Alpha Black Zero: Intrepid Protocol  0

Fra tre secoli la il genere umano non vivrà più solo sul pianeta Terra. Fra tre secoli Marte si chiamerà Quhira, e sarà il pianeta capitale del GovSol, Governo del Sistema Solare. Fra tre secoli il luogotenente Hardlaw, comandante della squadra speciale Alpha Zero Black sarà incastrato dagli stessi uomini che lo avranno sfruttato per anni per i meschini piani del GovSol. La galassia ha buoni motivi per iniziare a tremare.

Rainbow Six galattico?

Veniamo al gioco vero e proprio, e chiediamoci, cosa ha da offrire Alpha Black Zero e su che tipo di piatto ci offre questa portata? In sostanza si tratta, come già detto, di un action shooter in terza persona, che pur essendo fortemente influenzato dall’ambientazione futuristica, offerta dalla complicata trama del gioco, ricorda molto da vicino un titolo molto noto come Rainbow Six. Cardine del gameplay è la coordinazione di squadra, qui gestibile attraverso una pratica e semplice interfaccia che racchiude in un’unica barra le caratteristiche dei componenti della squadra per quel che riguarda il loro stato di salute e l’azione che in quel momento essi stanno eseguendo, e tramite la quale è anche possibile impartire loro, via radio, ordini ed istruzioni (ridotte ad uno striminzito elenco: Hold fire, Hold position e pochi altri).

Cardine del gameplay è la coordinazione di squadra

Ogni missione è preceduta da un ampio briefing che unito ai filmati (ben realizzati, specialmente nella cura di modelli dei personaggi e dei volti di questi ultimi) costituiscono un background davvero notevole capace di donare al gioco una storia di spessore e complessa, degna del migliore Tom Clancy (anche se Clancy non ha mai scritto di fantascienza, ma solo di fantapolitica). Giunti sul campo di battaglia gli obiettivi, pur basandosi sulla complessa struttura della storia riconducono sempre il giocatore al medesimo copione. Si tratta in gran parte di obiettivi atti a stanare gli avversari, ed eliminare ogni possibilità di resistenza e contrattacco che quasi sempre corrisponde alla totale eliminazione dei nemici. Le mappe all’aperto poi riducono ancora di più l’aspetto tattico del gioco, costringendo sempre al medesimo schema “avanza, indivia, elimina” che alla lunga può apparire estremamente ripetitivo.

AI? Ahi ahi ahi...

L’intelligenza artificiale non brilla per innovazione. Durante le azioni di ricognizione ad esempio capita di doversi voltare e tornare sui propri passi, magari per recuperare un componente della squadra che è rimasto “impigliato” durante il percorso e non riesce in nessuna maniera a recuperare la strada verso il resto del gruppo. I nemici allo stesso modo non sembrano brillare per iniziativa durante gli scontri, anzi, spesso ci si trova di fronte a nemici che piuttosto che ingaggiare la battaglia, scappano senza neanche reagire al fuoco. Ma il realismo non cessa comunque di essere presente in questo titolo, e non traspare solo dalla grafica, che pur non essendo stupefacente non delude per nulla le aspettative, ma anche per finezze come la reazione agli spari dei nemici, che a volte si accasciano a suolo feriti, ma che possono anche rialzarsi e continuare a combattere se le ferite inferte non sono state letali.
La possibilità, ad inizio missione, di scegliere l’assetto de combattimento (pur non potendo entrare nello specifico e non permettendo la scelta dettagliata di armi ed equipaggiamento) dona un tono decisamente tattico alla preparazione della missione. Certo è che la scelta di un tipo di azione “stealth” a volte si rivela del tutto inutile, perché la stragrande maggioranza delle mappe non consente nessun tipo di intervento furtivo, ma solo battaglie quasi più campali che strategiche, dove la forza d’urto dei mitragliatori ha spesso la meglio sull’azione a lungo pianificata e perfezionata. Unico limite alle spacconerie alla Rambo è posto dal limitato numero di munizioni che obbliga il giocatore a fare i conti con la necessità di essere parsimoniosi durante l’utilizzo delle armi.

Il responso grafico

L’apparato grafico non mostra particolari segni di demerito, ma rimane comunque sul “senza infamia e senza lode”, forse troppo schiacciato da una concorrenza agguerritissima, che, specie in campo FPS sta regalando e ci regalerà sempre più sorprese. Ma se si può muovere una critica, e una importante, all’estetica del gioco si può sottolineare la mancanza di accuratezza nella fisica dei movimenti e nella gestione del clipping che affliggono questo titolo come una peste mortale. Nelle mappe “outdoor” infatti saltano subito all’occhio la quasi totale assenza di accuratezza nel riportare la fisica della caduta dei corpi e le relative conseguenze sui modelli dei personaggi, che cadono da scarpate rocciose come se fossero di burro, scivolando come campioni di snowboard (senza tavola) su pendii all’apparenza ripidissimi e non certo privi di asperità. Per non parlare dei cadaveri che, come purtroppo siamo abituati a vedere da anni nei giochi che fanno un massiccio uso di engine grafici in tre dimensioni, vengono letteralmente risucchiati dal terreno scomparendo dietro le textures come fantasmi. E dire che chi ha conosciuto motori fisici come Havoc pensava che il clipping appartenesse ad altri tempi. In definitiva non si può di parlare di Alpha Zero Balck come di un insuccesso, ma non ci troviamo di fronte ad un capolavoro.

Commento

E' chiaro che anche i titoli maggiori possono imparare da giochi come questo, che pur rimanendo su livelli mediocri dove le software house più osannate eccellono, sa unire ad un gameplay affermato da parecchio tempo, un background davvero notevole ed una trama da film. Chi ama Tom Clancy e tutte le sue trasposizioni videoludiche e allo stesso tempo non può fare a meno di sentire parlare di terraforming, colonizzazione di pianeti e battaglie fra ribelli, perché dovrebbe perdersi l’appuntamento con Alpha Zero Black?

    Pro:
  • Buona la realizzazione dei modelli e dei volti dei personaggi
  • Trama molto complessa e ben curata, supportata da filmati di buon livello
    Contro:
  • A volte noiso e ripetitivo
  • La compoenente stealth lascia troppo spesso il passo ad un approccio "di sfondamento"

Qahira, sovrana del GovSol.

Prendiamo confidenza con Alpha Zero Black, un action shooter in terza persona che ci proietta in un futuro remoto dominato da corporazioni, spionaggio, politica galattica e ovviamente, tanta tanta guerra. In un panorama estremamente fantascientifico il genere umano, costretto dalla sovrappopolazione del pianeta Terra, si è deciso a programmare una sistematica colonizzazione di pianeti di altri sistemi solari. Il paino iniziale per questa colonizzazione prevedeva che i pianeti scelti dalla commissione terrestre per essere abitati dagli esseri umani fossero sottoposti ad un processo graduale di terraformazione. La terraformazione, uno dei concetti più cari alla fantascienza moderna, è il processo artificiale che consente ad un pianeta di assumere le caratteristiche atmosferiche della Terra per rendere così possibile l’occupazione da parte dell’uomo. Giunti a questa decisione gli umani colonizzatori stabilirono che ogni pianeta dovesse essere colonizzato da particolari delegazioni costituite da comunità etniche ben distinte. La pianificazione prevedeva che i coloni, seguendo un iter ben preciso, subissero nel giro di qualche secolo l’espansione sociale ed economica necessaria per pagare una sorta di riscatto ed ottenere la più totale ed incondizionata indipendenza dal controllo centrale del pianeta Qahira (originariamente chiamato Marte, capitale del GovSol), che a sua volta pur perdendo il controllo dei pianeti colonie avrebbe acquisito enormi ricchezze in materie prime. Ma il piano si rivelò ben presto inefficace lasciando i pianeti, governati per lo più da società retrograde e guerrafondaie, in uno stato di totale abbandono ed indicibili barbarie. In questo scenario al confine con l’apocalittico ed il postnucleare tipico dei racconti cyberpunk di un paio di decenni fa il giocatore è chiamato a vestire i panni del Luogotenente Kyle Hardlaw, comandante dell’Alpha Zero Black, una squadra d’assalto di soldati d’elite. Il compito di tale squadra è quello di difendere gli interessi della colonizzazione, intervenendo in qualsiasi punto della galassia per sgominare i dissidenti ed i ribelli.
Come in ogni thriller politico che si rispetti però, Hardlaw viene incastrato e processato per tradimento davanti alla Corte Marziale di Olympus City, capitale di Qahira. Il gioco dunque parte da una delle prime missione svolte dal Luogotenente, con il pretesto di ripercorrere gli eventi che hanno portato Hardlaw (a pensarci bene nome sibillino per un uomo finito in carcere ingiustamente “Hardlaw alias Duralegge”. Dura lex, sed lex.) a scontrarsi contro un muro di controspionaggio e tradimento.