Veloci e furiosi: la recensione di Need for Speed Payback  121

Il nuovo episodio della serie Electronic Arts offre un vasto open world, gare variegate e tre protagonisti differenti

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PlayStation 4
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Si tende a considerare il terzo capitolo come quello della maturità, in cui le basi messe a punto all'esordio e poi confermate nel secondo episodio trovano un ulteriore sviluppo, consolidando il progetto con un'esperienza completa e virtualmente priva di svarioni. È questo che Need for Speed Payback rappresenta per Ghost Games? Lo studio svedese, di proprietà di Electronic Arts, ha preso le redini del franchise succedendo a Criterion e fornito una propria interpretazione delle atmosfere e degli elementi che da sempre lo caratterizzano, nella fattispecie le corse clandestine, l'attenzione smodata per il tuning, il tema di considerarsi eroi della strada che fa tanto "anti-sistema" e che in questo nuovo capitolo viene sviscerato in maniera tutto sommato coerente.

La trama alla base del gioco vede infatti una banda composta da tre talentuosi piloti (Tyler "Ty" Morgan, Sean "Mac" McAlister e Jessica "Jess" Miller) che si danno alla macchia, mettendo a segno qualche colpo qua e là. La loro ultima impresa, rubare la fuoriserie di uno degli uomini più ricchi di Fortune Valley (una versione fittizia di Las Vegas), viene però compromessa dal tradimento di una collaboratrice, Lina Navarro (interpretata nel gioco dall'inconfondibile Dominique Tipper, la Naomi della serie televisiva "The Expanse"), che si scopre essere al soldo della Loggia, una potente organizzazione che fa soldi anche e soprattutto truccando le corse clandestine che si svolgono nella zona. Inseguito dalla polizia, Tyler non ha alternative: stringe un patto con l'uomo che voleva derubare ed entrambi si impegnano a vendicarsi nei confronti della Loggia. Per riuscire nell'impresa, però, bisognerà riunire la banda...

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Voglia di velocità

Sei mesi dopo il tradimento di Lina Navarro, Tyler decide finalmente di agire: si mette in mostra durante una gara per ottenere un ingaggio con la Loggia, quindi partecipa a una delle corse truccate dall'organizzazione solo per mandarla a rotoli, tagliando il traguardo per primo e facendo perdere un bel po' di soldi ai propri nemici giurati. Scoperte le carte, la faccenda si fa seria e vengono dunque richiamati in azione Mac e Jess, la cui funzione nel gioco non è unicamente narrativa ma anche e soprattutto pratica: laddove Ty è specializzato nelle gare tradizionali e di accelerazione, Mac può guidare offroad e nelle sfide di derapata, mentre invece Jess è una maestra delle fughe, specie dalla polizia. Tipologie diverse di eventi che nell'ampio open world di Need for Speed Payback richiedono l'uso di vetture specifiche, divise in cinque categorie: corsa, accelerazione, derapata, fuoristrada e fuga.

Quando la squadra si riunisce e la storia ingrana, la mappa di Fortune Valley e del circondario si riempie progressivamente di un gran numero di attività: alle missioni principali, che ruotano attorno a dieci gang da sconfiggere per arrivare infine a sfidare la Loggia, si accompagnano svariate quest secondarie, nella forma di semplici gare di velocità, autovelox da superare a tutta birra, collezionabili di vario genere e infine i "catorci". Questi ultimi sono auto gloriose, dallo straordinario potenziale ma ridotte in condizioni pessime, che bisogna rimettere in sesto dopo averne trovato i componenti all'interno dello scenario, in una sorta di caccia al tesoro che spesso e volentieri implica salti spettacolari e un'approfondita esplorazione dell'area, quasi ci si trovasse all'interno di un'avventura e non di un gioco di guida. Questo tipo di vocazione emerge in modo evidente durante l'esperienza con Payback, che spinge dunque sul fronte dei contenuti e offre una storia principale che si completa nel giro di venti ore, ma a cui si aggiungono tutte le attività collaterali a cui abbiamo accennato poc'anzi e il multiplayer competitivo per otto partecipanti, da testare però a server aperti.

Numeri di tutto rispetto, insomma, ma com'è il modello di guida? Da questo punto di vista gli sviluppatori sono rimasti coerenti con il lavoro svolto in primo luogo da Criterion, nella forma di un approccio indubbiamente arcade negli impatti e nella gestione delle derapate, ma al contempo solido e capace di rendere in maniera discreta le differenze fra le varie vetture. Si gira per la mappa in maniera piacevole (approfittando eventualmente degli spostamenti veloci verso garage, officine e distributori per coprire lunghe distanze), non ci sono incontri casuali con la polizia (il loro intervento si limita alle missioni di fuga) e il traffico rappresenta un elemento di profondo fastidio solo in pochi frangenti, quando magari il frontale con un furgone ci rovina la prestazione a pochi metri dal traguardo. A tal proposito, permane purtroppo l'effetto "elastico" fra le auto in gara che rende poco credibili determinate rimonte e toglie valore all'effetto della nitro, fondamentale per riguadagnare terreno quando siamo in difficoltà, specie quando si affronta un evento con un'auto di categoria inferiore rispetto a quella richiesta.

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Tanta roba

La mappa di Need for Speed Payback offre un certo grado di varietà per quanto concerne territori e paesaggi: una volta usciti dai confini della città, ci si ritrova all'interno di lande desertiche e zone montuose che risultano ben più ispirate visivamente rispetto agli scorci urbani, piuttosto piatti e scialbi, fatta eccezione per gli edifici più rappresentativi della Las Vegas fittizia ricreata per l'occasione. Ad aumentare sostanzialmente il tasso di varietà dell'esperienza non c'è però soltanto il fattore estetico, ma anche e soprattutto le tipologie di corse con cui dovremo confrontarci nel corso della campagna, talmente diverse da rappresentare con ogni probabilità un fattore del tutto inedito per la serie.

Le gare di accelerazione, ad esempio, riprendono quanto visto nei primi "Fast & Furious" e ruotano completamente attorno all'uso del cambio e della nitro per ottenere lo spunto migliore su di un breve rettifilo, alla meglio di tre o cinque round; mentre gli eventi offroad implicano salti spettacolari, scorciatoie e derapate per arrivare a tagliare il traguardo per primi. Le fughe nei panni di Jess, molto divertenti, ci vedranno invece scortare personalità da un punto A a un punto B, inseguiti da polizia o criminali, oppure effettuare consegne a tempo in stile Crazy Taxi. Parliamo insomma di un gameplay sorprendentemente vario, che pone la vittoria come step fondamentale per poter proseguire e che a ogni trionfo regala una Speed Card. Si tratta del nuovo sistema di tuning creato da Ghost Games, che sostituisce le modifiche tradizionali: ogni card va a migliorare da uno a tre aspetti della vettura (velocità finale, accelerazione, potenza e capacità della nitro, lunghezza del salto, efficacia dei freni ecc.), facendola salire di livello per poter rimanere competitiva rispetto a sfide sempre più complesse.

Le Speed Card che si ottengono con le vittorie, da scegliere a caso fra tre possibilità di volta in volta, offrono generalmente migliorie di qualità superiore rispetto a quelle che è possibile acquistare nelle officine, utilizzando rigorosamente il denaro in-game; il che significa che l'imperativo in Need for Speed Payback è correre e vincere, magari accettando di scommettere una piccola somma per portare a termine sfide specifiche durante la gara e moltiplicare in tal modo i propri guadagni. Le vetture acquistabili presso i concessionari, divisi nelle cinque categorie di cui abbiamo parlato, sono tantissime e ordinate in base alla potenza, il che significa che con un gruzzolo più consistente potremo permetterci un'auto in grado di assicurarci quasi matematicamente il successo. Non mancano inoltre le personalizzazioni estetiche, molto interessanti e variegate ma legate anch'esse a un sistema di achievement: per poter modificare determinati elementi della macchina dovremo aver superato delle prove. Le intenzioni degli sviluppatori vengono dunque ancora una volta confermate: l'open world del gioco è ampio e ricco, e vogliono che lo svisceriamo quanto più possibile.

Al centro delle polemiche nelle ultime settimane, le casse premio sono presenti anche in Need for Speed Payback e vantano la medesima valenza: consentire a chi paga di accelerare la propria progressione. In verità spesso le casse contengono unicamente elementi estetici, ma è sempre presente anche un gettone in denaro che immancabilmente ci permetterà di velocizzare l'azione. Ad ogni modo, non si viene mai obbligati ad acquistarle, anche quando si passa alla seconda fase della campagna e le gare si fanno più complicate: semplicemente in quel momento bisogna impiegare il denaro guadagnato con le gare per cambiare vettura e passare a una categoria superiore, ma sulle prime anche a noi è venuto il dubbio che lo "scatto" in termini di sfida fosse un modo per spingere gli utenti a spendere il proprio denaro per l'acquisto di qualche loot box. Nella realtà dei fatti un approccio di questo tipo, che "costringe" a rimanere sulla mappa più a lungo e a cimentarsi con un gran numero di attività per poter proseguire, non va certamente a discapito di chi ha acquistato il gioco e desidera comprensibilmente che l'esperienza non si esaurisca in una manciata di ore, ma potrebbe certamente frustrare (e scommettiamo che lo farà) chi ha ricevuto il titolo dal publisher con solo pochi giorni per poterlo testare prima della recensione.

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Trofei PlayStation 4

Need for Speed Payback include cinquantaquattro Trofei che si ottengono completando le varie fasi della campagna, ma anche e soprattutto approfondendo il tuning, portando a termine le attività secondarie, le sfide giornaliere e le immancabili raccomandazioni Autolog. Un set di achievement, insomma, che punta a sfruttare al massimo il ricco open world del titolo sviluppato da Ghost Games.

Non un grande spettacolo

Need for Speed Payback è un gioco di guida a base open world particolarmente ricco e variegato, ma riesce a offrire anche una grafica adeguata all'ampiezza della mappa? Non proprio. Pur utilizzando il potente motore Frostbite, il titolo di Ghost Games soffre di un evidentissimo effetto pop-up che affligge sia gli scenari che le vetture. In quest'ultimo caso la questione appare evidente durante le brevi cutscene in tempo reale che vedono due auto affiancate e la visuale che ruota loro attorno, con pezzi di carrozzeria che compaiono letteralmente di colpo sui veicoli e riflessioni ambientali in bassissima risoluzione che per assurdo vengono inquadrate in primo piano, quasi fossero un bello spettacolo da vedere. In termini di rifinitura generale c'è stata evidentemente più di una mancanza e ci aspettavamo che le cose venissero sistemate da una patch prima dell'embargo, ma ad oggi l'unico aggiornamento rilasciato ha solo reso un po' più sostenibili i tempi di caricamento all'avvio dell'applicazione, quantificabili in circa un minuto e mezzo.

Qualcosa non ha funzionato, insomma: durante le gare ci sono intere porzioni di strada che compaiono a pochi metri, mentre appena si carica un salvataggio si possono ammirare le montagne in lontananza "montarsi" di texture e shader. In generale, l'aspetto della grafica è piatto nelle zone urbane e c'è molto aliasing, mentre fuori dalla città le cose migliorano in modo sostanziale ma manca il supporto all'HDR per valorizzare l'apprezzabile ciclo giorno / notte, rappresentato in questo episodio in maniera completa e non parziale. Le vetture sono realizzate molto bene (manca però la visuale dall'abitacolo), i danni estetici appaiono discretamente implementati e vengono mantenuti senza grossi problemi i trenta frame al secondo, ma i modelli poligonali dei personaggi nelle cutscene fanno tanto old-gen e le problematiche di cui abbiamo parlato sono così evidenti che non ci spieghiamo come abbiano fatto gli sviluppatori a non risolverli prima di consegnarci il codice review. Di contro, l'enormità della questione dà praticamente la certezza che i difetti verranno risolti con una patch.

Multiplayer.it

8.0

Lettori (33)

6.0

Il tuo voto

Need for Speed Payback è probabilmente l'episodio più ricco e vario della serie Electronic Arts, grazie a un open world davvero vasto, pieno di attività e di gare molto diverse fra loro. La trama non brilla per complessità e scrittura, ma ha il merito di coinvolgere e di rappresentare in modo efficace i protagonisti della storia, sia i "buoni" che i "cattivi", nell'ottica di una campagna molto consistente, duratura e finanche impegnativa. Il sistema delle Speed Card sulle prime lascia un po' interdetti, ma si finisce ben presto per apprezzarne le sfaccettature e la possibilità di rendere competitivi anche dei catorci, letteralmente, mentre il modello di guida appare discretamente solido nonostante l'evidente connotazione arcade. Peccato per una resa visiva piagata da problemi tecnici e mancanze piuttosto evidenti, che però confidiamo verranno risolti rapidamente.

PRO

  • Open world ampio, ricco e affascinante
  • Gameplay sorprendentemente vario e divertente
  • Il sistema delle Speed Card funziona

CONTRO

  • Grafica al di sotto delle aspettative, pop-up molto evidente
  • Permane l'effetto "elastico" durante le gare
  • Multiplayer tutto da verificare