Brothers in Arms DSBrothers in Arms - Recensione 

Moschetto in spalla e pennino nella fondina, si riparte per la guerra su Nintendo DS!

Brothers in Arms - Recensione

Dall'Alpe alle piramidi, dal Manzanarre al Reno.

Brothers in Arms si dimostra schietto ed onesto sin dal principio: non si arrampica sui vetri alla ricerca di una storia -di un nuovo punto di vista- da cui osservare l'ennesima volta la seconda guerra mondiale, si limita ad inserire i giocatori nel contesto del conflitto, suddividendo l'esperienza di gioco in tre macro-sezioni ambientate in Normandia, a Tunisi e sulle Ardenne. Il gioco si struttura come un classico sparatutto in prima persona in tempo di guerra: sulla scia delle grandi battaglie, la telecamera è puntata su di un ristretto manipolo di eroi che lottano per portare a termine una serie di missioni in grado di favorire l'avanzata degli alleati. Le tre campagne sono assolutamente indipendenti tra loro, con l'unico punto in comune limitato all'effettivo schieramento dei giocatori, sempre a favore degli alleati; ognuna è successivamente suddivisa in sotto-missioni legate tra loro da un ben delineato filo conduttore in termini di storia, ma che risultano essere abbastanza varie sotto il profilo dell'esperienza di gioco offerta: il compito del giocatore può passare dal presidiare un avamposto, passando per la missione di cecchinaggio per terminare poi alla guida di un carro armato facendo piazza pulita di ogni singolo pixel in movimento sullo schermo. L'avventura non permette particolari personalizzazioni sia per quanto riguarda la difficoltà di gioco che per quanto concerne la scelta del proprio percorso di guerra (il gioco comincia sempre e solo dalla campagna di Normandia), "costringendo" il giocatore a portare a termine le campagne per sbloccare le successive. Oltre alla solita modalità dedicata alla campagna, Brothers in Arms, permette di prendere parte a singole missioni (sempre se sbloccate procedendo nel gioco) e persino di sfidarsi in multiplayer con altri tre giocatori muniti di cartuccia all'interno delle classiche regole da FPS: deathmatch, gara a tempo e gara a punti.

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Fuoco tattile

Se dalle premesse Brothers in Arms rischia di cadere nel dimenticatoio per la poca originalità nelle idee, è quando comincia l'avventura vera e propria che il gioca mostra tutto il suo potenziale nascosto. La prima cosa che balza all'occhio è senza dubbio l'incredibile resa grafica: i Gameloft sono riusciti a spremere al massimo le potenzialià 3d del Ds, realizzando un prodotto assolutamente valido ed inferiore al solo Metroid Prime Hunters; sullo schermo corrono freneticamente i soldati, esplodono palazzi ed i cingolati avanzano senza sosta. Pur senza scendere nel particolare, gli sviluppatori sono riusciti a dare al gioco un look grafico davvero convincente, in grado di trasmettere la sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo di un conflitto mondiale. Ad un ottimo comparto grafico si affianca un altrettanto ottimo sistema di controllo, probabilmente vero punto di forza di BiA. Il gioco è infatti strutturato sfruttando con intelligenza le potenzialità del Ds: gli unici controlli che esulano dall'uso del pennino sono legati al movimento del personaggio con la croce direzionale e al dorsale sinistro usato per sparare (la configurazione è ""specchiabile" anche per i mancini, che possono muoversi con i quattro pulsati e sparare con il dorsale destro), mentre al pennino sul touch screen è stata assegnata una funzione del tutto simile a quella che ricopre il mouse neglio FPS su pc, ovvero allo spostamento dell'arma sullo schermo; il resto dei comandi -sempre attivabili mediante l'uso del touch screen- sono legati alla possibilità di selezionare l'arma da utilizzare in combattimento (basta scorrere tra una lista di immagini di armi), all'utilizzo della funzione "zoom" essenziale nelle fasi di cecchinaggio, al selezione di particolari comandi (indicati graficamente dal disegno di un pugno) come ad esempio fissare bombe a macchinari e salire/scendere dalle vetture e dai corazzati, ed infine all'importante lancio di granate e fumogeni, utilizzabili mediante lo scorrimento del pennino lunga una barra di energia per determinare l'ampiezza di lancio dell'arma (aiutati da un praticissimo bersaglio a terra che indica l'area di lancio). Agli elementi incolore come quelli legati alla trama e alle missioni e a quelli ben più entusiasmanti derivati dall'esperienza di gioco, se ne sommano però anche altri decisamente negativi nel computo finale del prodotto. L'elemento di difficoltà è probabilmente uno dei punti deboli più evidenti del gioco: oltre all'effettiva bassa difficoltà del gioco (tanto da arrivare a trovare difficoltà nel farsi uccidere), le eccessive segnalazioni relative al dove muoversi all'interno del livello (riducendo il tutto quasi ad una fase d tutorial) ed infine il non poter selezionare il livello di difficoltà, rappresentano sicuramente un blocco per i giocatori più smaliziati ed esperti, costretti a dover terminare il gioco almeno una volta per poter ricominciare il tutto in modalità diffiicile. Unito a questo elemento va sottolineata l'eccessiva brevità dell'intera avventura, difetto sicuramente figlio sia della scarsa taratura di gioco che delle poche idee a livello di design del gioco. La strada è però ormai tracciata e non rimane che trovare il coraggio per ripercorrerla di nuovo, magari armati di idee fresche e di un background originale.

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La qualità di Brothers in Arms è indubbia. I Gameloft hanno trovato il coraggio di fare un passo in più rispetto a tutti gli altri sviluppatori colleghi, realizzando un gioco dalle solide capacità 3d unito ad un intelligente struttura di controllo. Restano purtroppo evidenti i difetti legati a longevità ed eccessiva semplicità, difetti sicuramente più facilmente superabili in un prossimo futuro. Per Gameloft, il primo -grande- passo è fatto. Pro: Ottima resa grafica Sistema di controllo comodo ed efficace Multiplayer dai risvolti interessanti Contro: Decisamente troppo semplice... ...e breve Il contesto è fin troppo clichè

I videogiocatori degli ultimi anni sono tutti veterani di guerra, e più precisamente multiveterani della prima e della seconda guerra mondiale. Ormi ogni amante del genere FPS può considerarsi anche uno storico a tutti gli effetti, avendo combattuto le "grandi" guerre dalla parte dei polacchi, dei tedeschi, con gli inglesi, i russi, gli italiani, i francesi e gli americani. Questo strano fenomeno non è purtroppo stato causato dall'arrivo sul mercato di un paio di titoli forti legati al tema della guerre mondiali, quanto piuttosto da una vera e propria inondazione di giochi che hanno imperversato e sfruttato ogni singolo istante delle due guerre pur di riuscire a trovare nuovi pretesti e nuovi punti di partenza. Call of Duty e Medal of Honor, sono solo due dei brand utilizzati per sfruttare questo fenomeno, fenomeno che -va detto- ancora non aveva volto lo sguardo alla console a doppio schermo di Nintendo, da tutti (sviluppatori compresi) erroneamente considerata come un portatile adatto solamente ai puzzle game, alle avventure grafiche e alle simulazioni più disparate di animali. Gameloft, ormai sviluppatore partner di Ubisoft per quanto riguarda il Ds (sono gli sviluppatori di Asphalt Urban e della trasposizione di Splinter Cell Chaos Theory), si è rimboccata le maniche e ha deciso di spremere al meglio le capacità 3D della console bi-schermo di Nintendo, tirando fuori dal cilindro un inaspettato e gradito sparatutto in prima persona che di nome fa Brothers in Arms. Cartucce a salve o colpo andato a segno? Al touch screen l'ardua sentenza.

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