Nella mente del nemico  55

Il futuro cybernetico di Square Enix

Versione testata: PlayStation 3

Il successo di titoli come Gears of War ha dato il "là" in questi anni a decine di cloni più o meno riusciti di sparatutto in terza persona basati su delle meccaniche di gioco in cui l'elemento tattico incentrato sulle coperture piuttosto che sull'assalto all'impazzata è quello cardine attorno al quale far ruotare l'intera struttura del gameplay. Uno dei migliori in questo senso, anche se dallo stile più action e frenetico rispetto al capolavoro di Epic Games, è stato Vanquish di Mikami, giusto per fare un esempio.

Adesso anche Square Enix prova a dire la sua in questo genere con un titolo sviluppato da feelplus Inc. , team già visto all'opera in giochi come Lost Odyssey di Mistwalker (hanno collaborato alla realizzazione) o Ju-on: The Grudge per Nintendo Wii. Mindjack è infatti uno sparatutto in terza persona ambientato in un futuro prossimo immaginato dagli sceneggiatori intorno all'anno 2031, dove le solite mega corporazioni la fanno da padrona sui governi nazionali ormai in costante declino. Grazie a delle nuove tecnologie tutta la popolazione ha accesso ad ogni tipo di informazione, tramite a degli speciali auricolari direttamente collegati al cervello, al prezzo ovviamente di tracciabilità e libertà personale. Ma come per ogni cosa c'è sempre qualcuno più furbo e più abile di altri che riesce a sfruttare a proprio vantaggio determinate risorse o situazioni. Nello specifico qualcuno ha trovato il modo di piratare l'headset per prendere possesso delle menti, ma soprattutto di trasferire la propria coscienza in un altro individuo, acquisendone quindi le abilità e le armi e facendogli compiere tutto ciò che desidera. In questo scenario si svolgono le vicende degli agenti speciali Jim e Rebecca, impegnati nel recupero di preziose informazioni relative alla Nerkas Solutions Inc., una compagnia dagli affari poco leciti che costituisce una grave minaccia per l'umanità.

Schiavitù della coscienza

Il gioco, nelle intenzioni degli ideatori, parte dall'idea di base di fondere insieme la campagna single player con le dinamiche da team deathmatch. Mutuando l'idea di fondo da Demon's Souls, gli sviluppatori hanno ideato quindi una campagna single player, che se aperta alla rete, permette ai giocatori (fino ad un massimo di cinque) di entrare nella partita ospitante, sia come nemico che come alleato, sotto forma inizialmente di nuvola rossa e blu, per poi cercare da subito la forma corporea da schiavizzare o possedere.

Alle dinamiche tipiche da sparatutto in terza persona, di conseguenza, si aggiungono tutta una serie di meccanismi per i quali, quella che era una semplice missione uno contro tutti, diventa una sfida in cui si affrontano due squadre, dove è continuo aggiungersi di giocatori dall'una e dall'altra parte, in un incessante scambio di ruoli, impersonando qualunque NPC presente in scena, sia esso un soldato armato fino ai denti, un ignaro passante preso in mezzo allo scontro a fuoco oppure entità robotiche o biomeccaniche. Tramite questo potere è infatti possibile entrare nelle menti di chiunque, e fargli compiere tutto ciò che si vuole indirettamente, impartendo cioè loro degli ordini, o direttamente, assumendone il controllo fisico. Nel primo caso il meccanismo del mindjack è piuttosto semplice: dopo aver messo a terra un avversario, prima dell'eventuale colpo di grazia, se non lo si vuole uccidere basta premere un apposito tasto quando appare una iconcina ad hoc per renderlo schiavo (da qui il termine che indica questa tecnica, Mind Slave), e quello che prima era un nemico o una persona neutrale inizierà a rivoltarsi contro i suoi ex compagni di squadra o comunque contro gli opponenti del videogiocatore. Quest'ultimo può poi decidere sul momento come utilizzarlo, se cioè per compiti prettamente di attacco oppure come semplice diversivo.

Trofei PlayStation 3

Mindjack offre ai videogiocatori ben 51 Trofei da conquistare. Ne dettaglio essi sono: 41 di Bronzo, 7 d'Argento, 2 d'Oro e 1 di Platino. Per ottenerli bisogna soddisfare delle richieste specifiche del gioco come per esempio unire le forze con Rebecca per respingere un attacco terroristico oppure raggiungere un determinato livello come hacker.

Pirateria mentale

Questo tipo di controllo mentale viene però limitato dal gioco stesso per far si che l'utente non abusi di questa abilità. Per esempio in ogni mappa è possibile "possedere" al massimo tre persone alla volta, inoltre questa operazione non può avvenire sempre e comunque, grazie pure alla presenza di un timer che avverte colui che gioca quando c'è la possibilità di agire per schiavizzare qualcuno. Diverso invece il discorso quando ci si impossessa della coscienza di un individuo e dunque lo si controlla direttamente attraverso i due stick analogici del pad, quindi il secondo caso citato nel paragrafo precedente. Per il trasferimento di sé stessi, o meglio, della propria essenza nel corpo di un altro essere, basta puntare una persona o un drone mentre si vaga per l'ambientazione di gioco in una sorta di forma eterea, per iniziare a vivere nel suo "involucro", mentre quello vecchio che rappresentava fino a un attimo prima il videogiocatore viene gestito dall'intelligenza artificiale.

A questo punto diventa possibile sfruttarne le capacità e le caratteristiche per combattere o compiere una serie di azioni utili al proseguo dell'avventura. Per il resto Mindjack, come accennato all'inizio, non è tanto diverso dagli altri sparatutto in terza persona moderni e ripropone di conseguenza tutti i cliché tecnici del genere, come la possibilità di ripararsi dietro agli oggetti per sfruttarne la copertura e un arsenale di armi da fare invidia a un agente segreto del futuro (anche se inspiegabilmente all'inizio di ogni missione si è dotati solo della sola arma di default e non di tutte quelle recuperate magari nello scenario precedente), solo che lo fa, come vedremo più avanti, in maniera sbagliata. La progressione dei livelli è a compartimenti stagni, con aree e stage ben delimitati, con tanto di statistiche finali sulla squadra vincente nel caso di ingresso in partita di qualche ospite. Come tutti gli shooter online degli ultimi anni non manca un sistema di esperienza, al salire della quale vengono sbloccati nuove abilità e upgrade, come l'incremento della velocità tra una conversione e l'altra, la capacità di renderla più potente con la possibilità di agganciare più persone in un singolo hack o addirittura di rendere invisibile il personaggio controllato per qualche istante. Spesso però queste migliorie si rivelano inutili ai fini dell'avventura visto che nulla aggiungono di concreto a certe meccaniche.

Bug a go go

Ciò che differenzia ulteriormente questo da altri titoli d'azione e sparatorie sono poi alcuni aspetti negativi della produzione, come il sistema di controllo dei personaggi che qui lascia alquanto a desiderare per precisione nelle coperture, per scarsa fluidità dei movimenti e altre amenità varie che vanno a incidere negativamente sul gameplay. Per intenderci, se in giochi come Gears of War oppure nel più frenetico Vanquish nascondersi dietro a un riparo per fare fuoco sui nemici oppure muoversi fra gli scenari per poi trovare l'attimo giusto per piazzare un bel colpo dritto sulla testa di qualcuno avviene sempre in maniera fluida, "naturale" e ben calibrata, nel titolo feelplus Inc. tutto è molto macchinoso e impreciso per via di animazioni robotiche ed errori di programmazione. Inoltre a rovinare buona parte dell'esperienza di gioco ci pensa l'intelligenza artificiale dei personaggi controllati dalla Cpu, alleati o nemici che siano, che spesso rasenta la stupidità e che dunque finisce per rendere vana ogni possibile scelta tattica compiuta dall'utente, o perché viene eseguita male o perché a conti fatti si rivela inutile, non necessaria.

I nemici, infatti, se non corrono in tondo per l'area in cui si sta combattendo al massimo si nascondono dietro un riparo e sparano sporgendosi ogni tanto. Nulla più: nessuna strategia, nessun movimento logico, tentativo di aggiramento o assalto sensato. Perché affannarsi dunque a studiare eventuali contromosse? E di cosa poi? Le cose migliorano ovviamente quando ci sono altri giocatori umani durante l'avventura, visto che sono loro a muovere i personaggi. Altri elementi poco indovinati in Mindjack sono sicuramente un sistema di combo facile da eseguire con un solo tasto ma spesso inutile, e la disposizione più o meno casuale dei checkpoint. Questi ultimi sono posizionati spesso in punti lontani da determinate locazioni, pertanto costringono di fatto l'utente a ricominciare lunghe sessioni da zero quando i due agenti vengono uccisi in una di quelle aree.
Detto poco sopra delle animazioni non eccelse, concludiamo l'articolo entrando nel dettaglio di quegli aspetti legati alla grafica e all'audio. Il motore grafico che muove tutto ciò che è visibile nell'avventura sembra mutuato da un vecchio gioco per PlayStation 2 e riciclato per l'occasione, pieno di quei bug e difetti che sarebbe impensabile vedere al giorno d'oggi con la tecnologia disponibile. I difetti visivi e non si sprecano: dalla ripetitività degli scenari alle texture poco definite, dai personaggi che appaiono dal nulla a strani e incredibili sovrapposizioni poligonali causati dall'engine che dovrebbe riconoscere e gestire le collisioni e la fisica: capita sovente che alcuni NPC si incastrino nello scenario come non si vedeva da tempo. Mentre per il sonoro abbiamo un doppiaggio in inglese poco ispirato e una colonna sonora a tema tecno altrettanto fastidiosa.

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Multiplayer.it

4.0

Lettori (20)

6.7

Il tuo voto

Mindjack è un titolo concettualmente valido ma che fallisce in tutti quelli che dovevano essere i suoi punti cardine. E' insomma il classico gioco le cui potenzialità legate a idee interessanti come l'open world e il controllo delle menti dei personaggi non sono state sfruttate a dovere dagli sviluppatori, che sembrano aver realizzato il tutto in maniera piuttosto approssimativa. Dal loro lavoro è scaturito quindi un prodotto caratterizzato da una realizzazione tecnica non eccelsa sia dal punto di vista grafico che del gameplay, dove, in negativo, spiccano un sistema di copertura e di calcolo delle collisioni errato, e una scarsa IA che solo in parte viene mitigata dalla possibilità di ingresso durante l'avventura in singolo di altri giocatori umani più agguerriti e abili di quelli gestiti dalla Cpu. Peccato, perché, lo ribadiamo, di spunti interessanti ce n'erano e speriamo che in un futuro non molto lontano, il team di sviluppo possa riproporli in un contesto decisamente migliore di quello attuale assolutamente insufficiente.

PRO

  • Qualche spunto originale
  • Single player e multiplayer ben integrati

CONTRO

  • Intelligenza artificiale da rivedere
  • Gameplay macchinoso e non rifinito a dovere
  • Tecnicamente mediocre