Return to Castle WolfensteinLa recensione di Return to Castle Wolfenstein 

La recensione di Return to Castle Wolfenstein

Dopo tanta attesa finalmente è disponibile per i vostri monitor la recensione di Return to Castle Wolfenstein, lo sparatutto in prima persona discendente diretto del gioco che ha cambiato il futuro dei giochi su personal computer. Sviluppato da ben tre software house contemporaneamente, Id Software, Gray Matter e Nerve, si preannuncia come lo smash hit del Natale 2001. Ecco un breve estratto dell'articolo a cura di Luca Paladino:

"La modalità single player, finalmente, ritorna prepotente al suo ruolo di principe del videogame! In questa rinnovata incarnazione del soldato Blazkowicz, torneremo a passare nottate insonni inseguiti da nazisti e mostri, alternando fasi di ragionamento a momenti di tensione acuta da cardiopalma.
Devo dire che l'impressione ricavata dai primi istanti di gioco non è stata molto positiva, dato che mi è sembrato di trovarmi di fronte ad un semplice mod per Q3, un mod molto elaborato ad essere sinceri, ma solo questo e niente più. I mirini, ad esempio, sono gli stessi e la uniche differenze erano nella grafica e nei modelli. Giocando un po' di più, però, sono uscite tante di quelle novità da rendere RtCW un gioco completo, a se stante, e non un semplice mod illustre. Il fatto di condividere lo stesso motore di Q3, può facilmente trarre in inganno all'inizio, soprattutto i giocatori più incalliti, ed essere un elemento di valutazione fuorviante. In realtà, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro, un gioco, cioè, che sicuramente non aggiunge novità al genere e non brilla per originalità, ma che riesce a racchiudere in sè un valore di divertimento molto più alto rispetto alla media, tanto da poter aspirare ad essere la nuova pietra di paragone per i titoli a venire.
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