Six Days in FallujahKonami pubblica uno sparatutto basato sulla battaglia di Fallujah 

Nel processo di avvicinamento al realismo bellico nei videogiochi, Konami si piazza subito nelle prime file, almeno per quanto riguarda le intenzioni.
Il publisher nipponico annuncia infatti oggi Six Days in Fallujah, uno sparatutto in terza persona che non è semplicemente ispirato, ma dichiaratamente basato, sull'operazione militare condotta nel 2004 dai soldati statunitensi (e alleati) nell città dell'Iraq, durante la progressione verso Baghdad: i sei giorni di Fallujah, dunque, riprodotti fedelmente sui nostri schermi. La cosa può destare qualche perplessità, sebbene si debba riconoscere una certa onestà intellettuale nell'evitare di mascherare evidenti richiami ad eventi realmente accaduti dietro qualche "riferimento puramente casuale", quantomeno. Ma l'intento degli sviluppatori Atomic Games pare puntare a qualcosa di nuovo, ad una sorta di documentario più che ad un semplice gioco, sebbene questa intenzione strida poi con altre asserzioni riguardanti la natura comunque fondamentalmente ludica del progetto.
La presentazione di Six Days in Fallujah sembra oscillare tra un certo entusiasmo da parte del presidente di Atomic Games Peter Tamte nell'illustrare un'iniziativa così votata al realismo, e il mantenimento di un profilo quanto più possibile politicamente corretto e tradizionalmente videoludico da parte di Konami. Ne viene fuori un discorso un po' strano: "riproduciamo una cronologia accurata e specifica - ovvero sei giorni letteralmente" afferma Tamte nell'articolo del Wall Street Journal che presenta il gioco, "abbiamo tracciato i movimenti delle varie unità attraverso l'operazione e voi potrete capire com'era l'esperienza giorno per giorno". Ma poi, tornando sulla linea pacata che si confà maggiormente ad una classica presentazione di un videogioco, il VP of marketing di Konami Anthony Crouts s'impegna a precisare che "non siamo per la guerra. Non vogliamo mettere le persone a disagio. Vogliamo solo presentare una soddisfacente esperienza d'intrattenimento. Alla fine, è soltanto un gioco".
L'idea di raccontare una storia così importante attraverso il medium-videogioco, oltretutto utilizzando ampiamente materiali originali e basandosi su testimonianza reali è lodevole e interessante, ma risulta un po' difficile capire cosa aspettarsi esattamente da un titolo che dovrebbe "mostrare gli orrori della guerra in un gioco, che è anche un prodotto d'intrattenimento", descrizione che già di per sé desta necessariamente delle perplessità, trattandosi di un soggetto reale.

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