Batman BeginsBatman Begins 

Non è tanto chi sei che ti qualifica, ma i videogiochi che fai.

Mi serve un simbolo

La trama del gioco segue fedelmente quella del film, con alcune licenze tese a integrare meglio storia e azione di gioco; niente di sostanziale, e allora eccoci a ripercorrere le primissime gesta del Pipistrellone a Gotham City, nonché un breve quanto intenso addestramento sui monti dell’Himalaya ancora nei panni di Bruce Wayne. Non indugiamo ancora sulla trama: se avete visto il film sapete cosa attendervi, se non l’avete visto, scusate, ma cosa state aspettando?
Chi ha un minimo di conoscenza di Batman sa senz’altro che tante sono le capacità del nostro supereroe, sviluppate in anni di durissimo addestramento: innanzitutto una forma fisica che definire smagliante sarebbe farle un torto, e la conoscenza pressoché perfetta di numerose forme di combattimento a mani nude, all’arma bianca e con armi da lancio e da fuoco (me queste ultime il nostro eroe non le usa, è una pistola che gli ha rubato l’infanzia…); poi finissime doti di detective, straordinarie competenze scientifiche, la barca di soldi e l’impero finanziario ricevuti in eredità e fatti sapientemente fruttare e, che non fa mai male, un discreto successo con le donne.

Eurocom non poteva certo esimersi dall’infondere tutti questi talenti anche alla controparte virtuale

Mi serve un simbolo

Tutto ciò porta il Batman dei fumetti a compiere numerosissime azioni diverse nella sua lotta al crimine, investigare, inventare e usare al meglio i suoi “magnifici giocattoli”, darle di santa ragione. Una delle cose che il film di Nolan fa meglio è restituire questo aspetto multiforme del personaggio, ed Eurocom non poteva certo esimersi dall’infondere tutti questi talenti anche alla controparte virtuale: nei panni del Cavaliere Oscuro sarà vostro compito esplorare ambienti enormi ed intricati, muovendovi il più possibile silenziosamente, sfuggendo agli sguardi dei nemici e all’occorrenza facendo sfoggio di acrobazie circensi per superare vari ostacoli; investigare sui loschi piani dei cattivoni di turno, sia cercando prove e documenti in giro sia convincendo gentilmente un fetentone a parlare, menare le mani come dei selvaggi e in un paio di missioni anche mettervi alla guida della, assolutamente fantastica, Batmobile del film, un concentrato di velocità, robustezza e cattiveria da manuale.
Le cose da fare quindi non sono poche, ma non è niente che non si sia già visto, anche tutto insieme, in un videogame. E quindi?

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I criminali sono una razza codarda e superstiziosa…

Il film ha un unico tema centrale attorno al quale gira tutto il meccanismo: la paura. La paura del piccolo Bruce di essere stato la causa della morte dei genitori, la paura atavica sempre di Wayne, ma stavolta anche di quello adulto, per i pipistrelli, la paura di cui intende servirsi per proteggere la sua città ed impedire che altri bambini debbano soffrire come lui… E’ incredibile, scusate la parentesi, quanto bene regista e sceneggiatori siano riusciti innanzitutto ad individuare (si tratta solo di qualche vignetta di una vecchissima storia di Bob Kane), e poi a sviluppare nel film questo tema, che effettivamente è indissolubile dal mito di Batman; nei film precedenti, anche quelli eccellenti di Burton, mancava quasi del tutto.
Tornando a noi, anche i programmatori hanno deciso di inserire questo concetto all’interno della meccanica di gioco, e si tratta effettivamente di una cosa nuova: sfruttando le sue mille abilità nonché le possibilità offerte da un level design accuratamente studiato, Batman può incutere timore, paura e poi vero e proprio terrore nelle sue vittime, in modo da trovarsi di fronte, al momento del combattimento, poco più che degli impauriti e spesso disarmati omaccioni poco in grado di rispondere ai suoi colpi. Tutto è gestito audiovisivamente tramite indicatori a volte poco leggibili e ben più esplicite riproduzioni di un battito cardiaco, più veloce quanto più grande la paura del criminale. Un concept del genere, a leggerlo sulla carta, è francamente esaltante: innanzitutto la scelta sarebbe a monte, affrontare a viso aperto gli avversari oppure divertirsi prima un po’ a spaventarli; poi, nel caso della seconda opzione, ci si potrebbe sbizzarrire a trovare il modo migliore, o anche solo quello più divertente e spettacolare, per farlo. Tanta libertà, e la necessità finalmente di usare la materia grigia in un tie in di supereroi.

Batman Begins è uno dei giochi più lineari di questo universo

I criminali sono una razza codarda e superstiziosa…

Peccato che queste possibilità Eurocom le abbia sfruttate pressoché per nulla: Batman Begins è uno dei giochi più lineari di questo universo, e se la struttura dei livelli all’apparenza labirintici ma in realtà completamente univoci non sarebbe neanche una cosa disprezzabile, è vedere che in realtà proprio nell’approccio al combattimento non ci viene data scelta che scatena la delusione. Non è che potete scegliere di impaurire gli avversari prima di combatterli, dovete farlo, altrimenti verrete massacrati in un attimo dalle sventagliate dei mitra; e anche la scelta del modo migliore per creare terrore non esiste, semplicemente perché in ogni occasione ve ne sarà soltanto uno, suggerito peraltro dal sistema di gioco che individuerà per voi i punti “sensibili” sui quali agire. Una grossa, grossa occasione sprecata: l’idea di introdurre la paura come elemento attivo del sistema di gioco era fantastica, e speriamo che il discorso venga approfondito in futuro.
Nonostante proclami e promesse quella che abbiamo di fronte è dunque un’azione di gioco canonica, che pesca a piene mani un po’ qua e un po’ là; oltretutto la difficoltà è tarata verso il basso, sia nei combattimenti che nell’esplorazione, e consigli vi verranno elargiti sempre generosamente dal fido Alfred Pennyworth. Anche l’elemento stealth non è altro che una versione edulcorata di Splinter Cell: per arrivare alle spalle dell’ignaro nemico e sorprenderlo basta entrare in Modalità Furtiva e premere il tasto apposito al momento giusto. Tutto qui, niente tensione, niente emozione.
Almeno i livelli sono numerosi e soprattutto enormi, anche due ore per missione; tre livelli di difficoltà garantiscono poi un minimo di sfida.

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Anno Uno

Tra le tante storie su carta cui il film s’ispira (encomiabile lo sforzo della produzione e il rispetto verso i fan), spicca senz’altro lo straordinario Year One di Frank Miller, l’uomo che da solo reinventò il mito di Batman con Dark Knight Returns prima e questo Anno Uno poi, disegnato da un sensuale David Mazzucchelli e colorato da un “noiresco” Richmond Lewis. Nient’altro che la storia delle origini di Batman così come ce le narra Bob Kane, ma reinterpretata da Miller alla luce delle sensibilità sue e del suo tempo, dando oltretutto grande spazio ad altri due beniamini dei fan di tutto il mondo, Gordon e Catwoman. Un Capolavoro senza tempo, se non l’avete letto recuperatelo in fumetteria!

La mia città

Dove il gioco riesce benissimo è in tutto l’aspetto tecnico/estetico e di sfruttamento della licenza. Probabilmente ci troviamo di fronte al titolo multipiattaforma con la miglior grafica presente sul mercato: tutto è realizzato in maniera eccezionale e con grandissima cura, e in particolare impressiona il modello di Batman, fedelissimo alla controparte filmica, dotato di un numero impressionante di animazioni, fluidissime e convincenti. Ma vi basterà guardare il mantello, come si muove, per restare esaltati. I modelli dei personaggi principali pure sono meravigliosi, Ducard e Jonathan Crane, Falcone e l’agente Flass sembrano proprio loro; l’unica eccezione sembra essere Rachel, l’amica d’infanzia di Bruce Wayne qui nel classico ruolo della bella da salvare: Katie Holmes è decisamente più carina. Una volta tanto non sfigurano nemmeno i modelli dei personaggi minori, leggi “carne da macello”, che pur non essendo per ovvie ragioni all’altezza dei colleghi più importanti si difendono piuttosto bene. E gli scenari… Gli ambienti del film sono riprodotti con cura e maniacalità, senza risparmiare sui poligoni e con delle texture che riescono ad apparire luminose e pulite anche su PlayStation 2! In questo modo si restituisce la sensazione, del tutto fittizia, di enorme complessità dell’ambiente, senza contare gli effetti di luce ed ombre che si ispirano pesantemente a Splinter Cell, e che sono realizzati anch’essi in maniera impeccabile. Restano difetti quali compenetrazione di poligoni e collisioni un po’ sballate in alcuni casi, ma d’altra parte nessuno è perfetto, e la grafica è promossa a pieni voti.
Le musiche sono quelle del film e quindi se siano belle o meno non è un merito o una colpa dei programmatori, ma il sound design è saggio, dosando sapientemente l’uso dei brani per lasciare alcuni momenti di silenzio in cui solo i convincenti effetti sonori sono deputati a creare l’atmosfera.

Dove il gioco riesce benissimo è in tutto l’aspetto tecnico/estetico e di sfruttamento della licenza.

La mia città

E parlando di atmosfera, non si può far altro che chinare il capo di fronte a chi è riuscito così bene a portare in un videogioco l’atmosfera del film, e conseguentemente dei fumetti: grafica e sonoro ad altissimi livelli servono proprio a questo, e in mezzo a tutto spiccano i dialoghi e il doppiaggio sui quali hanno lavorato sceneggiatori e attori originali. Sentire un Alfred perfettamente interpretato in una delle sue innumerevoli perle di humour inglese mentre si è impegnati ad esplorare gli inquietanti corridoi di Arkham è un’esperienza che per un fan vale da sola il prezzo del biglietto, credetemi! Una nota però per il doppiaggio italiano, che per i personaggi principali pure si è avvalso dei doppiatori del film, che però già di per sé risultano inferiori alla versione originale; inoltre tutti i semplici sgherri di questo o quel supercattivo sono affidati alla solita “manovalanza” che non mette un briciolo d’interpretazione: se potete, giocatelo in Inglese.
E’ quindi questo che il gioco fa meglio, esaltare i fan del film e del fumetto che s’immedesimeranno in un batter d’occhio in personaggio, situazioni e ambientazioni; non da disdegnare infine il copioso carico di extra e bonus da sbloccare, sempre all’insegna dell’attenzione per i fan. E i fan ringraziano.

Batman Begins Batman Begins Batman Begins

Visto e considerato che quando si giudica un videogioco alla fine quello che conta è il gioco in sé, non si può che rimanere parzialmente delusi da Batman Begins, che in poche occasioni si spinge oltre lo svolgimento del compitino, abbastanza divertente, lineare, senza troppe pretese, e la cosa fa ancora più arrabbiare se si pensa alle possibilità che il concept della “paura” apriva ai designer. Forse non è neanche il miglior Batman della generazione, con il primo di Ubisoft che potrebbe benissimo dire la sua in un’eventuale disfida.
Detto ciò, però, una cosa sia ben chiara: se vi è piaciuto il film e/o adorate in generale il personaggio più carismatico del comicdom, con BB andrete a nozze: già il film è un omaggio fantastico a Gotham City e ai suoi fan, e per la proprietà transitiva col gioco è lo stesso discorso. Grafica, sonoro, ambientazioni, luci, ombre… Tutto reso al massimo, giocando voi sarete Batman. E poco importa se alla fine vi viene detto tutto quello che c’è da fare, se siete dei fan sappiate che l’unico modo per immedesimarsi ancora di più nel personaggio sarebbe mettersi un cappuccio in testa, un lenzuolo dietro le spalle e arrampicarsi sui tetti del quartiere. Accomodatevi…
Pro Multipiattaforma eppure bellissimo da vedere Licenza sfruttata alla grande! Certamente divertente… Contro …ma poco stimolante Sprecata l’idea della paura

Al cinema, si chiama Batman Begins, ma potrebbe benissimo chiamarsi “Sogno bagnato di un ultradecennale fanatico del Crociato Incappucciato diventato finalmente realtà”, e non ci sarebbe nulla di eccessivo. Lunghezza del titolo a parte, certo. Non so se si è capito, ma al sottoscritto recensore il quinto film di Batman è piaciuto veramente tanto, perfetto com’è nel portare sul grande schermo quel personaggio oscuro, nobile, incredibilmente carismatico che leggiamo sugli albi DC; mesi e mesi di intimidazioni ai responsabili e l’obiettivo di accaparrarsi la recensione dell’obbligatorio tie in è finalmente raggiunto: ne sarà valsa la pena?