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Redazione

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Pikmin 3C'è vita nel giardino 223

Dopo uno sviluppo interminabile, Pikmin 3 arriva finalmente sul mercato per favorire la rinascita di Wii U

Un seguito che esce dopo 9 anni dal precedente capitolo è ancora un seguito? Oppure è un gioco (quasi) del tutto nuovo, sconosciuto alla maggior parte dei videogiocatori e flebilmente conservato nella memoria solo dei meno giovani? C'è vita nel giardino Nel caso di Pikmin 3 la risposta non è così semplice; perché se è vero che il secondo episodio è apparso nel preistorico 2004 su Gamecube, va anche ricordato come quest'ultimo sia stato più recentemente ripubblicato assieme al debutto del franchise su Wii all'interno della collana "New Play Control!" sfruttando una validissima inedita interfaccia tramite Wiimote. Ma è soprattutto l'interminabile ciclo produttivo di Pikmin 3 che ha mantenuto costantemente sulla bocca dei giocatori e sulle pagine delle riviste del settore il nome di una serie che è stata fin dal principio amata profondamente dall'utenza Nintendo. Come in molti sapranno, questa terza uscita è infatti nata inizialmente sul precedente hardware casalingo della casa di Kyoto, salvo poi essere dirottata su Wii U allungandone ulteriormente lo sviluppo. La conclusione di questa infinita attesa è però finalmente giunta, nel bel mezzo della calda estate 2013.

Chi fa da sé fa per tre

Chiedere a Pikmin 3 di vestire i panni della killer app in grado di mettere il turbo alle vendite finora deludenti della nuova console Nintendo sarebbe un errore madornale; nessuno degli episodi usciti precedentemente ha infatti nemmeno lontanamente tagliato il traguardo dei 2 milioni di copie vendute, attestandosi invece su numeri buoni ma giocoforza da franchise "minore" della casa di Kyoto. C'è vita nel giardino Gli si può però certamente chiedere, come nelle intenzioni di Iwata e soci, di essere il primo gioco rilevante di una seconda generazione di titoli auspicabilmente capaci di aumentare quantitativamente e qualitativamente con una certa costanza un parco software effettivamente finora troppo debole. La trama che fa da sfondo alle vicende, forte di un tema ecologista da sempre presente nel franchise, vede come protagonisti tre goffi astronauti (Alph, Brittany e Charlie) del pianeta Koppai, impegnati in un estremo e disperato tentativo di trovare da qualche parte nella galassia un luogo capace di garantire quelle risorse alimentari che nel luogo natale stanno scarseggiando a causa della crescita della popolazione. Una ricerca che proprio all'ultimo tentativo porta a scoprire il pianeta PNF-404, lo stesso dei precedenti capitoli, che in realtà è la nostra Terra di un distante futuro in cui gli uomini si sono estinti. Questo non significa che sia però un posto disabitato, tutt'altro; assieme a varie specie di creature ostili vivono infatti i Pikmin, piccoli esseri metà animali e metà vegetali dalle diverse capacità ma accomunati da uno straordinario servilismo nei confronti dei protagonisti. C'è vita nel giardino Sebbene il capitano Olimar, eroe dei primi due episodi, non rappresenti quindi nuovamente l'alter ego del giocatore (ma ciò non significa che sia assente...), la formula e la struttura del gameplay di Pikmin 3 ricalca praticamente in toto quello offerto con le prime due uscite. Una familiarità destinata a ridurre ai minimi termini la curva di apprendimento per chiunque abbia già avuto esperienza con la serie in passato, a maggior ragione se con le riedizioni per Wii contraddistinte anche dallo stesso schema di controllo via Wiimote + Nunchuck. Per moltissimi versi infatti, Pikmin 3 sembra azzerare questi 9 anni di distanza dal predecessore mantenendo in buona sostanza quasi intatta la formula originale e la struttura da strategico "made in Nintendo"; l'obiettivo resta quello di esplorare le varie zone numerose volte, utilizzando le qualità delle diverse categorie di creature per raccogliere frutta, risolvere puzzle ambientali e combattere i nemici. Malgrado inizialmente si possa disporre solo dei pikmin rossi, mediamente forti e in grado di resistere al fuoco, col procedere del gioco si potranno controllare anche quelli gialli (resistenti all'elettricità e lanciabili più in alto), quelli blu (gli unici in grado di entrare in acqua), quelli grigi (per sfondare barriere, corazze e simili) e i rosa (piccoli e volanti). A differenza di Pikmin 2 però, qui tutte le razze di pikmin nascono e possono essere "racchiuse" nella cipolla, rendendone più semplice e diretta la loro gestione.

Pikmin 3 è un ottimo perfezionamento della formula originale, ma per l'eccellenza manca qualcosa

Pikmin al mio servizio

Dicevamo della frutta, perchè contrariamente a Pikmin 2 in cui Olimar doveva raccogliere "esotici" oggetti come batterie e floppy disk da rivendere, in questo caso le necessità del trio di protagonisti sono molto più concretamente legate al bisogno di dar da mangiare a sé e al proprio popolo affamato. Sparpagliati nelle quattro aree di gioco ci sono un totale di 66 diversi frutti, che una volta riportati sulla navetta spaziale vengono spremuti e trasformati in succo poi racchiuso in boccette. Ogni singola boccetta è in pratica una "vita", tradotta nella possibilità di visitare per un altro giorno una delle zone di gioco; si perché Pikmin 3 non ha abbandonato il concetto di giornata, che in estrema sintesi va a tradursi in un certo tot di minuti che il giocatore ha a disposizione per compiere le azioni che preferisce. Oltre all'impellenza di dover massimizzare la resa del poco tempo garantito, questo si ripercuote anche nella necessità di avere tutti i pikmin nella zona di recupero o ai comandi di un capitano prima che arrivi la notte; altrimenti, ogni creatura rimasta da sola sarà destinata a una cruenta morte tra le fauci di qualche predatore. Pur essendo così costringente e severo, il limite di tempo non rappresenta in realtà mai una eccessiva fonte di frustrazione a fronte di scorte di cibo che non è certo difficile raccogliere in abbondanza; piuttosto quindi costituisce uno stimolo ad ottimizzare le proprie azioni, perdendosi il meno possibile in tempi morti e concentrando al meglio la propria produttività. C'è vita nel giardino Proprio in questa chiave va quindi ad inserirsi quella che senza dubbio è la principale e più consistente novità di Pikmin 3, ovvero appunto la facoltà di controllare 3 capitani contemporaneamente; sebbene tale possibilità fosse presente in forma piuttosto abbozzata nel secondo capitolo, con la coppia Olimar e Louie, è in questa sede che guadagna maturità rivelandosi non una opzione ma spesso una necessità. La semplicità con cui si può passare istantaneamente tramite la semplice pressione di un tasto da un capitano all'altro permette infatti di esaltare al massimo il "multitasking", ovvero l'esecuzione di diverse operazioni contemporaneamente anche in aree totalmente diverse del livello; una collaborazione intrigante e stimolante che, una volta padroneggiata, porta ad automatismi e soluzioni di gameplay davvero gratificanti. In tal senso riveste un ruolo chiave il touch screen del GamePad, che esprime la sua maggiore utilità nella possibilità di tracciare dei percorsi sulla mappa di gioco che il capitano in oggetto andrà a percorrere autonomamente, per raggiungere così la precisa zona che gli si è indicata. C'è vita nel giardino Sebbene la gestione degli spostamenti automatici via GamePad metta il gioco in pausa, rendendola quindi di fatto potenzialmente e idealmente praticabile anche attraverso un normalissimo menu sulla tv, l'uso del touch screen rende l'operazione molto più rapida, comoda e piacevole. Il controller di Wii U è inoltre utilizzabile anche per richiamare i suggerimenti raccolti in precedenza, per visualizzare la mappa, la propria "collezione" di frutta raccolta e simili. Esiste infine la possibilità di usare il GamePad come una vera e propria macchina fotografica per scattare bellissime immagini dal punto di vista di uno dei capitani, da salvare o inviare sul Miiverse. Abbiamo volutamente parlato dell'utilizzo del controller nella sua funzione da "supporto"; malgrado infatti sia perfettamente possibile giocare a Pikmin 3 esclusivamente con il "paddone", anche eventualmente in modalità a tv spenta, la soluzione con Wiimote (meglio se Motion Plus) + Nunchuck è assolutamente e indiscutibilmente preferibile per comodità, precisione e velocità. Per quanto concerne la gestione del proprio piccolo esercito, è stata abbandonata la comoda facoltà di far muovere il gruppo attorno al leader (su GameCube tramite C Stick); in compenso è stata invece aggiunta l'abilità di far rotolare tutti a sinistra o destra premendo la relativa direzione sulla croce digitale, in maniera tale da poter evadere dagli attacchi più pericolosi. Per il resto invece i controlli sono in larghissima parte identici ai precedenti capitoli. Pikmin 3 - Videorecensione Pikmin 3 - Videorecensione

9 anni sono tanti

Pikmin 3 sarà anche fondamentalmente un gioco per Wii, ma graficamente davvero non si direbbe. Credere che buona parte del tempo intercorso tra lo spostamento del progetto su Wii U e la sua pubblicazione sia stato impiegato dal team nell'ottimizzazione della componente tecnica è infatti più che legittimo osservando il risultato finale: è sopratutto l'utilizzo dell'illuminazione e degli effetti a farsi apprezzare, ma più in generale è l'intero micro mondo ad essere più vivo, dettagliato, brillante e ricco che mai. C'è vita nel giardino Considerando il peso specifico che riveste proprio l'ambientazione e il fascino della stessa all'interno dell'intera esperienza di Pikmin, si tratta di un miglioramento di notevole importanza che si fa apprezzare durante ogni momento dell'avventura. Certo non manca qualche sbavatura come texture di qualità inferiore (specialmente quelle del terreno) o alcuni modelli meno rifiniti, ma è davvero difficile potersi lamentare della grafica di Pikmin 3. La modalità foto tramite GamePad riesce poi a restituire alcuni scorci eccezionali, che non a caso stanno già riempiendo le bacheche del Miiverse nipponico e faranno certamente altrettanto anche in occidente. Di particolare valore sono poi i colossi, gli enormi mostri destinati a offrire i combattimenti più impegnativi ma anche quelli più gratificanti. Se quindi la produzione Nintendo è assolutamente ricca di luci, non mancano purtroppo anche alcune ombre che impediscono di raggiungere vette di assoluta eccellenza. La principale perplessità è legata molto semplicemente alla quantità di contenuti presenti; sono infatti soltanto 4 le zone del pianeta esplorabili durante l'avventura principale, alle quali si aggiunge poi una quinta che ospita il combattimento finale che però per tutta una serie di motivi (che evitiamo di descrivere per non rovinare la sorpresa) è più breve, non va affrontata nella stessa maniera e non contiene frutti da raccogliere. Benché le quattro zone siano decisamente grandi, impegnative, ben strutturate e assolutamente inclini a numerose e ripetute visite per poterle completare al 100% (fattore quest'ultimo comunque non necessario per concludere il gioco), è inevitabile ritenere che il totale sia piuttosto modesto per un prodotto dal così lungo ciclo di sviluppo. Per i veterani della serie che desiderano puntare dritti verso i titoli di coda senza raccogliere tutto, basteranno infatti una decina di ore per assistere alla sequenza conclusiva. Una piccola delusione che si aggiunge poi alla effettiva qualità del livello conclusivo, dal nostro punto di vista decisamente sottotono rispetto al resto del pacchetto. C'è vita nel giardino Più in generale invece, il level design avrebbe potuto svilupparsi con puzzle in grado di approfittare maggiormente della collaborazione tra i 3 protagonisti, che invece diventa necessaria davvero rarissimamente. Un appunto va fatto anche all'intelligenza artificiale dei pikmin; malgrado sia perfettamente accettabile la loro totale dedizione e sottomissione ai comandi dei capitani, vederne occasionalmente qualcuno bloccato su pareti o angoli dello scenario incapaci di seguire i passi del leader è un po' fastidioso. Infine qualche attenzione in più si sarebbe forse potuta rivolgere anche allo sviluppo della trama che, seppur del tutto marginale, viene narrata quasi esclusivamente via banali e semplici schermate di testo. Meritano una descrizione gli extra, divisi in Missioni e Bingo; le prime, come deducibile, sono appunto brevi sezioni a tempo in cui è necessario raggiungere degli obiettivi per ottenere una valutazione sottoforma di medaglia. Affrontabili sia in singolo che in multiplayer locale, sono senza dubbio il luogo ideale per i più esperti per esprimere al massimo le proprie capacità, soprattutto per il fatto che è proprio qui che l'elemento di utilizzo contemporaneo dei tre capitani acquista maggior valore e importanza. Tra l'altro nelle missioni fanno la loro gradita ricomparsa i Pikmin bianchi e viola, direttamente dal secondo capitolo, portando quindi a ben 7 il totale complessivo delle razze presenti nel gioco. Il Bingo infine è una variante squisitamente multigiocatore per due utenti che mescola il gameplay classico alla necessità di raccogliere determinati oggetti e frutti per riempire appunto una scheda tipo tombola.

Pikmin 3 è un gioco di indiscutibile qualità, questo è garantito. Il processo di raffinamento del concept originale ha portato a dar vita ad un capitolo estremamente familiare per i veterani, ma che nella sua freschezza e modernità conferma la straordinaria bontà dell'idea di Miyamoto. Affrontare l'avventura dei tre capitani è un'esperienza favolosa, coinvolgente e affascinante, originale e diversa da qualsiasi altro gioco, in pieno stile Nintendo. Detto questo, considerati i 9 anni trascorsi dal predecessore ci saremmo aspettati anche qualcosina di più; se sul level design che nei puzzle abbozza appena lo sfruttamento dei tre personaggi si può chiudere un occhio, meno accettabile è la scarsa durata della modalità principale, con solamente 4 (seppur grandi) aree da esplorare a cui si aggiunge quella finale, da affrontare diversamente e che risulta anche la meno ispirata. Ciò nonostante, non esiste alcun motivo per non consigliare l'acquisto di Pikmin 3 a qualsiasi possessore di Wii U; se sarà anche l'inizio della rinascita della console Nintendo, lo scopriremo solo vivendo.

Andrea Palmisano

Pro

  • Ancora oggi un gameplay unico e speciale
  • Ambientazione meravigliosa e affascinante
  • Apprezzabile uso del GamePad
  • Tecnicamente molto valido

Contro

  • Breve e con meno contenuti del previsto
  • Tre protagonisti poco sfruttati nei puzzle ambientali
  • Parte finale sottotono