Operation Flashpoint: Red RiverCodemasters: gli FPS realistici non sono appetibili 

Punti di vista

Secondo uno degli sviluppatori dello staff di Codemasters, gli sparatutto in soggettiva ambientati all'interno di reali conflitti mondiali non sono nè appetibili nè appropriati. "Una delle ragazze che lavora per noi ha avuto il nipote ucciso da una bomba improvvisata (IED) alcuni mesi fa. Quando l'ho saputo, mi sono rifiutato di andare alla maledetta riunione per pontificare la mia tecnologia IED." Sion Lenton prende anche posizione in merito alle polemiche che negli scorsi mesi hanno colpito Medla of Honor e Six Days in Falluja, il primo contestato dalle forze armate britanniche ed americane, il secondo ritirato da Konami prima della sua pubblicazione. "Abbiamo deciso deliberatamente di non prendere parte alla controversia, non vogliamo entrarci e non è una conversazione nella quale desideriamo essere coinvolti. In nessun momento abbiamo pensato che sarebbe bello ambientare un gioco in Helmand (provincia dell'Afghanistan) o in Afghanistan, perchè c'è una guerra in corso laggiù e ci sono militari inglesi che ci stanno morendo. Faremo ancora giochi di guera e mostreremo soldati morire, ma quello che ci mette al sicuro è la fiction."
Il prossimo titolo dell'azienda è Operation Flashpoint: Red River, che è ambientato in un conflitto di fantasia in Tajikistan nel 2013, fra US e China. Codemasters: gli FPS realistici non sono appetibili

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