La recensione di Assassin’s Creed Origins, mummia o faraone?  295

La rinascita di Assassin's Creed passa da un capitolo incredibilmente ambizioso: ci siamo persi nel suo Egitto sconfinato

RECENSIONE di Aligi Comandini —  3 settimane fa
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Separare il suo nome dalle antipatie personali e dalla negatività che fin troppo spesso lo circonda potrebbe essere una necessità perché molti giocatori ne comprendano il reale valore, eppure la serie Assassin's Creed possiede ancora oggi una rilevanza a cui buona parte delle altre saghe possono solo aspirare, nata da un brillante misto di accessibilità e fascino storico. Stiamo pur sempre parlando dei giochi che hanno introdotto nel genere action adventure la straordinaria meccanica del free running, e la definiamo "straordinaria" perché per un game designer concettualizzare e applicare un sistema in grado di rendere il movimento verticale alla portata di tutti è qualcosa di equiparabile a una visione mistica. Proprio dalla solidità di quella base deriva però il malcontento attuale di molti dei fan del marchio: gli Assassin's Creed hanno raggiunto notevoli vette con la trilogia di Ezio, per ridimensionarsi non appena l'obiettivo è stato posto più in alto. Dopo il terzo capitolo principale la narrativa si è persa in larga parte per strada, ampliando sì l'interessante background di partenza ma al contempo mettendo in secondo piano la trama principale con capitoli che sono parsi più dei contentini che reali seguiti; Unity, poi, non è riuscito a rappresentare quell'evoluzione di cui la saga aveva bisogno, a causa di numerose problematiche strutturali e di idee implementate solo a metà. La scelta di Ubisoft di cambiare strada rispetto agli ultimi due capitoli, dunque, è quanto mai giustificata: Assassin's Creed Origins è un open world enorme, affidato ai director dell'ottimo Black Flag e pensato per offrire un ancor più riuscito misto di esplorazione, combattimento e libertà d'azione del solito, il tutto all'interno di una suggestiva ambientazione egiziana nell'era di Cesare e Cleopatra. Oggi, forti di una sessione di prova di qualche giorno a Parigi, cercheremo di capire con voi se l'origine degli assassini rappresenta davvero un nuovo inizio per questa iconica serie.

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Nato dal Nilo

Iniziare dalla valutazione della storia e dei personaggi di un gioco è pratica comune in una recensione, ma nel caso di Origins farlo risulta alquanto complicato. La motivazione non è da ricercarsi nella complessità narrativa del titolo - in verità costruito attorno a una trama di base lineare e tutt'altro che incomprensibile - bensì nei molteplici collegamenti alle vicende dei capitoli precedenti, che non vogliamo in alcun modo svelarvi per non rovinare delle interessanti sorprese. Origins infatti non è un semplice prequel incentrato sull'origine del credo degli assassini... è un importante pezzo del puzzle che si proietta verso il futuro in modi inaspettati, e riesce a far ripartire vicende ormai paralizzate da troppo tempo. Insomma, l'avventura del Medjay d'Egitto Bayek e di sua moglie Aya rientra negli stilemi tipici delle storie di vendetta, eppure gli sceneggiatori di Ubisoft Montreal sono riusciti a sfruttare il tutto con furbizia e ad offrire un significativo ventaglio di opzioni a chiunque dovesse cimentarsi con i prossimi capitoli.

Sia chiaro, le qualità appena descritte non implicano necessariamente che la narrativa di Origins sia eccezionale: nel complesso ci troviamo davanti a una trama costruita in modo degno e con più di un personaggio interessante, che come al solito rielabora a dovere le vicende storiche reali in funzione del suo universo e ha più momenti di qualità che cadute di stile. Va però celebrato il tentativo della software house alle redini del progetto di inserire figure e momenti interessanti anche nelle quest secondarie; una scelta ammirevole ispirata ovviamente da The Witcher 3, che pur non essendo riuscita al 100% rende le scorribande di Bayek in Egitto più appassionanti del previsto. Curiosamente, l'opera magna di CD Projekt non ha scosso solo gli scrittori di Assassin's Creed Origins, ed è arrivata a influenzare tutti gli sviluppatori di Ubisoft Montreal; credere che tutte le novità legate al gameplay derivino esclusivamente dal desiderio di emulare il team polacco sarebbe però un grave errore.

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Sabbia all'orizzonte

Non che risulti difficile prendere un abbaglio dopo aver gironzolato nei panni di Bayek per qualche ora: la vicinanza alle avventure di Geralt è evidente, e dopo un'iniziale fase introduttiva dal ritmo abbastanza blando compaiono subito le prime similitudini legate al sistema di combattimento, all'esplorazione a cavallo (la cavalcatura è richiamabile in qualunque momento e centrale quando si tratta di raggiungere rapidamente luoghi lontani) e persino al sistema di quest, con tanto di livello consigliato per il completamento delle stesse. Laddove però il terzo The Witcher resta comunque un titolo dalla marcata componente ruolistica, dotato di dialoghi a scelta multipla e di un'impressionante cura del background narrativo, Assassin's Creed Origins spinge invece l'acceleratore sull'azione, con una rinnovata enfasi sulle battaglie e l'evidente volontà di essere un compendio di tutte le trovate di design spuntate dai team di Ubisoft nell'ultimo decennio.

Forse è il caso di chiarire: Origins mantiene la pecca tipica di tutti gli open world recenti al di fuori di Breath of the Wild, ovvero una ripetitività di fondo dei compiti correlata a un'interattività limitata del mondo di gioco e a missioni secondarie fin troppo simili tra loro. Se però i CD Projekt avevano aggirato la cosa con sottotrame curatissime, Ubisoft Montreal ha deciso di farlo dando al giocatore un numero sensibile di possibilità di approccio agli scontri, all'interno di quest che fondamentalmente si riducono quasi sempre a un "vai nel posto X e ammazza qualcuno". Tali approcci derivano direttamente dalle meccaniche viste nell'intera libreria di titoli del colosso francese, con qualche elemento preso di peso da altri videogame noti. Durante quasi ogni missione si utilizza quindi l'aquila Senu, dotata di funzionalità pressoché identiche al drone di Watch_Dogs 2 e in grado a sua volta di marchiare i nemici (o di stordirli); vengono inanellate uccisioni multiple dopo un'esecuzione o si crea scompiglio liberando bestie feroci dalle gabbie come accadeva in Far Cry 3; oppure si può decidere semplicemente di sfruttare lo stealth per eliminare silenziosamente tutti i soldati di un accampamento, magari piazzando trappole nelle torce d'allarme o avvelenando i cadaveri lasciati a terra.

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Nulla è reale, tutto è imperfetto

Ovviamente non è tutto qui; non abbiamo elogiato a casaccio la varietà meccanica del lavoro del team canadese. Volete specializzarvi negli archi al punto da poter eliminare un intero campo a forza di frecce rapide o "cecchinate" dalla distanza? Potete farlo. Desiderate rallentare il tempo in volo come nell'ultimo Zelda? L'abilità è presente. Sentite il bisogno di set variabili di mosse per ogni arma e di attacchi speciali caricati con effetti multipli? Manina alzata. Combattimento a cavallo? C'è. Droghe che confondono i nemici? Fumogeni? Bestie addestrabili che vi accompagnano? Tutto buttato nel medesimo calderone, per un sistema che ora della fine risulta tutt'altro che banale e riesce a smorzare in parte la noia del livellaggio nei primi atti. Solo un problema: ogni singolo fattore di questa enorme equazione è imperfetto. Origins è, in parole povere, un gioco dove la finezza non è propriamente di casa, che diverte e offre un enorme buffet ricco di primizie grazie ai suoi sistemi, ma non arriva mai all'eccellenza. I combattimenti soffrono ad esempio di un'intelligenza artificiale abbastanza penosa dei nemici, aggressivi sì, ma mai furbi a sufficienza da non poter essere raggirati con trucchetti vari. Questa stupidità degli avversari influenza poi malamente anche lo stealth, dove si assiste spesso al fenomeno del "trenino" ed è davvero facile sparire e tornare quando le acque si sono calmate, nonostante le guardie tendano a spostarsi rapidamente e in modo inconsulto dopo avervi scoperto (i pattern di movimento sono vicini a quelli dell'ultimo Splinter Cell e del già citato Watch_Dogs 2).

È un vero peccato, perché nell'insieme il gioco funziona e con qualche rifinitura in più avrebbe potuto raggiungere livelli qualitativi davvero impressionanti. D'altronde gli sviluppatori ci hanno messo un notevole impegno a sparigliare le carte in tavola, inserendo tra la storia principale e le missioni secondarie boss facoltativi, battaglie gladatorie, e scontri "speciali" che riescono a valorizzare le capacità offensive di Bayek. Ci riesce peraltro difficile capire anche come mai ci siano stati alcuni passi indietro legati a sistemi già inseriti in modo funzionale nella serie: lo stealth non ha più le coperture e il chiaro campo visivo visti in Unity e Syndicate (anche se la semplificazione, va detto, non gli ha fatto del tutto male) in favore di un ritorno ai cespugli e agli assalti dall'alto; i momenti investigativi invece richiedono ora solo di attivare il sesto senso di Bayek alla ricerca di indizi nelle vicinanze, senza soluzioni multiple né enigmi validi. Si ha in pratica l'impressione che alcuni ingredienti della formula siano regrediti più del dovuto, e il team non abbia avuto il tempo - o le capacità - per fare ciò che voleva realmente fino in fondo.

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Un tiepido deserto

Seppur la spinta all'intuitività ad ogni costo abbia influenzato tutto il lavoro di Ubisoft Montreal, non mancano elementi molto rifiniti in questo frullatone egiziano. La corsa delle bighe, ad esempio, è un'attività secondaria che ben si sposa ai combattimenti nell'arena, e spezza degnamente il ritmo tra una quest e l'altra; la cura riposta nel già citato free running, inoltre, è ancora una volta magistrale, e Bayek si muove con un'agilità incredibile nelle complesse mappe del gioco. Per carità, qualche singhiozzo c'è e vi capiterà di rimanere incastrati di tanto in tanto, ma il lavoro fatto sulla mobilità del protagonista resta eccezionale: che ci si trovi in una zona montuosa o in una magnifica città dell'antico Egitto non fa differenza, la sensazione di fluidità e naturalezza è sempre la stessa. Tra gli elementi meritevoli di lode è senza dubbio il caso di infilare anche gli extra legati all'esplorazione, perché Assassin's Creed Origins è pieno di segreti, e tra sontuose piramidi, quest avanzate e interessanti indizi da scoprire non sarà facile completarlo al 100%. Sulle tombe dei faraoni e sulle location segrete si poteva fare indubbiamente un lavoro più ricco - non troverete mai ad attendervi rompicapo realmente impegnativi - eppure resta piacevolissimo scoprire passaggi nascosti, tombe mai svelate e tesori sepolti mentre si passeggia a casaccio nelle enormi regioni del gioco, senza contare il fascino di alcune chicche nel deserto che non vi descriveremo in questa sede.

Da svelare assolutamente, ad ogni modo, resta la questione delle microtransazioni, piaga moderna dei titoli tripla A da cui anche l'ultimo Assassin's Creed commette l'errore di non prendere le distanze. Mettiamo subito le cose in chiaro: anche qui siamo davanti a un titolo che permette di bypassare il lento livellare di quest in quest se si spende denaro reale, e offre nel suo negozio online sia costumi speciali aggiuntivi che armi leggendarie, materiali extra e casse con oggetti casuali in grado di facilitare la vita del giocatore in combattimento. Questa massa di vantaggi è però come al solito attaccata al gioco con lo sputo. Origins non è chiaramente disegnato con le microtransazioni in mente, e l'avanzamento della campagna non è più lento o tedioso rispetto a quanto visto in una miriade di altri open world a causa di queste aggiunte; persino la difficoltà deriva quasi in esclusiva dalla differenza di livello, poiché bastano due o tre livelli di stacco da un nemico per morire con un paio di colpi, e non esiste arma leggendaria che possa cambiare questa situazione (ogni giorno si può inoltre cercare un bazaar itinerante che offre armi rare per il completamento di quest facilotte, e gli strumenti di morte potenti non mancano di certo mentre si avanza nel gioco).

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La grandezza dell'egitto

Difficile infine criticare il comparto tecnico, che svetta all'interno del genere open world sia per il dettaglio grafico che per la maestosità della mappa esplorabile. Sul serio, ignorate alcuni modelli non esaltanti dei personaggi non giocanti durante le scene d'intermezzo: sono a dir poco trascurabili davanti a capolavori come Alessandria, Menfi, o l'intera zona della Cirenaica. In Assassin's Creed Origins ci si muove all'interno di un Egitto che riesce a fondere alla perfezione la solennità di alcune delle più grandi meraviglie mai costruite dall'uomo e le necessità dei game designer. È incredibile come gli artisti di Ubisoft Montreal siano stati in grado di donare a una mappa coperta in larga parte dalla sabbia una varietà di ambientazioni che a tratti fa impallidire alcuni dei migliori capitoli della serie: non vi è una città egiziana uguale all'altra, e tra miniere saline, oasi verdeggianti, brutali deserti, zone montuose e monumenti maestosi non ci si può proprio lamentare. I bug non mancano - Ubisoft non è certo nota per il suo testing impeccabile - e alle volte ridicolizzano momenti piuttosto drammatici, ma dobbiamo dire di non aver mai beccato roba realmente grave al di fuori di una quest secondaria completamente bloccata (e comunque resettabile in qualunque momento) o di qualche transizione mal riuscita all'interno delle missioni principali.

Persino il sonoro è di gran qualità, con musiche di sottofondo variegate che viaggiano tra melodie moderne e i temi noti della saga, e un doppiaggio notevolissimo in lingua originale (il gioco è localizzato degnamente anche in italiano, ma le variazioni di pronuncia a casaccio sono così tante da risultare quasi comiche). Sulle prestazioni dobbiamo però aprire un capitolo a parte: la nostra prova parigina ci ha permesso di provare la versione Xbox One X del gioco, installata su dei dev kit che facevano girare il tutto nello splendore del 4K. L'avventura di Bayek non era però perfettamente ottimizzata per quei kit e, pur mantenendosi stabile per la stragrande maggioranza della sua durata, ha singhiozzato in una manciata di scene. Abbiamo testato Assassin's Creed Origins anche su PlayStation 4 base e su Pro, e la sua fluidità ci dà la pratica certezza della validità della versione Xbox One X, ma senza la console finale per le mani non possiamo dirvi se, una volta a 1080p, il gioco girerà a 60 fps o meno. Dalla prova i 30 fps stabili a tutte le risoluzioni ci sembrano un'opzione sensibilmente più probabile. Una cosa comunque la possiamo dire senza remore: su One X in 4K e con HDR attivato, Origins fa davvero la sua porca figura.

Versione testata
Xbox One, PlayStation 4
Multiplayer.it

8.5

Lettori (73)

8.7

Il tuo voto

Lo abbiamo giocato per oltre quaranta ore cercando di spolpare ogni suo singolo segreto e ci siamo più volte fermati ad ammirare il suo meraviglioso Egitto, tutto per rispondere ad un semplice quesito: cos'è Assassin's Creed Origins? Per noi è una cornucopia, il videogioco che incarna la forma mentis degli studi di sviluppo di Ubisoft e contiene al suo interno tutte le idee, i desideri e le evoluzioni congegnate dai designer del colosso francese. Non è cosa da poco essere un simile contenitore, e infatti Origins nell'insieme non sfigura all'interno del genere open world, grazie a una notevole varietà di approcci all'azione, a un'ambientazione suggestiva come poche altre, e a un comparto narrativo più curato rispetto a quello a cui la saga di appartenenza ci ha abituato. Al contempo, però, il titanico lavoro di Ubisoft Montreal non riesce a sfruttare al meglio il suo potenziale, si ferma sempre a un passo dall'eccellenza, e cade come molti altri prima di lui nella trappola della ripetitività e della semplificazione eccessiva di certi elementi. Un vero peccato, ma rimane lo stesso un'importante evoluzione per la serie, dotata della forza necessaria a riportare molti fan all'ovile.

PRO

  • Ambientazione magnifica, resa alla grande e dotata di grande varietà
  • Buon sistema di combattimento e gran varietà di approccio all'azione
  • Narrativa interessante e serrata, ben curata anche in molte quest secondarie
  • Tecnicamente notevole

CONTRO

  • Intelligenza artificiale scarsa, che rovina parzialmente sia gli elementi stealth che il combattimento
  • Alcuni elementi semplificati rispetto ai capitoli passati
  • Quest secondarie strutturalmente ripetitive, che possono venire a noia
  • Qualche fastidioso bug