7.0

Redazione

8.5

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Dopo aver esaltato i videogiocatori di mezzo mondo con Burnout, Criterion abbandona momentaneamente il genere automobilistico per gettarsi negli FPS. Un altro successo?

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Evidentemente a Criterion avevano voglia di cambiare. Dopo aver passato gli ultimi 5 anni focalizzandosi sulla serie Burnout, con reale rischio di saturare il fortunato franchise a causa di una eccessiva quantità di sequel a distanza ravvicinata, il team britannico ha deciso di passare a tutt’altro genere; riposte temporaneamente in garage le automobili e imbracciati al contrario fucili di precisione e armi di ogni tipo, ha infatti scelto di entrare nell’inflazionato genere degli sparatutto in prima persona. Con che risultati?

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Molto fumo e poco arrosto

Purtroppo è sufficiente addentrarsi maggiormente nella fatica di Criterion, superando così lo spettacolare ed esaltante approccio, per trovarsi di fronte ad una serie di difetti ed imperfezioni che ne compromettono la bontà e la valutazione complessiva, allontanandolo dai grandi esponenti del genere. L’intelligenza artificiale degli uomini comandati dalla cpu è a dir poco risibile; i soldati avversari, privi di capacità organizzative o tattiche, si limitano infatti a sparare al protagonista, producendosi in qualche occasione in ridicole fughe nel goffo tentativo di ripararsi dai proiettili. Spesso si ha l’impressione che i nemici siano privi di vista o di udito; non è infatti raro assistere a scene davvero poco plausibili, per usare un eufemismo, nelle quali dopo aver avuto la meglio di un soldato, si scopre che a un paio di metri di distanza si trova un suo compagno, assolutamente disinteressato della faccenda. Molto deludente è anche l’effetto che le armi hanno sugli avversari, quasi impassibili di fronte ai colpi fino al momento della capitolazione. Certo, le cose cambiano con lanciarazzi o fucile a pompa, ma i proiettili in questi casi sono assai più limitati, rendendo il loro utilizzo possibile solo in rari casi. La possibilità di trasportare solo due armi mette inoltre in secondo piano l’impiego di quelle “meno utili”, che ovviamente sono proprio quelle più spettacolari. Intrigante la scelta stilistica di sfocare la visuale durante le fasi di ricarica, il che introduce un minimo di pianificazione negli attacchi agli avversari. Il level design, a parte alcune eccezioni, è in linea di massima piuttosto piatto e poco ispirato; ci si ritrova semplicemente a procedere a testa bassa, senza particolari emozioni. La presenza di obiettivi secondari non aiuta granchè in questo senso, dal momento che questi ultimi sono nella stragrande maggioranza dei casi semplicemente degli oggetti sparsi all’interno delle ambientazioni, da raccogliere o da distruggere. Buona invece la varietà di ambientazioni, tutte piuttosto diverse tra loro e sempre valide esteticamente. La piattezza dell’esperienza di gioco si manifesta però piuttosto rapidamente, rendendo il progresso nel gioco poco stimolante ed appagante. Gli 8 livelli che compongono la produzione EA sono relativamente brevi, andando quindi a costituire una longevità complessiva decisamente limitata; gli esperti del genere non dovrebbero infatti impiegare più di 6 ore per arrivare ai titoli di coda a livello di difficoltà normale. Deprecabile la scelta di tentare di aumentare forzatamente la durata del gioco tramite l'utilizzo di pochissimi checkpoint, estremamente distanti tra loro, che obbligano in caso di morte a ripetere anche 15 minuti di un livello con somma frustrazione del giocatore. A ciò va aggiunta la totale assenza di qualsivoglia modalità multiplayer, sia offline che online; Black è stato infatti concepito come una avventura in singolo, e tale ha voluto rimanere.

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Commento

Black è un prodotto che sottolinea l’inesperienza di Criterion nel genere degli Fps. Pur pieno di buone idee e supportato da una componente grafica di tutto rispetto, la produzione Electronic Arts soffre di una serie di difetti tutt’altro che marginali, su tutti una intelligenza artificiale davvero modesta e un level design semplicemente troppo lineare. La mancanza di multiplayer e la ridottissima longevità chiudono il cerchio su un prodotto sì promettente in previsione di un seguito, ma che necessita di parecchio lavoro prima di potersi guadagnare un posto tra i migliori esponenti del genere.

Pro Grafica e sonoro ottimi Molto spettacolare Immediato Contro Intelligenza artificiale pessima Level design piatto Longevità ridotta

Fade to Black

Chi vi scrive non nasconde di essere stato tra i più interessati allo sviluppo di Black nel corso degli ultimi 10 mesi, ovvero da quando abbiamo avuto il piacere, allo scorso E3 di Los Angeles, di assistere alla presentazione a porte chiuse del gioco in questione. All’epoca, un Alex Ward (il leader di Criterion) visibilmente entusiasta, descriveva il primo livello del suo prodotto mentre un membro del team attraversava in tempo reale, con pad alla mano, una città in piena guerriglia colma di auto distrutte, macerie e nemici armati fino ai denti. La bontà del motore grafico e l’elevata interattività delle ambientazioni furono senza dubbio i punti principali che permisero a parecchi dei giornalisti presenti di segnare sui loro taccuini il nome di Black. Oggi quel promettente ed ambizioso progetto è disponibile sul mercato, in versione Ps2 e Xbox. Ciò che appare fin dai primi istanti di gioco è l’indirizzo spiccatamente action voluto dai programmatori; la produzione Electronic Arts non offre particolari spunti tattici o strategici, preferendo al contrario un approccio immediato, spettacolare e “fracassone”. La storia che fa da sfondo alle vicende è purtroppo estremamente banale e narrata tramite dei full motion video recitati da attori in carne ed ossa, scelta questa piuttosto retrò. Il gioco mette nei panni di un certo Keller, soldato speciale modello Rambo, impegnato in un interrogatorio con un agente governativo. La conversazione non è particolarmente amichevole, e verte principalmente sulla missione dello stesso Keller, appena conclusasi e che ha avuto luogo nei 4 giorni precedenti. L’obiettivo era sgominare una banda di terroristi trafficanti di armi, assieme al loro capo Lennox. Nulla di particolarmente intrigante o originale quindi, e se a questo aggiungiamo che le suddette scene di intermezzo (non skippabili) sono spesso e volentieri addirittura soporifere, è immediatamente chiaro come Black non trovi di certo nella trama il suo punto di forza. Fortunatamente, il primo approccio col gioco vero e proprio è di tutt’altra pasta; consapevoli che la impressione iniziale è fondamentale per catturare l’attenzione del giocatore, i programmatori di Criterion hanno dato vita ad un primo livello esaltante, che dà sfoggio senza tanti complimenti degli aspetti migliori che la produzione EA può vantare. Ci riferiamo ad una componente grafica di prim’ordine, splendida espressione di una conoscenza dell’hardware ormai completa. Sia su Xbox che su Ps2 Black è infatti un gioco molto, molto bello da vedere; ad eccezione di alcune texture un po’ slavate e poco definite, è infatti difficile muovere appunti dal punto di vista tecnico. Il motore riesce infatti a gestire in scioltezza un enorme numero di poligoni, con strutture decisamente complesse che si parano di fronte agli occhi del giocatore. Il tutto condito da tantissime esplosioni, che rappresentano il vero segno distintivo del titolo in questione; la quantità di elementi esplosivi sparsi all’interno delle ambientazioni è infatti notevole (a volte anche troppo per essere credibile), e la riproduzione delle deflagrazioni è a dir poco esaltante. Ovviamente queste ultime possono, anzi devono essere utilizzate a vantaggio del giocatore per eliminare quanti più nemici possibili in un sol colpo. Estremamente intrigante è anche l’elevata interattività con gli ambienti, che permette di demolire a colpi di arma da fuoco insegne luminose, cartelli, ma anche addirittura abbattere colonnati e fare breccia attraverso pareti in muratura e via dicendo. Molto buona anche la componente sonora, sia per quanto riguarda gli effetti che le musiche.