Alienware M17x R3  42

Abbiamo testato il desktop replacement di fascia altissima firmato dal produttore che da sempre si spende interamente in ottica gaming

Mettiamo subito una cosa in chiaro: non avete bisogno di questo computer. Non ne avete bisogno se desiderate lavorare in mobilità, trattandosi di un 17" dalle dimensioni a dir poco generose e vicino ai quattro chili e mezzo di peso. Ma non ne avete bisogno neppure se in movimento volete giocare, con alternative più economiche - per quanto di fascia premium, come l'Asus G74 SX recentemente trattato - che già offrono la potenza necessaria a soddisfare l'ego dell'appassionato. No, mettere mano al portafogli per comprarsi un Alienware M17x R3 è un po' come comprarsi una costosa auto tedesca: si pagano le soluzioni tecnologiche e le feature, certo, ma è inevitabile che venga anche applicato un di più giustificato dal marchio e dal design. Nella decina di giorni che abbiamo passato in compagnia del notebook abbiamo quindi fatto conoscenza con una macchina costosissima - si parte da 1500 euro e si arriva, volendo, a quasi tre volte tanto, con la versione testata che si aggira attorno ai 3000 - riservata a una fetta molto limitata del mercato ma anche affascinante e completissima, seppur con alcuni importanti difetti.

Il computer

La dotazione dell'Alienware M17x R3 messoci a disposizione, una delle possibili tra quelle adottabili in fase di acquisto, comprendeva un processore Core i7 2760QM a 2.40 GHz, scheda video Nvidia GeForce GTX 580M, 8 GB di memoria DDR3 1600 Mhz e due dischi da 750 GB (soluzioni ibride sono possibili). Si tratta, in buona sostanza, di quanto di meglio sia attualmente reperibile sul mercato notebook, con giusto un modello di CPU Intel ulteriore - il Core i7 2860QM - ed eventualmente configurazioni SLI o Crossfire, che però sono state abbandonata da Alienware dopo l'ultima revisione probabilmente per ragioni di peso, consumi e riscaldamento: nel complesso ci sembra una scelta giustificata, dato che il surplus di potenza avrebbe probabilmente avuto più aspetti negativi che positivi.

Il case è in lega di magnesio anche se buona parte delle superfici esterne sono ricoperte da una gomma opaca piacevole al tatto e alla vista ma, rispetto ad altre simili, anche poco propensa a sporcarsi con le impronte delle dita. L'estetica, soprattutto frontale e sul retro dello schermo, è quella che da sempre contraddistingue il produttore da qualche tempo acquisito da Dell; un design distintivo che può anche non piacere - non si può certo definire discreto - ma denota una cura per il particolare che si vede ad esempio nel complesso disegno delle feritoie anteriori. Le dimensioni (40,5x32x5,5 cm) unite al già citato peso di 4,3 Kg a cui se ne aggiunge circa un altro per l'alimentatore, lo rendono piuttosto impegnativo da trasportare anche se in aiuto viene lo zaino brandizzato dato in dotazione agli acquirenti. Spostando lo sguardo sui lati, ciò che salta immediatamente all'occhio è la connettività straordinaria. Oltre al drive ottico e al card-reader 8 in 1, troviamo due porte USB 2.0, due 3.0, mini display port, VGA, gigabit lan, S/P DIF, entrata per il microfono, due line out per l'audio, HDMI in e anche out, per chi volesse usare il monitor dell'Alienware M17x R3 collegandoci una console o un altro device. Magari per sfruttare le potenzialità 3D del pannello. A proposito di quest'ultimo, ha una risoluzione nativa di 1920x1080 e integra la tecnologia 3D Vision di Nvidia. Messo alla prova ha evidenziato colori validi e lo stesso si può dire di reattività e contrasto, però in compenso risulta essere eccessivamente riflettente al punto che in condizioni di controluce rischia di diventare quasi inutilizzabile. Insomma non è la scelta adatta per chi pensa di poterne fare un uso all'aperto e nel complesso ci saremmo aspettati qualcosa di più. L'audio stereo delle due casse integrate non è male ma alzandolo al massimo si avvertono un po' di vibrazioni. In generale un buon paio di cuffie o l'utilizzo della porta S/P DIF per collegare un sistema 5.1, restano le soluzioni ideali.

Senza compromessi la tastiera che è realizzata con in testa i giocatori ma risulta ideale anche per il lavoro e le attività quotidiane. I tasti hanno una corsa lunga rispetto a quella sperimentabile normalmente sui notebook e premendoli a fondo non si evidenzia alcuna flessione, dando sempre la giusta sensazione di solidità.

Tra l'altro la retroilluminazione, che non coinvolge solo lettere e numeri ma anche i contorni del pulsante, può essere personalizzata in modo tale da dividere le regioni della tastiera con diversi colori, venti in totale, rendendosi immediatamente riconoscibili. Un orpello poco utile ma che comunque rende l'idea del livello di personalizzazione possibile. Il touchpad non ha ricevuto meno cure e, oltre che di dimensioni generose, è anche reattivo e offre diverse opzioni per customizzarne il funzionamento; un buon sostituto al mouse quando non si gioca. In generale il software sviluppato da Alienware appositamente per gestire consumi, tastiera e touchpad dei suoi portatili è completo ma al contempo di immediato utilizzo. Passando a temperature e rumorosità, ci sono alcuni rilievi che colgono impreparati. Normalmente i portatili da gioco si scaldano parecchio e la cosa è percepibile anche esternamente, mentre qui - a meno di non mettere la mano dove fluisce il flusso di aria calda in uscita - è quasi impossibile percepire il surriscaldamento della macchina.

In compenso se l'Alienware M17x R3 è una tomba quando si naviga, si guarda un film e si fa qualsiasi cosa non impegni eccessivamente CPU e soprattutto GPU, giocando le ventole si percepiscono chiaramente, anche se in modo non eccessivo. La batteria si assesta attorno all'ora mentre si gioca, va un po' meglio lavorando su internet connessi in wi fi, staccando circa tre ore di autonomia. In generale la logica da desktop replacement seguita in fase di progettazione traspare qui in tutti i suoi pro e contro: non si ha mai l'impressione che si siano davvero tenute da conto le esigenze di chi viaggia o si muove quotidianamente da un posto all'altro, resta un prodotto pensato per pochi spostamenti e un utilizzo casalingo, oppure per chi ad esempio ha bisogno di molta capacità di calcolo e può comunque sempre contare su una fonte d'alimentazione mentre lavora.

Con i giochi

Lo scopo principale dell'Alienware M17x R3 - e comunque quello che ci interessa in questa sede - è l'applicazione delle potenzialità tecniche della macchina in campo gaming. Il piatto forte, oltre alla solida base offerta dal processore quad core Intel, è ovviamente la GTX 580M: in termini di architettura siamo dalle parti della GTX 485M e lo stesso si può dire delle prestazioni, qui leggermente superiori.

Se insomma la GPU si assesta in prossimità di una scheda della precedente serie Nvidia, i numeri sono ancora abbondantemente a suo favore e giocando non abbiamo riscontrato problemi di sorta mantenendo sempre la risoluzione nativa del pannello. Con le impostazioni al massimo TES V: Skyrim si è mantenuto per la maggior parte del tempo sopra le sessanta immagini al secondo, nonostante alcuni vistosi cali che però sono probabilmente da ricercarsi in un'ancora non perfetta ottimizzazione del gioco stesso.

Provando l'altro RPG occidentale dell'anno, The Witcher 2, ci siamo dovuti fermare al pre-set Alto, ottenendo poco più di trenta fps stabili, perché Ultra risultava troppo esoso e incideva eccessivamente sulle prestazioni. Passando agli strategici, abbiamo testato StarCraft II, League of Legends, Anno 2070 e Shogun II: Total War impostando per tutti i settaggi al massimo.

Con i primi due nessun problema nel raggiungere sessanta fps stabili, anzi c'è un evidente surplus di potenza rispetto alle richieste, mentre il bellissimo ma pesante nuovo esponente della serie Anno si è fermato a quaranta di media - non è la prima volta che ne rileviamo una non perfetta ottimizzazione - e l'esosissimo strategico firmato Creative Assembly a trenta, con però diversi cali a seconda delle situazioni e della quantità di modelli in movimento. I due sparatutto più venduti dell'anno, Modern Warfare 3 e Battlefield 3, si sono come intuibile comportati in modo differente: il motore Iw5 del primo è leggero e alzando tutte le opzioni grafiche tranne l'anti aliasing, la fluidità è sempre stata ottimale, mentre il più spettacolare Battlefield, selezionando Alto, girava in media a 45 immagini al secondo.

Dieci di meno rispetto a Batman: Arkham City in Directx 9 e cinque se confrontato a Deus Ex: Human Revolution. Passando all'uso del 3D Vision abbiamo intanto verificato la bontà del pannello nell'elaborazione delle immagini in 3D stereoscopico, senza scie o problemi se non il solito, eccessivo riflesso, mentre il calo prestazionale si è come sempre assestato tra il 30% e il 40%, a seconda del gioco. Resta insomma un'opzione ben implementata che al contempo richiede di scendere un po' a compromessi per mantenere una fluidità soddisfacente.

In conclusione

Inutile articolare lungamente per la millesima volta ciò che è chiaro come il sole: un portatile come l'Alienware M17x R3 si rivolge a una nicchia ristrettissima e all'occhio del giocatore PC appassionato, molto probabilmente avrà un rapporto qualità-prezzo insoddisfacente. Ciò detto si tratta di una macchina dotata di una connettività fuori dalla norma e una progettazione ugualmente curata, grazie a ottimi materiali, tastiera e touchpad ottimi, e un sistema di dissipazione del calore adeguato alle aspettative, nonostante non risulti sempre silenziosissimo. Nulla da dire sul fronte delle prestazioni - comunque la configurazione provata è una delle molte combinazioni selezionabili - e sulla qualità del pannello in sé, anche se risulta estremamente soggetto ai riflessi. Tastiera, touchpad e il resto della dotazione completano un quadro in cui poco o nulla è lasciato al caso. E ci mancherebbe altro.