Blood Will TellBlood Will Tell 

Un samurai armato fino ai denti e un giovane ladruncolo sono i protagonisti dell’ultima fatica targata Sega. La loro storia verrà raccontata con il sangue…

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Il gioco

Tratto dal manga “Dororo”, del maestro Osamu Tezuka, Blood Will Tell è uno dei numerosi titoli Sega per il 2005. La struttura del gioco è molto, molto simile a quella pensata per un altro tie-in, in questo caso di qualche anno fa: Sword of the Berserk. Come nel titolo sviluppato da Yuke’s, infatti, l’azione viene spesso inframezzata da sequenze animate che esplicano una trama interessante e attuale, pur essendo stata ideata nel 1967. Nei panni di Hyakkimaru, dovremo affrontare un enorme numero di spiriti e mostri, fino al periodico scontro con uno dei quarantotto demoni. Vincere il combattimento significherà riavere una delle parti rubate, e non a caso si partirà dagli occhi: il gioco comincia in bianco e nero, e diventerà a colori non appena riacquisterete la vista “naturale”. Il personaggio ha a propria disposizione un vasto repertorio di fendenti, al quale si aggiungono le mosse disponibili quando si “sparano via” le braccia per far uscire delle lame, il mitragliatore e il cannone posto nelle gambe. Queste ultime due armi hanno ovviamente i colpi contati, in realtà pure troppo. In generale, a dir la verità, c’è molta abbondanza ma poca sostanza: usare le mosse e le armi di Hyakkimaru non è divertente quanto ci si aspetterebbe, forse perché l’azione non è mai frenetica più di tanto, forse per il mediocre sistema di controllo (soprattutto la gestione della visuale). C’è invero grande abbondanza di nemici, di livello in livello, e la realizzazione grafica dei boss è molto buona.
Il pattern “uccidi tutti i mostri e poi scontrati col boss” varia solo quando si prende momentaneamente il controllo di Dororo, con un leggero cambiamento nei compiti da svolgere. Diversamente, il ragazzino si muove al fianco di Hyakkimaru e si può decidere cosa fargli fare tra quattro azioni possibili: starci vicino, combattere, raccogliere o cercare oggetti.

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La realizzazione tecnica

Blood Will Tell vanta una buona grafica: i personaggi sono molto ben disegnati e le texture conferiscono alle superfici una certa credibilità. Il tutto, però, viene mosso da un motore non sempre all’altezza, che cede a vistosi rallentamenti quando lo schermo diventa “affollato”. Il comparto sonoro ha qualcosa in meno e non in più: gli effetti sono buoni, mentre le musiche sono quasi sempre assenti. Il livello di recitazione dei dialoghi (in Inglese, sottotitolati in Italiano) è nella media del genere, dunque piuttosto basso.
È possibile controllare Hyakkimaru (e, quando capita, Dororo) tramite l’uso dello stick analogico sinistro, mentre i pulsanti del pad sono deputati all’attacco, al salto e all’azione. La visuale viene gestita tramite la pressione di uno dei tasti dorsali: premendolo la si centra, tenendolo premuto si mantiene il “verso”; mentre lo stick analogico destro serve solo per entrare in una sorta di modalità in prima persona, del tutto inutile ai fini del gioco. Questo modo insolito di gestire la telecamera virtuale si rivela estremamente fastidioso durante i combattimenti, che diventano macchinosi e dunque il contrario di ciò che dovrebbero essere: azione pura e divertimento. Non si capisce perché gli sviluppatori non abbiano optato per una classica visuale gestita dallo stick destro, deputando ai tasti dorsali funzioni diverse quali, ad esempio, lo scatto veloce (che invece si attiva premendo lo stick sinistro sulla propria asse…).

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Commento

Blood Will Tell è un gioco riuscito a metà, purtroppo. Da un lato racconta in modo convincente una bella storia, grazie al largo uso di sequenze animate e a una realizzazione tecnica di buon livello; dall’altro, non riesce a sfruttare l’enorme potenziale del personaggio di Hyakkimaru, rinchiudendo le sue numerose capacità in una opprimente gabbia fatta di situazioni troppo simili tra loro, movimenti macchinosi e scontri inficiati da un uso assurdo della visuale. Il nuovo titolo Sega può certamente rappresentare una buona scelta se siete alla ricerca di un action game senza particolari pretese, ma è indubbiamente un peccato che le idee a disposizione non siano state sfruttate come si doveva nella “pratica”. Pro: Trama coinvolgente e ben raccontata Buona realizzazione tecnica Un arsenale enorme Contro: Armi e poteri sfruttati male Ripetitivo Mediocre gestione della visuale

Kagemitsu Daigo diventerà padre del “figlio della luce”, colui che avrà il potere di scacciare i demoni. E i demoni questo non possono permetterlo: corrompono Daigo, gli promettono il potere di conquistare l’intero Giappone e in cambio chiedono in sacrificio suo figlio, che ancora deve nascere. L’uomo accetta, e al bambino vengono sottratte quarantotto parti, rubate da altrettanti mostri. In quelle condizioni viene abbandonato sul corso di un fiume e raccolto da un uomo di scienza, che decide di aiutarlo e di tenerlo in vita. Quando si accorge che il bambino, nonostante le menomazioni, riesce a percepire l’ambiente che lo circonda e a comunicare telepaticamente, capisce che si tratta di una creatura destinata a grandi cose. E così, qualche anno dopo, lo opera: sfruttando tutte le proprie conoscenze, restituisce a Hyakkimaru quantomeno una parvenza di normalità. Quando poi si rende conto che qualcosa del ragazzo attira i demoni, decide di operarlo di nuovo per dotarlo di una serie di armi: lame e mitragliatori nelle braccia, cannoni nelle gambe. Hyakkimaru parte quindi per un viaggio che lo porterà ad affrontare i quarantotto demoni che hanno segnato la sua vita, per riprendersi ciò che gli è stato tolto. Quando incontra Dororo, un giovane ladruncolo, decide di continuare la propria avventura insieme a lui…

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