La recensione del Razer Panthera  29

Un arcade stick di fascia alta per gli appassionati di picchiaduro

Prezzo
239,90 €

Nel campo del gioco su PC, Razer è un nome ultra noto: negli anni l'azienda è riuscita a diventare sinonimo di periferiche di fascia alta, credendo e investendo nel segmento ben prima che le tastiere meccaniche diventassero di uso comune e che la nuova primavera del PC gaming convincesse molti a salire a bordo. Partire in anticipo ha permesso a Razer di guadagnarsi una nutrita fetta di fedelissimi e di realizzare dei prodotti piuttosto innovativi, soprattutto nell'ambito dei mouse e con alcuni esperimenti lato notebook, ma oramai da qualche tempo le mire della compagnia sono rivolte anche in direzione console. Il Razer Raiju è stato ben accolto nel campo dei "pro controller" per PlayStation 4, mentre alla più piccola ma agguerrita community di appassionati dei picchiaduro ha dedicato il Razer Panthera, erede di quell'Atrox che al tempo fece molto discutere gli utenti Xbox 360. Dopo un bel po' di ore in compagnia della periferica possiamo dirvi se vale tutti i 239 euro richiesti per portarsela a casa.

Valido ma non per tutti

Il form factor del Razer Panthera non si discosta in maniera particolare dal resto dell'offerta degli arcade stick presenti sul mercato: se qualcosa funziona ed è dato per assodato, non è in fondo necessario reinventarlo. Tirato fuori dall'enorme scatola che lo contiene, si presenta molto solido ma anche sorprendentemente leggero, merito dell'utilizzo di plastiche di ottima qualità e di una costruzione che non lascia spazio a movimenti indesiderati delle componenti o flessioni in alcun punto della scocca. Il pannello frontale è per metà trasparente per mettere in mostra la grafica sottostante e per metà realizzato in una più rigida plastica nera, particolarmente spesso e robusto come ci si rende immediatamente conto non appena si fa pressione sul tasto che permette di sollevarlo e accedere al cablaggio dei pulsanti.

La piccola sospensione ad aria che accompagna l'apertura del pannello ne rende la chiusura leggermente più complessa, imponendoci di esercitare una certa forza, ma è anche garanzia di solidità e rende più facile ma anche sicura ogni operazione di apertura / chiusura del Razer Panthera. La customizzazione dei pulsanti e dello stick sono particolarmente immediati, come in passato, sia grazie a un sistema di viti ideato con cognizione di causa che alla scelta di usare una colorazione dei cavi chiara anche alla prima occhiata. Tra l'altro il necessario per lavorare sullo stick è già presente all'interno della scocca, quindi tutto volge a favore di un risultato positivo qualora non ci si accontentasse di come viene "offerto" di fabbrica. Il cavo che connette il Razer Panthera alla PlayStation 4 entra nell'arcade stick con un connettore a cinque pin ben noto agli appassionati di questo genere di periferiche, una soluzione data per scontata anche nell'ambito dei tornei. Nelle nostre prove, pur non potendoci definire dei pro, abbiamo certamente apprezzato l'ottima risposta dei tasti Sanwa Denshi utilizzati ma anche una serie di scelte intelligenti come quella di piazzare in alto sia i pulsanti di servizio che il touch pad, senza però renderli un ingombro. Tra l'altro questi possono anche essere bloccati in modo da scongiurare il rischio di premerli per sbaglio. Resta il problema del prezzo, se così si può dire, elevato anche rispetto agli standard del genere: una periferica premium pensata solo per gli ultra appassionati, il cui prezzo può essere giustificato da un uso costante nel tempo.

Il Razer Panthera si pone in diretta concorrenza con il T.E.2+ di MadCatz, al vertice delle opzioni tra cui possono scegliere gli appassionati dei picchiaduro. È un arcade stick molto valido, ben ideato e costruito, ma anche molto costoso. Inadatto ai giocatori più casual che difficilmente potrebbero giustificarne la spesa, si tratta comunque di un prodotto da promuovere.

PRO

  • Ottima costruzione
  • Alcune soluzione intelligenti ne rendono facile la manutenzione

CONTRO

  • Molto costoso