Alien SyndromeAlien Syndrome - Recensione 

Un'altro grande classico degli anni '80 torna, questa volta su Nintendo Wii. Uccidere e farsi largo tra gli alieni è tremendamente affascinante!

sembra essere ripartito un momento d'oro per i grandi classici di SEGA

Tutto ciò per far intuire l'importanza del brand e del suo ritorno nel mondo videludico; lo sviluppo di questo capitolo inedito, sequel in esclusiva per PSP e Wii, è stato assegnato ai veterani di Totally Games, software house californiana che negli ultimi anni si è dedicata prevalentemente alla creazione di giochi basati su Star Wars, tra cui X-Wing, X-Wing Alliance e Tie Fighter. L'esperienza nel campo della fantascienza non manca quindi, scopriamo se è bastata a creare anche un buon videogioco!

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L'inserimento della componente rpg

La storia di questo Alien Syndrome è ambientata circa 100 anni dopo il titolo originale degli anni '80, che ci vedeva impegnati con Ricky e Mary a salvare i nostri compagni imprigionati dagli alieni, attraverso livelli in 2D isometrici e boss finali di tutto rispetto. Quello che all'epoca mancava, ed è stata invece inserita nella versione Nintendo Wii, è una certa dose di componente ruolistica. Si potrebbe parlare quindi di un action game in salsa rpg: è possibile customizzare completamente il nostro personaggio sbloccando ed equipaggiando armature, decine di armi e dozzine di items speciali che ci saranno utili all'interno dei livelli.

La storia di questo Alien Syndrome è ambientata circa 100 anni dopo il titolo originale degli anni '80

L'inserimento della componente rpg

Alien Syndrome si sviluppa su un binario di 15 livelli, ognuno sorvegliato da un mini-boss finale, e 5 guardiani finali, di tutt'altro rango e rispetto. Lungo tutta la storia siamo seguiti da un fido drone che ha la funzione, tra l'altro, di conservare i nostri equipaggiamenti e farci scegliere gli oggetti prima dell'inizio della missione.

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In un futuro lontano migliaia di anni, l'umanità, guidata da un'insaziabile sete di conoscenza, si spinge negli angoli più remoti della galassia. Gli esploratori, armati dell'abilità di trasformare interni pianeti e renderli abitabili, preparano queste frontiere per la colonizzazione umana. E' passato molto tempo dall'ultima comunicazione interstellare ricevuta da SAT5, una stazione di periferia. Il Comandante del Comando Terrestre ha deciso di mandare l'astronave interstellare USS Logos per investigare. Noi facciamo parte della missione, con il luogotenente Aileen Harding, affascinante ventunenne dal fisico atletico ed asciutto, Tom Tobin, esperto ingegnere atmosferico, il Capitano Jones ed il Comandante Iris Hayes. Iniziando il gioco si può creare un nuovo personaggio, assegnandogli delle abilità come si farebbe con un classico RPG. Esistono quattro caratteristiche fondamentali, Forza, Destrezza, Precisione e Resistenza: in base alle competenze scelte, vengono dati dei punti da aggiungere. Queste competenze variano in base all'allenamento militare che scegliamo per il nostro fedele soldato; la qualifica di Esperto in Demolizioni lo rende particolarmente bravo nell'uso di granate ed esplosivi, oppure potrebbe essere un Incendiario, esperto di tutte le armi con fuoco, un Seal, ovvero un veterano nella sopravvivenza militare, un tiratore scelto oppure un duro del corpo a corpo.

In un futuro lontano migliaia di anni, l'umanità, guidata da un'insaziabile sete di conoscenza, si spinge negli angoli più remoti della galassia

Questi ultimi sono eseguiti tramite l'uso del remote controller: spingendolo in avanti si esegue un attacco d'affondo, mentre facendolo ruotare a 360 gradi il personaggio da un colpo stordente. Abbassare repentinamente il telecomando, invece, serve a martellare il suolo provocando l'atterramento di tutti i nemici nelle vicinanze. Il feeling con i controlli non è malvagio, se non fosse per l'estrema ripetitività dell'azione di gioco che mina ogni qualsivoglia presupposto di divertimento a lungo termine. Il gioco si spinge in avanti lento e stanco, il contrario di quello che un action game dovrebbe offrire. La sensazione di deja vù c'è, la meccanica di gioco è rimasta molto simile al prequel originale di venti anni fa; per molti potrebbe sembrare una buona notizia, ma in realtà al giorno d'oggi il genere della fantascienza si è evoluto a tal punto da ricercare anche una certa profondità, che qui non c'è.

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Il porting del sequel, che è anche un remake in fondo

I controlli, come ci sta abituando pian piano Nintendo Wii, sono semplici ed intuitivi, anche perchè di fatto sono pochissime le mosse eseguibili. Questa è la novità più grossa del nuovo Alien Syndrome, gioco trasposto di peso da PSP, portatile di casa Sony. Gli altri elementi sono rimasti pressochè invariati, compreso purtroppo il comparto grafico. Artisticamente Alien Syndrome è molto colorato, anni '80, con arditi accostamenti di tonalità verdi, viola, rosse e blu elettrico. Globalmente troppo scialbo e mal curato sul lato puramente tecnico: i personaggi sono composti da un numero limitatissimo di poligoni, ed i modelli dei nemici sono veramente semplici e basilari, così come le texture, sbiadite e poco varie, addirittura degne di due generazioni fa.

Alien Syndrome è molto colorato, anni '80, con arditi accostamenti di tonalità verdi, viola, rosse e blu elettrico

Una palette di colori estrema

Il gameplay di Alien Syndrome è, oltre che ripetitivo e molto poco vario, anche decisamente semplice. Per la quasi totalità del gioco si tratta di muoversi dal punto A fino a quello B, smanacciando il remote a destra e sinistra per liberarci degli ostacoli posti sul nostro cammino. In alcuni casi, una volta fronteggiata un'orda aliena, semplicemente correndo in una direzione ecco che i nemici scompaiono alle nostre spalle e possiamo avanzare liberamente senza affrontarli. La varietà artistica dei nemici, coaudiuvata dalla palette "estrema" di colori, è abbastanza varia. Peccato che l'IA non sia molto raffinata ed il comportamento dei nostri avversari in battaglia finisca per essere sempre molto stupido e monotono, quindi prevedibile. Per questo, e per i tanti motivi elencati prima, questo nuovo Alien Syndrome fallisce il suo obiettivo principale che era quello di rinverdire i fasti del coin-op di successo che era l'originale, non un capolavoro, ma comunque un gioco che lasciò il segno. Cosa che questo remake-sequel assolutamente non fa.

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Commento

Alien Syndrome è un bel ritorno per tutti gli appassionati SEGA dei vecchi tempi, peccato che la qualità generale sia decisamente mediocre. Alcuni tocchi sono piacevoli, come l'aggiunta di una componente rpg che dona una leggera profondità per un titolo del genere, ed anche il multiplayer in 4 possibile per tutta la storia. Purtroppo questo titolo soffre di alcuni problemi, primo tra tutti l'estrema povertà grafica derivante dal fatto di essere un porting PSP. Inoltre il gameplay stesso è molto ripetitivo e poco vario, riuscendo ad annoiare dopo poco tempo a scapito delle 20 ore di durata che Alien Syndrome offre. Il prezzo eccessivo di vendita, quello di un titolo full-price, sembra decisamente troppo alto per un videogioco così.

Pro: Il ritorno di un vecchio classico Multiplayer in 4 giocatori Contro: Graficamente uno dei peggiori titoli per Wii Gameplay basilare e monotono Prezzo alto

Alien Syndrome è disponibile per PSP e Nintendo Wii.
La versione testata è quella per Nintendo Wii.

Come molti altri giochi di questo genere, anche il titolo SEGA ha una opzione multiplayer fino a 4 giocatori, sicuramente apprezzabile ma terribilmente poco appetibile dal punto di vista ludico. La piattezza nel gameplay non risparmia nessuna modalità di gioco. Molto da imparare ci sarebbe da nuovi titoli come Armed Assault su Xbox Marketplace ma anche da vecchi giochi come Expendable apparso ormai secoli fa su Dreamcast. Non salvano la situazione i minigiochi inseriti: come ogni buon titoli Wii che si rispetti, non potevano mancare alcuni passatempi che sfruttassero i particolarissimi controlli della console Nintendo. Le musiche sono decisamente in tema ma poco ispirate e anonime, così come gli effetti sonori e le voci udite in-game.

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Dopo il ritorno del suo glorioso Rally, sembra essere ripartito un momento d'oro per i grandi classici di SEGA. E' quindi il turno di una vecchia conoscenza da sala giochi uscita nel lontano 1987, uno sparatutto fantascientifico che ha contribuito a creare un genere intero che spazia da Alien Breed a Robotron, fino a Smash TV: parliamo di Alien Syndrome, pubblicato praticamente su tutte le piattaforma più importanti dell'epoca come NES, Master System, Amiga, Commodore64, Spectrum, Famicom e addirittura una versione portatile per Game Gear.

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