5.7

Redazione

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Slender: The ArrivalL'orrore in ogni dove 41

Dopo l'esperimento gratuito The Eight Pages, Slender arriva sul mercato con un prodotto commerciale e promettente

Tutti insieme! Ti voglio bene Slender, cucciolone nero senza età, ti voglio bene Slender, ma da dove vieni non si sa. Ti voglio bene Slender, quando m'insegui con l'artiglion, ti voglio bene Slender, sei il mio mostrone lo so. Per favore ora Slender dai non crescere più, altrimenti mi diventi uno gnu. Slender, hai lo smoking e gli occhioni non più Slender. Slender, come uccidi lo sai solo tu Slender! L'orrore in ogni dove Finito il momento della canzone è arrivato il tempo di parlare di Slender: The Arrival, il primo gioco commerciale dall'autore di Slender: The Eight Pages, tech demo diventata un fenomeno di culto sul web circa un anno fa. Qualcuno arrivò a definirlo come il futuro dei giochi horror, mentre altri, viste le meccaniche fin troppo semplificate che lo caratterizzavano, si chiesero se effettivamente avrebbe retto davanti con un prodotto più lungo e articolato. Le premesse erano buone. Strutturalmente The Arrival è diviso in cinque capitoli che compongono una storia molto classica, ma adatta al contesto (non vi riveliamo niente della trama perché vi vogliamo bene). Invece di procedere da solo, Mark Hadley, l'autore della tech demo, ha collaborato con Blue Isle Studios, software house con maggiore esperienza alle spalle, per creare un titolo più appetibile tecnicamente (l'originale era bruttino assai). L'orrore in ogni dove Da questo punto di vista c'è poco da lamentarsi, perché ci troviamo di fronte a un progetto curato, con livelli ampi e dettagliati. Alcuni oggetti non sono modellati in modo eccezionale, ma in generale c'è di che essere contenti, soprattutto per l'atmosfera veramente ben fatta, grazie anche all'azzeccatissima trovata del punto di vista del giocatore filtrato da una telecamera, che permette di sfruttare i disturbi elettronici come elemento di tensione, preannunciando la presenza del sovrannaturale. Gli scenari sono degli ambienti molto classici per l'immaginario americano (e quindi anche nostro), tipo la grande casa dell'introduzione, con cortile e garage annessi, oppure la foresta o la miniera visitabili in livelli successivi. Il movimento della vegetazione carezzata dal vento è convincente, così come sono convincenti i giochi di luce dei vari ambienti. Certo, non vi aspettate nulla di miracoloso, ma per un titolo da 10 dollari siamo di fronte a un risultato molto buono. Slender: The Arrival - Trailer ufficiale Slender: The Arrival - Trailer ufficiale

Ampiamente prevedibile

Il grandissimo problema di Slender: The Arrival è il punto di forza che ha reso celebre Slender: The Eight Pages, ossia il suo gameplay limitatissmo. Abbiamo finito il gioco in poco più di due ore e mezza, scoprendo che la longevità del titolo dipende da un solo fattore: la fortuna. Il perché è presto detto: in tutti i livelli, a parte il prologo, ci sono degli oggetti da trovare sparpagliati per la mappa. Non ci sono indicazioni di dove siano, quindi alla prima partita bisogna avere semplicemente fortuna nel trovarli tutti. L'orrore in ogni dove Purtroppo questa è anche l'unica meccanica del gioco, rimasta identica rispetto alla tech demo freeware. Certo, cambiano gli scenari, cambiano i nemici, visto che ora lo Slender si porta dietro dei servitori pericolosi quanto lui, ma la sostanza rimane identica: si cercano gli oggetti richiesti e, quando li si è trovati, si passa di livello. Il gameplay diventa quindi immediatamente monotono, nonostante la maggiore varietà cosmetica, bilanciato solo dai momenti horror. Ma anche qui c'è qualcosa da questionare. La breve esperienza di The Eight Pages rendeva tollerabili le morti improvvise. In fondo era un titolo gratuito, realizzato solo per sperimentare un'idea e per far fare qualche salto dalla sedia al giocatore. In The Arrival i nemici diventano più minacciosi a ogni nuova mappa da esplorare. L'orrore in ogni dove Dato che non c'è combattimento, e giacché tutti possono ammazzare il protagonista senza nessuno sforzo, l'aumento del livello di difficoltà corrisponde alla possibilità del mostro di turno di apparirci sempre più vicino, con le mappe finali in cui ci si può trovare la morte addosso in qualsiasi momento. Questo si traduce in decessi improvvisi, che nelle fasi avanzate possono diventare continui, con la frustrazione che schizza alle stelle e la tensione che crolla. Insomma, se sommiamo la mancanza cronica di cose da fare, a parte girare a casaccio (almeno finché non si sono imparate le mappe), il resto è nulla. Anche l'orrore dopo un po' viene meno, trattandosi di alcune reiterazioni delle stesse soluzioni e ben presto si finisce per essere vittime della routine. Così la tensione finisce per scemare e rimangono solo i momenti di paura causati dalla sorpresa, quelli che Hitchcock considerava dei meri trucchi da baraccone per spaventare il pubblico, dei "bù" fatti all'improvviso che alla fine del film, nel nostro caso del videogioco, non lasciano nulla.

Se pensiamo a un pubblico ideale di Slender: The Arrival ci viene subito in mente quello che guarda con piacere i video con le urlatine su YouTube. Sia chiaro, non abbiamo niente contro i vari PewDiePie e simili. Anzi, li consideriamo divertenti. Solo che spesso alcune esperienze ludiche horror sembrano ritagliate apposta su quel target, con tutti i limiti del caso. Ecco, uno di questi limiti è l'incapacità di andare oltre certi schemi e certe semplificazioni, che vanno benissimo per dei titoli pillola e per un filmato di una decina di minuti, ma che non reggono sulla lunga distanza. Insomma, se non si adora alla follia un gameplay basato sulla ricerca casuale di oggetti, in scenari più o meno ampi, mentre si viene braccati da mostri, Slender: The Arrival rischia di esaurirsi in un grosso sbadiglio. La strategia ideale per capire se valga o meno la pena di spendere la cifra richiesta per l'acquisto, è provare Slender: The Eight Pages e vedere se si rimane coinvolti al punto da desiderare di giocare ancora a qualcosa di simile.

Simone Tagliaferri

Pro

  • Tecnicamente valido
  • Può effettivamente spaventare

Contro

  • Le semplici meccaniche di ricerca non reggono sulla lunga distanza
  • Nonostante la brevità, diventa presto ripetitivo

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • La redazione usa il Personal Computer ASUS CG8250
  • Processore Intel Core i7-3770K @ 3.50GHz
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX680
  • Sistema operativo Windows 8
  • Requisiti Minimi
  • Sistema operativo: Windows XP, Vista, o Windows 7
  • Processore: Dual core CPU @ 2GHz (Pentium D o superiore)
  • RAM: 1 GB
  • Scheda video: NVIDIA 6800, 7600, 7800, 8xxx or better, ATI 1950 o superiore
  • Spazio su disco: 2 GB
  • DirectX: 9.0c
  • Requisiti Consigliati
  • Processore: Quad Core Intel o AMD
  • RAM: 3 GB
  • Scheda video: GeForce 260 1 GB o HD4850 1 GB o superiore