Art of Murder: La Crudele Arte dell'Omicidio - Recensione  2

Omicidi misteriosi, artefatti di civiltà antiche, spacciatori di droga... Cosa avrà a che fare tutto questo con la crudele arte dell'omicidio?

Art of Murder è un’avventura grafica di stampo classico che strizza l’occhio alle atmosfere di CSI e che, per quanto riguarda il gameplay, rimane ancorata agli stilemi del genere puntando tutto sul lato narrativo più che su qualche innovazione. Il risultato finale è un buon prodotto che convincerà gli appassionati del genere e che, magari, potrebbe convertire anche qualche “infedele” che senza sparatorie non può vivere.
Nel ruolo di Nicole Bonnet, una brillante agente dell’FBI, siamo chiamati a scoprire chi si è macchiato di una misteriosa serie di omicidi che sembrano avere una natura rituale. Un collega di Nicole, James Scott, è stato ucciso mentre era sulla tracce del killer, e così ora tocca a lei raccoglierne l’eredità e capire chi si cela dietro questi misteri. Sulla sua strada ci saranno altre vittime, ma alla fine il bene trionferà (squillino le trombe, per favore)!
Il gioco inizia senza filmati e preamboli, una veloce chiacchierata con il capo di Nicole e si è subito catapultati nell’avventura. Chi è cresciuto a pane e avventure grafiche impiegherà un batter di ciglia a capire com’è strutturata l’interfaccia e come si raccolgono e usano gli oggetti: c’è infatti il classico puntatore dinamico che cambia forma quando si passa su un hot spot a seconda delle azioni compibili. Tutte le interazioni sono affidate al tasto sinistro del mouse, mentre con il destro si possono esaminare i diversi oggetti.

Scelte intelligenti

Anche il PDA, accessibile cliccando su un’icona in basso a destra, non rappresenta una grossa novità. Al suo interno si trovano un block notes, una rubrica telefonica, un telefono cellulare, una macchina fotografica e un archivio. Non tutte le opzioni sono disponibili sin da subito.
L’inventario è sempre ben visibile nella parte bassa dello schermo (come potete verificare anche voi dando uno sguardo agli screenshot distribuiti per l’articolo) e, come genere vuole, oltre ad usare gli oggetti con gli elementi della scenografia, è anche possibile combinarli tra loro in caso di necessità.
L’opzione più interessante presente nell’interfaccia è la lente d’ingrandimento che consente di visualizzare tutti gli hot spot presenti in una schermata. Questo evita, soprattutto dove sono presenti oggetti piccoli e difficili da individuare, il famigerato pixel hunting che costringe a setacciare gli scenari pixel a pixel (da qui il nome) a caccia di punti interagibili. In un certo senso si tratta di uno stratagemma talmente semplice ed efficace che ci stupiamo di quanto raramente sia stato implementato (la prima avventura grafica ad avere un sistema assimilabile a questo fu Simon the Sorcerer 2, a quanto ci è dato di ricordare, ma accettiamo correzioni). In questo modo si evita una delle maggiori frustrazioni dell’avventuriero modello, ovvero il pensare, nei momenti di stallo, di non aver scoperto tutto lo scopribile e, quindi, di doversi mettere a cercare negli anfratti più remoti ripassando palmo a palmo anche gli scenari già esplorati.

Esotismi

Ma cosa sarebbe un’interfaccia funzionale e ben fatta senza un gioco appassionante di contorno? Nulla. Da questo punto di vista Art of Murder è ben fatto, anche se va notata qualche imperfezione, soprattutto all’inizio. La verità è che la prima parte del gioco è abbastanza soporifera e, soprattutto le sezioni in ufficio, sono dimenticabili. I primi enigmi richiedono di fare fotocopie, chiacchierare con la segretaria, parlare con il burbero capo del dipartimento telefonare e compiere altre azioni del genere. Anche la prima visita al museo, una delle locazioni chiave della trama, non risolleva la situazione e si comincia ben presto a temere che il resto del gioco sia tutto sullo stesso livello. Fortunatamente non è così e, quando ci si addentra maggiormente nelle indagini e si iniziano ad utilizzare gli strumenti dell’FBI, la situazione si risolleva e il gioco diventa parecchio interessante, offrendo una serie di enigmi e colpi di scena di buon livello. Soprattutto la parte finale del gioco è un crescendo di sorprese e di momenti ispirati. Niente di trascendentale, però il terrore dovuto alle sezioni in ufficio sparisce e, soprattutto dopo l’arrivo in una città molto differente da New York (non vi diciamo il nome per non rovinarvi la trama), le buone intuizioni si susseguono.
I personaggi secondari non sono moltissimi e non sono neanche molto caratterizzati. Gli sceneggiatori hanno abusato un po’ troppo degli stereotipi narrativi del genere, creando dei tipi riconoscibili quanto telefonati: la protagonista bella, intelligente e brillante, il capo burbero, la segretaria gentile e stakanovista e così via. Riassumendo non s’incontrano mai personaggi di spessore come, non so, un Hans Voralberg o una Zoë Castillo.

Chi ha ucciso la fluidità?

Commento

Art of Murder è una buona avventura grafica con qualche limite produttivo e con delle potenzialità inespresse che lo collocano nella media del genere senza permettergli di svettare sulla concorrenza. Nessuna innovazione ma alcune ottime intuizioni lo rendono una scelta valida per chi ama il genere e per chi vuole provare qualcosa di diverso.

Pro

  • Buona storia
  • Interfaccia semplice e ben studiata
  • Abbastanza vario
Contro
  • Inizio sottotono
  • Alcuni problemi di framerate
  • Facile per i professionisti del genere

Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi

  • Processore: Pentium a 1,0 GHz o AMD equivalente
  • RAM: 256 MB
  • Scheda Video: GeForce o Radeon compatibile con le DirectX 8.1 con 32Mb
  • Spazio su HD: 1 GB
Requisiti Consigliati
  • Processore: Pentium a 1,5 GHz o AMD equivalente
  • RAM: 512 MB
Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Pentium 4 3,4 GHz
  • RAM: 2 GB
  • Scheda Video: GeForce 7800 GT

Art of Murder: La Crudele Arte dell'Omicidio è disponibile per PC.