Assassin's Creed compie dieci anni: cos'è reale e cos'è lecito per la serie Ubisoft?  47

Facciamo il punto sul franchise di Assassin's Creed a dieci anni dalla nascita

NOTIZIA di Tommaso Pugliese   —  6 giorni fa

Assassin's Creed ha compiuto dieci anni. Si tratta di un evento certamente da festeggiare, visto che la serie Ubisoft ha senza dubbio contribuito alla crescita delle produzioni open world e delle esperienze single player a base narrativa, un filone che negli ultimi tempi sembra avere qualche difficoltà nel raccordarsi al mercato e alle esigenze dei publisher.

Il primo episodio del franchise è stato pubblicato negli USA il 13 novembre 2007, tre giorni dopo in Europa, e ha subito conquistato i gusti del pubblico, stabilendo record di vendita per la casa francese. I motivi di quel successo sono chiari ancora oggi: l'indovinata tematica della memoria genetica, i rimandi storici a gruppi e figure realmente esistiti, la clamorosa realizzazione delle architetture e l'assoluta libertà di movimento concessa al personaggio, capace di arrampicarsi su qualsiasi edificio e di saltare di tetto in tetto per colpire i nemici all'improvviso, stabilivano nuovi standard per il genere action adventure.

Scrivevamo nello speciale Assassin's Creed III: tutto è lecito? che tutto è cominciato con una felice intuizione da parte dei designer Ubisoft, un'intuizione capace di rendere l'atto di scalare una torre, sulla carta un'impresa improba se non per pochi free climber di fama mondiale, nel modo più realistico possibile. Mattoni di pietra che sporgono leggermente più del dovuto, le tipiche barre di ferro integrate nelle pareti, finestre e zone a rilievo: nel gioco ognuno di questi dettagli rappresenta un "hot spot" a cui un assassino può aderire, raccordando di conseguenza i movimenti del corpo.

Le animazioni relative all'arrampicata, il numero di oggetti interagibili e tutto quanto correlato apparivano più dettagliati nel capitolo d'esordio della saga, con Altair che procedeva in modo lento (ma realistico e plausibile) lungo le facciate di cattedrali, monumenti e obelischi, con il punto più alto rappresentato dal campanile della Cattedrale della Santa Croce di Acri, da cui poi lanciarsi era un'esperienza che lasciava a bocca aperta.

C'era davvero tanto potenziale in un'interpretazione così convincente della scalata, che nelle sue dinamiche includeva anche un elemento puzzle, visto che di volta in volta bisognava capire dove era possibile appigliarsi per continuare a salire. Ci si gustava tanto la salita quanto la "discesa", insomma, e le cose non potevano che migliorare con l'ottimizzazione che inevitabilmente Ubisoft avrebbe operato per il futuro.

Un futuro che, oggi lo sappiamo, ha portato la serie ad attraversare fasi di straordinaria celebrità, grazie all'ambientazione rinascimentale della saga di Ezio Auditore, ma anche di stanca in tempi più recenti, per via di meccanismi progressivamente banalizzati e di un grado di sfida non pervenuto. Tutti elementi che l'ultimo capitolo, Assassin's Creed Origins, ha cercato di riformulare al meglio, lanciando anche una sfida narrativa per il futuro, al fine di recuperare le tematiche e le atmosfere che per prime avevano reso il gioco così vicino ai gusti di milioni di persone.

Un obiettivo raggiunto o un semplice palliativo per un brand che in più di un'occasione ha dimostrato di essere ancora troppo legato al proprio passato? Solo il tempo potrà dircelo, ma al momento ci sono dieci candeline su cui soffiare e tanti bei ricordi da condividere. Cominciate voi?