Boktai: The Sun is in Your HandBoktai: The Sun in your Hand 

La luce di Kojima illumina il GBA

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Tintarella in salsa stealth

A differenza della già citata serie Metal Gear, in Boktai la trama ha un ruolo molto meno corposo, per non dire addirittura marginale. Il giocatore è chiamato infatti ad impersonare Django, giovane cacciatore di vampiri, nella missione di scovare ed eliminare le creature immortali dal regno di Istrakan. L’avventura, rappresentata tramite una gradevolissima prospettiva isometrica, propone elementi classici del genere affiancati ad altri assolutamente innovativi; le fasi di esplorazione, la ricerca di forzieri contenenti svariati oggetti, i combattimenti coi mostri e coi vampiri sono infatti conditi dal fattore relativo alla luce solare, e all’influenza che questa ha con numerosi aspetti del gameplay. Anzitutto, essa è l’ingrediente fondamentale per poter avere la meglio sui nemici; Django è infatti in possesso della leggendaria “Gun del Sol”, un’arma magica che ha bisogno della luce per poter funzionare. Da qui nasce la necessità di giocare all’aria aperta, sotto al sole (esatto, barare con le lampadine non è possibile) per immagazzinare l’energia necessaria ad utilizzare la propria arma. Finchè Django si trova in ambientazioni aperte, tutto bene; purtroppo per lui però, la maggior parte del gioco si svolge all’interno di castelli, grotte, sotterranei, o comunque in luoghi che non possono essere raggiunti dalla luce… o quasi. Sì perché anche nel più angusto maniero o nella più umida caverna, c’è sempre la possibilità –più o meno rara- di scovare un terrazzo, una finestra, una fessura da cui possa filtrare qualche prezioso raggio. Ciò nonostante le ricariche di energia della Gun del Sol, guardacaso, sono sempre fin troppo limitate, imponendo una gestione di quest’ultime molto oculata e attenta. Ciò si risolve nella necessità di affrontare il gioco non a testa bassa come in uno sbarazzino action game, quanto al contrario con attenzione tentando di evitare quanto più possibile gli scontri diretti. Tutto questo tramite gli elementi stealth introdotti da Kojima, che per alcuni tratti avvicinano il biondo eroe protagonista di Boktai al mitico Snake di Metal Gear. Strisciare sui muri, fare dei rumori per ingannare i nemici, sgattaiolare di nascosto sono soluzioni all’ordine del giorno nella produzione Konami, destinata quindi a premiare e ad incoraggiare un approccio ragionato. Ma la presenza del sole non è solo legata alla Gun del Sol; giocare di giorno è sicuramente più facile che giocare di notte, storicamente favorevole alle creature notturne. Proprio per questo, i combattimenti sono molto più accessibili nelle ore diurne, per non dire obbligati in occasione dell’incontro coi vampiri da eliminare. In tali occasioni infatti, una volta raggiunta la bara che custodisce l’immortale, questa va trascinata all’esterno fino al Pile Driver, una struttura capace di investire di luce il mostro ed annientarlo per sempre.

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L’enigma solare

La meccanica di gioco di Boktai non è però solamente legata al fattore solare, benché questo rappresenti senza dubbio il cardine principale. Kojima ha infatti voluto inserire anche dei puzzle, fondamentalmente divisibili in 3 generi: quelli matematici, quelli con gli interruttori e quelli con le casse. Questi ultimi sono a dire il vero piuttosto classici, imponendo di spostare scatole e casse varie per aprirsi la strada e proseguire, magari creandosi un ponte con le proprie mani o cose del genere. Gli enigmi con gli interruttori sono anch’essi non di certo una novità, richiedendo la pressione di apposite “piastrelle” per sbloccare porte o alzare cancelli. La nota positiva sta nella necessità, spesso e volentieri, di utilizzare gli stessi nemici per premere tali interruttori, ingannandoli in varie maniere a proprio vantaggio. Per ultimi, gli enigmi matematici impongono un attimo di riflessione, richiedendo qualche semplice operazione logica coi numeri. Ovviamente non mancherà la combinazione di questi 3 generi di rompicapo, donando quindi tutto sommato una discreta freschezza anche ad un aspetto di per sé non troppo originale. Va segnalato inoltre un level design piuttosto altalenante, capace di offrire sezioni di alta classe seguite da altre non certo irresistibili. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico Boktai, pur portando sul groppone parecchi mesi di ritardo nella sua pubblicazione europea rispetto all’originale nipponico, si rivela un titolo di grande spessore soprattutto dal punto di vista artistico. Lo stile infatti è ineccepibile, sia per la caratterizzazione dei personaggi e dei mostri che per le ambientazioni e l’uso dei colori, evocativo come pochi altri. Giocare a Boktai è una vera gioia per gli occhi, mentre si passa dal verde dei prati rigogliosi al buio delle caverne, attraversando tetri manieri e bianche valli innevate, e via dicendo. Ottimo anche il sonoro, soprattutto per quanto riguarda l’accompagnamento musicale perfettamente a tema e mai invadente.

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Commento

Nella opprimente selva di conversioni, remake e sequel che da sempre affliggono la softeca di GBA, Boktai è un vero sospiro di sollievo per ogni amante dei videogiochi. Pur con gli inevitabili limiti di una struttura che impone un utilizzo del gioco non sulla base dei tempi del giocatore ma della luce solare, e nonostante alcuni elementi forse un po’ troppo “classici”, Boktai riesce a catturare l’attenzione in maniera unica, imponendo un approccio davvero originale e apprezzabile. Probabilmente con un maggior sviluppo dei personaggi, una storia epica e qualche correzione nel gameplay, ora ci troveremmo a parlare di un capolavoro. Ma per chiunque si “accontenti” di un ottimo gioco, Boktai è qui. Pro: un approccio davvero originale ad una formula classica grafica e sonoro ottimi stimolante e divertente Contro: storia davvero esile e scarsa caratterizzazione dei personaggi enigmi in alcuni casi fin troppo banali Level design non sempre ispirato necessità di giocarlo in precisi momenti del giorno

Parlare di Hideo Kojima, per forza di cose, significa portare alla mente immediatamente la serie Metal Gear, vero capolavoro del geniale artista nipponico. Malgrado però la saga di Solid Snake rappresenti il picco più brillante e evidente della sua carriera, Kojima non ha mai voluto limitare il proprio estro solamente all’interno della citata serie, andando al contrario al contrario ad ideare progetti “paralleli” di sicuro interesse. Uno di questi risponde al nome di Boktai: The Sun is in your Hand, atipico action/adventure per GBA caratterizzato da una soluzione del tutto unica. La produzione di Konami si basa infatti sulla interazione effettiva e concreta con il sole, o meglio con la luce solare, grazie alla presenza di un sensore integrato nella cartuccia.