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Redazione

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LostWinds2: Winter of the MelodiasTra Bora e Scirocco 0

Ripetersi è difficile, e lo è ancora di più quando, come nel caso di Lostwinds, bisogna mantenere intatta la peculiarità della serie. Eppure...

Lostwinds: Winter of the Melodias è disponibile per il download sul servizio Wiiware di Nintendo Wii

Non c'è dubbio che Lostwinds, il primo, sia un bel gioco: lo hanno premiato praticamente tutte le testate giornalistiche che si occupano di videogiochi, online o meno, con giudizi compresi tra il "carino" e il "giustifica l'esistenza stessa del Wiiware". Certo, Lostwinds era un bel gioco, ma era anche molto di più e, sebbene quel "di più" non sia tenuto in considerazione nel mondo dell'intrattenimento elettronico, artisticamente ancora immaturo, non è folle supporre che se giudicassimo i videogiochi come si giudicano le Tra Bora e Scirocco opere letterarie o musicali il valore di Lostwinds rimarrebbe praticamente immutato, mentre quello di tanti altri giochi ritenuti capolavori scenderebbe a capofitto. Questo perché l'opera di Frontier perseguiva delle finalità estetiche attraverso ogni sua componente (tra le quali quella ludica), mentre gran parte dei bei giochi si limita a rincorrere il semplice, puro divertimento. Definimmo il primo episodio come un racconto scritto a quattro mani da Hermann Hesse e Neil Gaiman, per la sua capacità di unire il misticismo orientale a degli elementi fantastici tendenzialmente occidentali, ma soprattutto lo definimmo qualcosa di unico, un haiku interattivo. Realizzare un seguito all'altezza di un gioco come questo, in un mondo e in un'epoca in cui i sequel si affidano alla logica (?) del "più veloce, più grosso, più difficile", be'... è un'impresa ancor più ardua del dare vita alla serie.

Pacato

Ci sono altri due elementi caratteristici di Lostwinds che rischiavano di essere persi in nome dell'omologazione, e cioè la sintesi e la pacatezza. Il gioco Frontier era sorprendentemente privo di tensione drammatica, e non per errore, ma per una precisa scelta - consapevole - degli sviluppatori: una scelta, come tutto il resto, piuttosto unica nel panorama videoludico. Era anche un'avventura decisamente corta, circa tre ore, una lunghezza comunque proporzionata agli elementi introdotti e alle tematiche trattate. Prima di parlare delle modifiche apportate nella progettazione del seguito è bene specificare, per tutti quelli che non avessero giocato il primo episodio, la struttura alla base della serie Lostwinds (quindi condivisa da entrambi i capitoli): trattasi di un puzzle-platform a scorrimento laterale ambientato in un'unica area da esplorare e ri-esplorare (alla Metroid insomma) fino all'incontro col boss finale. La parte più peculiare del gameplay risiede nell'impossibilità di saltare, di fatto Toku è piuttosto statico per essere il protagonista di un platform, quindi i suoi movimenti aerei sono interamente gestiti Tra Bora e Scirocco tramite delle raffiche di vento da controllare attraverso il puntatore del Wiimote. L'aria non è utile solo per spostare il protagonista, ma anche per interagire con i vari soggetti/oggetti su schermo, tanto da risultare il primario alter-ego del giocatore - altra caratteristica che, come specificato all'inizio, arricchisce e completa l'estetica "ariosa" di questa serie, in cui le vicende umane sono solo una piccola parte del tutto. Quando Frontier annunciò il seguito e promise un'avventura più lunga, difficile e ricca di sfida, ma soprattutto quando venne mostrato il tema centrale di Winter of the Melodias, ovvero il cambio di stagione (primavera / inverno), inscrivibile nell'abusato (nel post "A Link to the Past") leitmotiv delle due dimensioni parallele, i sospetti che l'unicità della serie potesse sciogliersi come neve al sole - e l'incubo che sciogliere la neve al sole divenisse un enigma ricorrente - divennero sempre più pressanti.

La Melodia del Vento

Frontier, nonostante le pressioni dei giocatori e della critica, che volevano entrambi - in larga parte - un titolo più lungo e corposo, è riuscita a portare avanti il suo progetto senza badare (troppo) ai giudizi e ai consigli del pubblico: è vero che Winter of the Melodias è leggermente più lungo del primo, ed è vero che è anche lievemente più difficile, ma sono aspetti marginali che ruotano attorno al nucleo centrale dell'opera, ovvero la riaffermazione della propria singolarità e raffinatezza. Winter of the Melodias è un gioco migliore del capostipite, le varie sezioni contemplano una stratificazione dei livelli d'interazione sconosciuta al predecessore (e non solo a causa della dualità stagionale), ma soprattutto è un platform che se ne frega completamente del manierismo e, mentre da una parte sistema quello che c'era da sistemare in ambito ludico (dispersività e grado di sfida), dall'altro si allontana dal canone quanto era necessario per perfezionarsi ancora: gli scontri coi nemici ad esempio sono ormai secondari, se non addirittura marginali. Se nel primo episodio c'erano ancora tanti enigmi legati all'uccisione di tutti gli avversari su schermo Tra Bora e Scirocco (rompicapo paradossali e inappropriati per ogni titolo che voglia essere al tempo stesso serio e coinvolgente, dato che implicano un contatto diretto tra gioco e giocatore, senza dare importanza al contesto narrativo o al personaggio) qui sono praticamente inesistenti, e lo stesso cambio di stagione, che sarebbe potuto facilmente scadere nella banalità, è dosato con attenzione: solo in alcune sezioni finali Frontier ha puntato un po' troppo sulla variazione climatica, ma è un peccato sopportabile. Visivamente Winter of the Melodias è eccezionale, quanto e più del primo: elegante, leggero, raffinato, animato egregiamente e, soprattutto, misurato nelle illuminazioni. L'accompagnamento sonoro, più che migliorato, è maturato: meno ingegnoso di quello del prequel, ne riprende i temi principali e, piuttosto che svilupparli, li alterna a lunghi silenzi riempiti dal soffiare del vento.

Frontier con Winter of the Melodias non ha omologato Lostwinds, piuttosto ha ulteriormente preso coscienza della sua essenza poetica e, senza stravolgimenti, la ha allontanata dai canonici percorsi ludici. Una composizione più completa e persino più coerente della prima (sotto ogni punto di vista), sempre più mistica e pacata, sempre più personale e, fortunatamente, ancora breve: così come si addice a un haiku.

Alessandro Bacchetta

Pro

  • Un puzzle platform originale
  • Esteticamente raffinato
  • Coerente e divertente

Contro

  • Un po' faticoso
  • Qualche imprecisione nel sistema di controllo