L'innominabile Pong doppio  5

Anche il riciclo di un'idea vecchia quanto il videogioco stesso può diventare qualcosa di originale

Versione testata: iPad 1.0 Digital Delivery: App Store Prezzo: 2,99 €

Jacob e Paul stavano cercando un'idea per il loro nuovo gioco, e dopo aver fatto combattere pizze giganti contro eserciti di scheletri o eleganti manager contro animali antropomorfi tutto quello che veniva fuori dai brainstorming a base di valeriana incartata in piccoli cilindri (o almeno questo era quanto dicevano stessero consumando) era una pallina rimbalzante tra due stanghette ai lati dello schermo. "Non so, sa un po' di già visto", disse il producer, stranamente sollevato dalla proposta apparentemente banale dei due, visti i precedenti.

"Sì ma in questo caso le stanghette vengono mosse entrambe da uno stesso giocatore, possono avere caratteristiche e forme diverse tra loro e lanciano anche tre palline contemporaneamente", spiegarono i fratelli Riverman Media, con una strana inflessione estatica nella voce. "Non male, e poi?" Chiese il producer, che nel frattempo cominciava a fiutare il prosieguo, con ansia crescente. "Poi ci mettiamo delle creature che riempiono lo schermo e si muovono verso l'alto, che devono essere colpite con le palline per ottenere dei soldi e in questo modo comprare i power-up per le stanghette, che poi sono in verità delle figure esoteriche astratte", proseguirono i fratelli, sempre più rinvigoriti dalla valeriana, "e poi facciamo che queste creature sono tipo strani pesci luminosi, che scappano mentre ci muoviamo tra fondali marini surreali". "Ah, bene... Certo, è un po' strano", rispose il producer, sempre più intimorito dallo sguardo dei due creativi di fronte a lui. "Però ci serve un nome che venga ricordato facilmente, qualcosa di orecchiabile, tipo Bong... Tong?" Azzardò il producer, sudatissimo. "No, meglio qualcosa di più originale, breve e che rispecchi precisamente il concetto del gioco", spiegarono i fratelli, evidentemente in preda alla trance creativa a base di erba gatta, o quel che era. Jacob si girò verso Paul, che misteriosamente ai suoi occhi sembrava essere coperto dai classici paramenti dei re babilonesi, e sollevando una specie di tavoletta con incisioni cuneiformi (in verità il pacchetto di patatine che aveva divorato in preda a un'atavica fame) sentenziò: "chiamiamolo MUL.MASH.TAB.BA.GAL.GAL". "Perfetto! Quanto è vero che che mi chiamo Hammurabi!" Rispose Paul con lo sguardo fisso e senza battere ciglio, mentre il producer sollevava il telefono per chiamare aiuto.

L'evoluzione di Pong

Potrebbe non sembrare, ma il fatto di avere il controllo diretto di due stanghette asimmetriche, ognuna dotata di caratteristiche diverse, basta a rivoluzionare l'idea di Pong, un concetto vecchio come il videogioco stesso. Su questa variabile, che ne innesca diverse altre, è interamente costruito MUL.MASH.TAB.BA.GAL.GAL, che si presenta come l'evoluzione del celebre gioco di abilità con palla rimbalzante del 1972. Più che mantenere in gioco la palla, in questo caso bisogna cercare di colpire gli elementi sullo schermo prima che scompaiano, e per questo diventa indispensabile non perdere la sfera e imparare a sfruttare i vari power-up anche in maniera combinata tra le due stanghette, che possono utilizzarne contemporaneamente uno diverso per ognuna.

Tutto diventa dunque una sfida in cui il tempismo e i riflessi risultano fondamentali, ma anche un certo approccio strategico ha la sua importanza, con la scelta corretta delle barre da utilizzare con i relativi poteri speciali (ricarica di energia, arpione, tiro di precisione e tanti altri) e la possibilità di acquistare dei bonus con il denaro conquistato abbattendo le creature, tra cui variazioni di velocità per la palla ed energia aggiuntiva. Se gli esseri marini escono dallo schermo senza essere abbattuti, consumano la salute del giocatore, pertanto tutto si gioca sull'eliminazione di questi, scopo nel quale rientra la necessità di mantenere la palla in gioco per non perdere tempo e possibilmente l'abilità di mantenere fino a tre palle attive sullo schermo in modo da massimizzare i danni. A ogni game over, il gioco riparte da zero, anche se la conformazione casuale dei livelli rende l'esperienza sempre diversa. Con una scelta piuttosto discutibile, anche ad ogni nuovo riavvio di partita si dovrà comunque ricominciare tutto, anche semplicemente per essere usciti momentaneamente dall'applicazione. Questo continuo ritorno all'inizio, pur essendo molto classico, azzera il senso di progressione, e il fatto di perdere tutto al Game Over costringe sostanzialmente a ripartire sempre da zero, cosa che a lungo termine danneggia la longevità. Fortunatamente, l'estetica di MUL.MASH.TAB.BA.GAL.GAL, con l'audio atmosferico e la grafica interamente disegnata e animata a mano, rende l'esperienza di gioco sempre piacevole come una sorta di strano viaggio onirico, e questo fascino contribuisce ad alimentare la volontà di tornare a giocare a prescindere dalla mancanza di progressi fatti, ma certo gli sviluppatori hanno fatto ben poco per scongiurare il subentro della frustrazione.

Multiplayer.it

8.0

Lettori (1)

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È davvero interessante vedere come sia possibile riprendere un concetto vecchio come Pong e trasformarlo in qualcosa di assolutamente originale. MUL.MASH.TAB.BA.GAL.GAL fonde questa meccanica così ben strutturata con un aspetto affascinante e riesce a distinguersi nell'affollato mercato mobile nel genere puzzle. Il problema può derivare proprio dal fatto di dover ricominciare sempre da capo, unito al richiedere un notevole impegno per poter raggiungere qualche obiettivo. Questa scelta si traduce male in una fruizione tipicamente mobile, perché per rendere significativa una singola sessione c'è bisogno di tempo e impegno, al contrario di quanto i puzzle per dispositivi portatili tendono a richiedere. In ogni caso, vale la pena investire i pochi soldi richiesti per prendere parte a questa sorta di irresistibile trip lisergico sottomarino.

PRO

  • Meccanica eterna con ottime integrazioni nuove
  • Piacevole estetica marina/lisergica
  • Controlli reattivi

CONTRO

  • Mancanza di punti fermi nella progressione
  • La monotonia è inevitabile a lungo andare
  • Poco propenso alle brevi sessioni della fruizione mobile