The Last GuardianFumito Ueda svela vari retroscena e informazioni su The Last Guardian 

Ecco le parole del creatore di The Last Guardian, Fumito Ueda, sul gioco in arrivo

Fumito Ueda, il game designer responsabile di Ico, Shadow of the Colossus e The Last Guardian, che si è mostrato proprio questa mattina con un nuovo trailer, è intervenuto sul blog ufficiale PlayStation per parlare un po' della sua nuova creazione.

Ueda ha riferito di non sentire di aver dato il 100% nella creazione di The Last Guardian, ma che questa è una sensazione che ha avuto anche nelle sue produzioni precedenti, pensando sempre che si sarebbe potuto fare qualcosa di più pur rimanendo perfettamente soddisfatto dei risultati. Ha poi affermato che le ispirazioni personali dietro al gioco sono forse da ricercare nella sua infanzia, quando viveva in una casa piena di vari animali da cui è probabilmente nata l'idea dell'ibrido Trico: "una creatura che ovviamente non esiste. Ma è davvero tutto basato sui miei ricordi di bambino, sul modo in cui interagivo con gli animali, sul modo in cui loro reagivano a me", ha spiegato.

Proprio Trico rappresenta il risultato di cui Ueda è più orgoglioso: "Il suo comportamento, tutto su di lui. Siamo stati in grado di dare vita ad una creatura mai creata prima, un nuovo personaggio, che è molto difficile", ha spiegato, "Come ci si sente ad alimentare Trico nella realtà? Voglio che siano i giocatori a sperimentarlo direttamente". Per quanto riguarda i rapporti con le altre sue creazioni, Ueda ha detto che ci si può vedere una certa continuità come mondo e ambientazioni, ma tutto resta al livello dell'immaginazione del giocatore.

Tra le ispirazioni esterne che hanno portato a The Last Guardian, Ueda nomina in particolare Prince of Persia ed Another World, tuttavia menziona anche, stranamente, Virtua Fighter, quest'ultimo più per una questione tecnica nella complessità delle animazioni. Ueda ha poi parlato del gusto attuale nel panorama videoludico e della nuova situazione del mercato, riferendo che i giochi attuali hanno infranto diverse barriere: "quando si pensa all'origine dei videogiochi, ai giochi arcade, all'epoca mettevi 100 yen potevi giocare per forse tre minuti. C'è fondamentalmente una fine, e a volte può essere un po' restrittivo", ha affermato. "Sui giochi per console, non c'è bisogno di mettere un limite di tempo - vogliamo che la gente giochi a lungo". Tuttavia è importante che "fintanto che definiamo ciò che facciamo come videogiochi in questo settore, l'esperienza deve essere molto particolare, unica [rispetto a quel mezzo]. Trovare questo equilibrio non è un compito facile".

E infine sull'obiettivo finale di un progetto che si è fatto attendere così a lungo, ecco la conclusione di Ueda: "È molto semplice... dopo aver finito il gioco, se il giocatore sente l'esistenza di Trico, come se fosse veramente lì, allora abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo dati".