9.4

Redazione

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Call of Duty: Black OpsCosa sono diventato? 461

Treyarch alla prova della maturità con il test della guerra fredda. Il risultato? Gli allievi hanno superato i maestri!

Versione testata: Xbox 360

Il compito che aspettava Treyarch non era certamente dei più facili, riuscire a colmare il vuoto lasciato da Infinity Ward in Activision, scrollandosi di dosso l'etichetta di software house di scorta, quella degli episodi dispari e degli spin off, pronta a scendere in campo da brava gregaria quando i titolari devono riposarsi in attesa del prossimo grande incontro. I ragazzi americani si sono trovati quindi in una posizione pericolosissima, le aspettative sono tante, sia da parte degli utenti, sia ovviamente da parte del publisher, scottato dall'affaire Infinity Ward. Senza timore di smentita è possibile dire che la scommessa targata Treyarch/Activision è stata vinta su tutti i fronti, tanto nel single quanto nel multiplayer; la cosa interessante è che gli sviluppatori non si sono limitati a fare "solo" un ottimo titolo, andando a lavorare di cesello su quanto la serie ci ha proposto sinora, ma anzi hanno realizzato un titolo originale e pieno di spunti, coerente con le promesse fatte, ma decisamente spiazzante e inventivo, corposo e emozionante: la vera prova della maturità della software house americana.

Trust no one

La storia alla base del single player difficilmente può essere sintetizzata senza cadere in spoiler o rivelazioni scottanti. Questo per dire che Call of Duty: Black Ops non è un semplice "simulatore di operazioni speciali" ambientato in piena guerra fredda come si è tentato di far credere, ma mischia senza paura di cadute di stile, senza il timore di finire nel campo minato della serie B caciarona piena di botti e esplosioni, sia la fredda cronaca di missioni di infiltrazione e sabotaggio, sia tematiche più assimilabili al thriller spionistico vero e proprio, con derive da teoria delle cospirazione, armi di distruzione di massa, con tanto di scienziati nazisti e controllo mentale. Quello che ne esce fuori è un racconto appassionante, narrato attraverso flashback, cambi di prospettiva e protagonista, e che missione dopo missione ci lascia sempre più incuriositi fino allo spiazzante finale. Non siamo solo dalle parti di Platoon o Apocalypse Now, Black Ops mette in gioco anche atmosfere alla Bourne, d'altronde gli operatori SOG delle forze speciali lavoravano in ambito CIA, e infiocchetta il tutto con dei memorabili momenti a metà tra sogno e realtà che da soli valgono il prezzo del biglietto. Il protagonista è Alex Mason, ex marine, ora membro dei gia citati SOG, antesignani delle attuali forze speciali, i veri padri dei Tier 1 che abbiamo imparato a conoscere in Medal of Honor, legato e rinchiuso in una stanza per interrogatori circondato da numerosi monitor sui quali girano incessantemente dei numeri, il quale viene torturato proprio per sapere cosa siano quei numeri e cosa lui sia diventato. Il duro interrogatorio è quindi il mezzo per conoscere la verità, la quale viene messa in scena come rievocazione di numerose missioni in giro per il mondo, in un arco di tempo tra il 1961 e il 1968 e che inizia fulmineamente proprio durante il fallito tentativo di invasione di Cuba, sulle spiagge sabbiose della Baia dei Porci. Cosa sono diventato? La missione, beh è quella che tutti possono immaginare, uccidere Castro. Uno dei punti di forza del gioco è proprio quello di mostrare figure storiche realmente esistite (McNamara, Kennedy), o come in questo caso, esistenti e inserirle in un contesto fantapolitico, rendendo quella che a conti fatti è pura fantascienza, assolutamente reale e plausibile. La sospensione dell'incredulità non viene mai messa a dura prova, l'intreccio riesce alla perfezione nel ripensare e dare forma a tematiche certamente non originalissime, internet in questo senso è piena di siti riguardanti certi argomenti, ma il tutto viene maneggiato con estrema abilità e messo al servizio di missioni che per qualità media superano in scioltezza i migliori esponenti del genere.

Obiettivi Xbox 360

Call of Duty: Black Ops premia il giocatore con 50 obiettivi per un totale di 1000 punti. Gli obiettivi non sono semplicemente legati alla progressione nella campagna, ma ci chiedono di soddisfare particolari richieste come usare un particolare tipo di arma in un determinato frangente, terminare un livello entro tot minuti e via dicendo. Nessun obiettivo è legato invece al multiplayer (a parte un paio dedicati all'addestramento e alle partite a scommessa) e al contrario, alcuni achievement si ottengono nella modalità zombie e in quella segreta Dead Ops Arcade.

Oltre la cortina di ferro

Innanzitutto Call of Duty: Black Ops pur non essendo lunghissimo in senso assoluto, è certamente più longevo della concorrenza: giocando a livello normale, il titolo si porta a termine tra le sei e le sette ore, con momenti in cui si sudano davvero le proverbiali sette camicie per arrivare al check point. Al terzo livello di difficoltà, esperto, si arriva intorno alle otto, includendo ovviamente le molte volte in cui, come nella missione ambientata durante l'assedio di Khe Sanh, si muore crivellati dai colpi delle centinaia di vietcong che attaccano la base. Qui però bisogna fare una considerazione, ad esperto, per non parlare poi di veterano, ci si imbatte in passaggi in cui lo spauracchio di ogni FPS, la frustrazione causata da problemi di respawn eccessivo fa capolino più e più volte. Per nostra fortuna però il gioco ci invita a variare approccio all'azione, a non fiondarci a testa bassa verso il successivo trigger, facendoci muovere con cautela, spostandoci di copertura in copertura, usando quando necessario, ovvero molto spesso, le granate fumogene per accecare i nemici. Difficile e tosto, al limite del lancio del pad qualche volta, ma si ha sempre l'impressione di avere tutto sotto controllo, e di poter andare avanti aguzzando l'ingegno, sfruttando il level design e il nostro armamentario. Un numero di ore tutto sommato più che sufficiente, non difettano di ritmo e anzi, partono subito col botto, e che si mantengono elettrizzanti e intense sino alla fine. Scripting e linearità sono alla base della ricetta di Treyarch e complice la varietà delle situazioni che si affrontano nel corso delle quindici missioni che compongono il gioco, c'è poco spazio per lamentarsi del fatto che si avanza seguendo il copione scritto dagli sviluppatori. Black Ops non si fa mancare nulla, getta nella mischia tantissime situazioni diverse, riuscendo, come scritto poco sopra, a rinnovare elementi triti e ritriti. Abbiamo scontri notturni in ambiente urbano, giganteschi assedi, infiltrazioni in munitissimi cosmodromi, battaglie sui fiumi e in aria, corse a perdifiato sui tetti di Kowloon a Hong Kong, basi segrete e visto che il Vietnam la fa da padrone, giungla a non finire e tunnel da ripulire armati di torcia e revolver. Ognuna di queste missioni è punteggiata da momenti memorabili, svolte improvvise negli avvenimenti e cambi di ambientazione, il ritmo è sempre frenetico e serrato, sia gioco forza negli spazi stretti, sia nelle non rare fasi dove il level design allarga gli ambienti dandoci la possibilità di tentare un approccio diverso rispetto alla solita corsa verso il check point. Call of Duty: Black Ops - Gameplay in presa diretta Call of Duty: Black Ops - Gameplay in presa diretta Treyarch è riuscita nella difficile impresa di creare un perfetto equilibrio tra il piano della narrazione globale del gioco, accattivante e complessa e quella interna alle missioni, cosa che non era riuscita nel secondo capitolo di Modern Warfare, in cui un plot zoppicante era costruito su missioni dalla qualità non sempre elevata. In quest'ottica gli allievi hanno superato i maestri realizzando un titolo potente e appassionato, che esplicita la voglia degli "eterni secondi" di fare qualcosa di estremamente personale, come se finalmente avessero potuto fare il titolo da sempre sognato, senza comunque stravolgere i canoni del genere. Un'attenzione alla messa in scena che trascende il target di riferimento del gioco, pieno di riferimenti cinematografici: oltre a Platoon e Apocalypse Now troviamo chiari e forti rimandi ad Hamburger Hill e La Grande Fuga e altro che causa spoiler non è possibile citare, ma c'è anche Lost, e tutte le scene dell'interrogatorio e le bellissime sequenze di apertura di ogni missione fanno lettaralmente fare il salto di qualità al gioco. In questo senso, l'immedesimazione con Mason ha gioco facile nel prenderci e accompagnarci con mano fino al finale, facendoci letteralmente sobbalzare anche noi sulla sedia ad ogni scarica ricevuta durante l'interrogatorio. Piacevoli e divertenti anche le fasi con i mezzi che incontremo nel gioco che non sono utilizzati per semplici sessioni "su binari" ma vengono guidati in prima persona. In una missione piloteremo un elicottero e una volta messa a ferro e fuoco una vallata, il seguente scontro con gli elicotteri nemici viene giocato come se ci trovassimo di fronte a una serie di boss di fine livello. C'è veramente di tutto insomma e quando poi non potremo guidarli direttamente potremo sempre contare sul loro supporto indirizzando il fuoco delle armi verso i bersagli da colpire.

Scommettiamo?

Sul versante multiplayer, Call of Duty: Black Ops si muove con lo stesso passo del single player, ovvero non cullandosi sugli allori del franchise, ma anzi usandoli come punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo. Le novità sono fondamentalmente due, l'inclusione dei CoD Points, attraverso i quali cambia il modo in cui si sblocca tutto "lo sbloccabile" del nostro personaggio, e le cosiddette partite a scommessa, quattro nuove modalità in cui si mettono in palio i punti guadagnati, alzando o abbassando la posta in gioco. Contrariamente all'impostazione classica negli FPS competitivi in cui i vari oggetti per personalizzare il proprio soldato venivano resi disponibili mano a mano seguendo una progressione lineare, ora a seconda delle prestazioni nelle partite, quindi vincendo o ottenendo performance degne di nota, si guadagnerà della moneta spendibile per acquisire potenziamenti per le armi e altri gadget, potendosi muovere liberamente, comprando solo quanto desiderato. Inoltre sono state implementate delle sfide, chiamate Contratti, per guadagnare ulteriori soldi. Queste ci impegnano nel portare a termini obiettivi legati allo sfruttamento di un'arma, a particolari kill e via dicendo; la cosa interessante è che devono essere acquistate e portate a termine in un dato lasso di tempo, pena l'annullamento del premio, ergo perder tempo con un'arma appena comprata non è consigliabile se si è attivata un contratto con un'altra. Cosa sono diventato? Questo inedito modo per decidere come combattere è sembrato decisamente funzionale e ben congegnato; se le armi comunque si rendono disponibili al salire di livello, tutto il resto può essere comprato liberamente da subito, come equipaggiamento, granate o ottiche, sempre se si hanno i fondi necessari. In tal senso si può essere gratificati anche con le prime armi disponibili, se si azzecca il proprio "load out", e i perk da attivare (tre da scegliere su un totale di diciassette). Oltre alle varie modalità di gioco classiche quelle a scommessa rappresentano un'inclusione davvero gradita, e dopo averle testate a fondo è possibile dire che non sono dei semplici passatempo tra un deathmatch a squadre o un cattura la bandiera, ma riescono a vivere di vita propria, con un'identità definita, ed è plausibile supporre che ruberanno diversi giocatori al multiplayer "classico". Tra le quattro a disposizione, quella sicuramente più impegnativa, elettrizzante e da giocare col cuore in gola è "Un colpo in canna" in cui si parte tutti con un proiettile nella pistola e due vite. Ad ogni uccisione si guadagna un proiettile in più, vince chi rimane in vita per ultimo ovviamente. Anche "Età della pietra" si lascia giocare con estremo piacere: questa volta si ha a disposizione la balestra a dardi esplosivi e il pugnale balistico. La partita diventa una sarabanda di esplosioni, giocata però con un pizzico di tatticismo visto che le frecce non esplodono a contatto, ma solo qualche secondo dopo essere state scoccate, di conseguenza si possono uccidere gli avversari tanto sparandogli addosso (occhio a non essere troppo vicini però!) tanto creando una sorta di campo minato intorno a loro. Molto divertente e frenetica, e come scritto in precedenza meno "stupida" di quanto si potrebbe pensare. Concludono le modalità a scommessa "Gioco delle Armi" e "Tiratore Scelto", nella prima tutti partono con la stessa arma e ad ogni uccisione si ottiene quella successiva cercando di arrivare all'ultima, per un totale di venti livelli, mentre nella seconda tutti hanno la stessa arma, che cambia ogni trenta secondi. Anche queste sono molto interessanti e divertenti, ma danno l'idea di reggere meno sul lungo periodo rispetto a "Un colpo in canna" e "Età della pietra".

Numeri

Parlando di numeri, sono disponibili quattordici mappe, tutte mediamente grandi, fatta eccezione per Nuke Town, presa di peso dalla città per i test nucleari vista in Indiana Jones IV, e tutte graziate da un level design ispiratissimo, mai banale e che alterna spazi ampi e stretti corridoi, diversi punti sopraelevati e "passaggi segreti"; esemplare in questo senso la mappa Giungla, una intera vallata a nostra disposizione, tra casupole, collinette, fiume, stretti sentieri e ponti di legno. L'impressione è che le mappe, nonostante siano state create tenendo in mente un certo tipo di approccio piuttosto che un altro, siano perfette e congegnate per non limitare nessuno, sia quelli che preferiscono gli scontri dalla distanza, sia quelli ravvicinati, rendendole tutte piacevoli e sempre utilizzabili. Cosa sono diventato? Le armi sono poi tantissime, e chi teme che il setting possa mettere in gioco solo ferri vecchi tecnologicamente poco performanti, può stare tranquillo; le ottiche, più o meno realmente esistenti all'epoca, le rendono tutte pari al nuovo di oggi, e comunque appaiono (anche nel single player) fucili decisamente moderni come Steyr Aug e Famas a fare compagnia a una pletora di armi degli anni '60 presenti in diverse configurazioni, tanto per rimpolpare un numero già di per sè molto alto. Alla stessa maniera alto è il numero delle killstreak ottenibili dopo un minimo di tre uccisioni di fila, a partire dall'aereo spia fino alle undici che premiano il giocatore con i mortali cani da guardia e la gunship. Nel mezzo alcune ricompense davvero efficaci: se con la macchinina radiocomandata si esalta l'aspetto ludico della killstreak, attivando la postazione SAM o la torretta automatica si ottengono risultati tattici davvero notevoli. Se poi facciamo cadere sugli avversari tonnellate di bombe ad alto potenziale, di mortaio o meglio ancora al napalm, beh mettiamoci comodi e gustiamoci il contatore delle kill salire piuttosto celermente. Chiudiamo la disamina delle modalità di gioco con il centro d'addestramento attraverso il quale è possibile giocare a tutte le modalità "normali" del multiplayer, sia da soli che con altri giocatori umani contro i bot gestiti dalla CPU, tanto per arrivare al multiplayer vero e proprio preparati, potendo anche sperimentare buona parte del processo di customizzazione. A chiudere il ventaglio delle possibilità di personalizzazione possiamo sbizzarririci creando i loghi ma soprattutto registrando e caricando online i filmati delle nostre partite.

Il ritorno dei morti viventi

La modalità zombie, vista in World at War torna anche in Black Ops con alcune gustose novità. Non solo nazisti, questa volta quattro persone online, o due in split screen, potranno mettersi nei panni anche di Kennedy, McNamara, Nixon o Castro e uccidere non morti in ambientazioni diverse come un cinema d'epoca, una landa desolata o il Pentagono, sfruttando tutte le armi a disposizione, comprandone di nuove, facendosi strada verso l'esterno attraverso ondate su ondate di nemici e veri e propri boss. Non un semplice divertissement ma una modalità che ha nella cooperazione e nel fascino degli zombi il suo punto di forza.

La guida ufficiale

A partire dal 12 novembre sarà disponibile la guida strategica di Call of Duty: Black Ops. Oltre 300 pagine a colori con mappe, consigli, trucchi e una guida completa al multiplayer, cosa questa davvero utile visto l'alto numero di mappe e modalità e l'enorme possibilità di personalizzazione del proprio alter ego. Cosa sono diventato?

La bellezza della guerra

Da un punto di vista tecnico, era impossibile chiedere miracoli a Treyarch con un motore che nonostante negli anni sia stato costantemente aggiornato è sempre quello originariamente pensato per Quake 3 Arena, l'id Tech 3. Nonostante tutto siamo di fronte a una cosmesi che riesce a tradurre in immagini tutto il complesso immaginario pensato dagli scrittori del gioco, e che manda a schermo - a 60 frame al secondo - delle ambientazioni davvero evocative, ricche da un punto di vista della modellazione e graziate da scelte artistiche che ci immergono in maniera forte nel periodo. Parlare solo di semplici texture è riduttivo, l'impatto e l'atmosfera sono davvero mozzafiato in alcuni frangenti. La prima volta in Vietnam è da ricordare: lasciamo la nostra tenda e ci immergiamo nella piazzaforte della base di Khe Sanh sotto un cielo rosso dalle polveri alzate dai mezzi e dagli elicotteri, mentre a tutto volume un pezzo classico come Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival ci fa sentire realmente lì. O come non citare, sempre parlando di musica Simpathy for the Devil che pompa rabbiosa durante uma missione notturna a bordo di un barcone armato! Black Ops è insomma un'attenzione al dettaglio maniacale, travolge il giocatore più che con la gloria di texture in altissima risoluzione o shader strabilianti, con la forza di trovate di grande impatto, che si stampano nella mente del giocatore con forza e che chiedono di essere giocate più e più volte. Detto questo alcune eccellenze sono oggettive, l'illuminazione e gli effetti speciali sono di ottimo livello, basta pensare alle corse sui tetti di Kowloon, l'assalto alla base segreta immersi in una "strana nebbia" o tutta la seconda missione nel gulag, i livelli sono sempre sporchi, pieni di detriti e oggetti che volano in seguito alle esplosioni. Ma soprattutto strabilianti sono le animazioni facciali (e non solo), realizzate con la stessa tecnologia di full performance capture di Avatar e che rendono le numerose cutscene del gioco davvero indistinguibili da una produzione cinematografica vera e propria. Cosa sono diventato? Un ulteriore plauso va quindi fatto a questi filmati, dalla regia impeccabile, mai troppo invasivi, con alcuni momenti indimenticabili come quelli della partenza del Blackbird o della roulette russa in Vietnam. Purtroppo nella versione italiana accanto a un pregevole lavoro di doppiaggio, che ha poco o nulla da invidiare a quello originale, è possibile riscontrare diversi problemi di sincronia del labiale, ed è un peccato vista la bontà delle animazioni. Chiudiamo parlando dell'efferatezza, del gore e dello smembramento presente nel gioco. Black Ops è un titolo davvero violento, gli arti saltano, e le cervella schizzano volentieri fuori dalla scatola cranica dopo un preciso headshot, ma soprattutto le uccisioni silenziose all'arma bianca sono davvero terribili, e non sono "pulite" come si vede al cinema. Tagliare una gola o trafiggere il cervelletto non è come affettare il burro, e il gioco lo mostra impietosamente, d'altronde la guerra è guerra, non è mica un pranzo di gala, parafrasando Mao ze Dong! Call of Duty: Black Ops - Videorecensione Call of Duty: Black Ops - Videorecensione

La scommessa di Treyarch è stata vinta. Call of Duty: Black Ops è un titolo pressochè perfetto, dotato di un single player più lungo della media, difficile, forse un pò frustrante ai livelli più alti di difficoltà, tecnicamente ben fatto, ma soprattutto che ruota intorno a una storia ben narrata e coinvolgente, adulta, senza cadute di ritmo e con uno svolgimento mai banale, piuttosto originale (nonostante peschi a piene mani da cinema e concorrenti vari) e dal finale spiazzante e beffardo. Gli stessi elogi possono essere fatti al comparto multiplayer, che pur rimanendo fedele al canone imposto da Infinity Ward, rinvigorisce il tutto con un inedito sistema di customizzazione e una serie di nuove modalità davvero interessanti e che potrebbero rubare molti utenti a quelle canoniche.

Matteo Santicchia

Pro

  • Storia coinvolgente, adulta e spiazzante
  • Più lungo (ma non troppo) della concorrenza
  • Qualità media delle missioni davvero elevata
  • Stile e tecnica di altissimo livello
  • Le nuove modalità del multiplayer funzionano

Contro

  • Può risultare frustrante giocando ai livelli di difficoltà massimi
  • Respawn a volte eccessivo
  • Problemi di sincronia del labiale evidenti