Afro SamuraiAfro Samurai - Recensione 

Namco Bandai mette in scena con una certa cura le avventure digitali di Afro Samurai, promettendo da un atipico manga un altrettanto atipico hack and slash. Vediamo cosa ne è emerso...

Il medioevo nipponico sembra prestarsi bene alle revisioni stilistiche anche bizzarre, come dimostra il soggetto di questo gioco. Un Samurai dai capelli afro, con la pelle scura e con la voce di Samuel L. Jackson, perennemente con sigaretta (o qualcosa del genere) tra le labbra, all'interno di un mondo che mischia l'ambientazione tipica del Giappone feudale a caratteristiche contemporanee, il tutto accompagnato da musica hip hop d'alto livello: Afro Samurai si presenta così, e già questo quadro dimostra l'originalità insita nel gioco e il suo possibile potenziale, anche per coloro che non sono già appassionati dell'omonimo manga/anime di Takeshi Okazaki. In effetti, Namco Bandai ha dimostrato di voler sfruttare al meglio la licenza in questione mettendo su una produzione di livello ragguardevole, imbastendo un comparto grafico e sonoro che già dalle prime presentazioni prometteva grandi cose, e costruendoci accanto una struttura di gioco che, sebbene legata alle tipiche dinamiche del genere hack and slash, contiene delle varianti di sicuro interesse, almeno sulla carta. Il problema di Afro Samurai spunta sulla distanza, poiché il primo impatto è impressionante: il cel-shading usato per ricreare le ambientazioni originali è estremamente convincente, mentre regia e dialoghi, perfettamente nello stile della mini-serie, sono degni di una produzione di alto livello. Bisogna dare credito a Namco Bandai di non aver cercato semplicemente di sfruttare la licenza per un prodotto raffazzonato, ma di aver voluto espandere il mondo di Afro Samurai anche nel medium interattivo, creando un'esperienza che ha momenti pregnanti e che in generale resta impressa per la sua atmosfera particolare, ma che purtroppo non risulta pienamente soddisfacente e divertente, a causa di qualche difetto insito nel gameplay che ne mina sul lungo termine la fruizione.

Numero uno e numero due

Nel particolare mondo di Afro Samurai, costruito sul modello del Giappone feudale ma inserito in un contesto alternativo, dove tecnologia moderna si mischia ad architettura e costumi medievali (una sorta di steampunk a sfondo nipponico), i combattimenti sono all'ordine del giorno, e si susseguono incessanti tra coloro che aspirano al dominio. Oggetto del desiderio sono in particolare due fascette, che si dice siano dotate di poteri divini, e che sono destinate al "Numero Uno" e al "Numero Due". Il primo è colui che di fatto domina il mondo, mentre il secondo è il suo pretendente diretto. Per diventare numero uno è necessario possedere prima la fascetta del numero due, poiché solo quest'ultimo può sfidare ed eventualmente uccidere il dominatore, prendendone il posto. Ne risulta una lotta continua per il potere, in particolare per chi è nella posizione di numero due, visto che di fatto è sfidato da chiunque abbia intenzione di salire in questa particolare scala sociale. Afro, così chiamato per via del tipico capello alla Hendrix, ha assistito da piccolo all'uccisione del padre, all'epoca numero uno, da parte di un combattente chiamato Justice. Da quel momento è iniziato il suo percorso verso la vendetta, che passa ovviamente attraverso la conquista della fascetta da numero due fino allo scontro finale col numero uno. In mezzo, una lunga serie di combattimenti costellano la movimentata vita di Afro, il cui piglio impassibile, quasi apatico, denota la sua incrollabile decisione ad ottenere vendetta per la decapitazione del proprio padre. La trama del gioco rappresenta una sorta di sunto della sceneggiatura originale da cui si discosta con alcune variazioni, mettendo in scena la caccia di Afro nei confronti di Justice inframmezzata dai combattimenti con il clan degli "Empty Seven" costantemente in lotta con il protagonista, dalla storia romantica con l'assassina Okiku e dai vari incontri con gli altri personaggi che si frappongono sul cammino. La storia viene narrata principalmente attraverso cutscenes e dialoghi spesso piuttosto criptici, che da una parte aumentano il fascino generale del gioco, dall'altra possono rendere difficile la comprensione della trama da parte di coloro che non conoscono il manga originale. In ogni caso, la sceneggiatura è notevole, con dialoghi spesso brillanti e decisamente adulti, sia per il colorito linguaggio adottato, sia per il loro essere tutt'altro che banali, con frequenti introspezioni psicologiche che contrastano con le battute e il tono fortemente canzonatorio dell'alter ego del protagonista. Quest'ultimo, chiamato Ninja Ninja e doppiato da Samuel Jackson, è una sorta di coscienza di Afro dalla personalità allegra e sfacciata, opposta al carattere taciturno e oscuro del protagonista, che ci accompagna per tutto il gioco e che di fatto rappresenta una sorta di narratore e commentatore di tutta la storia.

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Avventura e azione

La struttura di gioco è costituita da un mix tra combattimenti in puro stile hack and slash e innesti simil-platform, con il nostro eroe armato di katana alle prese con continui attacchi in massa da parte dei nemici, e con fasi caratterizzate da salti, arrampicate, corse e piccoli enigmi da risolvere. In mezzo all'azione, Afro Samurai si dimostra essere una sorta di button masher, più che un hack and slash tecnico, visto che la pressione forsennata dei tasti per i calci e per gli attacchi (leggeri e pesanti) con la spada si dimostra sufficientemente efficace, nonostante la presenza di un gran numero di combo possibili. Un elemento alternativo che arricchisce il sistema di combattimento è dato dal "Focus Mode", caricabile grazie all'esecuzione delle combo, che consente di rallentare l'azione con un bell'effetto di slowmotion, ed eseguire in tal modo colpi letali, in grado di tagliare di netto gli arti degli avversari, eliminandoli con un solo colpo. L'ulteriore evoluzione di questa abilità è l'"Over Focus", che prolunga la fase di rallentamento degli avversari consentendoci di eseguire colpi letali in rapida successione, eliminando in tal modo una vasta quantità di nemici con pochi, rapidi colpi. Le ottime animazioni del protagonista e la scenograficità delle mosse rende piacevole il succedersi degli scontri, ma l'esigua diversificazione dei nemici, e la sostanziale mancanza di tattica richiesta per la loro eliminazione porta all'estremo la ripetitività insita solitamente in questo genere di giochi. Un simpatico escamotage adottato dagli sviluppatori per aggiungere un po' di spessore agli scontri è il "Body Part Poker", ovvero un gioco nel gioco proposto di tanto in tanto da Ninja Ninja, che ci vede impegnati nella selezione chirurgica degli arti da tagliare ai malcapitati nemici, cercando di completare la sequenza richiesta.

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Poco amalgamati con i combattimenti e generalmente sottotono sono gli innesti in stile platform, che anzi possono avere un effetto deleterio sull'azione, vista la scarsa precisione nel controllo del personaggio (che diventa determinante nel momento in cui ci si trova a saltare tra piattaforme), qualche incertezza per quanto riguarda le collisioni poligonali e la continua necessità di spostare manualmente la telecamera per avere una visione ottimale. A poco giovano in tal senso i "ricordi" nascosti all'interno dei livelli per incentivare l'esplorazione, visto che di per sé non si tratta di un elemento particolarmente godibile. Il repertorio di mosse, sia per quanto riguarda il combattimento che le movenze da platform, sarebbe anche ampio, ma non trova mai un'applicazione degna all'interno del gioco, così come poco senso ha l'evoluzione del personaggio di livello in livello, che consente un ulteriore ampliamento di queste movenze ma che più si complicano e meno diventano fattibili e utili all'interno dell'azione, in particolare durante gli scontri con i boss. Questi ultimi, che in un gioco del genere dovrebbero rappresentare l'esaltazione della tecnica di combattimento, in sfide esaltanti e spettacolari, si risolvono il più delle volte in una corsa forsennata per rimanere fuori dal raggio d'azione dell'avversario, nell'attesa di sferrare brevissimi e semplici attacchi nell'immancabile momento in cui la guardia si abbassa, che dura di solito talmente poco da non consentire nemmeno l'utilizzo di una combo. E' un peccato vedere come il bilancio totale risultante dalla somma dei vari elementi di gioco mostri queste carenze, poiché il confezionamento del prodotto e le idee inserite al suo interno sono ragguardevoli.

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Tra pulp, hip hop e Giappone feudale

Il comparto estetico di Afro Samurai è quello che lo contraddistingue maggiormente, soprattutto tra i suoi simili appartenenti allo stesso genere. Riesce a mantenere intatta l'atmosfera da anime con un ottimo, ma non pretestuoso, uso del cel-shading che rimane sempre a metà tra il semi-realistico degli scenari e la particolare caratterizzazione caricaturale dei personaggi, riempiendo lo schermo di colori morbidi e immagini molto suggestive, grazie anche all'ambientazione nipponica medievale che svolge sempre ottimamente la sua parte. Tutte le cutscene presenti sono costruite sul motore grafico del gioco, in modo da non creare stacchi tra le sezioni puramente narrative e quelle d'azione, risultando in un tutt'uno organico da cartone animato interattivo decisamente convincente. Apprezzabili anche le scelte registiche a metà tra il fumetto e il cinema exploitation, che mostrano spesso scene diverse contemporaneamente attraverso la divisione dello schermo in varie sezioni, ed indugiano sempre sui dettagli grandguignoleschi degli scontri, con copiose quantità di sangue che scorrono sullo schermo, in netto contrasto con l'apparentemente faceto stile generale. Il comparto audio merita ovviamente una menzione particolare: il doppiaggio in Inglese dei personaggi, che annovera appunto attori professionisti tra i quali spicca Samuel L. Jackson, è di fattura davvero ottima, e sostiene in maniera ottima da una parte gli scambi di battute non immediati, ma spesso profondi ed enigmatici tra il protagonista e i personaggi che si frappongono sul cammino, dall'altra sciorina varie battute e nefandezze assortite in puro slang afro (appunto) americano, grazie all'apporto costante della dissacrante visione delle avventure di Afro da parte di Ninja Ninja. Le ottime musiche originali, che riescono nel non facile compito di coniugare ritmiche rap con l'ambiente tipico dei samurai, scandendo appropriatamente il ritmo degli scontri, sono composte nientemeno che da Robert "RZA" Diggs, il pilastro dei Wu-Tang Clan, che in Afro Samurai fa confluire l'esperienza maturata con il lavoro svolto in Ghost Dog e Kill Bill, solo per rimanere nel merito delle colonne sonore.

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Commento

Non si può giudicare in maniera completamente negativa Afro Samurai: ogni elemento che lo compone, eccetto la poco brillante componente platform, denota una cura e un ricercatezza che vanno evidentemente oltre il semplice sfruttamento della licenza importante. Il problema deriva dal quadro complessivo, poiché in fin dei conti il gioco riesce meno in quello che dovrebbe essere il suo fine ultimo: divertire il giocatore. Passato l'entusiasmo iniziale nell'utilizzo del Focus Mode e la meraviglia di fronte agli scenari e alle animazioni al rallentatore, il tedio per gli scontri che si rivelano sempre uguali prende il sopravvento, e l'elemento che spinge maggiormente a proseguire nel cammino è vedere come si sviluppa la storia, più che l'esaltazione derivata dagli scontri. Sarebbe bastato rendere necessario un approccio più tattico ai combattimenti e migliorare il comparto platform per raggiungere ben altri risultati. C'è comunque qualcosa, nella caratterizzazione atipica e forte di scenari e personaggi, che rende il gioco meritevole di attenzione, anche per chi fosse semplicemente in cerca di un hack and slash un po' particolare.

Pro Ottimi i comparti grafico e sonoro Storia e dialoghi adulti e interessanti Il Focus Mode aggiunge spessore ai combattimenti Contro Azione di gioco eccessivamente ripetitiva Scarso spessore tattico dei combattimenti Consistenti problemi nelle fasi platform

Xbox 360 - Obiettivi

Afro Samurai contiene 48 obiettivi per i soliti 1000 Gamerpoints totali. Una parte di questi viene sbloccata con la conclusione dei livelli, ma molti sono legati alle particolari performance da effettuare durante i combattimenti, in particolare per quanto riguarda la capacità di "affettare" in determinati modi i nemici all'interno del Focus Mode. Altri ancora richiedono invece il ritrovamento dei "ricordi" sparsi all'interno dei livelli. A parte questi ultimi, che richiedono un impegno più mirato, gli altri possono essere sbloccati in gran parte nella normale progressione all'interno del gioco.

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