quindi va a finire che fraintendi ciò che leggi, ti confondi, ti perdi.

Guadagni molto di più a leggere in aula UN brano di Pirandello e commentarlo, studiarlo con passione, che mollare il Fu Mattia Pascal a un pischello che parte per la sua prima scappata a Rimini a fine di Giugno.

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Poi, personalmente, non mi sono mai lasciato influenzare da fattori circostanziali, anche magari quando quello specifico libro per l'estate non lo volevo leggere: ma che diamine, trarre qualcosa dalla lettura di Apuleio può ben prescindere dalla circostanza che magari, in quel momento, volessi leggere o fare altro. Forse si dovrebbe educare alla lettura prima di far leggere determinati libri, anziché limitarsi a eliminare la lettura dei medesimi.
No, fuck Apuleio. Io ricordo che per tutto il Liceo ero praticamente bloccato per quello che riguardava le mie letture personali. Non leggevo niente al di là dei libri imposti dalla scuola. In quegli anni, praticamente, totalizzavo dieci libri letti l'anno, e tutti odiosi. Oggi per conto mie ho quote di libri letti doppie e non mi pento di nessuno, neppure di quelli brutti.

Cymon

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Vecchio 05-11-2011, 21.43.46   #43 (permalink)
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Allora sono d'accordo, se non parliamo di Eneide, Promessi sposi e Divina Commedia (anche se magari si potrebbe discutere di rimpiazzare Virgilio con qualcos'altro, ma vabbé ).

Alla fin fine io stesso, durante gli anni del liceo, leggevo autori che avevamo studiato per mio piacere e interesse, ma non per questo mi faceva piacere leggere quello che mi veniva comandato di leggere, e ancor meno quando la lettura di un libro precedeva lo studio dell'autore, come con la mia professoressa di Latino e Greco che peraltro era proprio scarsa in letteratura

Però credo che si debbano in qualche modo incentivare gli studenti a leggere gli autori che si studiano, a considerarli come opzioni di lettura piuttosto che solo come materia di studio.
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Vecchio 05-11-2011, 22.04.21   #44 (permalink)
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Però credo che si debbano in qualche modo incentivare gli studenti a leggere gli autori che si studiano, a considerarli come opzioni di lettura piuttosto che solo come materia di studio.
Purtroppo fa parte della nostra cultura distinguere "letteratura" da "entertainment" il che ti porta, in età adulta, a recuperare certi libri solo con un certo sforzo o perché ti sono stati portati a interesse da una qualche curiosità.

E' anche vero però che la nostra cultura è anche una delle ultime a porsi il problema di avvicinare le persone alla "letteratura" forse anche grazie a questo senso elitario che gli abbiamo sempre buttato addosso.

Cymon

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Vecchio 06-11-2011, 00.01.43   #45 (permalink)
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Ripeto, non trovo alcuna utilità nell'imparare La divina commedia se come risultato questa porta lo studente ad un allontanamento dalla letteratura causata dalla sensazione di rifiuto istigata.
Per quanto piena di cultura e contenuti possa essere l'opera di Dante, se il nostro viaggio nel mondo delle letteratura inizia nell'inferno e si ferma nel paradiso allora questa conoscenza è servita a ben poco. La conoscenza è utile se ti apre degli orizzonti, la propagazione di una conoscenza afinalistica a se stessa è forse peggiore dell'ignoranza stessa.

E' vero che nessuno leggerebbe Dante se questo non venisse fatto studiare a scuola, non ho infatti mai detto di abbandonarlo. Ho detto che se fossi un docente di lettere proverei a proporre anche letture diverse, più appassionanti: lo studente deve capire che la lettura è varia, i libri non sono solo quelli scritti da Dante e Manzoni.
Non è vero che i libri proposti a scuola vengono odiati a prescindere, non ho mai sentito nessuno lamentarsi del mastino dei barkerville ne di Fahrenheit 451, letture che ai miei tempi mi vennero proposte.

Il senso elitario della nostra cultura è una tragedia, basta guardare la legge Levi entrata in vigore di recente per rendersene conto. Un' evidente mossa politica a vantaggio di qualcuno che non si è fatto problemi nel segare definitivamente le gambe ad un mercato che in Italia è a dir poco ridicolo, una legge che non fa altro che fomentare l'aurea repulsiva delle nostre librerie.
L'Italia non è un paese dove non si legge ma un paese dove non si vuole far leggere

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Ultima modifica di Silver_Reflex : 06-11-2011 alle ore 00.07.38
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Vecchio 06-11-2011, 12.28.11   #46 (permalink)
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Io eviterei di leggerli per ANNI certi libri. E' quello che imho li fa diventare ''odiosi''.

Ad es. La Divina Commedia, per quanto sia un'opera mastodontica e abbastanza criptica e necessita quindi di un approfondimento non da poco, non la farei leggere per 3 anni consecutivi... ma la tratterei come tutte le altre opere di un autore, in un mese di programma.
Capisco l'importanza per la cultura e la lingua italiana del capolavoro di Dante, ma perchè fare queste ''discriminazioni'', preferendola ad autori coevi o più tardi?
E stessa cosa vale per I Promessi Sposi di Manzoni e i 3 poemi antichi, il cui studio è dilatato in 2 anni rispettivamente.

Fare letteratura italiana (e straniera) è imho utile per dare 1. informazioni base sugli autori, 2. far conoscere le loro principali opere, con pezzi scelti.
Spetterà poi allo studente, se vuole, ad approfondire i testi letti andando a leggere i vari libri.
In pratica, per come la penso, lo studio della letteratura dovrebbe infondere curiosità allo studente spingendolo a ricercare liberamente poi i libri a lui più interessanti, non costringerlo a studiare anni certe opere, che inevitabilmente diventerebbero odiose (almeno nel periodo scolastico).

In questo modo poi si riuscirebbero a leggere anche gli autori contemporanei, ancora viventi, che hanno pochissimo spazio a scuola (si arriva alla metà del '900, se tutto va bene, ma non è una cosa così frequente in realtà, ho saputo di classi che erano arrivati appena a fine '800 per gli esami di Stato ).

___________

Rispondendo invece al quesito del topic starter... io butterei alla fiamme 'Il piccolo libro delle risposte' di Carol Bolt... indecente anche farlo pagare 3 euro (e costa di più, eh).


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Ultima modifica di Lower : 06-11-2011 alle ore 12.31.34
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Vecchio 06-11-2011, 14.41.33   #47 (permalink)
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Ripeto, non trovo alcuna utilità nell'imparare La divina commedia se come risultato questa porta lo studente ad un allontanamento dalla letteratura causata dalla sensazione di rifiuto istigata.
Per quanto piena di cultura e contenuti possa essere l'opera di Dante, se il nostro viaggio nel mondo delle letteratura inizia nell'inferno e si ferma nel paradiso allora questa conoscenza è servita a ben poco. La conoscenza è utile se ti apre degli orizzonti
Idealmente è anche quello che dovrebbe fare la Divina Commedia. La Divina Commedia non è lì per via della scelta opinabile di qualche ministro o filosofo, ma in ragione della sua grandezza che non ha eguali quantomeno nella letteratura italiana.
Ma la Commedia non è soltanto un libro immenso: è anche un'istituzione di civiltà. E c'è qualcosa che distingue un testo condiviso da un mito o una narrazione condivisa: il mito e la narrazione condivisi sono espressione di una specifica ideologia del gruppo sociale; il testo condiviso non lo è: come ha detto recentemente un filosofo, condividere un testo può perfettamente significare la disponibilità di munizioni comunicative per soggetti interagenti a partire da diverse tradizioni, e impegnati a far prevalere diverse identità e narrazioni.
I testi condivisi forniscono le basi per una comunità pluralistica, ideologicamente non impegnativa, e per una ricchezza linguistica al suo interno. Dante è questo. In questo senso, Dante non è rimpiazzabile con alcun altro libro.

Grazie a Dio c'è una larga fascia della popolazione istruita che se ne rende conto, peraltro non solo la fascia più colta. E, sebbene io sia in genere scettico nei confronti di certe spettacolarizzazioni, ben venga quel che ha fatto e continua a fare Benigni con la Commedia di Dante: è esattamente quello di cui l'Italia ha bisogno, di fronte, da un lato, al crollo di vecchi miti ideologici e non più edibili, dall'altro, all'avanzare delle tendenze più frivole e commerciali della 'cultura' di massa.


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E' vero che nessuno leggerebbe Dante se questo non venisse fatto studiare a scuola, non ho infatti mai detto di abbandonarlo. Ho detto che se fossi un docente di lettere proverei a proporre anche letture diverse, più appassionanti
Su questo sono d'accordo.


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Il senso elitario della nostra cultura è una tragedia
Onestamente non so di cosa parli. Mi sembrano le solite parole generiche buttate lì senza riferirsi ad alcun fenomeno particolare (la legge Levi è semplicemente una delle moltissime leggi di scarsa qualità emanate negli ultimi anni: detta legge, come le molte altre, riflette semmai la crisi culturale del nostro paese, più che un presunto senso elitario della cultura).
Da un certo punto di vista, inoltre, la cultura è elitaria. Dante è elitario. Mi viene in mente, a questo proposito, il commento di un critico a proposito di Giovanni Allevi: Questa è la forza culturalmente pericolosa dell'operazione Allevi: convincerci che tutto quello che non capiamo non vale la pena di essere compreso. Rassicurati sul fatto che "non siamo noi ignoranti, sono loro che non sanno più scrivere una bella melodia", potremo finalmente andare fieri di non avere mai ascoltato Stravinskij.

Ora, di fronte alla constatazione di cosa sia effettivamente la cultura, ci sono due strade: la prima consiste nel riconoscere cosa abbia un valore e cosa non lo abbia (ricordando che siamo in presenza di un'opposizione polare e non dicotomica, per cui ci sono tante gradazioni di valore), e comportarci di conseguenza, cioè dando valore a ciò che abbia valore e trascurando ciò che non ne abbia.
Altra strada consiste nel voler a tutti i costi 'democratizzare' la cultura: poiché non la possiamo raggiungere, allora la abbassiamo; ci aspettiamo che la cultura ci popini soltanto quel che ci è noto e che quasi si congratuli con noi perché lo riconosciamo: della scienza e della sapienza come ricerca, come percorso formalmente accessibile a tutti, rimane soltanto un senso di self-entitlement.

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Vecchio 06-11-2011, 16.30.33   #48 (permalink)
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Mi trovo d'accordo con Lower.
Per quanto riguarda il senso elitario e la legge Levi, quest'ultima certo non aiuta a diffondere libri e cultura.. anzi.

In Italia i libri costano tanto, troppo, hanno un prezzo medio decisamente maggiore rispetto all'estero e questo è un dato di fatto noto da anni.
E' una vergogna che case editrici grosse come la Mondadori propongano libri a 19 euro; 19 euro un romanzo di 250 pagine (non parliamo della qualità perchè col prezzo non c'entra niente) è a dir poco vergognoso.
Prezzi del genere di certo non avvicinano ai libri, il blocco agli sconti imposto dalla legge Levi ha ammazzato quelle nascenti realtà (Amazon) che osavano proporre sconti in grado di rendere accettabili gli assurdi prezzi di copertina proposti dagli editori.

Ovviamente il problema diventa ancor più grosso se lasciamo da parte i romanzi e pensiamo ai libri universitari.

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Vecchio 06-11-2011, 19.15.02   #49 (permalink)
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Tutta la roba di bruno vespa.

Fabio Volo no, lo lascerei al suo posto. Piuttosto brucerei coloro ke lo comprano.

Il calcio è vita. || Forza MAGICO BEPPE | CAMPIONI DEL MONDO. - TvapK.
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Vecchio 26-02-2012, 14.51.28   #50 (permalink)
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C'è abbastanza materiale per un rogo perpetuo.

Tutto HP scrittrice compresa,Twilight e in generale ogni porcata sui vampiri che va tanto di moda,parte del fantasy che va tanto di moda,tutto Moccia,tutto Dan Brown,tutte le opere di questi pseudo scrittori/presentatori televisivi come quel coglione di Fabio Volo (il fatto che sia considerata lettura d'evasione non giustifica una ceppa) e in generale ogni libro di personaggi della tv italiana,tutto Vespa,tutto Costanzo,il libro Cuore,i libri di Faletti,il libri sui e dei calciatori,i libri che mi vogliono far smettere di fumare...e tanta altra roba che ora non mi viene in mente,alla prima occasione che passo per una libreria prendo appunti.

Mi sento veramente antipatico oggi


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Vecchio 27-02-2012, 19.34.04   #51 (permalink)
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I libri della Tamaro, tutta la saga di harry potter, i vari libri di shannara ecc, insomma, tutta la "letteratura" da supermercato!

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Vecchio 27-02-2012, 22.47.27   #52 (permalink)
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E' una strage di hp questa,i libri non li leggo più neanche io,il motivo citato è semplicemente la scuola,devi avere qualcuno che conosce i tuoi gusti e che ti propone un libro,magari fai per gradi io prima del trasloco leggevo la compagnia dei celestini,che è satira,e una di storia,che parlava della russia nell'800,però sì costa meno un videogioco(stalker 4 euro),che un libro che volevo comprare(15)
andrea169 non è collegato   Rispondi citando
Vecchio 27-02-2012, 22.55.28   #53 (permalink)
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ps: ho provato a leggere i libri di Potter, ho ascoltato un audiolibro, ho visto un paio di film, sempre la solita robaccia scopiazzata in giro, l'unico HP che amo rimarrà sempre H.P.Lovecraft

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Vecchio 28-02-2012, 16.03.31   #54 (permalink)
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C'è abbastanza materiale per un rogo perpetuo.

Tutto HP scrittrice compresa,Twilight e in generale ogni porcata sui vampiri che va tanto di moda,parte del fantasy che va tanto di moda,tutto Moccia,tutto Dan Brown,tutte le opere di questi pseudo scrittori/presentatori televisivi come quel coglione di Fabio Volo (il fatto che sia considerata lettura d'evasione non giustifica una ceppa) e in generale ogni libro di personaggi della tv italiana,tutto Vespa,tutto Costanzo,il libro Cuore,i libri di Faletti,il libri sui e dei calciatori,i libri che mi vogliono far smettere di fumare...e tanta altra roba che ora non mi viene in mente,alla prima occasione che passo per una libreria prendo appunti.

Mi sento veramente antipatico oggi
mi associo e ci aggiungo la Rowling , i testi sacri e/o religiosi, i testi sportivi, i libricini commerciali su licenza (vedasi quelli tratti dai VG) ed un altra caterva.


Televisore Philips 42" FullHD Full3D
Audio Samsung Dolby 5.1
Console Xbox 360 - Wii - Playstation 3
Siamo tornati ai tempi di Doom ed Unreal, come generi e buongusto (immeritato nel topico di
Darksiders 2, che almeno e' un'action... ma sciolta pure lui...).
E Starhawk, che almeno apporta qualcosa di nuovo e con gusto, giustamente non vende (cit Kilokilo - Topic Darksiders 2)
psicho86 non è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-02-2012, 16.34.43   #55 (permalink)
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Aggiungerei anche tutta quella carta straccia di letteratura Fantasy, quella che trovi all'Auchan all'ingresso
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Vecchio 01-03-2012, 20.42.38   #56 (permalink)
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Personalmente, non me ne volete, ho letto libri basati sui videogiochi che sono scritti e sceneggiati molto meglio di certi "presunti" capolavori. E se posso dire la mia che ho letto anche libri in inglese, gli scrittori italiani sono fra i migliori al mondo per chiarezza espositiva, descrittiva e perché no, sana ironia.
Proprio pochi mesi fa finì di leggere "The Firm" di John Grisham, considerato capolavoro all'unanimità, ma che ho trovato di una banalità e di una scontatezza incredibile.
A partire dal suo modo di scrivere, ripetitivo e lento, finendo con l'antiitalianismo che permea ogni pagina del suo romanzo.
Descrizione dettagliate e positive di ogni auto, mentre poi l'unico automezzo a fare un incidente è una FIAT. i cattivi sono i soliti mafiosi italo-americani e gli eroi sono i soliti eroi di origine irlandese. L'intera credibilità della vicenda è da face-palm e al tutto aggiungeteci che il libro aumenta di ritmo solo verso la metà/tre quarti. La parte inziale del film è una serie di luoghi comuni sulle coppiette appena sposate, personaggi e situazioni trite e ritrite.
Limitandoci alla sola letteratura italiana, ho detestato a morte "Il Barone Rampante" di Italo Calvino. Ed è strano perché altri autori contemporanei come Pasolini e Pansa li adoro.
Non condivido le critiche fatte a Giorgio Faletti; sebbene "troppo" commerciale, Io uccido è un capolavoro assoluto per intensità, ritmo e qualità della narrazione. Purtroppo, terminato l'exploit, tutti gli altri suoi scritti mi hanno lasciato interdetto.

Secondo me non esiste un metro di giudizio obiettivo per nessuna opera umana: ci sono filme VG che fanno cagare eppure riescono a racimolare la loro buona dose di sostenitori accaniti. Sono molto contrario alla "popolarizzazione" anche scolastica della cultura.

Secondo me la cultura deve essere come una dottrina elitaria, deve essere una ricerca continua del singolo. Non si può fare cultura "prostituendola". Come qualcuno ha già detto e scritto, "la cultura non deve adeguarsi al livello della massa per farsi capire".
Altrimenti il messaggio originale viene distorto, alterato o peggio, strumentalizzato.
Le scuola italiane odierne, purtroppo, appartengono all'ultima categoria da me citata.
Una strumento che non serve a fare cultura, ma ad imporre un CERTO tipo di cultura.

Ho letto pochi post più sopra che la cultura è un "un modo per permettere a certe culture di prevalere". Ecco, questa definizione, presa fuori contesto, mi ha messo i brividi.
per me la vera cultura è "incontro e confronto, senza scontro, fra diverse culture".
Per far prevalere un'idea su un'altra, se questo era il senso, si usano altri mezzi non la scuola o i libri.

l problema dell'istruzione odierna, e con questo concludo, è che per diffondere il sapere abbiamo bisogno dei politici, dei filosofi dei Roberto Benigni o delle trasposizioni cinematografiche alla "Troy", perché informarsi di proprio conto è meno accidioso rispetto che far fare il lavoro a qualcun altro.
In tal senso, reputo un benigni MOLTO PIù PERICOLOSO di una Wikipedia editabile da chiunque.
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Vecchio 01-03-2012, 22.59.03   #57 (permalink)
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Chi vuole morire per primo?


PS: e questa avversione per i testi sacri? Ma sono in assoluto i libri più fighi del mondo :O


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Degustibus

io li ho trovati troppo infantili ed esageratamente simili ad altri testi sinceramente :/

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Vecchio 01-03-2012, 23.46.55   #59 (permalink)
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io li ho trovati troppo infantili ed esageratamente simili ad altri testi sinceramente :/
del tipo?


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Vecchio 01-03-2012, 23.58.00   #60 (permalink)
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Il mago di Earthsea - Wikipedia


"Il protagonista inizia in questo libro il cammino che lo porterà a diventare un mago ed in seguito l'arcimago della scuola di Roke."

Ricorda qualcosa il giovane appena adolescente che viene spedito in una scuola di magìa in mezzo ad altri umani?

Poi ovviamente ci sono le dovute differenze all'interno dei due libri, ciò non toglie che il concetto di base è identico, con la differenza che questo libro (e la sua collana) sono stati scritti nel '68

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