VANQUISH: The Oath of BrothersSlash'em-up in salsa noir 

Caratterizzato da uno stile grafico che simula l'acquerello, l'ultimo prodotto di Gamevil ci mette nei panni di un inarrestabile generale ai tempi del Giappone feudale.

VANQUISH: The Oath of Brothers per iPhone
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La sperimentazione, merce sempre più rara nel mondo dei videogame, trova nei dispositivi Apple un terreno più che mai fertile, complici i costi di produzione accessibili e la possibilità, dunque, di pubblicare su App Store anche un prodotto "a rischio" senza che ciò significhi per lo sviluppatore chiudere i battenti. Slash'em-up in salsa noir Nel caso di GAMEVIL, stiamo parlando di uno dei team coreani di maggior successo, che ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali e che vanta un catalogo di tutto rispetto, molto variegato nell'offerta e attento a tutte le tipologie di videogiocatori. GAMEVIL è anche il team responsabile della creazione, oltre dell'ottimo Zenonia, anche di quel delirio visivo/ludico che risponde al nome di NOM (gioco di parole?), un action game che definire originale è poco ma che non riusciva a miscelare freschezza, stile e divertimento in egual misura. Da questo punto di vista, insomma, l'esperimento effettuato con VANQUISH: The Oath of Brothers ha il sapore di un "secondo tentativo" nel segno dell'innovazione: uno slash'em-up ambientato nel Giappone feudale e caratterizzato da una grafica quasi in bianco e nero, talvolta stilizzata ed essenziale, in cui spesso l'unico colore caldo che vediamo è il rosso del sangue dei nemici uccisi.

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Uno stile grafico originale, dicevamo: il nuovo titolo di GAMEVIL punta tutto sull'impatto visivo, e oltre all'approccio "noir" gioca la carta di una rappresentazione tridimensionale del campo di battaglia fuori dal comune. Il nostro personaggio si muove a cavallo e corre verso l'esercito nemico per sbaragliarlo, con tanto di linee cinetiche a sottolineare il dinamismo dell'azione; quando si sposta in verticale, però, lo scenario "ruota" assecondandone il movimento e le cose cominciano a non quadrare: avversari che dovrebbero avvicinarsi si allontanano, la prospettiva cambia e diventa molto più complicato capire esattamente dove ci troviamo. Slash'em-up in salsa noir Per fortuna il gameplay ci chiede di pensare poco e di agire molto, dunque basta premere il pulsante di attacco in continuazione (eventualmente alternandolo a quello della "carica" o tenendolo premuto a lungo per una dirompente manovra "lampo") e fregarsene se i soldati che falciamo debbano o meno spostarsi più velocemente rispetto alla corsa del cavallo oppure trovarsi da un'altra parte quando la visuale cambia. Le variazioni sul tema sono poche, in effetti: i boss da eliminare alla fine di ogni stage, tutt'altro che indimenticabili; la presenza di alleati che corrono con noi e che vanno protetti; la possibilità di ricominciare il gioco utilizzando uno dei personaggi sbloccabili, una volta terminato. Alla fine dei conti l'azione di gioco si rivela molto limitata e ripetitiva, e purtroppo non bastano l'originalità della grafica e il coraggio di alcune scelte innovative a metterci una pezza. Il sistema di controllo è di tipo classico, con uno stick virtuale in basso a sinistra sul touch screen e alcuni pulsanti deputati all'attacco. Purtroppo il movimento del personaggio, anche per via del discorso sulla prospettiva fatto in precedenza, appare sempre caotico e impreciso. Allo stesso modo, la rilevazione delle collisioni è stata implementata un po' a casaccio, cosa che sminuisce ulteriormente la qualità dell'esperienza. Il comparto sonoro, infine, risulta ampiamente dimenticabile nella sua pochezza.

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5.2

Redazione

4.5

Lettori (2)

La strada dell'innovazione è lastricata da esperimenti falliti, e purtroppo VANQUISH: The Oath of Brothers fa parte appunto della schiera dei "vorrei ma non posso", di quei prodotti che si presentano nel migliore dei modi grazie a un'idea innovativa ma che finiscono per perdersi quando c'è da pensare a tutto il resto. E non si tratta certo di particolari di poco conto: stiamo parlando del gameplay, della struttura, del sistema di controllo, di tutti quegli elementi insomma che determinano la bontà di un videogame e che prescindono da grafica e sonoro. Alla fine dei conti, l'impatto visivo è l'unico punto di forza dell'action game targato GAMEVIL, che si rivela troppo povero di contenuti e troppo ripetitivo nelle dinamiche per competere con avversari di un certo peso.

Tommaso Pugliese

Pro

  • Stile grafico originale e interessante
  • Buon numero di stage e personaggi
  • Tanta azione...

Contro

  • ...ma è tutto molto confusionario
  • Gameplay limitato e ripetitivo
  • Sonoro di scarso impatto

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