OverwatchRyuu ga waga teki wo kurau! 

Blizzard assalta il genere degli shooter in prima persona cavalcando alla bersagliera un delirio di personaggi, colori e stili di gioco

Sempre più abile nel gestire l'hype, Blizzard ha trasformato quella che poteva essere vista come un'operazione di riciclaggio in uno dei titoli più celebrati del momento. Un titolo che segna il debutto della compagnia californiana nel mondo dell'azione in prima persona con uno shooter a squadre che punta alla massima fruibilità senza rinunciare al lato competitivo. Di fronte a questa partenza stupisce la mancanza al lancio delle partite classificate, ma queste arriveranno presto a completare un'offerta che nella beta ha attirato quasi dieci milioni di giocatori. Il resto è all'incirca quello che abbiamo già visto durante i precedenti test, a partire dalle meccaniche generali per arrivare ai contenuti, ed è abbastanza per darci modo di arrivare al tanto atteso verdetto.

Overwatch sfida il rigore degli sparatutto competitivi cercando il compromesso tra caos e bilanciamento

L'ultimo miglio

Parlare di Overwatch, lo avrete capito, non è cosa facile. Puntando al lato competitivo il titolo Blizzard si è infilato in paragoni scomodi che hanno trascinato anche noi nella polemica degli shooter arena e della bravura, quella vera. Con questo discorso Overwatch c'entra poco o nulla e, sebbene sia necessaria un po' di mira per maneggiare alcuni personaggi, nel mucchio dei ventuno attualmente disponibili ce ne sono parecchi altri che possono contare su hitbox più generose, sono incredibilmente resistenti, hanno abilità che colpiscono automaticamente o godono di abilità estremamente potenti che sono il motivo principale del trambusto che circonda il titolo Blizzard. Hanzo e McCree sono tra i più criticati, rispettivamente colpevoli di poter lanciare un enorme drago che attraversa tutta la mappa e una serie di colpi che non lasciano scampo andando a segno automaticamente, e con abilità di questo tipo in campo non stupisce che la mortalità sia elevatissima, il caos imperi e la frustrazione sia dietro l'angolo. Ma l'utilizzo di tank e curatori può limitare in modo drastico l'efficacia dei personaggi più temibili e quando le cose vanno male si torna in gioco rapidamente, con il timer che costringe a un'attesa di pochi secondi. Ryuu ga waga teki wo kurau! Ryuu ga waga teki wo kurau! Inoltre le ultimate sono accompagnate da un vero e proprio annuncio e utilizzando Symmetra è possibile piazzare un teleport, distruttibile dagli avversari, che permette di tornare rapidamente nel mezzo dell'azione. Alcuni di questi fattori evocano lo spettro di un'esperienza facilona e orientata alla confusione ma, guardando l'insieme, emerge la ricerca di un bilanciamento complessivo che passa anche per le sinergie tra i personaggi e le modalità di gioco. Nel caso di Scorta c'è un carico che si dirige verso un obiettivo ma nel farlo si avvicina anche allo spawn degli avversari rendendo sempre più complicato il superamento dell'ultimo miglio. Questo porta a veri e propri rush sul filo, tra abilità speciali scaricate in sequenza e spettacoli pirotecnici che rappresentano il succo di Overwatch, uno sparatutto chiaramente ispirato a Team Fortress 2 ma che allo stesso tempo è estremamente differente dal titolo Valve nella varietà, nel ritmo e nel combattimento. Resta invece fondamentale il gioco di squadra che può cambiare radicalmente a seconda di quali personaggi la compongono. C'è chi si affida quasi esclusivamente ai disturbatori e c'è chi li mescola con un nucleo fatto di tank, damage dealer e curatore, ma c'è anche chi punta tutto sui personaggi indipendenti, sul danno e sulla fantasia. Via via che i giocatori impareranno a conoscere mappe e meccaniche la forbice di variabili si restringerà intorno alle sinergie più efficaci ma ci saranno sempre le ultimate che non servono solo a consentire all'ultimo arrivato di ammazzare qualcuno. Le abilità finali spezzano le difese, consentono di attaccare fino all'ultimo secondo e sono decisamente più efficaci se utilizzate con il cervello, pensando all'obiettivo e non alle uccisioni. In Overwatch il totale delle uccisioni conta poco, tanto più che ogni assist vale una tacca sul fucile e per questo è quasi impossibile finire un match con un bilancio negativo. Non è invece difficile uscire sconfitti se si perde d'occhio l'obiettivo la cui conquista richiede anche una buona conoscenza delle mappe. Ci sono alcuni stage, come Hanamura, che si strozzano, si chiudono nel classico imbuto che in alcuni sparatutto si trasforma in un girone infernale dedicato a chi vuole accumulare uccisioni a profusione senza troppo sbattimento. Ma in Overwatch c'è sempre una possibilità di passare. Mappe e abilità dei giocatori sono studiate per consentire a un team organizzato di sfondare le difese anche quando due Bastion presidiano un obiettivo. I livelli sono pieni di pertugi e vie di fuga che permettono ad alcune classi di aggirare gli avversari scombinando le strategie difensive più raffinate. In questo troviamo la forza di Overwatch che consente di fare strage di nemici con una mossa ma è costruito in modo che questa possibilità non sia d'intralcio al bilanciamento complessivo.

Quella sporca mezza dozzina

Le zone d'ombra, sia chiaro, non mancano tra effetti casuali delle esplosioni, abilità speciali che non coinvolgono le torrette, frecce autoguidate che uccidono in un colpo, hitbox abbondanti e nemici che ci colpiscono attraverso i corpi dei loro compagni. In alcuni frangenti, con sei eroi per squadra che si sovrappongono e fanno un casino bestiale, è quasi impossibile capire quello che succede e l'evidente ruolo della casualità negli scontri riporta in ballo la questione della competitività. Ma ci tocca ancora una volta ribadire che in Overwatch si corre sul filo della squadra e l'esito negativo di un'azione non può compromettere l'operato di una squadra capace di sfruttare le innumerevoli sinergie tra i personaggi. Mercy pur avendo una potenza offensiva ridotta ai minimi termini può letteralmente incollarsi a chi sta curando e nelle catture il supporto di Lucio, capace di curare e di aumentare la velocità di corsa dei compagni, consente a un gruppo di Soldato 76 di arrivare sul bersaglio in un attimo. Winston invece porta scompiglio grazie alla sua mole gorillesca ed è sia un tank sia un disturbatore incredibile. Per capire Overwatch è necessario tenere conto di queste possibilità e dopo qualche ora di gioco con una squadra affiatata risulta lampante come tutto si incastri quasi alla perfezione. Ryuu ga waga teki wo kurau! Ryuu ga waga teki wo kurau! Qualcuno muore a causa del caos e qualcun altro viene seccato senza poter reagire da una freccia guidata ma alla fine della fiera vince comunque chi si muove meglio, chi si organizza e chi tira fuori la ultimate nel momento giusto, il tutto senza rinunciare alla confusione, al divertimento, ai personaggi "tamarri" e a una varietà estrema. In tutto questo ha poco senso cercare il bilanciamento negli scontri uno contro uno. Sfoggiare riflessi da campione può comunque regalare soddisfazioni ma la formula carta, sasso e forbice detta gli equilibri generali anche se varia a seconda del contesto impedendo che la pianificazione prevalga sulla reattività del giocatore. Pharah svolazza e scatena piogge di missili risultando efficace contro gruppi di nemici. Di contro è estremamente vulnerabile nei confronti dei due cecchini, Hanzo e Widowmaker, e passando davanti a un Bastion viene macinata in un millisecondo. Ma può sfruttare lo "splash damage" dei missili per colpire le sue nemesi senza esporsi, cosa che la rende pericolosa proprio per il Bastion che in forma di torretta è piantato al suolo. Il bilanciamento complessivo ha dell'incredibile con ventuno personaggi che sono tutti decisamente differenziati l'uno dall'altro senza che nessuno di questi sia palesemente inutile. Qualche partita fila via tra kill casuali e sconfitte frustranti ma con due squadre bilanciate i rovesciamenti di fronte e le partite giocate sul filo sono quasi la normalità. Chi è in cerca della pura skill e del gioco alla rambo resterà probabilmente deluso ma chi è disposto ad accettare il compromesso proposto da Overwatch potrebbe avere davanti a sé tonnellate di divertimento fin dai primissimi momenti di gioco. Considerando il singolo personaggio, Overwatch è un titolo facile da avvicinare. Nella maggior parte dei casi tutto quello che dobbiamo sapere si limita a una singola arma, un paio di tipologie di sparo, due o tre abilità secondarie e una ultimate che si carica giocando. Prendere dimestichezza con l'avatar è questione di attimi e dopo pochi minuti è già possibile lanciarsi in prodezze degne di un campione. Ma padroneggiarlo in una partita bilanciata è una questione ben diversa. Quando gli avversari sanno quello che fanno entra in gioco la sopravvivenza che passa per l'affinamento dei riflessi, l'anticipo delle ultimate, la mappa mentale dei medikit e per una buona conoscenza di tutte le abilità in gioco che con ventuno personaggi sono davvero molte. Ma una volta comprese a fondo ci consentono anche di cambiare personaggio senza timore, aiutando la squadra a trovare quell'equilibrio dinamico che muta continuamente a seconda del contesto e degli eroi scelti dagli avversari. Tutto questo ricade sotto la voce della bravura, anche se nel caso di personaggi come Tracer, fragile ma capace di combinare macelli nelle mani giuste, la padronanza dei controlli ha un peso maggiore. A questo proposito va anche detto che la reattività è sempre elevata, la versione console è stata studiata attentamente per il pad e il netcode non ci ha mai dato grossi problemi, nemmeno nelle ore di maggiore traffico.

Colori di guerra

Dopo anni di fantasy stilizzato Blizzard ha finalmente allargato i propri orizzonti senza però rinunciare alla combinazione di linee essenziali e animazioni dettagliate. Nel caso di Overwatch queste ultime abbondano tra pose da sbloccare, reazioni ai colpi subiti, animazioni di ricarica e ultimate coreografiche che rappresentano il culmine dell'azione per ognuno dei ventuno personaggi disponibili. A questo proposito, vale la pena menzionare che alcuni frame delle animazioni sono deformati ed è una scelta intenzionale che permette di mantenere in vista un particolare importante o di conferire uno specifico effetto alla scena. La visualizzazione "frame by frame" evidenzia anomalie marcate nelle proporzioni dei personaggi ma nell'insieme le animazioni risultano incredibilmente efficaci e testimoniano un lavoro di design e di realizzazione a dir poco minuzioso. Lo stile cartoon, va detto, non è nulla di rivoluzionario ma anche in questo caso la varietà è un elemento distintivo di un titolo che tra personaggi e costumi secondari ci offre ben più di cento modelli con cui giocare. Ryuu ga waga teki wo kurau! Tra maschere veneziane combinate con il punitore e costumi steampunk ce n'è per tutti i gusti e sono tutti ispirati, anche quando scivolano nel tamarro, cosi come lo sono le mappe che spiccano per varietà, colori e design. Tra sezioni verticali, piattaforme semoventi, citazioni in quantità e sfondi animati c'è da perderci gli occhi nonostante i poligoni non abbondino. Ma palette, illuminazione, fluidità e requisiti hardware contenuti compensano abbondantemente un compromesso che non ci priva di un sacco di dettagli e di oggetti influenzati dalla fisica che contribuiscono a una resa complessiva che sprizza vivacità, gioia e piacevolezza da tutti i pori. Overwatch è un titolo frizzante, caotico, pieno di dichiarazioni altisonanti e di esclamazioni che condiscono ogni azione. Non ci troviamo di fronte a quelli che si potrebbero definire dialoghi ma la qualità delle voci è quella a cui ci ha abituato Blizzard ed è di altissimo livello, anche in italiano. Le musiche puntano nella stessa direzione cavalcando sonorità leggere, vivaci e intonate alle mappe che non sfiorano le vette della grande musica ma risultano senza dubbio efficaci. La cura, insomma, è evidente in ogni singolo aspetto del gioco, interfaccia inclusa, e sembra giustificare pienamente i 39,99 euro chiesti per la versione base. Le mappe per ora non sono un'enormità, complessivamente dodici, ma quelle ibride sono piuttosto complesse e le tre dedicate alla modalità controllo sono divise in nove sotto zone che ci portano a un totale di 18 aree tutte frutto di un duro lavoro di bilanciamento dovuto al gran numero di personaggi e di abilità. Inoltre il prezzo include il supporto Blizzard che rappresenta un punto fermo dell'offerta della software house californiana e garantisce server dedicati, un costante lavoro di bilanciamento e un afflusso di contenuti aggiuntivi da non sottovalutare. Ryuu ga waga teki wo kurau! E nel caso di Overwatch siamo sicuri che ci sia materiale in abbondanza per gli anni a venire con tutto il lavoro fatto per Titan da sfruttare. Non a caso il titolo Blizzard gode già di un contorno a cinque stelle che si è manifestato con forza nei primi filmati e trova uno spazio anche in gioco grazie a mappe intrise di dettagli, easter egg, manifesti e indizi di ogni genere. Per far capire il livello di cura basta dire che quello che succede nei video dedicati ai personaggi lascia segni effettivi nelle mappe ed è parte integrante di un immaginario che, a partire dai modelli, strizza ovviamente l'occhio a cosplay e fan art. Nello stesso ambito si colloca l'enorme numero di elementi estetici da sbloccare che include drop leggendari, stemmi da incollare sui muri, ulteriori animazioni e nuove frasi per i nostri personaggi. Le casse possono essere anche acquistate con denaro reale, e costano parecchio, ma la cosa non ci tange visto che nulla di quello che può essere ottenuto altera in alcun modo il gameplay. Anche se la personalizzazione è un elemento cruciale dell'universo Overwatch, per quanto riguarda contorno e supporto ci importano di più la presenza del tutorial, la modalità spettatore che ci infila nella nostra quadra non appena possibile, la possibilità di giocare in gruppo contro l'intelligenza artificiale, le partite private che permettono di organizzare guerre tra clan con regole personalizzate e le opzioni che includono la possibilità di decidere parametri specifici per ogni singola classe.

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9.0

Redazione

8.7

Lettori (198)

Overwatch non è un titolo facile da definire anche se non è il primo nel suo genere. A renderlo speciale è la ricerca di un equilibrio tra accessibilità, varietà e competitività che ci restituisce un gioco colorato, frizzante e veloce, zeppo di personaggi tutti diversi e capace di rendere divertente da usare anche una fragile curatrice. Il primo sparatutto targato Blizzard fa senza alcun dubbio parte della compagine dei titoli facili da imparare e difficili da padroneggiare e questo a prescindere da qualsivoglia considerazione sulla dimensione eSport. Quest'ultima, comunque, non è da escludersi e non solo in forza dell'equilibrio attuale, comunque sorprendente considerando le enormi differenze tra i ventuno personaggi, ma nell'ottica di un futuro che potrà contare sull'inconfondibile e duraturo supporto Blizzard. Il resto, quello che si chiama gameplay ed è tutto quello che conta, ha bisogno di qualche rifinitura e ci chiede di sopportare qualche compromesso non proprio trascurabile ma si fa perdonare con un'esplosione di azione e divertimento di quelle che non si vedevano da tempo.

Mattia Armani
 

Pro

  • Dannatamente divertente, sempre in movimento e coloratissimo
  • Non c'è un singolo personaggio inutile o poco ispirato
  • La skill trova il suo spazio nel movimento e nel gioco di squadra

Contro

  • Le sparatorie possono essere fin troppo caotiche
  • C'è spazio per diverse rifiniture
  • Partite classificate non ancora disponibili

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