Il bollettino della Vittoria  247

Finalmente è giunto il momento della recensione della nuova fatica DICE: avranno vinto la loro prima guerra mondiale?

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Siamo finalmente arrivati alla fine della marcia che direttamente da Stoccolma, da casa DICE, ci ha fatto arrivare alla recensione di Battlefield 1. Oggi scade l'ultimo embargo e possiamo darvi quindi il nostro giudizio finale sul gioco, scrivendo anche della campagna single player, che molti di voi avranno potuto assaggiare (insieme ad una piccola porzione del multiplayer) grazie all'abbonamento EA Access. Tiriamo quindi le somme sul gioco: per ora ci limitiamo a dire che gli sviluppatori svedesi hanno di nuovo fatto centro, migliorando quanto fatto sia in Star Wars: Battlefront sia in Battlefield 4. Prima di iniziare a parlare della campagna, l'ultimo tassello mancante della nostra copertura, spendiamo qualche parola sul multiplayer, per tutti coloro che non abbiano letto i nostri precedenti articoli, quello pubblicato cinque giorni fa focalizzato principalmente sulla inedita modalità Operazioni e quello di ieri , in cui abbiamo sviscerato a dovere tutta la componente multigiocatore.

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Ecco finalmente la recensione di Battlefield 1: DICE ha vinto la prima guerra mondiale!

Il multiplayer in breve

La domanda che molti si staranno facendo è: "che impatto avrà avuto il setting della prima guerra mondiale sul gameplay tipico della serie?" Un impatto senza dubbio benevolo: il titolo è Battlefield al cento percento, fucili e aerei di legno non hanno per nulla stravolto le meccaniche classiche della serie. Possiamo però dire che DICE ha scelto di rendere il tutto un filo più immediato; la balistica è stata alleggerita, il ritmo è sostenuto: niente a che vedere con la guerra di posizione, insomma. Gli utenti più appassionati di vecchia data potrebbero storcere un po' il naso, ma senza dubbio questa impostazione meno intransigente funziona alla grande.

È stato fatto un gran lavoro per snellire e rendere ben più intelligibile la progressione del giocatore. Le armi potrebbero sembrare poche se paragonate al numero canonico degli shooter ad ambientazione moderna, ma tutte godono di almeno un paio di varianti che ne cambiano drasticamente l'utilizzo, a tutto vantaggio della specializzazione del ruolo e del proprio stile di gioco . Stessa cosa dicasi per le classi, comprese quelle relative ai mezzi e quelle Elite: gli sviluppatori le hanno disegnate con l'obiettivo del rispetto dei compiti, del giocare di concerto, insomma. I lupi solitari avranno vita difficile senza il supporto della propria squadra. Su tutto spicca il sontuoso level design delle mappe. Sono "solo" nove, ma sono spesso enormi, varie, mai banali e piatte; scoprire ogni singolo anfratto, ognuno dei tanti modi per arrivare alle zone calde, è davvero una bella esperienza. Ne citiamo due: Monte Grappa, probabilmente la più bella del pacchetto, in cui è facile provare le vertigini grazie al dislivello tra il fondo valle e i punti più alti da "scalare" e la foresta di Argonne, un dedalo rigoglioso e contorto, quasi claustrofobico, che fa impallidire per complessità la foresta di Endor vista in Battlefront. E poi c'è la ampia distruttibilità ambientale, mai così efficace dai tempi di Bad Company, e il meteo dinamico che può stravolgere davvero l'esito di una battaglia. Parlando di modalità di gioco, Operazioni è davvero una bella aggiunta e, più della mastodontica Conquista o di Corsa, riesce davvero a trasmettere il senso del fronte che avanza e della conquista del terreno. Dominio e Deathmatch squadre non aggiungono nulla di nuovo, cosa che fa invece Piccioni di Guerra, una sorta di Cattura la Bandiera rivisitato. Purtroppo, però, rimane qualche problemino di bilanciamento delle armi, con un time to kill difficile da assimilare che può dare il la a situazioni poco piacevoli, senza dimenticare delle hitbox non sempre perfette al cento per cento. Nulla di distruttivo ovviamente, ma impossibile non notare in battaglia queste criticità. Attendiamo, insomma, una patch correttiva.

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Storie di guerra

Terminato quindi il discorso multiplayer, è ora giunta l'ora di capire se i ragazzi svedesi hanno davvero realizzato qualcosa che ci faccia dimenticare la trita e ritrita fantapolitica di Battlefield 3 e 4. La risposta è senza dubbio sì. Una campagna che non è esente da difetti, sia chiaro, ma che si lascia giocare con piacere e che soprattutto non annoia, non proponendo missioni mediocri o semplicemente poco riuscite. DICE vuole raccontare gli orrori del primo conflitto mondiale, e lo fa attraverso più personaggi, più attori su alcuni dei fronti principali, filtrando il tutto attraverso l'amicizia fraterna e il clima cameratesco dei soldati, tra spirito d'avventura, crescita personale e disillusione una volta sul campo di battaglia. La narrazione, da sempre croce e delizia della serie in versione single player ha trovato qui un buon equilibrio tra (iper) spettacolarità e racconto delle vicende personali dei singoli personaggi.

La prima e speciale missione, Tempesta d'Acciaio, è esemplare in tal senso. Passiamo da un soldato all'altro una volta uccisi, morti "scriptate" dove conosciamo chi abbiamo impersonato, con tanto di nome, cognome, data di nascita e morte, uno dei tanti combattenti che hanno dato la vita nella lotta contro gli Imperi centrali. Tempesta d'acciaio è quindi un vero e proprio omaggio agli uomini che persero la vita nella Grande Guerra, poco più di dieci minuti per una piccola missioncina che ha il pregio di immergerci efficacemente nel clima della guerra, in mezzo al fango e alla brutalità del combattimento. Poi però si lascia il fronte occidentale e inizia il solito "giro del mondo", dalle Alpi italiane al deserto arabo, passando per i cieli e le colline di Francia sino al fallimentare sbarco di Gallipoli. Il tutto nell'ordine che vogliamo. Persi quindi i legacci della storia unica, gli sceneggiatori hanno potuto mettere in scena delle "piccole" storie di guerra decisamente varie, mai banali pad alla mano, ma anche piuttosto brevi, che di fatto possono essere portate a termine in circa cinque ore a livello normale. La durata non è esaltante, certo, ma queste storie ci fanno appassionare ai protagonisti, e pur essendo "canoniche" nel loro svolgimento, senza di fatto colpi di scena da togliere il fiato o momenti particolarmente indimenticabili, sono di fatto divertenti. Non rimarranno impresse come le fasi più iconiche dei Call of Duty "storici" ambientati nella seconda guerra mondiale, ma giocarle è un vero piacere, anche grazie ad un aspetto visivo mozzafiato dove il motore Frostbite esagera senza paura di abbagliarci con effetti speciali. Hanno di fatto poi tutte una particolarità, non rimangono legate alla loro tipologia: ad esempio tanto la storia "aerea" quanto quella "carristica" hanno delle sezioni a piedi. Ma soprattutto in diversi momenti Battlefield 1 abbandona lo spirito più "caciarone", per proporre fasi dalla vocazione stealth, espandendo poi queste meccaniche nel gigantesco sandbox (mai definizione fu più calzante) totalmente libero del deserto arabo o nella corsa solitaria verso la fortezza di Gallipoli. La storia italiana in tal senso è quella più "classica", ma è comunque decisamente godibile e epica come non mai, nonostante la presenza di una sorta di Terminator ante litteram. È un po' un peccato quindi che l'intelligenza artificiale sia decisamente basilare, mostrando limiti nelle fasi di ricerca della minaccia e restando spesso e volentieri impalata allo scoperto. Non rovina del tutto l'esperienza di gioco, ma è sin troppo facile a volte approfittare delle sue carenze. E visto che lo stealth è incentivato è davvero una criticità con la quale dobbiamo rapportarci. Giocate a difficile, insomma.

Il lato bello della guerra

L'abbiamo scritto a più riprese durante questa lunga cavalcata che ci ha portato alla recensione e lo ribadiamo con piacere ora: Battlefield 1 è un vero spettacolo, sia giocato su un PC da Master Race sia su console. Accantonando per un attimo il valore aggiunto dato dalla corposa e ricca distruttibilità ambientale (e relativi effetti particellari e volumetrici), a colpire è la credibile ricostruzione ambientale, e tutto il sistema di illuminazione e rifrazione delle superfici. Guardate il sole che riverbera sulle pozzanghere o sulle parti metalliche delle armi, rimanete accecati una volta che si esce da un edificio. Ma soprattutto godete del volo sul cielo di Londra, con i raggi del sole che filtrano tra le spesse nubi, per un quadro visivo davvero mozzafiato, quasi romantico. E come al solito non possiamo non tessere le lodi del comparto audio: i Battlefield sono il paradigma per tutti gli shooter in prima persona, e questo non fa eccezione. Le armi hanno suoni veri, reali, diversissimi gli uni dagli altri; è possibile quasi sentire oltre allo scoppio anche i rumori metallici nel momento in cui si ricarica. Davvero coinvolgente, insomma. Buono il doppiaggio italiano, senza particolari picchi attoriali, e buone le musiche, evocative o trascinanti alla bisogna.

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Multiplayer.it

9.0

Lettori (100)

8.9

Il tuo voto

Il salto all'indietro di cento anni ha dato i suoi frutti. Battlefield 1 è molto probabilmente il miglior prodotto DICE della sua storia più recente, con un multiplayer che esplode letteralmente grazie alla sua ambientazione, dove classi, armi e distruzione esaltano il gioco di squadra nel rispetto dei ruoli. Le mappe sono il fiore all'occhiello della produzione, al pari di una componente tecnica stellare. Note negative? Permangono a volte problematiche di hitbox e time to kill, mentre la breve campagna è un bel passo avanti rispetto a quella fallimentare del quarto capitolo, divertente, senza passi falsi e dalla vocazione "stealth", ma non è certamente qualcosa di indimenticabile. Se poi ci mettiamo anche problemi di intelligenza artificiale, arriviamo ad un quadro buono per la parte single player, ma non eccellente.

PRO

  • Tecnicamente senza eguali
  • Varietà e feedback delle armi
  • Level design sontuoso
  • Campagna varia, ben scritta e di buon livello...

CONTRO

  • ...ma breve e con intelligenza artificiale basilare
  • Sporadici problemi di hitbox e time to kill da sistemare
  • Più accessibile: farà arrabbiare i fan più intransigenti?