Atelier Iris 3: Grand Phantasm - Recensione  1

L'ultimo JRPG all'antica per PlayStation 2 è il terzo capitolo della celebre serie di Atelier Iris.

Iris ha una foto di Edward Elric sul comodino

La trama di Atelier Iris è estremamente semplice, e anche se riserva alcuni colpi di scena, sopratutto nella seconda metà del gioco, è piuttosto banale e rappresenta quasi un pretesto per mettere in scena le molteplici quest che verranno proposte dalla Gilda della quale fanno parte i main character, la buffa Iris e l'intrepido Edge (ai quali si unirà la bella Nell, completando il party dei personaggi giocabili e un bizzarro triangolo sentimentale): completando le varie quest se ne renderanno disponibili di nuove, comprese alcune missioni che ci permetteranno di avanzare nella trama principale di Atelier Iris 3, che vede la nostra protagonista alle prese con un mistico artefatto incompleto, che una volta "riparato" con alcune gemme magiche sparse per le varie dimensioni del Alterworld esaudirà un desiderio del suo possessore (Akira Toriyama ringrazia per il plagio). Naturalmente le cose si faranno più complicate man mano che faranno capolino nuovi personaggi interessati allo stesso obbiettivo di Iris e al suo artefatto, tra i quali gli immancabili nemici con manie di grandezza e onnipotenza.
La ripetitività delle quest, che saremo costretti a intraprendere per procedere nella trama, è sicuramente il peggior difetto di Atelier Iris 3: non solo gli obbiettivi tendono a somigliarsi tra loro, ma le location nelle quali avranno luogo le nostre imprese sono ben poche, finendo col portarci a ripetere gli stessi dungeon più e più volte. Ancora peggio, alcune di queste missioni avranno un limite di tempo per essere completate, scaduto il quale ci ritroveremo catapultati fuori dal dungeon di turno, che dovremo ripetere da capo. Il livello di difficoltà è medio-basso, quindi non si tratta di un'attività particolarmente frustrante, quanto semplicemente noiosa e monotona: le ricompense si traducono in denaro, materiali per le nostre sintetizzazioni alchemiche e nuove ricette.
Naturalmente le nostre scorribande non potranno che essere interrotte ripetutamente dai canonici combattimenti casuali: adottando un sistema visivamente molto simile a quello dell'ottimo Ar Tonelico, Atelier Iris propone un tradizionale sistema a turni in cui i nostri eroi si scambiano magie e attacchi speciali sempre più bizzarri e potenti con i loro nemici. La particolarità del battle-system, invero piuttosto scialbo, è la Burst Gauge che aumenta man mano che si combatte, e che una volta piena garantisce un bonus temporaneo ai danni inflitti e alla velocità di attacco.
Naturalmente, il fulcro del gioco resta il sistema di creazione degli oggetti, decisamente perfezionato rispetto ai precedenti capitoli: in questo episodio, Iris aumenterà il suo talento di alchimista ad ogni craft, ideando letteralmente nuove ricette e combinazioni. Più nello specifico, Iris avrà un'idea riguardo a un oggetto, e a noi toccherà completare la ricetta con gli oggetti necessari, che potremo identificare tramite un'apposita icona. Il meccanismo è estremamente intuitivo e funzionale, e permette una gran varietà di combinazioni e personalizzazioni dei vari item sintetizzabili, dalle pozioni curative all'equipaggiamento vero e proprio.

Iris con ragù e formaggio

Tecnicamente Atelier Iris 3 è decisamente mediocre: Gust non si è spremuta più di tanto, offrendo la solita combinazione di location isometriche e sprite bidimensionali. La qualità delle varie ambientazioni è altalenante, ma in generale i vari dungeon sono piuttosto colorati e piacevoli. Gli sprite dei vari personaggi godono di una limitatissima quantità di animazioni durante le esplorazioni o l'interazione con i vari personaggi non giocanti, ma la situazione cambia drasticamente durante i combattimenti: in questo frangente i vari personaggi e le creature ostili godono di sprite di grandi dimensioni, praticamente in alta risoluzione, e ricchi di animazioni e particolari. Gli scontri sono in pratica un'esplosione di colori ed effetti luce, in cui si fondono 2D e poligoni sopratutto per la resa visiva delle magie più devastanti.
Come da tradizione, non mancano però degli splendidi artwork per visualizzare i vari personaggi durante i dialoghi, che cambiano leggermente per evidenziare lo stato d'animo degli interlocutori. Nella maggior parte dei casi, i dialoghi sono parlati: il doppiaggio, in inglese, è molto buono. Accompagna il gioco una colonna sonora davvero gradevole e azzeccata, con una serie di brani notevoli e d'atmosfera, specialmente durante le battaglie o le sequenze narrative più importanti. Non è certo un capolavoro, anzi si sente un po' troppo il feeling "old-gen" che, però, per alcuni giochi resta comunque la soluzione migliore possibile.

Commento

Questo terzo episodio di Atelier Iris sembra uscire da una macchina del tempo: come concept e resa tecnica è quasi certamente un gioco d'epoca, ma non per questo potrebbe essere sgradevole, intendiamoci. Purtroppo però la ripetitività del gameplay è eccessiva fin dalle prime battute, e il giocatore è costretto a ripercorrere gli stessi luoghi sconfiggendo gli stessi nemici per svariate ore, prima di procedere nella storia principale del gioco che, a dirla tutta, è piuttosto banale, mancando tra l'altro dell'umorismo frizzante che contraddistingue altre produzioni simili (Ar Tonelico e i vari Disgaea rendono l'idea). Il sistema di crafting al centro dell'avventura è tuttavia ben realizzato e divertente, e l'accompagnamento audiovisivo è adatto al titolo, anche se uno sforzo maggiore nella realizzazione grafica fuori dai combattimenti avrebbe giovato a un prodotto forse un po' troppo all'antica, adatto a chi è digiuno di JRPG da molto tempo.

Pro

  • Sistema di crafting piacevole
  • Semplice e gradevole
Contro
  • Ripetitivo
  • Tecnicamente fin troppo retrò
  • Trama banale

Atelier Iris 3: Grand Phantasm è disponibile per PlayStation 2.

La serie "Atelier" è in giro da parecchio tempo: pensate che il primo episodio, Atelier Marie, fu prodotto da Gust per PlayStation nel 1998. In pratica, la "saga" ha ben dieci anni ormai, ed è discretamente conosciuta tra gli appassionati di Japanese Role Playing Game. Non è mai stata una serie in grado di brillare per la sua qualità, ma ha mantenuto nel tempo quegli elementi (in passato piuttosto originali, ma ormai abusati) che l'hanno fatta apprezzare a una certa tipologia di giocatori, e che hanno influenzato una gran fetta del panorama RPG-istico attuale.
La caratteristica principale di ogni Atelier è sempre stato un sistema interno di "crafting", cioè un'opzione o un mini-game che permette di produrre pozioni, forgiare armi e armature, e via discorrendo: la creazione dei vari oggetti è il fulcro del gioco, permette infatti di personalizzare i nostri alter-ego ed è parte integrante della narrazione. In questo sequel è più che mai vero, e dopo così tanti prequel Gust sembra aver perfezionato ulteriormente il cuore della sua serie.